5 novembre 2012

Tokyo Blues Norwegian Wood di Haruki Murakami [recensione]

TOKYO BLUES
NORWEGIAN WOOD
di 
HARUKI MURAKAMI

Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica 
Traduzione: Giorgio Amitrano
Pagine: 331
ISBN: 978807813047
Prezzo: € 7.50

Sono stata assalita da un'irrefrenabile desiderio di rileggere dopo tanti anni il libro di Murakami, un capolavoro in tutto e per tutto. 
"Tokyo Blues" è il titolo della prima edizione italiana di Feltrinelli, poi nel 2006 la nuova edizione di Einaudi ha recuperato il titolo originale, quello di una famosissima canzone dei Beatles "Norwegian Wood" inserita nell'album "Rubber Soul" del 1965.
Tōru Watanabe, Naoko e Kizuki sono uniti da una profonda amicizia; il suicidio di Kizuki, all'età di soli diciassette anni, sconvolge irrimediabilmente l'esistenza di Tōru e Naoko. 
Su un aereo per Amburgo, Tōru, in un lungo flashback che accompagna l'intera narrazione, ripercorre la sua giovinezza, gli anni universitari e gli eventi seguenti la morte del suo migliore amico. Naoko è rientrata nella sua vita, ma non riesce ad affrontare il mondo e un percorso senza il suo più grande amore, Kizuki. Finisce così per scegliere di curarsi in un clinica particolare, continuando a mantenere i contatti, per quanto può, con Tōru, aiutata dalla sua amica Reiko, anche lei ricoverata; fra i tre si instaurerà un rapporto profondo.
Nel frattempo, Watanabe incontra all'università Midori, una ragazza vivace e frizzante, che ha dovuto affrontare la morte di entrambi i genitori. Diventano molto amici, ma il loro legame finirà per prendere pieghe inaspettate. La passione per la letteratura americana, in particolare per il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald "Il grande Gatsby", lo avvicina a Nagasawa, studente di diplomazia internazionale: trascina Watanabe in serate dedite all'alcool e alle donne. Nagasawa si dimostra sempre al di sopra delle regole e il suo stile di vita condiziona profondamente la sua fidanzata Hatsumi, la quale soffre per i tradimenti, ma continua a sperare in una conversione da parte dell'uomo che ama. Un altro rapporto a tre è quello che vede protagonisti proprio Nagasawa, Hatsumi e Tōru; quest'ultimo non condivide il comportamento dell'amico, ma non capisce neanche come Hatsumi riesca ad accettare e a perdonare sempre ogni suo atteggiamento. 
Non sappiamo chi sia diventato Watanabe, ma sappiamo chi sia stato tra i diciassette e i vent'anni e chi sono le persone che lo hanno toccato nel profondo e hanno condizionato quel giovane ragazzo. 
Kizuki è stato il miglior amico, impossibile da rimpiazzare. Nagasawa, irrequieto, libero ed egoista, si è avvicinato al protagonista, ma le sole affinità nelle letture non hanno reso l'amicizia autentica. 
Naoko, ragazza fragile, condizionata in modo irreparabile dalla morte di Kizuki, vorrebbe amare Tōru, ma non ci riesce. Resta costantemente sospesa tra la vita e la morte. 
Midori apre le speranze a Watanabe, rappresentando la possibilità per il futuro di essere realmente felice. 
Reiko è il pilastro di Naoko, quello che vorrebbe essere Tōru. Riesce a guarire dopo molti anni.

Sono moltissimi gli articoli che trattano il fenomeno del suicidio in Giappone, che dagli anni Novanta a oggi ha subìto un incremento notevole, tanto da destare forti preoccupazioni. 

Nel 2009 il Giappone ha superato per il dodicesimo anno consecutivo la soglia dei trentamila suicidi in un anno; si attestano anche casi di persone che decidono di togliersi la vita in segno di rispetto verso la società, in quanto desiderano espiare le proprie colpe. 
Leggendo il romanzo, ho pensato: "Cavolo, quanti ragazzi giovani decidono di suicidarsi? Perché Murakami ne inserisce così tanti nella narrazione?". Così ho fatto qualche piccola ricerca su Internet (una fra le fonti Wikipedia, ma non solo; Google permette di trovare un sacco di pagine che parlano del suicidio in Giappone, come problema diffuso) trovando molti articoli che trattano il fenomeno.
Fra gli aspetti che più mi hanno colpita: la foresta Aokigahara, soprannominata "la foresta dei suicidi", è una meta con una forte incidenza di suicidi; nel caso in cui il suicida si sia buttato sotto un treno, la famiglia si deve accollare le spese, a volte molte elevate, per ripulire l'area in modo perfetto (agghiacciante!).

Un libro assolutamente consigliato, una lettura scorrevole e intensa, resa tale anche dall'ottimo lavoro di traduzione.

Un confronto con la realtà orientale, dipinta in maniera affascinante dall'autore. 
Un percorso che rende consapevole il protagonista di quanto la morte non sia l'opposto della vita, ma sua parte integrante.    

Non si può neanche tralasciare la colonna sonora portante del romanzo, viva in ogni pagina!


Veronica

8 commenti:

  1. Devo decidermi a leggere qualcosa di questo autore... ne ho sentito parlare da tutti molto bene ed è ora che gli dia una possibilità!

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    1. Dagliela questa possibilità, ti assicuro che la merita!

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  2. Sai che ho questo libro in giacenza da un po' e ancora non l'ho letto? Mi dovrò decidere al più presto ...

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  3. È proprio il periodo adatto per leggere Norwegian Wood. Trovo che sia un libro che, per essere apprezzato, debba essere letto in autunno o in inverno. Bello, profondo, crudo e "reale".

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    1. Io l'ho letto due volte e sempre in questo periodo dell'anno! Proprio un bellissimo libro...

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  4. Straordinario romanzo, quello che mi ha fatto scoprire Murakami e il suo mondo!
    La questione dei suicidi diffusi in Giappone mi lascia sempre perplessa e con tante domande...

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    1. Lascia davvero interdetti il fenomeno dei suicidi, è davvero triste; la cosa più inquietante è come sia considerata quasi una "consuetudine" in Giappone, proprio perché i casi sono in aumento.
      Comunque un libro favoloso: scoprire la cultura in questione attraverso le parole di questo bravissimo scrittore!

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