13 giugno 2018

Lucky di Alice Sebold [recensione]

LUCKY
di
Alice Sebold

Casa editrice: edizioni E/O
Collana: Hardcover
Traduzione: Claudia Valeria Letizia
Pagine: 320
Prezzo: € 9,90
ISBN: 9788866329244

Immaginate di essere state a una festa e di avere ancora il ritmo delle risate che vi spinge i passi. La borsa saltella allegra sul fianco, piena dei libri presi in prestito dalla biblioteca, la notte è fitta, tuttavia una sfilza di lampioni illumina il cammino che manca fino alla vostra casa, e il parco che vi costeggia è silenzioso e tranquillo. Il ricordo delle battute scherzose vi riempie la mente ed è inebriante. È l'ennesima festa, è l'ennesima sera uguale a tante altre prima. All'improvviso vi buttano a terra e vi impediscono di gridare. Vi minacciano di morte se non obbedite, e voi obbedite. Vi trascinano dentro al parco, che ora vi rendete conto essere tranquillo perché mortalmente deserto. Vi stuprano. Vi umiliano.
Poi vi lasciano lì, gonfie di botte a ciondolare sul marciapiede, senza ricordare nemmeno come si mette un piede davanti all'altro. Riuscite a immaginarlo?
Ad Alice Selbold è accaduto sul serio. 
Da questa esperienza distruttiva, covata ed elaborata nell'arco di tutta la vita, la Sebold ha tratto il bellissimo romanzo Amabili Resti. Ma in quel romanzo non c'è la sua storia.
La sua storia, la sua esperienza come vittima di stupro, la sua elaborazione mai definitiva, e il suo essere diventata voce di chi ha paura di parlare, sono i contenuti di Lucky.
Una testimonianza per coloro che hanno subìto violenza ma anche per tutti quelli che non l'hanno subìta. 
Una storia di vittimismo, di quanto è ingiusto il destino e crudele colui che decide di stuprare? No.
In Lucky c'è tenacia e desiderio di vendetta, profondo smarrimento, voglia di giustizia, e persino pietà per il criminale che le ha cambiato la vita per sempre.
"La storia dei baci fa ancora male. Tante volte, il fatto che io abbia ricambiato i baci del violentatore solo dietro suo ordine sembra non avere importanza. Ma l'intimità dell'atto brucia. Da allora ho sempre pensato che in un dizionario alla voce stupro bisognerebbe dire la verità. Che non è solo un rapporto sessuale imposto con la forza: stupro significa invadere e distruggere tutto".
La Sebold, che ha scritto questi suoi ricordi nell'arco di molti anni, ha incontrato persone di tutte le età e tutte le provenienze. Durante i suoi discorsi pubblici per mantenere viva l'attenzione su questo tema, ha inaspettatamente conosciuto centinaia di storie uguali e diverse alla sua: un mondo sommerso di cui si fatica a trovare tracce per la paura che c'è di non essere creduti.

"Se resta anonima, la mia storia è solo una storia, non la realtà". Per questo ha deciso di scrivere.

Dopo lo stupro, per la diciottenne Alice Sebold, studentessa di poesia all'università, parte un treno che non si fermerà mai più, fatto prima dall'incredulità dei suoi cari ("Come ha fatto a stuprarti se non aveva un coltello?" le chiederanno), dai dubbi da parte della polizia e dell'incompetenza di chi almeno professionalmente dovrebbe sostenere vittime come lei; poi da sguardi che mutano, persone che scompaiono dalla sua vita, incapaci essi stessi di affrontare quel che è avvenuto; perché lo stupro investe tutti.
Umilianti sono le domande che le vengono poste, atte a screditarla e a suggerire che se la sia cercata, e altrettanto incredibili le motivazioni che le permettono di vincere, finalmente, in tribunale contro il suo assalitore: essere bianca e di buona estrazione sociale; essere stata vestita, quel giorno, con gli abiti dismessi di sua madre; essere vergine; essere una brava studentessa.
Una testimonianza di più di trent'anni fa che non può passare inosservata.
Tutt'oggi, se è diventato più facile vincere in tribunale contro il proprio stupratore, nell'opinione comune la vittoria morale dipende ancora da quanto è convincente la vittima e non da quanto grave si dimostra il delitto.
C'è ancora resistenza a denunciare, timore di non essere credute e paura di essere giudicate. Una convinzione di cui non riusciamo a liberarci del tutto: che il delitto è meno abietto se viene commesso su una persona che "se la va a cercare".

Alessandra

11 giugno 2018

L'uomo dei boschi di Pierric Bailly [recensione]

L'UOMO DEI BOSCHI
di
Pierric Bailly

Casa editrice: edizioni Clichy
Collana: Gare du Nord
Traduzione: Tommaso Gurrieri
Pagine:118
Prezzo: € 15,00
ISBN: 9788867994533
"Se la perdita di un genitore, in sé, è un evento eccezionale, si può anche dire che è nell'ordine delle cose, un fatto banale. In questa storia ciò che lo è meno sono le circostanze. Non l'ho visto. Non so il giorno esatto della morte. Non ho la certezza assoluta del carattere accidentale della caduta. So il punto di partenza e il punto di arrivo, so più o meno dove è precipitato, ma mi manca il motivo, la causa, la spiegazione, il finale".
Fare i conti con la perdita di un genitore non è semplice. Pierric Bailly ha analizzato gli eventi nella sua testa, per molto tempo, mettendo insieme i pezzi e accettando di non poter raggiungere tutte le risposte.
Parte da questa nuova consapevolezza di tanti punti che per sempre resteranno irrisolti e decide di scrivere la storia della morte del padre con lucidità e autenticità. Si affida alla potenza delle parole per ripercorrere la sua vita a partire dalla morte e crea un libro intimo, personale, a tutti gli effetti un'opera di verità, che lo aiuta a liberarsi del lutto del padre, innescando così un meccanismo universale di elaborazione del lutto.

I boschi intorno alla casa sono uno dei posti dove amava camminare, perché evocativi, suggestivi, infiniti, ed è proprio lì che è caduto, scivolando sulle rocce e precipitando nel vuoto, per metri; il suo corpo è stato scoperto dopo tre giorni
Un uomo indipendente, che abitava nello Jura, immerso nella natura, tra grotte, alberi e laghi, un luogo che ricorda la cittadina di Twin Peaks. Nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere, Pierric Bailly racconta di aver tentato di investigare per conto suo, aggirandosi in auto in quei posti che tanto riescono a comunicare.
Ripensa a com'era il padre, al suo attivismo sociale, alla sua esasperazione quando appena tre mesi lo separavano dalla pensione, al rapporto con le donne, alla sua necessità di stare solo, senza legami soffocanti. Adorava la sua città ed è morto in quelle terre selvagge che rispecchiavano il suo carattere, il suo essere.
"Quello che volevo dire era che si trattava di un posto che lui amava, che era un bosco in cui stava bene, e proprio per il suo aspetto oscuro e duro e inospitale. Volevo dire che era un bosco che gli somigliava, e che era a sua immagine, quella di una persona solitaria e un po' selvaggia. Perché era esattamente questa la rappresentazione di lui che volevo difendere in quel momento. Mi attaccavo all'idea che fosse morto nel bosco come un marinaio muore in mare. Il bosco che divora l'uomo. Mio padre, un avventuriero".
Che cosa è successo davvero il giorno dell'incidente? La dinamica non è chiara, le autorità e i giornali prediligono la pista accidentale: non il suicidio, né tanto meno l'omicidio. Ma la sicurezza su come siano davvero andati i fatti non c'è e mai ci sarà.
Le cose che può fare un figlio di fronte alla perdita di un genitore sono ricordarlo, nei pregi e nei difetti, tornare indietro nei ricordi, sia belli, sia brutti, rispettare le ultime volontà. Il compito più difficile che Pierric Bailly si trova a dover affrontare è la stesura dell'elogio funebre, un discorso efficace che renda il funerale un momento significativo per tutti e un addio sentito.

L'uomo dei boschi è un romanzo sincero che descrive un legame familiare potente, il percorso di un figlio per accettare la scomparsa improvvisa di un padre, la natura affascinante, misteriosa e crudele, che ha le sue responsabilità nella storia. L'autore si immerge nei luoghi d'infanzia, si muove risoluto e, a tratti, distaccato, come uno scienziato che svolge un'indagine oggettiva; ma i buoni propositi di scoprire una verità a tutti i costi si scontrano con le emozioni di una vita, così che chi resta deve trovare la forza di convivere con la realtà e ripartire più determinato che mai.

Veronica

7 giugno 2018

Terrore anale - appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale di Paul B. Preciado [recensione]

TERRORE ANALE
Appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale
di
Paul B. Preciado

Casa editrice: Fandango
Traduzione: Liana Borghi
Pagine: 80
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788860445445

Al Salone del libro di Torino ho partecipato alla presentazione di questo curioso pamphlet. Il titolo è provocatorio, imprevisto, e si pone l'obiettivo di scuotere il panorama sociale. La storia della sessualità è riscritta, in quanto analizzata da un punto di vista nuovo, particolare: il risultato è un testo complesso, che vede l'autore ritornare sugli studi di Guy Hocquenghem, figura emblematica del'68, guidata da un infaticabile spirito di protesta, sociologo e teorico dei diritti degli omosessuali, morto di AIDS nel 1988.
"Cominciamo dal principio. Raccontiamo la storia dell'ano. Ingoiamo l'arazzo della civilizzazione e tessiamo con i fili che spunteranno tra le nostre gambe la tenda del nuovo circo. Questo è quello che fece Guy [Hocquenghem]: analizzarsi invece di psicoanalizzarsi. In realtà Guy aveva letto Freud mentre succhiava cazzi nelle riunioni del Partito comunista francese e, dato che una cosa tira l'altra, un giorno finì per chiedersi se Edipo avesse l'ano".
Paul B. Preciado, precedentemente noto con il nome di Beatriz, è un filosofo e scrittore spagnolo, i cui lavori spaziano dai gender studies, alla pornografia, alla sessualità, fino all'arte contemporanea. Nel 2014 annuncia pubblicamente di aver intrapreso un percorso di transizione, adottando nel 2015 il nome di Paul.
È considerato fra i massimi esponenti della teoria queer, che critica i fondamenti sessisti e la pratica comune di categorizzare gli individui secondo termini generici; viene elaborata negli anni '90, ma trova il suo precedente in Michel Foucault, che ha posto al centro il ripensamento delle differenze acquisite, delle identità conquistate, esplorando il binomio omo/eterosessuale e sfidando la retorica della libertà sessuale.

Nel primo capitolo si introduce il tema della virilità e della riappropriazione della propria identità nella castrazione dell'ano, relegato alla sua mera funzione biologica di espulsione di rifiuti.
"Nell'uomo eterosessuale, l'ano, inteso unicamente come orifizio escretore, non è un organo. È la cicatrice lasciata nel corpo della castrazione. L'ano chiuso è il prezzo che il corpo paga al regime eterosessuale per il privilegio della sua mascolinità".
Guy Hocquenghem scrive un testo terrorista, perché capace di intervenire socialmente: Il desiderio omosessuale. Un'arma critica che attraversa il linguaggio dominante, una messa in discussione del capitalismo che considera la sessualità motore centrale della produzione, un manuale di istruzioni che muove le rivoluzioni pacifiche del ventesimo secolo, il femminismo e i movimenti di lotta per l'emancipazione delle minoranze sessuali.
"Come sapere se hai ancora l'ano? Come scrivere con l'ano (nel caso in cui tu ce l'abbia ancora)? Cosa possiamo imparare dall'ano? Come fare la rivoluzione anale? Cerca.
Sai davvero cos'è un ano? Allora rispondi: l'ano è un organo sessuale? Nel caso in cui lo sia, di che sesso è? E a che sessualità appartengono le pratiche che lo implicano?... Non rispondere".
Da un approfondimento storico, che segue i movimenti che hanno maggiormente influenzato determinati periodi, l'autore arriva a scomporre il concetto di omosessualità, accostato all'eterosessualità, che persiste a essere definito unico status naturale.
"[...] l'omosessualità e l'eterosessualità (come la razza o la purezza di sangue) non sono né vere né false, occupano lo spazio delle macchine sociali, sono costruzioni storiche, finzioni somatiche, invenzioni politiche che prendono la forma di corpi, la consistenza della vita".
Perché pensare a una rivoluzione anale? Per superare le barriere, lasciarsi alle spalle le etichette, smettere di criminalizzare la diversità. L'ano diventa lo strumento di una strategia politica per terrorizzare e sfidare l'eteronormatività.
La rivoluzione va fatta ogni giorno, partendo da noi stessi, perché il mondo ci dimostra quanto siamo lontani dalla democrazia, dall'uguaglianza e dall'accettazione. Più che fare passi avanti, sembra di farne mille indietro, perché mentre l'Irlanda festeggia la legalizzazione dell'aborto, noi assistiamo al festival dei luoghi comuni, a frasi denigratorie verso unioni civili o preferenze sessuali ritenute discutibili.
Paul Beatriz Preciado vuole creare una lettura stimolante, aperta e lo fa con un percorso che individua nell'ano il superamento dei limiti anatomici imposti dalla differenza sessuale; una riconquista del piacere che porta a una ridefinizione del termine di potere.

Veronica