7 luglio 2018

Come uccidere Innocenti una volta per tutte di Stefano Rossi [recensione]

COME UCCIDERE INNOCENTI UNA VOLTA PER TUTTE
di
Stefano Rossi

Casa editrice: associazione culturale il foglio
Pagine: 160
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788876067020


"Non avrei mai creduto di raccontare questa storia bizzarra a me stesso. Ho sempre pensato che non mi sarei preso sul serio e, cosa assai peggiore, se l'avessi sentita con le mie orecchie avrei cominciato a non crederci nemmeno io, tanto da dubitare seriamente delle mie facoltà mentali. E questo avrebbe fatto di me uno psicotico o un bugiardo. O magari entrambe le cose. Fanculo".

Vincent Croce è un sicario, prossimo alla pensione, ingaggiato da uno dei boss più temuti di Florence per uccidere un uomo. Le motivazioni sono sconosciute e poco rilevanti nel suo mestiere: l'obiettivo è assolvere ogni incarico senza lasciare traccia e senza fare domande.
La mattina dopo l'uccisione di Innocenti, il mandante dell'omicidio, Abruzzese, chiede d'incontrarlo: lo minaccia perché si sente preso in giro visto che ha ricevuto una foto che mostra il presunto cadavere a piede libero per le strade della città.
Incredulo, Vincent si convince che l'unica spiegazione possibile sia l'esistenza di un gemello e si mette così sulle sue tracce per salvarsi la vita.

Un contesto distopico, con al centro un'immaginaria città di Firenze, colpita dal degrado e con un alto tasso di criminalità, dove sarà facile riconoscere nelle descrizioni luoghi del centro e della periferia. 
Un protagonista scaltro, solitario, con una missione da compiere, che si rivela molto più che un lavoro: un'occasione per analizzare la propria vita e capire quanto poco di bello e significativo ci sia da salvare. Conoscere Innocenti è la miccia che innesca un vero cambiamento nella sua esistenza e da assassino su commissione si trasforma in salvatore, disposto a tutto per tenere nascosta la verità ad Abruzzese, anche sacrificare se stesso.
La vittima è il personaggio intorno al quale tutto ruota: si aggira come un fantasma nel mondo, nei suoi occhi c'è solo il vuoto, un vuoto di sentimenti e occasioni. Lo stesso Croce si ritrova a guardarsi allo specchio, consapevole di essere destinato a sprofondare nello stesso baratro.

Molti sono i contatti indispensabili alla professione di sicario; tra tutti, quello del Divoratore, figura oscura, enigmatica, disgustosa, sempre alla ricerca di carne umana, perfetto per far sparire nel nulla chiunque:
"Fu grazie a un lampo di fulmine che riuscii a vederlo chiaramente. Stava immobile al centro della stanza, completamente nudo. Si era sfilato di dosso l'impermeabile e me l'ero ritrovato come Mamma Natura l'aveva fatto. Non che fosse stata molto generosa con quel disastro umano: era una creatura ripugnante, secco come un chiodo e molle e pallido come un lumacone".
L'idea mi è piaciuta, un'avventura piena di disavventure, che vede tutta una serie di personaggi bizzarri, dagli scagnozzi del boss, ai Sussurratori, temibili giocatori notturni dei cimiteri, pronti a ostacolare il piano perfetto del protagonista. Il titolo è molto azzeccato e la duplice valenza del nome Innocenti è una scoperta che prende forma nel corso della narrazione. La scrittura è articolata, colorita e il linguaggio forte e scurrile ben si adatta alla storia; ho meno apprezzato l'uso ricorrente dei paragoni da parte dell'autore che appesantiscono alcuni passaggi e poco lasciano all'immaginazione.
Consigliato a chi ama i romanzi etichettabili sotto molti generi diversi, hard boiled, fantascienza, poliziesco, noir, horror, splatter, pulp e che quindi non si annoieranno facilmente.
Veronica

3 luglio 2018

Riepilogo del mese di giugno

Terrore anale - Appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale di Paul B. Preciado
Un curioso pamphlet, dal titolo provocatorio, che si pone l'obiettivo di scuotere il panorama sociale.
Perché pensare a una rivoluzione anale? Per superare le barriere, lasciarsi alle spalle le etichette, smettere di criminalizzare la diversità.
L'ano diventa lo strumento di una strategia politica per terrorizzare e sfidare l'eteronormatività.
L'autore vuole creare un lettura stimolante, aperta e lo fa con un percorso che individua nell'ano il superamento dei limiti anatomici imposti dalla differenza sessuale; una riconquista del piacere che porta a una ridefinizione del termine di potere.

L'uomo dei boschi di Pierric Bailly
L'autore si affida alla potenza delle parole per scrivere un libro intimo e personale  sulla morte del padre. Un'opera di verità che innesca un meccanismo universale di elaborazione del lutto.
Un romanzo sincero che descrive un legame familiare forte, il percorso di un figlio per superare la scomparsa improvvisa di un genitore, la natura affascinate, misteriosa e crudele, che ha le sue responsabilità nella storia. Pierric Bailly si immerge nei luoghi di infanzia e si muove risoluto e distaccato, come uno scienziato che svolge un'indagine oggettiva. I buoni propositi di scoprire una verità a tutti i costi si scontrano con le emozioni di una vita, così che chi resta deve trovare la forza di convivere con la realtà e ripartire più determinato che mai.
Lucky di Alice Sebold
Lucky racchiude la storia personale di Alice Sebold, un'esperienza distruttiva come lo stupro, covata nell'arco di una vita, un'elaborazione mai definitiva di un atto che non sempre è semplice confessare. Una voce per tutte coloro che hanno paura di parlare.
Una storia di vittimismo, di quanto è ingiusto il destino e crudele colui che decide di stuprare? No.
In Lucky ci sono tenacia e desiderio di vendetta, profondo smarrimento, voglia di giustizia e persino pietà per il criminale che le ha cambiato la vita per sempre.
Dopo lo stupro, per la diciottenne Alice parte un treno che non si fermerà più, fatto prima dell'incredulità dei suoi cari ("Come ha fatto a stuprarti se non aveva un coltello?" le chiederanno), poi dai dubbi da parte della polizia e dell'incompetenza di chi almeno professionalmente dovrebbe sostenere le vittime come lei.

La scomparsa di Stephanie Mailer di Joël Dicker
Jesse Rosenberg e Derek Scott devono affrontare il caso più difficile della loro carriera, che cambierà per sempre le loro vite: l'omicidio del sindaco di Orphea, della sua famiglia e di Megan Padalin. Identificano il colpevole ma, dopo vent'anni, la giornalista Stephanie Mailer mette in dubbio il loro operato e la stessa conclusione del caso.
Disposta a condividere le sue scoperte, non arriva a farlo, perché improvvisamente scompare, senza lasciare traccia e innescando tutta una serie di eventi che dimostrano come l'assassino sia ancora a piede libero, pronto con ogni mezzo per nascondere una verità sconvolgente.
Una trama principale avvolta nel mistero, un thriller che si muove su più piani temporali, piccoli indizi disseminati nei capitoli, tanti personaggi da scoprire e collegati da una tela invisibile. Il finale è inaspettato, le carte continuamente rimescolate e le teorie del lettore demolite senza pietà.


Riepilogando...

1. Terrore anale - appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale di Paul B- Preciado
2. L'uomo dei boschi di Pierric Bailly
3. Lucky di Alice Sebold
4. La scomparsa di Stephanie Mailer di Joël Dicker


Veronica

1 luglio 2018

La scomparsa di Stephanie Mailer di Joël Dicker [recensione]

LA SCOMPARSA DI STEPHANIE MAILER 
di
JOËL DICKER

Casa editrice: La nave di Teseo
Collana: Oceani noir
Traduzione: Vincenzo Vega 
Pagine: 640
Prezzo: € 22
ISBN: 9788893445092
"Avevo pensato di trascorrere la mia ultima settimana da poliziotto passeggiando nei corridoi e bevendo caffè con i colleghi, in attesa dell'addio definitivo. Ma da tre giorni me ne stavo chiuso nel mio ufficio dalla mattina alla sera, sprofondato nel fascicolo del quadruplice omicidio del 1994, che avevo riesumato dagli archivi. L'incontro con quella Stephanie Mailer mi aveva scosso: riuscivo a pensare solo all'articolo che mi aveva dato e alla frase che mi aveva detto: "La risposta è sotto ai suoi occhi... Solo che non l'ha vista".
Quest'anno, al Salone del Libro di Torino, ho avuto la fortuna di partecipare all'incontro con l'autore Joël Dicker, in occasione della pubblicazione del nuovo romanzo. Ha svelato che scrive senza utilizzare una scaletta e ciò rende la produzione un momento consapevole e imprevedibile; non ama le descrizioni dettagliate dei personaggi, perché al lettore è affidato il compito di completare un'immagine. Con questa nuova prospettiva mi sono lasciata sorprendere e catturare da La scomparsa di Stephanie Mailer, constatando come Joël Dicker sia capace di creare una storia, con tantissime sottotrame, che regge e si divora con voracità.

Gli agenti Jesse Rosenberg e Derek Scott si sono imbattuti in un caso difficile e spinoso, quello in grado di lanciare le carriere di due giovani poliziotti sicuramente ambiziosi e che, allo stesso tempo, ha stravolto completamente le loro vite: l'omicidio del sindaco di Orphea nel 1994, Joseph Gordon, della sua famiglia e di Meghan Padalin. Tutta la città è impegnata nella prima edizione del festival teatrale, un evento che si spera diventi un appuntamento fisso, al fine di rilanciare l'economia locale. La popolazione non potrà dimenticare quel giorno, perché per sempre coinciderà con il massacro di persone affezionate del posto. Le indagini hanno condotto all'identificazione del colpevole in Ted Tennembaum, proprietario di un piccolo cafè, punto di incontro della zona.

Jesse Rosenberg, a distanza di vent'anni, ormai vicinissimo alla pensione, è avvicinato dalla giornalista Stephanie Mailer, che lo informa di essere in possesso di informazioni determinanti alla risoluzione del quadruplice omicidio e mette in discussione la conclusione del caso. Disposta a condividere le sue scoperte, non arriva a farlo: improvvisamente scompare, senza lasciare traccia, innescando tutta una serie di eventi a riprova che l'assassino è ancora a piede libero, pronto a colpire per nascondere una verità in grado di sconvolgere le esistenze di molti.

La trama principale è avvolta nel mistero e, nel corso dei capitoli, nuovi indizi vengono rivelati, così come approfondito il passato di diversi personaggi. Le vicende di contorno sono numerose, alcune decisamente più avvincenti, come quella di Steven Bergdorf, direttore del New York Literary Megazine, invischiato in una relazione pericolosa con la segretaria Alice Filmore o di Kirk Harvey, ex comandante della polizia di Orphea e scrittore a tempo perso, alla ricerca del successo sempre agognato e mai davvero conseguito; altre un po' troppo prolisse e sopra le righe, prima fra tutte quella di Dakota Eden, personaggio che probabilmente mi è piaciuto meno. Non manca la critica al mondo della politica, l'attenzione ai problemi esistenziali che spingono i protagonisti di fronte a scelte egoistiche e alle conseguenze delle proprie azioni.

L'autore costruisce un thriller avvincente, che si muove su più piani temporali e il cui filo rosso trascina moltissimi elementi in gioco, che contribuiscono alla spiegazione conclusiva. Mi aspettavo un finale diverso, un diverso colpevole, forse ingannata dallo stesso Kirk Harvey, che prometteva la risposta nell'arte. E, come per La verità sul caso Harry Quebert niente è come sembra, i colpi di scena sono tanti (volutamente tanti) e tutte le teorie realizzate nel corso della narrazione sono demolite senza pietà.

Veronica