1 ottobre 2018

Il tempo dentro di noi di Stefano Galardini [recensione]

IL TEMPO DENTRO DI NOI
di
Stefano Galardini

Casa editrice: Edizioni Convalle
Collana: Sole
Pagine: 230
Prezzo: € 13,50
ISBN: 9788885434066
«Che significato ha qui e ora? Perché questo qui ed ora è così importante rispetto a un'altra realtà che nel bivio delle possibilità non si è mai realizzata? Qui e ora e noi è solo il frutto di un accidente, di un caso fortuito in mezzo a miliardi di altre possibilità altrettanto valide e altrettanto possibili. Perché? Se esistesse il destino forse avrebbe qualche significato, se tutto fosse già scritto allora fanculo, ok, uno potrebbe sdraiarsi un po', ma se così non fosse? Se ora, se qui, se noi fosse soltanto il prodotto di qualcosa di casuale, perché dovrebbe essere così importante?»
Luca e Lidia si ritrovano spesso a interrogarsi sul tempo, sulla vita e sulla loro amicizia. Si conoscono da sempre e gli eventi non li hanno mai separati, se non geograficamente. Sono l'uno il prolungamento dell'altra e sentono il bisogno di cercarsi, raccontarsi e sentirsi emotivamente vicini. 
Entrambi hanno fatto delle scelte, affrontato un percorso diverso, con la certezza di esserci per l'altro. Un sentimento, il loro, più profondo di qualsiasi cosa, anche dell'amore, tanto da suscitare in chi li osserva una gelosia per quel comprendersi e mettersi al primo posto.

La storia è semplice, parla di quotidianità, di episodi in cui facile è riconoscersi; il modo in cui è narrata è profondo, viscerale, a tratti cervellotico e, per questo, unico e affascinante.
I protagonisti si conoscono a scuola, condividono tutto, si confidano perplessità e scelte, ammettono errori. Un rapporto forte, non scontato, che evolve continuamente.

Luca è riflessivo, tormentato, solitario: si sposa, affronta le difficoltà del matrimonio, sceglie di impegnarsi nella vita di coppia, cresce una figlia. Lidia è ambiziosa, in movimento, alla ricerca di qualcosa di più, nei posti più impensati. Anche a kilometri di distanza partecipano alla vita dell'altro e si confrontano sul tempo che passa:
«Dov'è finito tutto il tempo?»
«Dietro di noi» lui alzò le spalle, sorridendo ancora.
«Anzi, no» si corresse «dentro di noi.»
E il tempo scandisce gli eventi, felici e tristi. È imprescindibile fare i conti con i cambiamenti. All'inizio si parte con tanti sogni nel cassetto, che a mano a mano si assottigliano, e così ci si adatta a fare qualcosa di non preventivato, consapevoli di dover rinunciare per sopravvivere. Si lotta con le abitudini, a tratti avvertite come rassicuranti, mentre in altri momenti vere trappole alla realizzazione personale.

Alcuni istanti segnano le nostre esistenze e ci si ritrova a fare un bilancio: ci sentiamo realizzati? Abbiamo fatto la scelta giusta? Potevo essere più felice di così?
"Alla fine tra ricordi e rimpianti non c'è una distinzione che sia netta, nel grande ciclo multiforme della vita. Tra i versi di quella terribile, bellissima poesia, c'è solo la vita, un presente continuo fatto di attimi che si tramutano nella storia di qualcuno, episodi da raccontare, condividere, nascondere".
Una canzone è il sottofondo malinconico di due esistenze che, seppur indipendenti e non sempre coincidenti, hanno lottato per mantenere un legame e non perdersi.

Stefano Galardini racconta una storia commovente, con al centro una relazione di amicizia fra un uomo e una donna, incasinati, pieni di interrogativi, ossessionati dal trascorrere del tempo, dalle conseguenze delle scelte, con la voglia di lasciare il segno. E a fine lettura si sente che un segno dentro di noi Luca e Lidia l'hanno lasciato, perché chiuso il libro si continua a riflettere su questa coppia e su di noi, costretti, a nostra volta, a scorrere indietro nei ricordi, a fare i conti con il passato, il presente e il futuro.

Veronica

16 agosto 2018

Le più fortunate di Julianne Pachico [recensione]

LE PIÙ FORTUNATE 
di 
Julianne Pachico

Casa editrice: Sur
Collana: BigSur
Traduzione: Teresa Ciuffoletti
Pagine: 250
Prezzo: € 17,50
ISBN: 9788869981265

Sin dalle prime pagine si viene catapultati dentro un mondo caotico, fatto di emozioni, azioni, voci, dove è difficile orientarsi. Però è questo l'intento dell'autrice, che mostra attraverso undici episodi, solo in apparenza scollegati, la Colombia, un paese del quale sappiamo ben poco. Le protagoniste sono ragazzine privilegiate che frequentano una scuola esclusiva, vanno al centro commerciale, fumano di nascosto e si annoiano, come tutti a quell'età. 
Come suggerito dal titolo sono davvero fortunate? Il primo capitolo smentisce subito questo appellativo, perché nonostante le case sfarzose, la presenza costante di domestici, la realtà è ben diversa e tutte devono fare i conti con il contesto politico e sociale che nei racconti è confusamente rivelato e attraversa gli anni tra il 1993 e il 2013. 
Stephanie Lansky rimane a casa per le vacanze insieme alla collaboratrice domestica, Angelina, che quasi subito scompare misteriosamente. Nel suo giardino comincia a gironzolare un tipo losco, armato, che bussa alla sua porta e con toni rassicuranti la invita ad aprirgli la porta e a fidarsi:
"Una notte si sente abbastanza coraggiosa e disperata da uscire a bordo piscina. Il silenzio è tale che riesce ad avvertire lo sciabordio dell'acqua che accarezza le pareti di cemento. Abbraccia l'albero di pompelmo e sforza gli occhi per scrutare le montagne, riuscendo quasi a convincersi di vedere gli incendi, piccoli come i puntini arancioni che bruciano all'estremità delle sue sigarette. Si convince di sentire l'odore del fumo e della polvere da sparo, le esplosioni  e i colpi d'arma da fuoco che accompagnano l'arrivo delle truppe americane, i rinforzi dall'estero. Se chiude gli occhi e preme il viso contro il tronco ruvido riesce quasi a sentire gli elicotteri, il fragore delle portiere metalliche a scorrimento che si spalancano, il tonfo della scala di corda bitorzoluta che atterra ai suoi piedi. Stephanie Lansky, siamo qui per salvarti!".
Tra sparizioni, rapimenti, fughe rocambolesche, morti cruente, traffici di cocaina, criminalità organizzata, un narratore diverso racconta un pezzo di Colombia, che appare una terra desolata, corrotta dal denaro e dalla droga, dove serpeggiano paura e violenza. 
I personaggi sono legati tra loro da un filo rosso che parte dall'infanzia sino alla vita adulta: in alcuni episodi sono protagonisti, mentre in altri ritornano solo nei ricordi. Lo stile del romanzo d'esordio di Julianne Pachico non è semplice, bensì destabilizzante, come lo può essere una guerra civile, avvertita con un'eco lontano dalle giovani protagoniste, che tentano di vivere un'esistenza il più possibile normale, nonostante il mondo dove sono costrette a crescere. 
"La plastica si stropiccia se le stringe troppo forte, per cui le tiene con cura, delicatamente. Si sdraia se le accosta alla guancia, riconosce il loro odore dolciastro, familiare e rassicurante come la naftalina. Non importa quanto le bruciano gli occhi, le pizzichi il naso o le si intorpidisca la gola. Si accoccola in posizione fetale con il tucano di legno che le punge una coscia, i pezzi del puzzle attaccati al braccio, un mucchietto morbido di borse sotto la testa. Sdraiata sul paese incompleto le tira a sé, stringendole in un tenero abbraccio sussurrando paroline dolci".
Una testimonianza netta e spietata, dove a farla da padrona sono i diversi punti di vista, che compongono un affresco di una società a me sconosciuta complesso e potente: "Puoi provare a scappare, disse tua madre, ma quelli ti trovano sempre".
Una lettura diversa, che necessita di un'attenzione costante per non perdersi, non scontata, originale nella forma e ricca nei contenuti: difficile restare indifferenti e non rimanere colpiti dalla forza delle parole dell'autrice, dalla crudezza delle immagini e dai sentimenti descritti.

Veronica 

7 luglio 2018

Come uccidere Innocenti una volta per tutte di Stefano Rossi [recensione]

COME UCCIDERE INNOCENTI UNA VOLTA PER TUTTE
di
Stefano Rossi

Casa editrice: associazione culturale il foglio
Pagine: 160
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788876067020


"Non avrei mai creduto di raccontare questa storia bizzarra a me stesso. Ho sempre pensato che non mi sarei preso sul serio e, cosa assai peggiore, se l'avessi sentita con le mie orecchie avrei cominciato a non crederci nemmeno io, tanto da dubitare seriamente delle mie facoltà mentali. E questo avrebbe fatto di me uno psicotico o un bugiardo. O magari entrambe le cose. Fanculo".

Vincent Croce è un sicario, prossimo alla pensione, ingaggiato da uno dei boss più temuti di Florence per uccidere un uomo. Le motivazioni sono sconosciute e poco rilevanti nel suo mestiere: l'obiettivo è assolvere ogni incarico senza lasciare traccia e senza fare domande.
La mattina dopo l'uccisione di Innocenti, il mandante dell'omicidio, Abruzzese, chiede d'incontrarlo: lo minaccia perché si sente preso in giro visto che ha ricevuto una foto che mostra il presunto cadavere a piede libero per le strade della città.
Incredulo, Vincent si convince che l'unica spiegazione possibile sia l'esistenza di un gemello e si mette così sulle sue tracce per salvarsi la vita.

Un contesto distopico, con al centro un'immaginaria città di Firenze, colpita dal degrado e con un alto tasso di criminalità, dove sarà facile riconoscere nelle descrizioni luoghi del centro e della periferia. 
Un protagonista scaltro, solitario, con una missione da compiere, che si rivela molto più che un lavoro: un'occasione per analizzare la propria vita e capire quanto poco di bello e significativo ci sia da salvare. Conoscere Innocenti è la miccia che innesca un vero cambiamento nella sua esistenza e da assassino su commissione si trasforma in salvatore, disposto a tutto per tenere nascosta la verità ad Abruzzese, anche sacrificare se stesso.
La vittima è il personaggio intorno al quale tutto ruota: si aggira come un fantasma nel mondo, nei suoi occhi c'è solo il vuoto, un vuoto di sentimenti e occasioni. Lo stesso Croce si ritrova a guardarsi allo specchio, consapevole di essere destinato a sprofondare nello stesso baratro.

Molti sono i contatti indispensabili alla professione di sicario; tra tutti, quello del Divoratore, figura oscura, enigmatica, disgustosa, sempre alla ricerca di carne umana, perfetto per far sparire nel nulla chiunque:
"Fu grazie a un lampo di fulmine che riuscii a vederlo chiaramente. Stava immobile al centro della stanza, completamente nudo. Si era sfilato di dosso l'impermeabile e me l'ero ritrovato come Mamma Natura l'aveva fatto. Non che fosse stata molto generosa con quel disastro umano: era una creatura ripugnante, secco come un chiodo e molle e pallido come un lumacone".
L'idea mi è piaciuta, un'avventura piena di disavventure, che vede tutta una serie di personaggi bizzarri, dagli scagnozzi del boss, ai Sussurratori, temibili giocatori notturni dei cimiteri, pronti a ostacolare il piano perfetto del protagonista. Il titolo è molto azzeccato e la duplice valenza del nome Innocenti è una scoperta che prende forma nel corso della narrazione. La scrittura è articolata, colorita e il linguaggio forte e scurrile ben si adatta alla storia; ho meno apprezzato l'uso ricorrente dei paragoni da parte dell'autore che appesantiscono alcuni passaggi e poco lasciano all'immaginazione.
Consigliato a chi ama i romanzi etichettabili sotto molti generi diversi, hard boiled, fantascienza, poliziesco, noir, horror, splatter, pulp e che quindi non si annoieranno facilmente.
Veronica