27 dicembre 2010

Acciao di Silvia Avallone

Prendete due ragazzine di 13 anni: Francesca, bionda, alta, snella e molto bella, tanto quanto la sua amica del cuore Anna, che al contrario di lei è ricciola, castana, più espansiva, allegra, sorridente. Si trovano, si scelgono, crescono insieme e abitano nello stesso palazzo di Via Stalingrado, uno dei quartieri più poveri e degradati di Piombino.

Entrambe vivono delle realtà familiari particolari, Francesca è vittima di un padre-padrone, violento, che picchia sia lei che la madre, ciò la fa crescere in fretta e condiziona anche il suo carattere duro, spigoloso, diffidente nei confronti degli altri. Anna invece ha una madre che è una militante politica, un padre nullafacente e invischiato in traffici poco chiari, che inoltre si licenzia dal lavoro, sparisce e poi ritorna di continuo e infine  un fratello di nome Alessio, che è il ragazzo più bello del quartiere, ha 23 anni e lavora come operaio alla Lucchini.

Una non ha uno scopo ben preciso nella vita, l'unica cosa che vuole fare è apparire in tv e partecipare a Miss Italia, l'altra invece vuole far carriera, è ambiziosa e già si proietta in un futuro al di là dell'Università.

La storia ruota intorno alla vita di queste 2 adolescenti alle prese con le prime cotte, i problemi di tutti i giorni, le gelosie e le scaramucce della loro amicizia che assomiglia molto a un amore, infatti è tutto fuor che qualcosa d'innocente ... Sanno di piacere e usano tutto questo come un'arma per sedurre, provocare, eccitare in modo così consapevole che a tratti ti lascia disarmata.

La prima cosa che mi sono chiesta, è chissà se tutti questi atteggiamenti rispecchiano personaggi vissuti anche nella realtà ... Perchè se lo fosse tutto ciò sarebbe sconcertante e desolante. Le ragazze di oggi sono molto più vissute rispetto a chi come me, a 13 anni sapeva ben poco del sesso, del rapporto con gli uomini e delle tecniche e dei modi per sedurre l'universo maschile. Non voglio scatenare nessuna critica, non accuso ne tantomeno mi permetto di esprimere quale generazione sia meglio di altre, anche perchè sicuramente essere adolescenti ora, è molto diverso che esserlo stato 15 anni fa ...

Il finale è a effetto ... Nel complesso non so se mi è realmente piaciuto. Sicuramente per essere arrivato secondo al premio Strega un motivo ci sarà, però l'ho trovato con parole troppo consistenti, con un linguaggio denso, che pesa.

La scrittrice, d'indubbio talento, mi ha dato l'impressione che volesse caricarlo al massimo per dare un'idea precisa alle immagini che voleva creare, scatenando però, in alcune circostanze effetti un po' troppo dissonanti e poco reali. Sarà perchè, nonostante parli di vita reale e comunque sia un romanzo che può varcare anche i limiti del vero, non ho mai conosciuto questi aspetti del giorno d'oggi. Forse ... sono un po' fuori dal mondo ...

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