4 giugno 2011

Kitchen di Banana Yoshimoto

[E' tanto che non recensisco libri, nonostante uno degli scopi principali per il quale questo blog è nato, è proprio per parlare della mia passione per i libri e per cosa leggo ... Ammetto anche che, in questi mesi, a causa dello studio, mi son data poco da fare, le ultime materie che mi son rimaste da dare, sono le più toste del corso e l'impegno dev'essere doppio, se non triplo, anche se la mia testa ha voglia di fare tutt'altro. Quindi pensare a troppe cose insieme mi crea più confusione che concentrazione, per la serie: non vedo l'ora che tutto questo finisca!].

Oggi voglio parlarvi di uno degli ultimi libri che ho letto: "Kitchen" di Banana Yoshimoto, a parer mio, una delle migliori scrittrici presenti nel panorama mondiale della letteratura contemporanea.

Kitchen [1988] è il primo romanzo scritto dall'autrice giapponese, si articola in tre racconti [capitoli] autonomi, ma che poi si legano grazie a un filo logico insieme agli altri. I primi 2 parlano della protagonista della storia che si ritrova vittima della morte improvvisa di sua nonna. Il suo nome è Mikage Sakurai. A rompere il suo stato di solitudine arriva il ragazzo dei fiori, Yuichi, vecchia conoscenza della nonna, che le chiede di andare a vivere insieme a lui e a sua "madre" Eriko. In realtà quella che si definiva sua madre, quando lui nacque, era suo padre; un uomo, che dopo la morte della moglie, decide di diventare donna con la sola e unica spiegazione che, nella vita non avrebbe mai più amato in modo così intenso, nessun'altra.
Mikage accetta la proposta e per un breve periodo abita con questa famiglia tanto strampalata e fuori dai canoni, ma buona e che la faceva sentire a suo agio. Però, dopo qualche mese di convivenza, Eriko viene uccisa da uno pazzo ossessionato da lei. Quindi Mikage e Yuichi si ritrovano nuovamente senza punti di riferimento [e platonicamente innamorati].
Nel terzo capitolo Mikage è andata a vivere da sola in un appartamentino tutto suo e ha iniziato a lavorare in una scuola di cucina. Fra i suoi ricordi e incubi peggiori vi è la morte del suo ragazzo Hitoshi, che viene ucciso in un incidente stradale dopo 4 anni che stavano insieme. La ragazza, di fronte a questa perdita, sembra non riuscire ad andare più avanti, ma a farle compagnia c'è il fratello del fidanzato morto, il giovane Satsuki che nello stesso incidente ha perso la fidanzata. I due cercano di superare il trauma consolandosi a vicenda.

I temi principali affrontati in questo romanzo sono il cibo e la cucina. Mikage, all'inizio del libro parla di quanto non esista stanza come la cucina che la faccia sentire veramente a casa, la sente così familiare che se avesse potuto, ci avrebbe anche dormito. Infatti, la prima cosa che fa, quando entra in una casa sconosciuta, è proprio osservare/perlustrare in ogni suo angolo questo pezzetto di abitazione. Inoltre il cibo è, il più delle volte, la soluzione a tutti i mali. Poi parla della sofferenza, della solitudine, del baratro in cui sprofondi quando ti ritrovi sola al mondo ... Leggendolo, sono arrivata alla conclusione che, molto probabilmente ci sono alcune persone che sono destinate a soffrire di solitudine più di altre, e rispetto ad altre non possono mai permettersi il lusso di lasciarsi andare, vivendo il rapporto con gli altri, come se fosse solo qualcosa di passaggio.

La Yoshimoto sa descrivere gli stati d'animo dei personaggi in maniera talmente poetica e chiara, che oltre a credere di rivivere in prima persona ciò di cui parla, riesci a formarti delle immagini ben precise nella mente. Le sue parole toccano, disarmano, sconvolgono e spiazzano da quanto le senti così vere.
Per questo vale la pena leggerla.