15 febbraio 2018

La figlia perfetta di Anne Tyler [recensione]

LA FIGLIA PERFETTA
di
Anne Tyler

Casa editrice: Guanda
Collana: Tascabili Guanda
Traduzione: L. Pignatti
Pagine: 291
Prezzo: € 15,50
ISBN: 9788882469795

Due famiglie si incontrano all'aeroporto per accogliere le neonate che hanno adottato dalla Corea. Non si conoscono, eppure riempiono la sala d'aspetto con la medesima trepidazione e speranza. C'è la riservata famiglia di Sami e Ziba Yazdan, iraniani naturalizzati statunitensi e quella di Bitsy e Brad Donaldson, americanissimi nel loro esplosivo gioire. Quando appaiono le bambine, così piccole e indifese, fioccano gli auguri e si stringono mani, si ride e ci si congratula. Sull'onda dell'entusiasmo, gli Yazdan vengono invitati alla festa per l'arrivo della figlia dei Donaldson. I due timidi coniugi, stupendo anche se stessi, accettano.
Questo è l'inizio di una storia dolcissima e veritiera. Da quel momento tutto cambierà: le due famiglie non perderanno occasione per rivedersi l'anno successivo per celebrare di nuovo la data dell'arrivo delle bambine nella loro vita, e molte altre ricorrenze ancora. Dopotutto le bambine sono molto piccole e hanno un passato comune, quindi perché non mantenere viva la familiarità che hanno tra loro? In questo modo si sentiranno meno dei pesciolini fuor d'acqua. Ma forse, in fondo, in questo mare sconosciuto che è la maternità e le sue aspettative, anche i genitori hanno bisogno di non sentirsi troppo soli.

Attraverseremo con loro l'ansia della maternità e tutti i dubbi che comporta l'adozione: sarà docile questa bambina sconosciuta, sarà simile a me o tutto il contrario? Saprò essere la madre che voglio, o sarò solo la madre che si aspettano? In fin dei conti, cosa si aspettano? E io, riuscirò a volerle bene?

Uno squarcio sulla realtà contemporanea americana, ma non solo. Gli americani, si sa, sono sempre pronti a far festa, fieri della loro patria eppure aperti e fin troppo globalizzati. Così, mentre gli Yazdan tentano con tutte le loro forze di americanizzarsi e fondersi nel tessuto sociale, i Donaldson non smettono mai di ricordar loro che dovrebbero andar fieri della loro Iran, un altrove esotico di cui però conoscono ben poco: un ammasso di usanze bizzarre e ingigantite dalla curiosità. E ci pongono davanti alla questione se le nostre tradizioni culturali siano una ricchezza o, piuttosto, dei muri: gli stranieri sono davvero "altri" rispetto a noi, davanti alle difficoltà della vita?

Due mondi a confronto, due culture che si incontrano (e talvolta si tirano qualche schiaffo) ma soprattutto tre donne normalissime, tra le risate e anche qualche lacrima, forti della loro fragilità e per questo amabili; tre personaggi pieni di sfaccettature, così reali da avere l'impressione di vederle, proprio lì, allo scaffale della verdura al supermercato o mentre fanno scendere le figlie dell'auto per mandarle a scuola, narrati da una voce calma, seduta in una sedia a dondolo in una veranda americana.

Alessandra

10 febbraio 2018

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman [recensione]

IL CORPO CHE VUOI
di
Alexandra Kleeman

Casa editrice: Edizioni black coffee
Traduzione: Sara Reggiani
Pagine: 304
Prezzo: € 15,00
ISBN: 978889483303

Il narratore della storia è A, una ragazza che condivide l'appartamento con B e frequenta un ragazzo C. Un triangolo di relazioni complicate. 
La protagonista vive un disagio palpabile con se stessa e con chi le sta intorno; vede la sua coinquilina che tenta giorno dopo giorno di assomigliarle, manifestando un comportamento ossessivo e allo stesso tempo apatico, perché niente sembra poterla deconcentrare dal suo obiettivo, diventare in tutto e per tutto A. Quest'ultima è infastidita dal controllo che B cerca di esercitare su di lei e reagisce prima assecondando l'amica, poi distruggendo le sue cose, fino a evitarla completamente. La sua storia d'amore è a sua volta problematica, nella coppia non ci sono comunicazione e comprensione: il rapporto è destinato a sgretolarsi senza possibilità di riconciliazione.
I personaggi sono poco convenzionali, rappresentati da ciò che vedono e dal modo in cui si rispecchiano in questa rappresentazione. L'attenzione all'estetica è una prima considerazione che salta all'occhio addentrandosi nel quotidiano delle protagoniste femminili: trucchi e creme usati per abbellire la loro figura esterna, con la piena convinzione di migliorare l'aspetto interiore; emerge un contrasto molto forte tra l'omologazione della perfezione e l'essere se stessi. L'autrice affronta il tema della bellezza, sottolineando come il muoversi verso un modello comune, basato sull'apparenza, porti il singolo a scomparire nella massa e, di conseguenza, a perdersi.
Il cibo è una costante nella narrazione: A e B si nutrono solo di arance e ghiaccioli; osservano come rapite le pubblicità di una famosa merendina, la Kandy Kake, oggetto del desiderio di un gatto, Kandy Kat, che, come nei famosi episodi del cartone Willy il coyote non raggiunge mai lo snack e quindi non mangia. Nel romanzo sono descritte molte puntate di questo spot, dove il gatto è sempre più provato e deperito, esattamente come A che non riesce ad alimentarsi con del cibo vero. Mangiare equivale all'essere felici, a provare finalmente un sentimento di soddisfazione e tranquillità: lei è alla ricerca di questa emozione, quando scappa da B, fa di tutto per riallacciare i rapporti col fidanzato, si rifugia al supermercato Wally's, dove attraversa corridoi infiniti per appagare un bisogno primario.
Quando resta sola, si avvicina a una setta che promuove un percorso di purificazione attraverso isolamento, cancellazione dei ricordi e dieta ferrea controllata: si convince di poter trovare pace ed equilibrio, assecondando le istruzioni di questa strana comunità, ma non tutto va nel verso giusto.

Il corpo che vuoi è il romanzo d'esordio di Alexandra Kleeman, un'autrice originale, che mischia finzione e realtà, creando un vortice ipnotico attorno a personaggi senza identità. Il risultato è un contesto alienante e claustrofobico, dove tutto scorre senza sosta, senza ordine, come nel più compulsivo zapping televisivo. Le immagini fluiscono, esattamente come le esistenze, le sensazioni sono amplificate, tanto da visualizzare e avvertire nel profondo ogni singola esperienza tattile o gustativa. Quando il ghiacciolo di B gocciola sul pavimento e le formiche annegano "nello sciroppo appiccicoso e trasparente" ho provato ansia e assenza di fiato; quando A è affamata e pensa di addentare un'arancia ho sentito quella consistenza, il succo caldo e dolce che inonda la bocca, i filamenti che si impigliano tra i denti; quando A afferra la treccia di B e la spinge giù per la gola, sforzandosi di inghiottire la massa compatta di capelli, per poco non ho vomitato, tanto è reale il groppo che si materializza dentro di me, come fossi io ad aver scatenato una lotta con la matassa informe.
Proprio qui sta la forza dell'opera di Alexandra Kleeman, un romanzo che, ancora di più della storia, sarà ricordato per la capacità di mantenere impresse nella mente e nel corpo dei lettori le tante scene di una potenza visiva ed emotiva sconvolgenti.

Veronica

5 febbraio 2018

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman [frasi]


IL CORPO CHE VUOI di Alexandra Kleeman

"Dentro un corpo non c'è luce. Un'umidità densa, schiacciata su se stessa, forme che premono le une contro le altre, senza cognizione di dove si trovino. Si scompongono nell'affollamento, si disfano. Appoggi una mano sulla pancia e premi sul morbido, cercando di intuire con le dita che cosa sia successo. Dentro potrebbe esserci di tutto. Non c'è da sorprendersi, pertanto, che ci importi di più delle nostre superfici esterne: loro soltanto ci distinguono l'uno dall'altro e sono così fragili, dello spessore di un foglio di carta".
"Questa è la felicità, penso mentre l'aria condizionata ronza dietro di me come un gigantesco insetto. Mi formicola la faccia o forse è solo un lato che si è addormentato. Pensavo che la felicità fosse più calda, più accogliente, più avvolgente. Più eccitante, come le cose che accadono in televisione a chi fa televisione, e non questo torpore vagamente consolatorio che provo mentre le guardo accadere". 
"Vado in bagno a guardarmi. Mi metto davanti allo specchio e valuto la differenza tra l'aspetto che avevo ieri pomeriggio e quello che ho ora. In questo modo misuro la quantità di vita che mi ha tolto amare qualcuno, di persona, faccia a faccia".
"Mi stuzzico un brandello di pelle morta nel piede, un pezzetto bianchiccio che si è sollevato dal resto. Dev'essere successo mentre camminavo. Lo tiro e sento che mi si allunga la pelle del piede, ma il pezzo in sé non mi trasmette alcuna sensazione. Mi stava già lasciando. Se potessi guardarmi dentro e toccarmi le viscere, osservarle giorno dopo giorno, conoscerne il colore e la consistenza, forse mi sentirei più vicina a quei chili di materia organica che vivono in me, nel mio punto cieco. Ma fino ad allora lo strato esterno rimarrà la mia parte più intima, quella che se mi venisse rubata lascerebbe uscire tutta me stessa, il nucleo essenziale".
"Mi manca. Vorrei sentire la sua voce che mi dice qualcosa. Penso a lui che ascolta la mia voce che mi dice qualcosa. Penso a lui che ascolta la mia voce in segreteria più tardi, oggi pomeriggio, il mio respiro che preme contro il suo orecchio. Penso alle mie orme impresse su una terra molto, molto lontana. Mi piace pensare che una parte di me entri in contatto con una parte di lui, fosse anche solo il rumore dei miei passi con il suo timpano".
"C'è un lato di me che non so controllare, che non so frenare. [...] All'improvviso, come un lampo accecante, ricordo che esiste anche una me buona che lotta dentro la me che sono sempre". 
"Dentro il corpo non c'è Luce. Il sangue vi scorre senza avere cognizione di dove sia diretto, scivola sulle viscere, su parti di noi che sentono qualcosa ma che ne sono consapevoli. Ciò che percepiscono lo comunicano tramite impulsi nervosi al cervello, un organo pallido come un anfibio delle caverne che di suo non ha nervi. Dentro un corpo i pensieri non entrano mai a contatto con l'aria, con la Luce, finiscono per soffocare nell'Ombra".
"Ho visto le poche cose di cui mi importava dimenticarsi di me. Ho visto la vita per cui non ero fatta rimarginarsi intorno alla mia assenza, come una ferita. Mi tocco la faccia. Stringo la pelle fra le dita, la tiro. Non capisco cosa sia andato storto".
"Sto cercando di capire se qui dentro c'è qualcosa che può dirmi chi sono adesso. Perché nessuno vede me in me? Perché tutti vedono una persona che non sono mai stata?". 

A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica