27 dicembre 2012

La Poesia di Vasco Rossi di Antonio Malerba [recensione]

La Poesia di Vasco Rossi
di Antonio Malerba

Una Interpretazione

ZONA 2012 
pp. 88 - EURO 10 
ISBN 978 88 6438 315 6

Ascoltando le canzoni di Vasco, ma anche leggendone le interviste e gli scritti, si ha la sensazione di una grande coerenza e profondità di significati. Tra i temi più sentiti: il sentimento del finito, la crisi delle verità, la vita come caos, il male di vivere, il valore consolatorio della musica.

Prefazione: L’incessante opera di produzione e distruzione del divenire include per l’uomo la minaccia che ciò che lo circonda o lui stesso vada perduto. Un avvenire che può realizzare in ogni istante l’eventualità del non essere più che accompagna ogni altra possibilità. La fine è la condizione inevitabile e la possibilità sempre presente che determina l’intera nostra esistenza. Viviamo inscritti in un orizzonte di temporalità dove i caratteri dominanti sono precarietà e insufficienza. […] Facendo esperienza del limite, in tutte le sue dolorose manifestazioni, apprendiamo il destino di nullità del nostro stare al mondo. La finitudine è la circostanza dell’essere esposti al vuoto di una cancellazione. Il già stato dischiude l’abisso di un tempo bruciato, relegato nella dimensione della mera assenza, di ciò che non è e non sarà più.Vivere è un assistere impotenti allo scivolare dell’esistente nel nulla del passato. [editrice zona]

RECENSIONE: Qui ci troviamo di fronte a un vero e proprio esperimento poetico-filosofico su uno dei più grandi cantautori del panorama italiano. Tutti, chi più chi meno, conosciamo le canzoni di Vasco Rossi. Io lo ascoltavo in particolar modo nella fase dell'adolescenza e lo adoravo. L'ho sempre considerato un vero e proprio poeta che per chissà quale motivo riesce con poche parole a toccare le corde dell'anima di ognuno di Noi. Ammetto di averlo visto cantare dal vivo una volta sola, allo stadio di Firenze ... ed è un inspiegabile trascinatore di folle, è un rocker [anche lui si definisce così], è uno di quei cantanti che ti lasciano il segno e non sai qual è la magia che attua per trasmetterti quella sensazione di disincanto in cui speri di uscirne il più tardi possibile.


Questo libro, a parer mio, analizza due aspetti fondamentali:
  1. L'Autore si pone l'obbiettivo di spiegare i concetti del cantante che seguono una poetica ben precisa, lineare e coerente con un determinato agire filosofico: Vasco infatti è profondamente influenzato dal pensiero di Nietzsche. Il flusso inarrestabile degli eventi che accadono e non puoi fermarli. Il corpo e lo spirito. L'andare avanti lasciandosi trascinare dal vento dell'esistenza. Le cose che si muovono, si dicono, si credono, si pensano e poi cambiano. Gli ideali visti ora come utopie. Le sue ironiche fotografie della realtà e la vita che va considerata come un gioco. Il gustare l'attimo come orizzonte privilegiato del nostro agire senza rimpianti. Il suo non credere in Dio e il ritenerlo come un appiglio dei popoli per farsi possedere da qualcuno e infine l'amore per l'arte che è un'ancora di salvezza e la possibilità per ognuno di esprimersi e liberare i propri malesseri ...
  2. L'autore illustra la linea stilistica adottata da Vasco per scrivere le sue canzoni: In una sua intervista il cantante racconta che, quando era ragazzo, amava profondamente i cantautori degli anni 70. Si rese conto però che avevano un modo di raccontare le cose troppo lungo. Invece per lui i giovani avevano voglia di ascoltare melodie in cui ci fossero meno parole e così si avventurò in un esperimento come "Toffee", seguito poi da "Ogni volta", fino ad arrivare alla più recente "E ..." portandolo al successo di adesso. Il suo "pensiero breve" quindi [spiega Antonio Malerba] non è altro che il tentativo di sfuggire a riflessioni sistematiche evitando periodi lunghi e articolati. I linguisti [soprattutto quelli della vecchia scuola] lo definirebbero un impoverimento vero e proprio del linguaggio. Secondo me [come la pensano anche molti suoi fan] è stata la mossa vincente per esprimere le emozioni per quello che sono, cioè meno complicate di quel che crediamo. Non abbiamo bisogno di chissà quali termini per dire come ci sentiamo, cosa proviamo, che ci passa per la testa. Lo disse anche un filosofo del linguaggio che "Il mondo predilige a priori la semplicità", perchè la semplicità , non è sinonimo di ignoranza, ma è l'arma vincente per rendere la musica un "prodotto" comprensibile e alla portata di tutti e se ben fatto, profondo [merito che a Vasco gli va riconosciuto].
Se questo libro vi ha incuriosito e volete approfondire ancora di più la sua conoscenza, vi lascio il link del sito dedicato a esso:


Francesca

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