28 dicembre 2011

Ho il tuo numero di Sophie Kinsella

Cosa faccio senza il mio telefonino?
come faccio a funzionare?
Il mio unico impulso è mandare un sms a qualcuno e scrivere: "oh mio dio! ho perso il telefonino!", ma come posso farlo senza uno stramaledetto telefonino? il cellulare è tutto per me. I miei amici. La mia famiglia. Il mio lavoro. Il mio mondo. Tutto.

La protagonista di questa storia si chiama Poppy Wyatt e di mestiere fa la fisioterapista. A un certo punto, mentre sta festeggiando con delle amiche la sua festa di addio al nubilato in un albergo di lusso, suona la sirena antincendio. Tutto sotto controllo, è un falso allarme. Per sicurezza però, le fanno sgomberare la sala. Le ragazze invitate si stavano provando a turno il suo superfantastico anello di fidanzamento regalatogli dal suo meraviglioso fidanzato conosciuto solo pochi mesi prima [Magnus, docente universitario]. Poppy, in preda alla disperazione e al panico più totale lo cerca ovunque, ma questo non si trova. Dopo aver provato a fare inutilmente mente locale e non essere arrivata a nessuna conclusione, decide di uscire fuori e chiamare tutte le persone che erano state con lei, per chiedergli se per caso lo avevano preso per sbaglio. Ma uno che stava passando in bicicletta, le ruba il telefono! [tragedia] Disperata-sconsolata-atterrita e più sfigata che mai ritorna dentro e mentre sta passeggiando nervosamente per la hall dell'albergo, come per magia sente squillare qualcosa da dentro un cestino [con la suoneria di Beyonce Single Ladies] ... [miracolo]. Senza farsi troppe domande e dopo essersi resa conto di cos'era e dell'incredibile colpo di fortuna lo raccoglie e se ne impossessa! Da qui iniziano i problemi veri e propri. Il cellulare in questione, in realtà è un aziendale. Infatti il suo proprietario, un certo Sam Roxton della White Globe Consulting Group lo ri-vuole indietro assolutamente, accusandola inoltre che non può prendere, senza far finta di nulla, qualcosa che non gli appartiene, nonostante la sua segretaria se ne fosse liberata in quel modo. Lei non può restituirlo, è una questione di vita perché ha lasciato il numero a quasi tutto lo staff dell'albergo e se l'avessero cercata doveva essere reperibile. Insomma, alla fine riescono a raggiungere un compromesso, Poppy lo avrebbe tenuto fino a quando non avesse ritrovato l'anello a patto che gli inviasse tutte le mail di lavoro che riceveva. Da quel momento in poi la storia prende delle pieghe inaspettate. Preferisco non andare oltre per non togliervi il gusto della sorpresa.

Lo reputo uno dei miglior libri scritti dalla Kinsella. Divertente, ironico, spietato. Mi son ritrovata a ridere da sola come non succedeva da tempo. L'adoro perchè non è la solita scrittrice sdolcinata. E' realista. Gioca con i personaggi come se facessero parte di una commedia tragicomica molto reale. Le sue parole t'insegnano a prenderti poco sul serio e a trovare sempre una soluzione agli imprevisti quotidiani. Crede nell'amore ma lo fa viaggiando con i piedi per terra [anche se, a priori, i viaggi mentali sono la specialità di noi donne]. Ci sarà un finale col botto, quello che ti aspetti di leggere, ma senza nessuna promessa eterna da FAVOLA [in puro stile di vita di tutti i giorni].

24 dicembre 2011

Buon Natale!


Tanti Auguri di Buon Natale a tutti voi!
[in stile minimalista, essenziale, ma molto efficace]


[immagine presa da Google]

17 dicembre 2011

Di storie di Vampiri e il genere "Romance" ...

Ho sempre letto e leggo [più o meno] qualsiasi cosa. Mi lascio consigliare. Mi aggiorno sulle varie novità in uscita. Do retta alle recensioni e i pareri negativi mi condizionano. Nel corso degli anni sono anche riuscita ad uscire al di fuori dei soliti confini di cui mi ero circondata appassionandomi ai Thriller. Ho notato però che in questi ultimi periodi vanno molto in voga:
- Le storie Vampiresche stile Twilight [Mi son fatta raccontare un po' la trama ma non mi ha entusiasmato più di tanto. L'unico Vampiro che conosco è Dracula. PREMETTO comunque che non son rimasta indifferente al fascino di Robert Pattinson e che se mi ritrovassi davanti un bel vampiro così, il collo forse forse me lo farei mordere volentieri]. 
- Il genere "Romance[in breve è un romanzo al centro del quale c'è una storia d'amore che, nonostante le varie traversie, finisce bene. I protagonisti 'lui' e 'lei' hanno la medesima importanza e per non privilegiare l'uno rispetto all'altro, la narrazione (solitamente) è in terza persona. Fonte notizia].
Se poi unisci esseri soprannaturali a storie d'amore, a quanto pare ottieni un'accoppiata vincente.

Ho il terrore ad aprire un libro e ritrovarmi davanti agli occhi una sorta di ri-adattamento dei romanzi Harmony però in versione Young, dove c'è un ragazzo, esteticamente parlando, apparentemente "emo" che s'innamora di una ragazza anche lei apparentemente "emo", che arrivano ai limiti del masochismo e paradosso più totale, nel mezzo ci sono intrighi pazzeschi, pericoli costanti, qualcuno muore, altri si salvano e l'amore vince su tutto. Nonostante abbia sempre difeso la fantasia in ogni sua sfaccettatura, dove più la storia esce al di fuori dei canoni della normalità più mi piace e mi appassiona, quando si affrontano certe tematiche preferisco mantenere i piedi per terra e che le cose siano raccontate per quello che sono, senza l'esasperazione pseudo-distruttiva dell'anima che ama e che non riesce a guarire fino a che non viene corrisposto o trovato. Un po' come l'orrido stile neo-melodico delle canzoni. L'Amore esagerato-immaginato-da tragedia greca non l'ho mai sopportato e nemmeno mai vissuto. Ho sempre avuto un visione poco romantica e molto filosofica dell'amore, e se proprio devo essere sincera, a volte anche alquanto tragi-comica.

Come quella volta che ero rimasta colpita da un tipo e senza tanti rigirii di parole, gli avevo fatto capire che mi piaceva. Tra noi c'era stata sin da subito simpatia. Durante una sera come tante altre ci siamo ritrovati io, lui, una mia amica e il suo ragazzo. Lui a un certo punto, prima di andare via, mi ha salutato e molto tranquillamente gli ho risposto al saluto. Tutto sotto controllo come sempre, se non fosse che a un certo punto la mia amica e il suo ragazzo mi hanno guardato allibiti e mi hanno fatto: - Bè, che fai qui, corri da lui, non lasciarlo scappare via! In puro stile romance! [Ma dai, devo rincorrerlo per davvero? perchè? ho qualcosa di suo nella tasca? o mio dio, mi son dimenticata di restituirgliela? che maleducata che sono] Cosa aspetti? [maledetti, mi stanno fogando, resisti, non cedere ...]. Però a un certo punto, sarà stata la luna, sarà stato il fascino della notte, la mia testa ha iniziato a girare vorticosamente [anche qui in puro stile romance] immaginandomi scene talmente surreali da sembrare di essere dentro a un film e c'ero io che correvo da lui e gli urlavo: - Non te ne andare, non te ne andare, stai qui con me, scieglimi, amiamoci e lui che poi mi sorrideva, mi prendeva in braccio e mi baciava davanti al resto del mondo. [maledetti amici sentimentali del cavolo!]. Fatto sta che poi nel concreto, son rimasta impalata là dove ero e l'unica risposta che son riuscita a pronunciare è stato: - Bè dai, si è fatto tardi, andiamo a letto. Volete sapere poi come è andata a finire la pseudo-storia? Che lui ha vissuto felice e contento per conto suo e IO per conto mio. Happy End [in puro stile Vita di tutti i giorni].

7 dicembre 2011

La meraviglia delle piccole cose di Dawn French

"La  meraviglia delle piccole cose"
di Dawn French
Casa editrice: Leggereditore
anno di pubblicazione: 2011
pagine: 384
Prezzo: 14 euro

I protagonisti di questa storia sono la famiglia Battles composta da Mo [la madre], una psicoterapeuta infantile vittima di una crisi di mezz'età. Dora, quasi maggiorenne, da grande vuole fare la cantante, con un'unica amica, ossessionata dalla dieta, dalle extension, i capelli biondi, facebook e un fidanzatino che l'aveva ingiustamente smollata dal nulla, si vedeva brutta, insignificante e perennemente fuori luogo. Peter che si fa chiamare Oscar, come Oscar Wilde, è un ragazzo geniale, con un modo di vestire eccentrico, amante delle belle cose, protettivo con la sorella, i suoi ragionamenti lo facevano sembrare più grande dell'età che aveva. E infine il Padre di Dora e Peter, nonchè marito di Mo, che lavorava con i computer e Pamela, la nonna, che sapeva preparare dolci buonissimi e s'improvvisava consigliera di chiunque di loro nel caso del bisogno.

La storia è strutturata in un insieme alternato dei pezzi di diario dei vari personaggi che sfogano le loro frustrazioni e insicurezze della vita di tutti i giorni: Dora in piena fase adolescenziale, più preoccupata a quello che gli altri pensavano di lei, che lei di se stessa, era una ragazza normale, con i soliti sogni e le incertezze che hanno i giovani della sua età. Ho ritrovato in lei, alcuni aspetti caratteriali che ho avuto anche io, quando ingigantivo negativamente il mondo e non riuscivo a vederci una via d'uscita concreta ai problemi in cui sbattevo la faccia, pensando di essere l'unica vittima del sistema [più andavo avanti nella lettura e più cercavo di rassicurarla che questa sarebbe stata solo una fase e tutto sarebbe cambiato]. E poi c'è Mo che aiutava i ragazzi a superare le loro crisi, ma non sapeva gestire quelle dei propri figli, per non parlare del fatto che lei, diversamente da Dora, non si vedeva più bella come lo era un tempo, questo la porterà a commettere errori che per fortuna riuscirà a riparare prima che diventassero irreparabili. E infine c'è Peter/Oscar che è il più particolare e divertente della storia, un ragazzo, che a differenza della madre e della sorella, è così tanto consapevole di se stesso, che il suo egocentrismo a tratti pseudo-comico, lo porterà a viver con leggerezza anche le situazioni più imbarazzanti.

Partiamo dal presupposto che le FAMIGLIE PERFETTE non esistono e non esisteranno mai e questo romanzo ne è la dimostrazione vivente. Mi è piaciuto molto, perchè nonostante il tono leggero che assume, racconta che, nonostante la famiglia perfetta non esista, se una famiglia si ama, si aiuta, si sostiene, si incoraggia, gli ostacoli si possono saltare a piè pari e risolverli. Inoltre riveste a pieno titolo il tipico Humour inglese, più pronunciato in alcuni personaggi che in altri. La lettura è scorrevole e devo ammettere, che l'ho trovato davvero molto molto ironico.

Potrebbe essere un ottimo regalo di Natale!


30 novembre 2011

Sì la vita è tutto un Tweet ... Qualche curiosità su "La meraviglia delle piccole cose" di Dawn French


  • Collaborazione con Fanucci-Leggere editore Mode On
  • E il corriere che suona alle 9 del mattino con un pacco tutto per te e dentro ci trovi "La meraviglia delle piccole cose" di Dawn French da recensire? [le gioie d'inizio giornata]
  • A breve la recensione ... PROMESSO ... ho già letto un centinaio di pagine. Romanzo che cattura. Storia avvincente, ironica, spassosa, scritto con una maestria e una consapevolezza che coinvolge, al punto che non riesco più a smettere di leggerlo!
  • Wow, che autentica sorpresa!
  • Volete qualche anticipo? ah! ma come siete curiosi ...
  • Intanto vi dico solo che in Inghilterra è un best seller che ha venduto già più di 500 mila copie! Caspita ...
  • Lo sapevate che Dawn French è una doppiatrice-attrice inglese? almeno così dice Santo Wikipedia!
  • Dai però adesso non chiedetemi più nulla, se no a forza d'insistere poi vuoto il sacco e NON vale ...
  • Ok ... Basta [soffro il solletico]. Preparatevi ... Quando il momento Clou arriva, dovete essere pronti! Tra qualche giorno ve ne parlerò con più accuratezza appagando tutta la vostra sete di sapere.
  • Quindi ... [mi raccomando]

TENETE GLI OCCHI BEN APERTI!

26 novembre 2011

Le prime luci del mattino di Fabio Volo

La protagonista di questo libro si chiama Elena. Elena è sposata da qualche anno con Paolo, ma dopo l'entusiasmo iniziale, si è resa conto che qualcosa non andava più, che si era rotto. Più che vivere gli sembrava di stare con una persona tanto per ammazzare il tempo. Eppure lei, sin da piccola aveva progettato la sua vita nei minimi dettagli: "La scuola da fare, l'università, l'uomo da sposare ... perfino il colore del divano. E diventare moglie prima di diventare donna" [così dice la prefazione]. Finché un giorno, inizia a contraccambiare il corteggiamento di un suo collega di lavoro, avventurandosi alla scoperta di se stessa e lasciandosi andare alla passione più profonda, cosa che con Paolo non aveva mai avuto modo di provare. Dopo un po' però, senza volerlo, s'innamora di lui, [nonostante sapesse poco e niente del suo passato] per come la faceva sentire, non solo a letto, ma in tutte le circostanze e i momenti che avevano passato insieme ... Ma le cose non andranno come lei si era immaginata. STOP. Non vado avanti e non mi spingo oltre nei particolari perchè se vi ha incuriosito è giusto che non vi rovini il finale.

E' un romanzo che leggi molto velocemente, a tratti è prevedibile e Fabio Volo ha mantenuto la sua coerenza narrativa di sempre. Non è una storia che esce molto al di fuori dei canoni della normalità. Al centro c'è sempre la costante del rapporto di coppia con le sue vicissitudini, incomprensioni, silenzi [come se non riuscisse ad accettare l'evoluzione di un amore che cresce, cambia forma, assume caratteri diversi] ... Non lo amo particolarmente perchè secondo me parla di cose che già tutti sappiamo e viviamo sulla nostra pelle e quando leggo un libro, ciò che mi aspetto è di essere sorpresa. Continuo ad affermare, come ho già spiegato recentemente in un vecchio post [Personaggi (momentaneamente) prestati alla Letteratura] che i successi dei suoi romanzi [tra l'altro tradotti e distribuiti anche al di fuori del confine nazionale], più che altro siano dovuti al fatto che la sua fama [ha fatto la Iena e svariati programmi televisivi, il dj radiofonico e l'attore] gli abbia di diritto aperto le porte della credibilità come scrittore, pur NON narrando niente di così eccezionale. Esprimo questo, in difesa di tutti quegli aspiranti scrittori [conosciuti in questi anni] che mi hanno raccontato il risvolto negativo del mondo editoriale e le vicissitudini nel riuscire a pubblicare la propria opera, che in ogni caso, fa fatica a farsi conoscere. Le disparità di trattamenti, al giorno d'oggi, sono la prassi, SE NON SEI UN PERSONAGGIO PUBBLICO, difficilmente diventerai uno scrittore di tutto rispetto, quindi c'è chi ha la fortuna di essere ascoltato, per il ruolo che riveste, e c'è chi, nonostante abbia qualcosa da dire, rimane all'angolo perchè è uno qualunque.

Comunque, a seguito di un dibattito uscito fuori in un gruppo su facebook proprio riguardo a Fabio Volo, ho deciso di coinvolgere in questo post anche Francesco, uno degli autori del blog A prova di Crash, perchè anche lui, ultimamente ne ha parlato. Ciò potrebbe apparire come l'alimentare ancora di più una polemica inutile. Invece la funzione della sua partecipazione è fatta esclusivamente per spiegare i motivi sul perchè non gli piace [anche se il tuo pensiero l'avevi già mostrato efficacemente nel tuo spazio]:
- Trovo che Fabio Volo sia sopravvalutato perchè abbia goduto prima di tutto di una buona base pubblicitaria di partenza, poi perchè è stato talmente furbo da scopiazzare quà e là citazioni di personaggi famosi [come per esempio quella dell'amore e dell'indifferenza che è di Einstein]. Per quanto riguarda l'aspetto logico-grammaticale, le costruzioni sintattiche che usa sono di tipo semplice e discorsivo, ma non si traducono in quello che vorrebbe far sembrare un flusso di coscienza non dico di stampo Joyciano, ma quantomeno alla Brizzi, ma che poi è un modo troppo semplicistico di raccontare l'intreccio. La trama dei suoi romanzi ha quasi sempre la costante presenza dell'insoddisfazione e della ricerca del "non so che" che a me fa tanta voglia di dire: Ma c'hai 40 anni, ma cresci un po'! [Grazie Frà].

Ai posteri l'ardua sentenza!

7 novembre 2011

Personaggi [momentaneamente] prestati alla letteratura ...

Un po' di tempo fa, ho partecipato a una discussione su Anobii [il social network dei libri] riguardo a cosa ne pensavamo di quei personaggi che si affacciano alla letteratura [nonostante la loro qualifica sia un'altra] mettendosi a pubblicare libri, e quale è stato per noi l'esempio più riuscito. PREMESSE:
  1. tutti, almeno una volta nella vita, hanno pensato di voler pubblicare un libro
  2. Tutti l'hanno pensato, perchè credono di aver qualcosa d'interessante da dire
  3. Pochi son realmente capaci di raccontare una storia [lo dico per esperienza personale, perchè leggo molto e a volte son arrivata alla conclusione che alcuni cantanti, giornalisti, comici, presentatori, soubrette era meglio se continuavano a fare il loro mestiere invece di avventurarsi nel fantastico mondo della letteratura].
Comunque, dopo averci riflettuto un po' ho risposto con 2 autori per me degni di nota [anche se ammetto che è tutta una questione di gusti personali]:

Luciano Ligabue perchè ha scritto un romanzo dal punto di visto narrativo davvero interessante, fuori dai canoni, diverso in ogni senso; parla di una storia d'amore fra due persone, SOGNO & NATURA che vivono in una società controllata da un sistema con leggi molto rigide. Infatti i due devono attenersi a un piano che gli dice cosa devono e non devono fare, cosa è consentito e cosa è proibito. Il rispetto di questo viene assicurato da delle telecamere installate per tutta la casa. Ma ciò che rende la trama qualcosa di davvero unico è che uno nasce a 81 anni e l'altra a 79 ... Quindi il loro ciclo di vita si svolge all'incontrario. Ligabue è uno di quelli che, in qualunque avventura si lanci, ci riesce alla perfezione. Però è stato accusato di aver copiato il "Curioso caso di Banjamin Button" e di non essere stato grammaticalmente molto corretto [quando le critiche son fatte solo per essere sputate fuori inutilmente].
Giorgio Faletti, di professione faceva il comico-cabarettista-personaggio televisivo, dopo di che, da un giorno a un altro, si è improvvisato in AUTORE DI THRILLER. Io ho letto tutti i suoi libri ... e da non amante di questo genere, sono diventata una vera e propria fanatica di gialli, intrighi da risolvere, assassini da scoprire ... La nota negativa è che, è stato insinuato che non sia stato lui l'inventore dei propri racconti [assurdo] perchè soprattutto nella fase iniziale della sua carriera, usava troppi "stranierismi" [termini importati da una qualsiasi lingua straniera, nel suo caso americani] e ciò non era possibile. Perchè? dov'è il problema? non riesco a riconoscerlo, o forse non c'arrivo ...

Però poi non diciamo nulla quando Nicolas Vaporidis [attore] tira fuori impiastri come "Bravissimo a sbagliare" [banale, poco originale, scontato] e ci sono persone che lo comprano. Oppure esaltiamo troppo Fabio Volo che usa un linguaggio davvero molto semplice e una delle sue doti più riuscite è quella di saper scrivere la quotidianità in un modo talmente trascinante che la gente lo ama nel vero senso della parola.  

Forse dobbiamo prima diventare mediaticamente qualcuno per poter essere presi in considerazione seriamente? L'essere un personaggio di per sè apre automaticamente la strada al fantastico mondo della pagina scritta? Anche se non ne siamo capaci, è giusto cercare di non negare l'evidenza e mettere da parte l'egocentrismo, o pubblicare solo perchè si ha il potere di essere riconosciuti-riconoscibili rispetto ad altri? Quindi è un privilegio essere famosi, perchè così abbiamo solo l'inconveniente di scegliere da chi farci pubblicare ... Allora essere vendibili-commerciali conta molto di più che essere all'altezza della situazione? Spesso si ... Ovviamente non faccio di tutta l'erba un fascio, ci sono casi e casi, però a volte è meglio che i sogni nel cassetto rimangano sogni nel cassetto.

24 ottobre 2011

Tomboy di Céline Sciamma

Tomboy di Céline Sciamma. Dal 7 ottobre nelle sale cinematografiche. Distribuito da Teodora.

La protagonista del film si chiama Laure. Un giorno, Laure, insieme alla sua famiglia: sua madre, suo padre e la sorella più piccola si trasferisce in un nuovo quartiere di Parigi.
Laure, coi suoi nuovi amici si fa passare per un maschio e ci riesce ... Sa giocare a calcio, porta i capelli corti, indossa pantaloncini e magliette larghe, imita gli atteggiamenti dei suoi compagni, e arriva perfino a baciare una ragazzina che le piaceva. Per loro era Michael [il nome con il quale si era presentata], il nuovo arrivato. Fino a quando, sua madre viene a saperlo e costringe la figlia a indossare un vestitino blu, la prende per mano e la porta a fare il giro di alcuni dei suoi amici per spiegare loro come stavano realmente le cose. Il film finisce in modo inaspettato ... Nel senso che, quando pensi che la storia ha ancora molto da raccontare, a un certo punto vedi lei che, affacciata al balcone, scorge la bambina che le piaceva, scende giù, le dice come si chiama, le sorride, poi un attimo dopo, i titoli di coda che scorrono ... ??? e bè??? che vuol dire?

La parte che più mi ha colpito è quando sua madre la obbliga, per il suo bene, a confessarsi, a uscire allo scoperto. Non fa tutto questo per metterla in imbarazzo, ma per farle capire che deve solo vergognarsi di aver detto delle bugie, perchè prima o poi l'avrebbero scoperta .
Documentandomi un po' su internet, ho trovato un'intervista della regista dove spiegava che il senso era quello di voler fare un "film luminoso". Spiega anche che l'infanzia è una stagione della vita piena di sensualità ed emozioni ambigue e che per quanto riguarda l'identità sessuale, non è vero che oggi siamo più permissivi rispetto al passato. Inoltre è autobiografico. Citando l'articolo della Stampa.it:
«Il risultato è privo di qualunque ombra di morbosità: «In Francia “Tomboy” è diventato un film per famiglie, ognuno ci ha trovato qualcosa di interessante. La storia dice che nulla è definitivo, ed è stato meglio dirlo così, in modo ludico, pensando a Truffaut, ma anche ai polizieschi dove c’è un infiltrato che s’insinua tra i criminali»

E' molto particolare, ha tempi un po' lenti, con una valorizzazione accentuata dei primi piani, i dialoghi son rarefatti ... E' più un fatto d'interpretazione. Chi si rispecchia con la protagonista sicuramente lo sente più suo. Io l'ho trovato interessante perchè tratta un tema, che spesso non si vuole e si fa fatica ad affrontare, in modo innocente.

Se siete rimasti colpiti, a Firenze c'è ancora la possibilità di vederlo al cinema Multisala il Portico, Via Capo di Mondo 66/68 [dalle parti dello Stadio].

21 ottobre 2011

Zorro Un eremita sul marciapiede di Margaret Mazzantini

"Mi guardo dall'alto, steso sulla mia panchina col mio cartone di vino e rido, e volo ancora, e supero l'ozono, e arrivo dal Padreterno, lassù, sul nuvolone di zucchero filato, gli do di gomito, si entra in confidenza e lui mi fa:
 - vedi Zorro, io 'sta giostra terrena l'ho armata solo per farmi due risate.  E io gli faccio: - Dai Padreterno, fammi stare un po' quassù con te a guardare 'sto videogame, 'ste valanghe squinternate di vivi, quelli che saltano fuori pista con le macchine, quelli che saltano dai balconi, quelli che saltano con le bombe, quelli che saltano e basta.
- Ti piace?
- Urca!

- Vedi Zorro, io potrei prenderli e rimetterli al loro posto senza fatica, ma non lo faccio. 


- E perchè?

- L'hanno voluto 'sto regaluccio del libero arbitrio? Se lo tenessero."


Questo è un monologo teatrale scritto da Margaret Mazzantini per l'attore Sergio Castellitto [suo marito]. Zorro è un barbone. Un uomo che da un certo momento in poi della sua esistenza, ha deciso di vivere per strada, sulle panchine, alla stazione dei treni ... Prima, aveva una casa, una compagna: Anna, e un cane, adottato nel momento in cui, aveva incidentalmente investito un ragazzo che aveva attraversato la strada senza guardare, e è morto. Racconta di Zorro e dell'opinione che ha di quelli diversi da lui: I cormorani, quelli che hanno un tetto dove ripararsi e un letto dove dormire, un lavoro, le abitudini di sempre, le cene con gli amici ... Zorro è arrabbiato, molto arrabbiato, e attraverso questa rabbia, ripercorre la sua infanzia e tutti i momenti spiacevoli che ha passato, fino ad arrivare al punto in cui è arrivato.

Mi è sembrata una storia molto introspettiva, che si sussegue con il protagonista che parla con se stesso in modo piuttosto logorante. Infatti non è molto facile recensire pensieri ... perchè i pensieri e come vengono percepiti son qualcosa di molto soggettivo. Comunque per chi ama il modo di scrivere così audace-geniale-fuori dai canoni della Mazzantini, non ne rimarrà deluso. Inoltre è tratto dalle esperienze personali realmente accadute e di tutti i giorni della scrittrice.

9 ottobre 2011

La fattoria degli animali di George Orwell

Una sera, dopo che il signor Jones, il padrone della fattoria padronale, era andato a dormire ubriaco come il suo solito, gli animali si riunirono per parlare della drammatica situazione di cui erano vittime. Il Vecchio Maggiore, il maiale più anziano di tutti, li chiamò in raccolta e mostrò loro la condizione che erano costretti a subire continuamente, invitandoli quindi a ribellarsi insieme a lui, all'angheria, la cattiveria, l'oppressione che quell'uomo gli faceva vivere là dentro. Inoltre, gli insegnò una canzone intitolata "Animali d'Inghilterra", che elesse a inno ufficiale ... Tre giorni dopo, il Vecchio maggiore morì, ma le sue parole rimasero impresse nella memoria di tutti. Infatti, dopo che il signor Jones e i suoi contadini, per l'ennesima volta, si erano dimenticati di dargli da mangiare, gli animali inferociti misero in atto la rivoluzione di cui avevano tanto parlato, gli si rivoltarono contro e cacciarono gli uomini dalla fattoria. Il giorno dopo scrissero sul muro i 7 comandamenti che gli animali avrebbero dovuto rispettare:

  • Tutto ciò che va su 2 gambe è nemico; Tutto ciò che va su 4 gambe o ha le ali è amico; nessun animale vestirà abiti; nessun animale dormirà in un letto; nessun animale berrà alcolici; nessun animale ucciderà un altro animale; Tutti gli animali sono uguali.
In seguito, in gruppo e uniti più che mai da questo obbiettivo comune portarono avanti i soliti lavori di sempre, la fattoria diventò più efficiente e prospera di cibo, e venne ribattezzata "La fattoria degli Animali", il signor Jones veniva deriso da chiunque e anche i suoi tentativi di rimpossessarsi della casa fallirono miseramente, perchè gli animali si sentivano forti, agguerriti, pronti a difendere la loro libertà con ogni mezzo. Inoltre, adesso a prendere le decisioni c'era Napoleon, un maiale molto intelligente, che sapeva leggere e scrivere, far di conto, ragionare e sapeva meglio degli altri, cosa era più giusto fare. Col tempo però, questo clima così tanto democratico si trasformò in un vero e proprio regime totalitario e oppressivo, fatto di paure, menzogne, dove le vecchie 7 regole si dimezzarono, fino ad arrivare ad avere significati diversi ... Napoleon, insieme al suo gruppo di compagni maiali, s'impossessò della casa padronale, iniziò a bere birra, moltiplicò le ore di lavoro, dove il cibo migliore era riservato a lui e alla sua casta di eletti, inoltre si prese la libertà di ammazzare chiunque gli andasse contro, abolì l'inno ... Insomma il resto della compagnia si trovò in una condizione peggiore della pre-rivoluzione perdendo di mira i buoni propositi che si erano prefissati tutti insieme quando avevano deciso di ribellarsi dalla cattiveria dell'uomo.

Questo racconto è ambientato in Inghilterra, nella prima metà del 900. L'obbiettivo di Orwell è descrivere metaforicamente la rivoluzione russa del 1917. L'ho trovato un romanzo davvero interessante dal punto di vista narrativo, denso di significati e a tratti molto riflessivo. Come viene descritto anche nel libro, l'obbiettivo è fare un paragone fra l'animale come simile all'uomo, e del suo delirio di onnipotenza. Quell'uomo che è sempre stato assetato di potenza, dove più potere ha, più ne vuole, e per arrivarci lo fa anche grazie alle menzogne, alla pressione psicologica, al terrore che contraddistingue le ideologie che hanno caratterizzato il 900 [comunismo, fascismo, nazismo ...]: totalitarie, assurde, che hanno segnato un'umanità intera mostrando fino a che punto può arrivare il lato peggiore dell'animo umano [animale]. A me è piaciuto molto.

4 ottobre 2011

Intervista su WLibri.com, si ma a chi??? a me, a me, a me ... La contorsionista di Parole [Blog]

Qualche sera fa, con mia somma sorpresa, mi è arrivata una mail da un sito letterario, interamente dedicato al mondo dei libriW.Libri.com dove mi è stato chiesto se mi andava di fare una breve intervista

Wow ... Ma la Contorsionista di parole [blog] è in onda solamente da poco più di un anno! Acc ... che bello, che Opportunità! Ho accettato soprattutto perchè mi si chiedeva di parlare di un argomento di cui sono appassionata, che conosco bene [senza nessuna presunzione] e avrei avuto sicuramente qualcosa da dire.

Quindi senza troppi preamboli, rigirii, arrampicamenti vari, contorsionismi inutili eccovi il link per leggermi [se vi va ovviamente]:


Inoltre, vi consiglio spassionatamente di visitare il sito in questione: http://www.wlibri.com/ Soprattutto, se come me, vi piace leggere e volete essere sempre informati sulle varie novità, o volete sapere qualcosa di più sui classici.

Vi ricordo anche la pagina fan del mio bloghttp://www.facebook.com/Francescast84 per tutti quelli che non hanno un blog, ma vogliono continuare a seguirmi e vogliono interagire con me!

2 ottobre 2011

Veronika decide di morire di Paulo Coelho

Che cos'è un matto? [...] Questa volta ti risponderò senza giri di parole: La FOLLIA è l'incapacità di comunicare le tue idee. E' come se tu fossi in un paese straniero: Vedi tutto, comprendi tutto quello che succede intorno a te, ma sei incapace di spiegarti e di essere aiutata, perchè non capisci la lingua. Ma è qualcosa che abbiamo provato tutti. Perchè tutti in un modo o nell'altro, siamo folli.

Questa è la storia di Veronikadel suo tentativo, tra l'altro fallito, di uccidersi, e del suo ricovero presso l'ospedale psichiatrico di Villete. Veronika non disprezzava la vita, ma nemmeno l'amava ... Per lei i giorni erano sempre tutti uguali, monotoni, ripetitivi. La mattina si alzava, andava a lavorare in biblioteca, ogni tanto usciva a bersi qualcosa, incontrava e conosceva gente, ma a una certa ora doveva tornare a "casa", o meglio, una stanza che aveva preso in affitto dalle suore. Veronika, inoltre aveva la concezione che questo faceva parte dell'esistenza di ognuno: andare a scuola, fare i compiti, trovarsi uno scopo da portare avanti, guadagnare il minimo indispensabile al proprio mantenimento, non far del male ai propri genitori che avevano fatto molti sacrifici per renderla felice [tra cui il rimanere insieme], seguire le regole imposte per mantenere l'ordine cosmico delle cose. Anche nel momento stesso che aveva deciso di farla finita, aveva studiato nei minimi particolari il modo sul come farlo: nessun spargimento di sangue inutile [perchè poi le suore presso cui alloggiava avrebbero dovuto pulire la stanza], niente slanci insensati dai palazzi [perchè oltre a provocare alla propria madre il dolore di non esserci più, non gli avrebbe dato anche la pena di dover riconoscere il suo corpo distrutto dall'impatto della caduta] ... Quindi, con la scusa di non dormire bene la notte, era riuscita, grazie ad alcuni colleghi, a rifornirsi di due scatole di sonniferi che avrebbe ingoiato tutte insieme in una volta sola. E così fece. Dopo di che, al suo risveglio si accorge di esser stata ricoverata presso l'ospedale psichiatrico del Paese [la cosiddetta Casa dei Matti]. Da lì, iniziò il suo percorso verso la guarigione, la scoperta del suo amore per la vita, il capire che ognuno aveva tra le mani il potere di decidere per se stesso cosa voleva fare e come comportarsi anche se non era ciò che veniva richiesto dalla società ... Questo cambiamento fu dettato anche dal fatto che, il Dottor Igor, appena riaprì gli occhi, la informò che il suo cuore malato non avrebbe retto per più di una settimana. Non solo Veronika non morirà, ma s'innamorerà, ritroverà la sua passione per il pianoforte e avrà il coraggio di fregarsene e abbattere quei muri mentali che l'avevano condizionata per ben 24 anni.

E' la seconda volta che lo rileggo, ed è la seconda volta che mi fa riflettere in modo così sconvolgente, da ripensare a tutto quello che ognuno di noi non fa per il terrore di essere o apparire diverso, o etichettato o additato dagli altri [Ma cos'è la normalità? gli altri chi sono? contano per davvero? giudicano a fin di bene? hanno veramente il potere di farlo? per quale motivo?]. Lo considero uno di quei libri che io definisco"salvavita" perchè descrive a pieno di come spesso ci manca il coraggio di esprimerci liberamente, per colpa di ciò che c'insegnano come assoluto-morale-consentito e noi impariamo a ficcarcelo sapientemente nella nostra testa fidandoci della buona fede di questi e reprimendo, la nostra vera natura. Sappiamo benissimo ciò che è: - giusto/sbagliato, bene/male, normale/folle, lecito/illecito ... E agiamo di conseguenza, perchè è quello che ci chiedono di fare, per amore, per convenienza, per forma, perchè così fan tutti. Una volta finito, rispetto alla prima volta che lo presi in mano, penso di aver fatto dei grandi passi avanti, tante barriere son crollate, le mie certezze mi bastano e son le uniche che contano, accetto con più serenità ciò che prima non accettavo con serenità e son più consapevole.

Consiglio di leggerlo, perchè è una delle storie più riuscite di Paulo Coelho [in assoluto il mio scrittore preferito] e perchè è dedicato a chi non ha ancora preso coscienza di se stesso e ha bisogno di ritrovarsi.

25 settembre 2011

"Ma come fa a far tutto?" con Sara Jessica Parker

Venerdì 23 è uscito al cinema "Ma come fa a far tutto?" con Sara Jessica Parker ... E Io e Anna Tursi alias Lifestyle notes , da appassionate estimatrici di Santa Carrie Bradshaw da Sex and the City siamo 
corse a vederlo. Mentre aspettavamo di entrare dentro alla sala, tra una chiacchiera e l'altra, ci chiedevamo un po' come sarebbe stato: sarà la solita americanata? ci piacerà? Rubiamo la locandina che c'è all'ingresso così la mettiamo in camera come se fosse il nostro santino [tra l'altro gigante] da venerare in ogni momento che vogliamo? Però come facciamo a portarlo via? Ufff ... va bè, lasciamo perdere ... O lo sai che la voce doppiata è la stessa di quella usata nel telefilm? bla ... bla ... bla ... bla ... [curiosità, curiosità canaglia].
Perchè la maggior parte di noi [nate negli anni 80, cresciute negli anni 90, quando questa serie è stata mandata in onda] ci rispecchiamo così tanto in questo personaggio dalle 1000 sfaccettature? Carrie Icona di moda, Carrie amica leale e sincera, Carrie la scrittrice, Carrie la giornalista, Carrie che parla di Sesso e delle relazioni sentimentali nella City, Carrie e il suo folle amore per Mr Big ... Carrie, Carrie, Carrie e sempre e solo Carrie. [per la serie: ASPETTATIVE vs DELUSIONI, chi vincerà?; non c'è niente di più traumatico di un attrice che adori e sbaglia copione facendoti tornare a casa con la coda tra le gambe. E' anche vero che quando sei legata a qualcuno, difficilmente riesci a immaginartela al di fuori di certi confini interpretativi, quindi sei molto scettica].

Comunque il film parla di una donna di successo che deve riuscire a destreggiarsi tra il lavoro e la famiglia. Le solite scelte della vita, dove nel momento stesso in cui si inizia a rivestire non più i panni di single, ma quella di moglie-madre-amante, si è continuamente messe sotto pressione e si è costrette a dividersi tra:  - i nostri dannati sensi di colpa che ci fanno provare gli altri quando devi partire per un viaggio d'affari, i figli che piangono perché reclamano la tua presenza e vorrebbero che restassi e infine i tuoi sogni-aspettative-progetti. Una donna che deve fare sacrifici, così tanti sacrifici che non si trucca più e capita, che mentre è a una riunione, indossi vestiti macchiati di pappine e gli altri te lo fanno notare. Un marito che pretende attenzioni. Una casa da pulire e tenere in ordine. Le promesse fatte a un bambino che non puoi far finta di ignorare. Le liste stilate la notte per far quadrar gli impegni della giornata dopo. Un matrimonio da mandare avanti. La carriera che decolla. Le scelte. Una torta comprata in fretta e furia, facendola passare come se l'avessi fatta tu, per la festa a scuola. I compleanni da ricordare e di cui preoccuparsi ... Diciamocelo con sincerità: Ma come fa a far tutto? E se riesci a far tutto complimenti ... clap clap clap ...


Questo film, oltre a essermi piaciuto molto, mi ha fatto anche riflettere su come le donne, per quanto siano giudicate, criticate, offese, sminuite, messe da parte, sbeffeggiate, costrette o a dividersi o a rinunciare a qualcosa per farne altre, riescano sempre e in qualche modo, a far tutto, come ci riescono non si sa e forse non conta, però ci riescono, a differenza degli uomini che vanno nel black out più totale al primo intoppo [wow, dichiarazione esplicitamente sessista]. Inoltre affermo anche che ESSERE DONNA è molto più difficile che essere un UOMO per molti motivi, ma noi siamo pronte a incassare, indorare la pillola, digerire e andare avanti ed è questa la nostra caratteristica più bella. Quindi GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE a noi ovviamente [chi andrà a vedere il film, capirà sicuramente quest'ultima affermazione].

23 settembre 2011

Diario di un Killer sentimentale di Luis Sepùlveda

[Son consapevole che mi son un po' persa e non aggiorno il blog da Lunedì. Ebbene sì gente lo ammetto, ammetto anche che ho saltato la sessione degli esami di Settembre, con la scusa del matrimonio, ma non posso fare diversamente per quella di Dicembre (Argh). Quindi, son immersa nel "fantastico" mondo della Linguistica, di cui vi avevo già parlato qualche mese fa, cioè ad aprile. Linguistica, Non è un esame qualunque, ma è L'ESAME. Quello da 1000 pag., di cui la maggior parte da sapere a memoria. Quello che non so se avrò il coraggio di andare a fare, e non so nemmeno in che condizioni ne uscirò viva, sperando di uscirne viva alla prima, e non alla terza, quarta, quinta ... volta. Quello che ti fa venire il terrore solo a pensarci. Se dovessi spiegare l'ultima frase scritta, dico solo che "L'urlo" di Munch, non basta a esprimere lo stato d'animo causato dagli effetti collaterali dello studio della nostra tanto "amata" LINGUA ITALIANA. Quindi si r-inizia con ore e ore davanti a dispense piene di concetti da ripetere, e ripetere, e ripetere ancora ... zZzZzzzZzz ... ronf ... ronf... ronf ... E ripetere ..., CHIUSA PARENTESI].

In questo periodo, ho letto ben 3 libri. Ma adesso vi parlerò soltanto di uno di questi, perchè ognuno di questi, merita la dovuta attenzione:

"Diario di un Killer Sentimentale" di Luis Sepùlveda. Non so se avete mai sentito parlare di Sepùlveda, ma è colui che ha scritto anche "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", romanzo scoperto quando ero piccola piccola e da cui è stato tratto anche un cartone uscito qualche anno fa [che naturalmente non ho visto, perché non amo questo genere di cose]. Comunque ritornando a noi, è la 3° volta che lo ri-leggo, perchè [oltre a essere a corto di libri] l'ho sempre trovata una bella storia, con uno stile conciso, che va dritto dritto al dunque, anche se a tratti può apparire fugace. A volte vi si trovano dei risvolti psicologici disarmanti. Ho sempre amato questo genere di storie.

Comunque parla di un Killer di professione, a cui la giornata era iniziata male perchè la sua "Figa francese", mandata da lui stesso in Messico a fare una vacanza, lo aveva appena lasciato con un messaggio alla sua segreteria telefonica. Un killer, che aveva svolto il suo lavoro sempre al massimo della sua professionalità. Un killer che adesso era stanco, che aspettava solo ordini per il suo ultimo incarico e che non faceva altro che pensare alla sua donna, più giovane di lui, bella da togliergli il fiato, e che le aveva fatto dimenticare quel distacco emotivo, che doveva avere, per rimanere concentrato e svolgere al massimo il suo pseudo lavoro. Una donna che adesso si era innamorata di un altro.

La storia poi prenderà pieghe inaspettate e avrà un finale a effetto ... che non vi svelerò per lasciarvi il gusto della sorpresa. Cosa farà poi il killer? Darà retta al suo cuore o alla sua testa? Agirà con istinto o rabbia? Cercherà vendetta o perdonerà nel momento stesso in cui il grilletto avrà sparato il colpo fatale? E infine, avrà fatto veramente la cosa giusta?

"Il volto umano non mente mai: è l'unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto" [Sepùlveda]

17 settembre 2011

Mtv Brand New Art al Museo Pecci [Prato], 16 Settembre 2011

Ieri si è tenuta l'ultima serata "L'Arte incontra il Rock" al Museo Pecci a Prato [provincia di Firenze] e Io, insieme alla mia twin star'sister e S. siamo andate a vedere di cosa si trattava.

Prima di tutto spieghiamo precisamente cos'è: è un evento promosso da Mtv e Ceres nato con lo scopo di avvicinare i giovani all'arte contemporanea. Ma la cosa interessante è che, oltre alla location davvero suggestiva, vi erano esposte opere che ripercorrevano la storia del rock, unita alla possibilità di ascoltare dal vivo alcuni artisti che suonavano musica elettronica.

Devo ammettere che sono un'autentica ignorante in materia [di arte], anche se, da qualche anno a questa parte, sono affascinata dal mondo della fotografia ... Inoltre, all'università ho avuto la fortuna di frequentare una corso riguardo la storia dell'arte visiva  e la musica elettronica e l'ho trovato davvero interessante. Ammetto che è la prima volta che metto piede in un museo per mia volontà e per semplice curiosità.
Son sempre stata affascinata dal rock ... ma non sono un'esperta [quindi non mi metterò a snocciolare termini da donna vissuta che sa trattar di tutto]. Ascolto musica in maniera ossessiva-compulsiva, mi aggiorno, vado ai concerti, ho una certa cultura solo per alcuni artisti [gli eletti] e li giudico in base alle mie sensazioni [e poi non li smollo più] e un dettaglio NON trascurabile, son molto aperta alle novità. Quindi sono solo una semplice spettatrice che è stata a una mostra [che tra l'altro gli è piaciuta molto] e ha avuto l'onore di ascoltare dei signor-artisti-musicisti-dj di un genere musicale che adoro! [infatti vi consiglio di andare su You tube e ascoltarvi i Frank sent us].

Per il resto, lascio che siano le foto [di quello che ho visto] a parlare al posto mio:

26 agosto 2011

Il Libraio di Régis de Sà Moreira

"Il banco del libraio era nascosto dietro due scaffali disposti ad angolo. Al libraio piaceva l'idea che i clienti si trovassero da soli di fronte a un oceano di libri, una marea, per la precisione, senza che nessuno li osservasse. Gli piaceva che i libri esistessero anche senza di Lui. Si chiedeva se a piacergli non fosse l'idea stessa di non esistere".

Questa è la storia di un libraio e della sua libreria. Il libraio amava così tanto i suoi libri che gli parlava, gli faceva ascoltare musica [per la precisione Mozart], li conosceva tutti a memoria e li considerava come figli che andavano trattati con cura. Inoltre lasciava aperto il suo negozio anche la notte, per il buonsenso di non farlo trovare chiuso a chi ne avesse avuto bisogno. Non mangiava, però beveva tisane di tutti i tipi.

Insomma era un tipo particolarmente strano, chiuso nel suo mondo, odiava le coppiette che scacciava via ogni volta che varcavano la soglia,  e i clienti che lo disturbavano li spediva alla tabaccheria all'altro lato della strada o si metteva a dire ad alta voce frasi senza senso, imparate a memoria dai suoi manuali di lingua, per spaventarli e farli scappare [insomma decideva lui chi era ben accetto o no]. Inoltre aveva 10 fratelli/sorelle sparsi per il mondo e ogni volta che sentiva la loro mancanza, strappava da un libro una pagina e poi gli e la spediva, quello che rimaneva lo buttava in cantina [visto che poi era inutilizzabile/non più vendibile]; era stato innamorato per 3 volte solamente, e infine, secondo me ... Non era tanto rifinito di testa, [bè, sicuramente aveva contribuito al suo stato mentale piuttosto precario,  il suo essere rimasto segregato là dentro per anni e anni vittima dell'amore che provava per quei fogli di carta, nemmeno io, per quanto appassionata, riuscirei ad arrivare a tanto].

E' un libro che si legge bene in pochi giorni, ma per i miei gusti, è un po' troppo surreale, sentimentale, non è riuscito nel suo intento di esprimere tutta la passione per questo tema, perché non si capisce se è una sorta di sogno o è la realtà, o se è entrambe le cose contemporaneamente.

Comunque è una questione di gusto personale [per la serie: Non lo distruggerò solo perché non mi è piaciuto].

23 agosto 2011

Happy B-Day Contorsionista di parole Blog! 1 anno [sei ancora piccolo, ma avrai tempo per crescere ancora]

[l'immagine è stata presa dal motore di ricerca Google]
Questo blog è nato esattamente 1 anno fa ... O meglio [per essere più precisi], il mio primo post risale proprio al 23 agosto 2010. Quindi tecnicamente è il suo Happy B-Day! Ha all'attivo [statisticamente parlando]:

Da 2/3 mesi ho aperto anche una pagina fan su Facebook, per chi ancora non ne fa parte, l'indirizzo è:
Seguitemi anche lì, clikkate MI PIACE!

Nonostante questo blog appaia decisamente incasinato/confuso/privo di logica, rispecchia a pieno la miriade d'interessi, pensieri, tormenti di chi lo scrive [cioè la sottoscritta], purtroppo l'equilibrio è una cosa lontana, e per il momento stenta a farsi trovare [anche se, nel suo piccolo, un po' di successo, per fortuna, l'ha riscosso].

  • E' un blog goloso di libri, ama in modo smisurato la musica, a volte riesce a fare delle riflessioni pseudo-serie. Quando e se si sveglia bene, si spancia dal ridere senza più riuscire a trattenersi, inoltre è un gran pettegolo e critica tutto ciò che non gli stà bene, vive in paese e non vorrebbe, si sente più un cittadino del mondo, anche se ha il terrore di volare in aereo. Per ora si sente un disadattato senza fissa dimora. Ama l'estate e diventa malinconico quando è inverno. Vivrebbe volentieri al mare e odia la montagna e tutti quei luoghi che vanno al di sotto dei 30°. Non sa regolarsi, per lui ogni cosa è o bianca o nera. E' fortemente metereopatico e lunatico. Infine spera di laurearsi presto, sogna le cose in grande [perchè se no, sognare non avrebbe senso] e si augura con tutto il cuore di non avervi causato manie di persecuzione oltre la soglia consentita dalla legge.

    In ogni istante della nostra vita siamo ciò che saremo non meno di ciò che siamo stati. [Oscar Wilde]

    10 agosto 2011

    Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson

    Allan Karlsson sta per compiere 100 anni, e nella casa di riposo dove vive, gli stanno organizzando una festa di compleanno. Allan però, non ha nessuna voglia di continuare a stare lì, soprattutto in quel momento, così ha la splendida idea di scappare. Con le pantofole ancora ai piedi,  salta dalla finestra e va via. Non sa precisamente dove, ma quello che gli viene subito in mente è dirigersi alla stazione, prendere un bus e allontanarsi prima che l'infermiera Alice si accorga della sua assenza. Da questo momento in poi, l'anziano signore, s'imbatte in una serie di tipi strani. Alcuni di questi diventano i suoi compagni di avventura, altri invece, hanno la malaugurata sorte di essere uccisi [per sbaglio o perchè se lo meritano]: 
    - Un giovane con un giubbotto di pelle con dietro scritto NEVER AGAIN [il nome dell'organizzazione di cui fa parte] a cui Allan, per dispetto al suo essere scortese, gli frega la valigia, dove dentro ci sono un sacco di soldi; Julius, ladro e truffatore, ai suoi occhi davvero simpatico; Benny, titolare di un piccolo chiosco, uomo dalle mille conoscenze; Gunilla, soprannominata "Bella", donna di campagna, un po' grezza che aveva come amica un elefante di nome Sonia etc. etc. etc. 

    La polizia, dopo un'iniziale ipotesi di rapimento, si rende conto, andando avanti con gli eventi e le ricerche, che Allan, non solo non è stato vittima di nessun sopruso, ma anche che, molte cose, nella ricostruzione dei fatti non tornano e inoltre nel mezzo, c'erano alcuni soggetti  trovati morti, chissà in quale modo e per colpa di chi ...

    Inoltre la cronaca della fuga, si alterna ai resoconti della vita passata del protagonista di questo romanzo. Un'esistenza avventurosa e imprevedibile, dove la sua gioventù si svolge, in uno dei periodi più tormentati e difficili della storia, quello del post-seconda guerra mondiale, che si sussegue con i suoi incontri con Franco, Mao, Stalin, Churcill, altri presidenti americani ... Allan infatti è un esperto di esplosivi, sa costruire la bomba atomica e odia profondamente la politica. Ogni volta che gli capita di trovarsi di fronte a uomini ideologicamente schierati, li aiuta, a patto che gli offrano un buon bicchiere di acquavite e non gli parlino di argomenti che non gli interessano minimamente. 

    In Svezia ha venduto più di mezzo milione di copie diventando a tutti gli effetti un best seller. Io l'ho trovato davvero divertente, più vai avanti e più ti chiedi se Allan ci è o ci fa da quanto è ingenuo ...

    Comunque vale la pena leggerlo, perchè ti fa conoscere aspetti interessanti sul periodo della guerra fredda, che vengono affrontati in maniera così leggera e poco impegnativa che è piacevole scoprirli in questo modo, e non come sono presentati nei normali volumi-pacco di storia, con tanto di date, eventi, conflitti e nomi esclusivamente da memorizzare, e poi puntualmente non ti ricordi mai.

    6 agosto 2011

    "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh


    Non mi fido, come la lavanda.
    Mi difendo, come il rododendro.
    Sono sola come la rosa bianca, e ho paura. 
    E quando ho paura, lascio che la mia voce siano i fiori. 

    Prima di iniziare a leggere un libro, mi piace andare a curiosare quello che c'è scritto nella copertina [sia dentro che fuori]. Nei casi di scrittori stranieri, solitamente, ci sono i commenti, composti da frasi brevi, dei vari giornali che l'hanno recensito. A quanto pare, questo romanzo è stato considerato il più atteso del 2011. Un vero e proprio caso editoriale, dove appunto, le varie case editrici del mondo hanno innescato una guerra all'ultimo colpo per accaparrarsi i diritti di pubblicazione. Dentro di me, ho subito pensato: - wow, come può, un libro, ancor prima di essere distribuito, scatenare così tanto "scompiglio"? Lo devo assolutamente scoprire ...

    La trama, vede come protagonista principale Victoria, una ragazza molto difficile, dal passato pesante, che ha quasi sempre vissuto in riformatori, escludendo alcune brevi esperienze di affidamento andate male, o la convivenza con Elizabeth, che per un momento soltanto, le aveva fatto credere, che qualcuno al mondo, ci tenesse veramente a lei. La sua madre adottiva, amava i fiori, abitava in campagna e ogni autunno raccoglieva l'uva. La ragazza infatti, grazie a lei, aveva imparato a conoscere e apprezzare i fiori in modo smisurato. Ogni fiore aveva un significato, questo voleva dire, che quando ne regalavi uno a qualcuno, dovevi stare attenta a quello che sceglievi [per farti perdonare, per un amore stabile e duraturo, per far ritornare la passione di un tempo alla persona che amavi]. Insomma, al compimento dei suoi 18 anni, per Victoria inizia una nuova vita, quella di adulta ... Doveva quindi cercarsi un lavoro che le permettesse di pagarsi l'affitto, mangiare e autogestirsi senza l'aiuto di nessuno, compreso quello dell'assistente sociale che l'aveva seguita nei suoi passi fino ad adesso. I primi tempi, si ritrova a fare la barbona, a dormire in un parco, senza avere soldi per mangiare o un posto per lavarsi. Un giorno però, incontra una donna, che le darà la possibilità di lavorare proprio con ciò che più amava al mondo, "s'innamorerà" di un ragazzo, si affermerà nella sua professione e la sua esistenza prenderà una piega diversa e inaspettata ...

    Non scendo troppo nei particolari, per non togliervi il gusto di scoprire da soli, pagina per pagina, tutta la bellezza di questa storia così struggente, triste, emotivamente forte e che ho amato dall'inizio alla fine. Mi ha coinvolto così tanto da finirlo in pochi giorni ... e non è da me, visto che io sono poco amante dei fiori in generale [ho pure costretto mio padre a non regalarci mimose per la festa della donna, puzzano e mi fanno venire il mal di testa]. Però, mi ha colpito il fatto che questi nascondessero e portassero con sé, dei significati ben precisi [inoltre alla fine del libro, potrete trovare il dizionario con le spiegazioni su ciò che vogliono dire], quindi son sicura, che d'ora in poi, quando mi capiterà davanti agli occhi, un'orchidea, una rosa, un girasole, una margherita ... li guarderò con occhi diversi e penserò a Victoria.

    ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE.

    27 luglio 2011

    Ultimi libri letti ...

    L'estate mi da più tempo per dedicarmi alla lettura [soprattutto ora che fa freddo e non sai cosa fare]. Leggere mi rilassa, mi distoglie dai pensieri, m'immerge in altri mondi, facendomi dimenticare per un po' il mio, che da qualche mese mi sta stretto fino a farmi mancare [a volte] il respiro. 
    Questi sono gli ultimi 3 libri che ho letto:
    1. "Un viaggio chiamato vita" di Banana Yoshimoto: La Yoshimoto e i suoi viaggi nel mondo. Italia, America latina, Stati Uniti, Europa e i suoi resoconti sulla bellezza che ha toccato con mano, il freddo, il caldo, le terme, la sua esperienza di madre, le difficoltà. Un racconto autobiografico davvero degno di nota. A volte pensi che gli scrittori affermati e conosciuti a livello mondiale si sentano onnipotenti perchè, rispetto ad altri che ci hanno provato con tutte le loro forze, son riusciti ad arrivare dove volevano ... Poi, ti capita di leggere le loro storie e scopri che, molto probabilmente, grazie alla loro sensibilità innata e al loro guardare l'esistenza con occhi diversi, più attenti, scrupolosi, con varie sfumature, soffrono più degli altri e non solo per se stessi, ma per tutto ciò che li circonda.
    2. "Le luci di Settembre" di Carlos Ruiz Zafon: Questo è stato il quinto libro di Zafon che ho letto. Lo stile non differisce molto da quelli passati. Ogni volta che apri un libro che hai desiderato leggere da mesi e mesi, speri sempre di trovare qualcosa di nuovo, però poi, mentre le pagine scorrono, ti rendi conto che non SEMPRE è così, e la lettura allora, un po' ti annoia [nonostante pensi che Zafon sia uno dei migliori scrittori che ci siano]. Comunque questa è una storia che parla di un fabbricante di giocattoli che nasconde un segreto sulla sua ombra. L'ombra che ha venduto quando era bambino per poter arrivare al successo. Questo gli si ritorcerà contro e si ritorcerà contro anche sui vari protagonisti che cadranno vittime di un incubo di cui, solo alla fine riusciranno a salvarsi  e molto faticosamente.
    3. "Bianca come il latte rossa come il sangue" di Alessandro D'Avenia: Il protagonista è Leo. Leo è un sedicenne ossessionato dai colori e da Beatrice, una ragazza dagli splendidi capelli rossi, che però è ammalata e stà per morire. Il suo mondo gira intorno a Lei e a quello che potrebbe fare per cercare di salvarle la vita [cosa che però è alquanto irrealizzabile]. Mi ha ricordato di come a 16 anni anche io mi sentissi invincibile, in grado di conquistare il mondo con la mia sola forza di volontà, quando ancora ero protetta dalle 4 mura chiamate scuola e l'unica cosa a cui dovevo pensare era studiare e non fare nient'altro, se non ascoltare musica, uscire con gli amici, dedicarmi allo sport ...  E' un libro che ho totalmente divorato in 3 giorni da quanto mi ha appassionato, vi consiglio di leggerlo, perchè è davvero entusiasmante e coinvolgente, t'immedesimi nella storia in modo disarmante, perchè ritrovi parole e linguaggi che tu stessa hai usato, soprattutto quando pensi di esser stata la sola a provare certi stati d'animo e poi ti accorgi che tutti passiamo attraverso la fase dell'adolescenza [chi in maniera traumatica, chi meno] e abbiamo, oltre che, paura di crescere, anche l'incertezza di non sapere con precisione cosa diventeremo-faremo-saremo.

    23 luglio 2011

    Harry Potter e i doni della morte, Parte 2 ...

    Ieri sera son andata al cinema a vedere l'ultimo episodio della saga di Harry Potter ...
    Sono una fanatica del maghetto di Hogwarts, ho letto tutti i libri della della Rowling e non mi sono persa neanche un film. Una volta uscita dalla sala, la prima cosa che ho pensato è: 
    - O mio Dio, è finita per davvero, è adesso che faccio? non avrò più attese, o la suspence, o il dover dire, guarda il giorno tal dei tali ho un appuntamento importante in libreria o al cinema.
    Ma come tutte le belle storie ha una fine ... e va bene così [senza parole], come direbbe anche Vasco! [cosa centra con Harry non lo sò, ma ci stava bene come frase]. Comunque il film mi è piaciuto molto, mi ha fatto tornare alla mente alcuni particolari che avevo dimenticato. Ovviamente, poco amante del 3D, ho optato per la versione normale. Ciò che mi ha fatto più effetto è la parte finale, quando 19 anni dopo, ci sono Harry sposato con Ginny e Hermione con Ron che accompagnano i rispettivi figli a prendere il treno al binario 9 e 3 quarti [quando son andata a Londra, avevo l'albergo proprio a 2 passi da quella stazione, io e la mia twin star's sister abbiamo girato come delle matte per cercare almeno il binario numero 9 e farci una foto l'ha davanti, ma ahimè, non l'abbiamo trovato, peccato] ... chissà, magari la famosa scrittrice inglese ci stupirà con un continuo a sorpresa, ma per adesso facciamocene una ragione. Diamo un po' di pace, ai poveri protagonisti che hanno compiuto gesta eroiche per sconfiggere colui che non dev'essere nominato, saranno stanchi pure loro, che dite???!!!