24 ottobre 2011

Tomboy di Céline Sciamma

Tomboy di Céline Sciamma. Dal 7 ottobre nelle sale cinematografiche. Distribuito da Teodora.

La protagonista del film si chiama Laure. Un giorno, Laure, insieme alla sua famiglia: sua madre, suo padre e la sorella più piccola si trasferisce in un nuovo quartiere di Parigi.
Laure, coi suoi nuovi amici si fa passare per un maschio e ci riesce ... Sa giocare a calcio, porta i capelli corti, indossa pantaloncini e magliette larghe, imita gli atteggiamenti dei suoi compagni, e arriva perfino a baciare una ragazzina che le piaceva. Per loro era Michael [il nome con il quale si era presentata], il nuovo arrivato. Fino a quando, sua madre viene a saperlo e costringe la figlia a indossare un vestitino blu, la prende per mano e la porta a fare il giro di alcuni dei suoi amici per spiegare loro come stavano realmente le cose. Il film finisce in modo inaspettato ... Nel senso che, quando pensi che la storia ha ancora molto da raccontare, a un certo punto vedi lei che, affacciata al balcone, scorge la bambina che le piaceva, scende giù, le dice come si chiama, le sorride, poi un attimo dopo, i titoli di coda che scorrono ... ??? e bè??? che vuol dire?

La parte che più mi ha colpito è quando sua madre la obbliga, per il suo bene, a confessarsi, a uscire allo scoperto. Non fa tutto questo per metterla in imbarazzo, ma per farle capire che deve solo vergognarsi di aver detto delle bugie, perchè prima o poi l'avrebbero scoperta .
Documentandomi un po' su internet, ho trovato un'intervista della regista dove spiegava che il senso era quello di voler fare un "film luminoso". Spiega anche che l'infanzia è una stagione della vita piena di sensualità ed emozioni ambigue e che per quanto riguarda l'identità sessuale, non è vero che oggi siamo più permissivi rispetto al passato. Inoltre è autobiografico. Citando l'articolo della Stampa.it:
«Il risultato è privo di qualunque ombra di morbosità: «In Francia “Tomboy” è diventato un film per famiglie, ognuno ci ha trovato qualcosa di interessante. La storia dice che nulla è definitivo, ed è stato meglio dirlo così, in modo ludico, pensando a Truffaut, ma anche ai polizieschi dove c’è un infiltrato che s’insinua tra i criminali»

E' molto particolare, ha tempi un po' lenti, con una valorizzazione accentuata dei primi piani, i dialoghi son rarefatti ... E' più un fatto d'interpretazione. Chi si rispecchia con la protagonista sicuramente lo sente più suo. Io l'ho trovato interessante perchè tratta un tema, che spesso non si vuole e si fa fatica ad affrontare, in modo innocente.

Se siete rimasti colpiti, a Firenze c'è ancora la possibilità di vederlo al cinema Multisala il Portico, Via Capo di Mondo 66/68 [dalle parti dello Stadio].

21 ottobre 2011

Zorro Un eremita sul marciapiede di Margaret Mazzantini

"Mi guardo dall'alto, steso sulla mia panchina col mio cartone di vino e rido, e volo ancora, e supero l'ozono, e arrivo dal Padreterno, lassù, sul nuvolone di zucchero filato, gli do di gomito, si entra in confidenza e lui mi fa:
 - vedi Zorro, io 'sta giostra terrena l'ho armata solo per farmi due risate.  E io gli faccio: - Dai Padreterno, fammi stare un po' quassù con te a guardare 'sto videogame, 'ste valanghe squinternate di vivi, quelli che saltano fuori pista con le macchine, quelli che saltano dai balconi, quelli che saltano con le bombe, quelli che saltano e basta.
- Ti piace?
- Urca!

- Vedi Zorro, io potrei prenderli e rimetterli al loro posto senza fatica, ma non lo faccio. 


- E perchè?

- L'hanno voluto 'sto regaluccio del libero arbitrio? Se lo tenessero."


Questo è un monologo teatrale scritto da Margaret Mazzantini per l'attore Sergio Castellitto [suo marito]. Zorro è un barbone. Un uomo che da un certo momento in poi della sua esistenza, ha deciso di vivere per strada, sulle panchine, alla stazione dei treni ... Prima, aveva una casa, una compagna: Anna, e un cane, adottato nel momento in cui, aveva incidentalmente investito un ragazzo che aveva attraversato la strada senza guardare, e è morto. Racconta di Zorro e dell'opinione che ha di quelli diversi da lui: I cormorani, quelli che hanno un tetto dove ripararsi e un letto dove dormire, un lavoro, le abitudini di sempre, le cene con gli amici ... Zorro è arrabbiato, molto arrabbiato, e attraverso questa rabbia, ripercorre la sua infanzia e tutti i momenti spiacevoli che ha passato, fino ad arrivare al punto in cui è arrivato.

Mi è sembrata una storia molto introspettiva, che si sussegue con il protagonista che parla con se stesso in modo piuttosto logorante. Infatti non è molto facile recensire pensieri ... perchè i pensieri e come vengono percepiti son qualcosa di molto soggettivo. Comunque per chi ama il modo di scrivere così audace-geniale-fuori dai canoni della Mazzantini, non ne rimarrà deluso. Inoltre è tratto dalle esperienze personali realmente accadute e di tutti i giorni della scrittrice.

9 ottobre 2011

La fattoria degli animali di George Orwell

Una sera, dopo che il signor Jones, il padrone della fattoria padronale, era andato a dormire ubriaco come il suo solito, gli animali si riunirono per parlare della drammatica situazione di cui erano vittime. Il Vecchio Maggiore, il maiale più anziano di tutti, li chiamò in raccolta e mostrò loro la condizione che erano costretti a subire continuamente, invitandoli quindi a ribellarsi insieme a lui, all'angheria, la cattiveria, l'oppressione che quell'uomo gli faceva vivere là dentro. Inoltre, gli insegnò una canzone intitolata "Animali d'Inghilterra", che elesse a inno ufficiale ... Tre giorni dopo, il Vecchio maggiore morì, ma le sue parole rimasero impresse nella memoria di tutti. Infatti, dopo che il signor Jones e i suoi contadini, per l'ennesima volta, si erano dimenticati di dargli da mangiare, gli animali inferociti misero in atto la rivoluzione di cui avevano tanto parlato, gli si rivoltarono contro e cacciarono gli uomini dalla fattoria. Il giorno dopo scrissero sul muro i 7 comandamenti che gli animali avrebbero dovuto rispettare:

  • Tutto ciò che va su 2 gambe è nemico; Tutto ciò che va su 4 gambe o ha le ali è amico; nessun animale vestirà abiti; nessun animale dormirà in un letto; nessun animale berrà alcolici; nessun animale ucciderà un altro animale; Tutti gli animali sono uguali.
In seguito, in gruppo e uniti più che mai da questo obbiettivo comune portarono avanti i soliti lavori di sempre, la fattoria diventò più efficiente e prospera di cibo, e venne ribattezzata "La fattoria degli Animali", il signor Jones veniva deriso da chiunque e anche i suoi tentativi di rimpossessarsi della casa fallirono miseramente, perchè gli animali si sentivano forti, agguerriti, pronti a difendere la loro libertà con ogni mezzo. Inoltre, adesso a prendere le decisioni c'era Napoleon, un maiale molto intelligente, che sapeva leggere e scrivere, far di conto, ragionare e sapeva meglio degli altri, cosa era più giusto fare. Col tempo però, questo clima così tanto democratico si trasformò in un vero e proprio regime totalitario e oppressivo, fatto di paure, menzogne, dove le vecchie 7 regole si dimezzarono, fino ad arrivare ad avere significati diversi ... Napoleon, insieme al suo gruppo di compagni maiali, s'impossessò della casa padronale, iniziò a bere birra, moltiplicò le ore di lavoro, dove il cibo migliore era riservato a lui e alla sua casta di eletti, inoltre si prese la libertà di ammazzare chiunque gli andasse contro, abolì l'inno ... Insomma il resto della compagnia si trovò in una condizione peggiore della pre-rivoluzione perdendo di mira i buoni propositi che si erano prefissati tutti insieme quando avevano deciso di ribellarsi dalla cattiveria dell'uomo.

Questo racconto è ambientato in Inghilterra, nella prima metà del 900. L'obbiettivo di Orwell è descrivere metaforicamente la rivoluzione russa del 1917. L'ho trovato un romanzo davvero interessante dal punto di vista narrativo, denso di significati e a tratti molto riflessivo. Come viene descritto anche nel libro, l'obbiettivo è fare un paragone fra l'animale come simile all'uomo, e del suo delirio di onnipotenza. Quell'uomo che è sempre stato assetato di potenza, dove più potere ha, più ne vuole, e per arrivarci lo fa anche grazie alle menzogne, alla pressione psicologica, al terrore che contraddistingue le ideologie che hanno caratterizzato il 900 [comunismo, fascismo, nazismo ...]: totalitarie, assurde, che hanno segnato un'umanità intera mostrando fino a che punto può arrivare il lato peggiore dell'animo umano [animale]. A me è piaciuto molto.

4 ottobre 2011

Intervista su WLibri.com, si ma a chi??? a me, a me, a me ... La contorsionista di Parole [Blog]

Qualche sera fa, con mia somma sorpresa, mi è arrivata una mail da un sito letterario, interamente dedicato al mondo dei libriW.Libri.com dove mi è stato chiesto se mi andava di fare una breve intervista

Wow ... Ma la Contorsionista di parole [blog] è in onda solamente da poco più di un anno! Acc ... che bello, che Opportunità! Ho accettato soprattutto perchè mi si chiedeva di parlare di un argomento di cui sono appassionata, che conosco bene [senza nessuna presunzione] e avrei avuto sicuramente qualcosa da dire.

Quindi senza troppi preamboli, rigirii, arrampicamenti vari, contorsionismi inutili eccovi il link per leggermi [se vi va ovviamente]:


Inoltre, vi consiglio spassionatamente di visitare il sito in questione: http://www.wlibri.com/ Soprattutto, se come me, vi piace leggere e volete essere sempre informati sulle varie novità, o volete sapere qualcosa di più sui classici.

Vi ricordo anche la pagina fan del mio bloghttp://www.facebook.com/Francescast84 per tutti quelli che non hanno un blog, ma vogliono continuare a seguirmi e vogliono interagire con me!

2 ottobre 2011

Veronika decide di morire di Paulo Coelho

Che cos'è un matto? [...] Questa volta ti risponderò senza giri di parole: La FOLLIA è l'incapacità di comunicare le tue idee. E' come se tu fossi in un paese straniero: Vedi tutto, comprendi tutto quello che succede intorno a te, ma sei incapace di spiegarti e di essere aiutata, perchè non capisci la lingua. Ma è qualcosa che abbiamo provato tutti. Perchè tutti in un modo o nell'altro, siamo folli.

Questa è la storia di Veronikadel suo tentativo, tra l'altro fallito, di uccidersi, e del suo ricovero presso l'ospedale psichiatrico di Villete. Veronika non disprezzava la vita, ma nemmeno l'amava ... Per lei i giorni erano sempre tutti uguali, monotoni, ripetitivi. La mattina si alzava, andava a lavorare in biblioteca, ogni tanto usciva a bersi qualcosa, incontrava e conosceva gente, ma a una certa ora doveva tornare a "casa", o meglio, una stanza che aveva preso in affitto dalle suore. Veronika, inoltre aveva la concezione che questo faceva parte dell'esistenza di ognuno: andare a scuola, fare i compiti, trovarsi uno scopo da portare avanti, guadagnare il minimo indispensabile al proprio mantenimento, non far del male ai propri genitori che avevano fatto molti sacrifici per renderla felice [tra cui il rimanere insieme], seguire le regole imposte per mantenere l'ordine cosmico delle cose. Anche nel momento stesso che aveva deciso di farla finita, aveva studiato nei minimi particolari il modo sul come farlo: nessun spargimento di sangue inutile [perchè poi le suore presso cui alloggiava avrebbero dovuto pulire la stanza], niente slanci insensati dai palazzi [perchè oltre a provocare alla propria madre il dolore di non esserci più, non gli avrebbe dato anche la pena di dover riconoscere il suo corpo distrutto dall'impatto della caduta] ... Quindi, con la scusa di non dormire bene la notte, era riuscita, grazie ad alcuni colleghi, a rifornirsi di due scatole di sonniferi che avrebbe ingoiato tutte insieme in una volta sola. E così fece. Dopo di che, al suo risveglio si accorge di esser stata ricoverata presso l'ospedale psichiatrico del Paese [la cosiddetta Casa dei Matti]. Da lì, iniziò il suo percorso verso la guarigione, la scoperta del suo amore per la vita, il capire che ognuno aveva tra le mani il potere di decidere per se stesso cosa voleva fare e come comportarsi anche se non era ciò che veniva richiesto dalla società ... Questo cambiamento fu dettato anche dal fatto che, il Dottor Igor, appena riaprì gli occhi, la informò che il suo cuore malato non avrebbe retto per più di una settimana. Non solo Veronika non morirà, ma s'innamorerà, ritroverà la sua passione per il pianoforte e avrà il coraggio di fregarsene e abbattere quei muri mentali che l'avevano condizionata per ben 24 anni.

E' la seconda volta che lo rileggo, ed è la seconda volta che mi fa riflettere in modo così sconvolgente, da ripensare a tutto quello che ognuno di noi non fa per il terrore di essere o apparire diverso, o etichettato o additato dagli altri [Ma cos'è la normalità? gli altri chi sono? contano per davvero? giudicano a fin di bene? hanno veramente il potere di farlo? per quale motivo?]. Lo considero uno di quei libri che io definisco"salvavita" perchè descrive a pieno di come spesso ci manca il coraggio di esprimerci liberamente, per colpa di ciò che c'insegnano come assoluto-morale-consentito e noi impariamo a ficcarcelo sapientemente nella nostra testa fidandoci della buona fede di questi e reprimendo, la nostra vera natura. Sappiamo benissimo ciò che è: - giusto/sbagliato, bene/male, normale/folle, lecito/illecito ... E agiamo di conseguenza, perchè è quello che ci chiedono di fare, per amore, per convenienza, per forma, perchè così fan tutti. Una volta finito, rispetto alla prima volta che lo presi in mano, penso di aver fatto dei grandi passi avanti, tante barriere son crollate, le mie certezze mi bastano e son le uniche che contano, accetto con più serenità ciò che prima non accettavo con serenità e son più consapevole.

Consiglio di leggerlo, perchè è una delle storie più riuscite di Paulo Coelho [in assoluto il mio scrittore preferito] e perchè è dedicato a chi non ha ancora preso coscienza di se stesso e ha bisogno di ritrovarsi.