28 aprile 2013

Niente da nascondere di Francesco Casali [Presentazione e Recensione]

Niente da nascondere
di Francesco Casali

ISBN : 9788890757471
Genere : Saggio Psicologico
Formati : Cartaceo A5 con alette
Lunghezza : 300 pagine
Prezzo: 12 Euro
Questo libro non nasconde nulla. Fin dalle prime righe il lettore capisce che non ha scampo, si parla proprio di quello. Del dolore mentale. In tutte le sue versioni e interpretazioni, innescato dalle cause più varie, come compagno di strada fin da bambino, oppure incontrato lungo i tornanti della vita adulta in genere lungo il sentiero della passione amorosa che il più delle volte lo precede e ne rappresenta l’anticamera con l’incantesimo dei suoi piaceri. fa una proposta alternativa nelle pagine di questo libro intelligente, appassionato e bellissimo. L'autore suggerisce implicitamente di non distrarsi affatto ma di godersi la solitudine dolente e creativa dedicata all’immaginazione, alla nostalgia, al sogno, alla fantasia ad occhi spalancati che guardano il vuoto accettando fino in fondo la delusione e il rimpianto, la rabbia e la costernazione per l’ingiustizia subita, la perdita insensata, la rottura del progetto incompiuto [...]
RECENSIONE: A metà fra un saggio psicologico e un romanzo, e aggiungo io, decisamente autobiografico. Francesco infatti fa l'educatore. Nel primo capitolo, ci tiene a precisare che questo libro non ha "niente da nascondere" proprio come il titolo che porta. Ma cos'è che non ha "niente da nascondere"?

Due cose in particolare:
- Ciò che hanno visto i suoi occhi in questi anni di esperienza a contatto con persone con problemi psichiatrici come Andrea, Roberto, Angelo o Giovanni ... schizzofrenici, depressi, paranoici, matti per finta, matti per davvero.
- Il dolore. Fisico, mentale, spirituale, personale. Quello che ti distrugge. Quello che non ti salva da niente e nessuno. Quello causato da un abbandono, da una morte, da un tradimento, da una società che corre troppo velocemente e tu non riesci a stargli dietro, dalla vita di tutti i giorni. Quello che va affrontato perchè è necessario da sconfiggere per poter andare avanti.

Al centro di tutto ci siamo noi, c'è la fragilità dell'essere umano, c'è quell'equilibrio che si trova spesso su una corda che speri non si spezzi mai. L'autore s'interroga e al tempo stesso interroga su argomenti che preferiamo evitare, per esempio come Noi reagiamo quando qualcuno che ci sta accanto, soffre, come superare il lutto ... di qualcuno a te caro che non c'è più, i dilemmi che ti prendono se ti ritrovi a dover fare i conti con una compagna che ha fatto le sue scelte. Non voglio andare troppo nei dettagli. Voglio che siate voi a scoprire parola per parola da soli.

A parte qualche refuso e un editing poco curato, vi consiglio di leggerlo perchè dal punto di vista stilistico-narrativo lo scrittore ha il dono di raccontare in maniera coinvolgente gli argomenti trattati.


Francesco Casali è nato a Milano nel 1977, figlio di due insegnanti vive tra Milano e Genova. Dal 1999 lavora come educatore professionale con soggetti a rischio di emarginazione e con problematiche psichiatriche e di tossicodipendenza. Negli ultimi anni si è occupato soprattutto di attività sportive con finalità terapeutiche, riabilitative e di integrazione sempre nel campo del disagio psico-sociale. "Niente da nascondere", il suo primo saggio, è stato curato dal Prof. Gustavo Pietropolli Charmet




Francesca

27 aprile 2013

La punizione del romanzo di Danila Passerini [recensione]

LA PUNIZIONE DEL ROMANZO
di
Danila Passerini

Editore: L'Erudita
Pagine: 170
ISBN: 9788867700288
Prezzo: € 15,00


Il romanzo è ambientato nel futuro, precisamente nel 2041, segnato da un cambio di rotta nelle dinamiche sociali e civili. Il mondo è guidato da principi di solidarietà e altruismo, rispettati da tutti gli esseri umani: la Terza guerra mondiale ha posto l'umanità intera di fronte a una scelta necessaria di cambiamento per ricostruire, sopravvivere e non ricadere negli errori del passato. 
Filippo è un ragazzino di sedici anni, piuttosto restio nei confronti di questo modo di vivere totalmente per gli altri. L'atteggiamento di ribellione che lo contraddistingue si esterna in tutte le situazioni della quotidianità: scuola, compagni, famiglia. Da quest'ultima soprattutto si sente estraneo, in quanto la preoccupazione dei genitori è completamente assorbita dalle difficoltà della figlia prediletta, Maristella: caricata di troppe aspettative e responsabilità esplode, fino a chiudersi in se stessa e  smettere di parlare.
Durante una lezione su I Promessi Sposi, Filippo esterna la sua insofferenza verso personaggi come Renzo e Lucia, a parer suo, senza alcunché di speciale; messo sotto pressione dall'insegnante, si sfoga con una compagna, Eleonora, la ragazza di cui è innamorato, ma non riesce a dichiararsi. Il giorno dopo la sorprende nei corridoi della scuola con Andrea, il suo ragazzo, e ciò porta Filippo ad aggredire il compagno, incurante delle conseguenze. Le conseguenze non tarderanno ad arrivare e Filippo sarà spedito per punizione in un romanzo, ma non in uno qualsiasi, proprio ne I Promessi Sposi, per interpretare la parte dell'unico personaggio, secondo lui, degno di considerazione: Don Rodrigo. 
Regola da seguire: non tradire lo svolgere degli eventi, seguire esattamente la vicenda come Manzoni l'ha descritta, pena il non ritorno alla realtà.

L'autrice immagina un futuro utopico, in cui regna la pace e ognuno si adopera nell'aiutare gli altri. 
Filippo è il protagonista ribelle costretto a imparare una lezione importante nella maniera meno canonica.  
Il lettore è catapultato nel romanzo storico de I Promessi Sposi e segue con grande curiosità le vicende che vedono protagonista Filippo/Don Rodrigo, che dovrà impegnarsi nel mantenere fedele nelle azioni il suo personaggio. 
Sono stata catturata dalla storia, raccontata in maniera brillante da Danila Passerini, che oltre a essere coinvolgente è divertente. Le situazioni che si susseguono obbligano il protagonista a inserirsi in un'epoca storica che sarà in grado di insegnargli tanto, più di quanto lui stesso avrebbe mai  immaginato.

"Che ne sai tu signorino, con le tue belle mani bianche che non hanno mai lavorato un solo giorno, di che cosa è fatta la vita di noi comuni mortali. Che cosa credi che sia: un romanzo? Una di quelle belle poesie sdolcinate che leggi alle tue dame? No, caro mio, la vita è fatica, impegno, sudore, dolore. [... ]". (p. 124)

Molto apprezzata la scelta della spedizione punitiva di Filippo direttamente nel romanzo I Promessi Sposi, pietra miliare della letteratura italiana, per interpretare il cattivo. Il protagonista si troverà continuamente a prendere delle decisioni, scontrandosi con la sua natura e quella del suo personaggio Don Rodrigo, che si rivelerà molto diverso dalle sue aspettative.
L'idea chiave de La punizione del romanzo è apprezzabile in tutte le sue componenti: la difficoltà di ambientazione in un romanzo così importante come quello di Manzoni; l'immaginare una realtà futuristica fuori dalla nostra attuale concezione, ma in ogni modo auspicabile; far convergere il protagonista con un personaggio spregevole come Don Rodrigo. Il tutto è favorito dall'ottima scrittura dell'autrice e da dialoghi vivaci e divertenti, che portano a confrontarsi l'uomo del XXI secolo con l'uomo del Seicento.
Assolutamente consigliato!

Danila Passerini, nata a Bologna il 2 gennaio 1957, vive ad Aosta con la famiglia, il cane Lo Zar e la tartaruga Martina. Insegna letteratura italiana e storia all'Istituto tecnico-professionale Corrado Gex. 

Veronica

25 aprile 2013

Follia di Patrick McGrath [recensione]

Follia
di Patrick McGrath

Traduzione di Matteo Codignola
Fabula 1998
47ª edizione
pp. 294
isbn: 9788845913600
«Le storie d’amore contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni». Inghilterra, 1959. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera – la passione letale fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra dell’ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. È una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile – finché lentamente non ne emergono le ragioni nascoste. Il fatto è che in questo straordinario romanzo neogotico McGrath ci scalza dalla posizione abituale, e confortevole, di lettori, chiedendoci di adottare il punto di vista molto più scabroso di chi conduce una forma singolarmente perversa di indagine: il lavoro analitico. Eppure qualcosa, forse una tensione che a poco a poco diventa insopportabile, ci avverte che i conti non tornano, e che l’inevitabile, scandalosa e beffarda verità sarà molto diversa da quella che eravamo stati costretti a immaginare.
RECENSIONE: Ho finito questo romanzo qualche giorno fa e ho avuto bisogno di un po' di tempo per rifletterci sopra. Ci ritroviamo di fronte a qualcosa di molto forte, struggente, emotivamente agghiacciante. Le pagine scorrono, scorrono, scorrono e a un certo punto sorge spontanea la domanda se le parole stampate stanno psicanalizzando te o i protagonisti.

E' ambientato nell'Inghilterra degli anni 50. La voce narrante è quella di Peter, psichiatra presso un istituto per malati di mente, che espone analiticamente, in prima persona, la storia d'amore nata, in quelle stesse mura, tra Edgar, paziente in cura per aver ucciso la moglie e averle tagliato la testa a causa della sua gelosia, e Stella, moglie di Max, suo collega, vicedirettore. I due, incuranti del pericolo e del rischio di essere scoperti si lasciano trascinare in una relazione coinvolgente e totalizzante, fino a quando Edgar [grazie anche al suo stato di semilibertà] riesce a scappare. Lei, non solo viene accusata di essere stata la complice della sua fuga, ma s'innesca nella sua testa la convinzione di averlo perso. Quando tu lettore, credi di essere arrivato finalmente alla soluzione più adatta a chiudere qualcosa di sbagliato in partenza, Stella per reagire al suo stato d'animo apatico, depresso, disperato [con un colpo di scena indesiderato] va alla ricerca del suo amante. A Londra. Riescono a trovarsi e iniziano quindi una nuova vita insieme. Felici e innamorati. Ma le cose non andranno come si aspettava perchè fa finalmente i conti con la sua malattia mentale. La polizia poi li trova e la donna torna alla sua quotidianità soffocante e forzata. Max, impassibile agli eventi, vittima di una moglie che non l'aveva mai amato e incurante delle convenzioni sociali, per chissà quale malsano spirito di sopportazione, oltre a reinserirla nel perfetto quadretto di famiglia come se nulla fosse successo, la conduce insieme al figlio, nel Galles. Lontano dalla vita che aveva sempre fatto e desiderato per se stessa. La peggiore punizione che le potesse capitare. Questo trasferimento, decisivo segnale di rottura fra passato e presente, fa precipitare definitivamente la situazione. 

La prime cose che ti chiedi, una volta finito questo romanzo, sono: Ma questo è vero amore? Incontrare l'amore della propria vita può portare a un tale livello di pazzia? Si può impazzire per amore? Cosa è l'amore? C'è bisogno di farsi così tanto male e farlo agli altri? Si può provare davvero delle emozioni così violente? La gelosia rende deboli? Il sesso [come atto fisico in se] ha realmente il potere di tenere unite due persone così diverse tra loro?

Peter definisce la storia fra Edgar e Stella una ossessione sessuale morbosa. Il finale dimostrerà il contrario. Ho sempre pensato che le emozioni violente siano malsane per l'individuo in generale, soprattutto quando cerca esasperatamente le soluzioni migliori per sconfiggere quell'equilibrio fragile che lo contraddistingue e da cui fugge. I sentimenti che si provano per qualcuno, quelli che poi ti portano a  raffigurarli come l'amore vero, hanno il potere di farti sentire a casa, quella casa dove sei disposta a costruire le fondamenta, il tetto, le finestre e a barricarti dentro, senza nessuna voglia di cercare altrove, sistemazioni migliori. L'aspetto più inquietante di questo romanzo non è rappresentato tanto dall'orrore del gesto di Edgar, ma da un personaggio come quello di Stella, annoiata da un matrimonio scelto per chissà quale senso di sicurezza tipico delle donne di quei tempi, ma che contemporaneamente sognano le emozioni forti che le stravolga. Lei le trova. Ma la portano a rovinare ciò che di bello aveva, a metterlo in discussione, a ribaltare la scala dei valori in nome di chissà quale sentimento da difendere. Per non parlare di quella convinzione tipicamente femminile dell'avere la facoltà [o il "dono"] di poter cambiare un uomo per renderlo una persona migliore e degna di starle accanto. Tutto questo è un'autentica "Follia" [in un caso del genere, più che mai]. Una Follia che non porta a niente di buono, anche quando sei consapevole che stai facendo la scelta sbagliata, ma egoisticamente continui in quella strada, incurante delle conseguenze e del dolore che puoi provocare agli altri e a te stessa.

Vi consiglio di leggerlo perchè trascina, spiazza, sorprende ... Indaga sui meccanismi della mente umana e anche se, può apparire come un qualcosa di già sentito ... McGrath ha saputo costruire una storia che apprezzerai dall'inizio alla fine.

Francesca

23 aprile 2013

Vernice Fresca di Antonio Grassi [recensione]

VERNICE FRESCA
di
Antonio Grassi

Editore: Libreria Dornetti Editore
Pagine: 492
ISBN: 9788890093838
Prezzo: € 17,00


Duilio Cattaneo è uno dei pezzi grossi della società, gestita dai fratelli Zanica, Tito, Lucio ed Elsa, LgB (Life is good Bioresearch), che si occupa di genetica e biotecnologia, ma in realtà invischiata in affari segreti, come esperimenti su armi batteriologiche, traffico di droga e smaltimento illegale di rifiuti tossici e scorie nucleari.
Duilio, alla soglia dei sessant'anni, è un uomo tutto d'un pezzo, idealista, corretto e impegnato in una relazione con Olga, uno fra gli avvocati più rinomati della città. In seguito all'incontro con un'affascinante microbiologa e militante del gruppo Gst (Gruppo salvaguardia territorio), "Paola Ics", ovvero Paola Caprifoglio, è costretto a scontrarsi con i misteri che aleggiano sulla LgB e le persone che vi lavorano. Quest'ultima lo avverte di un incidente accaduto nel laboratorio aziendale, che ha provocato la fuoriuscita di un virus molto pericoloso. Duilio, scettico all'inizio, sarà costretto a mutare opinione: il ricovero in ospedale di due uomini affetti da una strana patologia, i cui sintomi sono molto vicini a quelli provocati dal virus in questione, e l'uscita sul giornale locale della notizia dell'incidente lo costringono a fare i conti con una situazione delicata, che coinvolge persone vicinissime a lui. La storia si complica con l'emergere del suo passato segreto di attivista politico, legato all'organizzazione Babeuf e al nome di Misha. 
Alcune morti sospette spingono il protagonista a indagare sulla vicenda, ponendolo di fronte a verità inaspettate. 

Antonio Grassi costruisce una storia intrigante e adrenalinica, che tratta il tema dell'ingegneria genetica; delinea con dovizia di particolari i rapporti di potere che vedono il pericolo della guerra batteriologica scatenata per motivi principalmente economici. 
Grande attenzione è spesa nel presentare e approfondire ciascun personaggio, anche il più marginale, per permettere al lettore di conoscere tutte le pedine di questo thriller. 
Man mano che la lettura prosegue aumentano gli interrogativi sul mondo in cui è invischiato Duilio, e così la curiosità di riuscire a ottenere delle risposte.  
Un romanzo che riesce sin dalle prime pagine a coinvolgere, curato nella scrittura e nei passaggi narrativi chiave.
Assolutamente consigliato, soprattutto per gli amanti dei complotti, orchestrati a regola d'arte, che minacciano l'incolumità dell'intero pianeta!

Antonio Grassi giornalista e scrittore, già responsabile della redazione cremasca del quotidiano La Provincia di Cremona. Ha pubblicato la trilogia MacramèL'erba del diavoloIl cuore batte ancora, romanzi gialli a sfondo sociale e due pamphlet su questioni ambientali: Golflandia e altre storie e Forte Apache.

Il BOOKTRAILER del romanzo!



Veronica

20 aprile 2013

Follia di Patrick McGrath [Frasi]

Le donne romantiche, riflettei: non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.
Gli uomini gelosi sono intrinsecamente deboli. Hanno il terrore di essere abbandonati.
[...] per fare arte bisogna voltare le spalle alla vita.
 Basta stare in un lurido buco e guardarsi allo specchio per vedere qualcosa di altrettanto lurido, e cominciare a comportarsi di conseguenza.
Con la vergogna bisogna lottare ogni giorno. Ma la cosa più difficile è assumersi le proprie responsabilità.
"Già, l'amore" dissi. "Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?". Qui Stella fece un'altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: "Se non lo sai non posso spiegartelo".
"Allora non si può definire? Non se ne può parlare? E' una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient'altro. Esiste, e basta".

16 aprile 2013

Come un romanzo di Daniel Pennac [recensione]

Come un Romanzo
di Daniel Pennac

Traduzione: Yasmina Melaouah
Collana: Universale Economica
Pagine: 144
Prezzo: Euro 6,50

RECENSIONE: Tutti a casa dovremmo disporre di una libreria. Noi in salotto [per fortuna] ne abbiamo una ... piccola ma fornita. I miei, da giovani, sono stati [notare il passato] dei grandi lettori. Infatti, i thriller sono di mio padre. Coelho e affini di mia madre. Gli altri ... sono regali e si sono accumulati negli anni. Ogni tanto, quando sono alla ricerca di qualche storia da scoprire, mi metto lì e trovo sempre, con grande gioia, quella che mi è sfuggita agli occhi. "Come un romanzo" di Daniel Pennac è uno di questi. L'edizione che ho è talmente vecchia che il prezzo è scritto in lire. Feltrinelli l'ha ripubblicato, ovviamente con una copertina diversa.

Ci troviamo di fronte, più che a un romanzo, a una serie di riflessioni costruite sotto forma di dialoghi brevi ma incisivi dedicati sia a chi ama, sia a chi non ama, leggere. Pennac esordisce dicendo che "LEGGERE" è uno di quei verbi, che insieme ad altri, non sopporta l'imperativo ... Questa frase potrebbe bastare a se stessa per spiegare il senso di questo libro.

Perché ai ragazzi non piace leggere? Come faccio io insegnante ad appassionarli a un libro senza imporglielo? Perchè diciamo sempre che non troviamo mai abbastanza tempo per farlo mentre ne abbiamo per amare, cucinare, lavorare, uscire ... ? Qual è il rapporto reale tra noi e l'oggetto in questione? Come mai quando siamo piccoli ci facciamo raccontare le favole e nel momento stesso in cui impariamo a decifrare le lettere e possiamo scegliere, non nutriamo più lo stesso interesse nei loro confronti?

Gli interrogativi che vengono posti quando te lo ritrovi tra le mani sono immensi e a tratti enigmatici. Ciò mi ha portato a chiedermi quale sia il mio reale rapporto coi libri e la lettura in generale. Odio e amore. Sicuramente. Io comunque, leggo da sempre. Da piccola era uno dei miei passatempi preferiti. Una volta a settimana, andare in biblioteca, era l'appuntamento che aspettavo con più ansia. Addirittura alle medie, la professoressa, per incentivarci a tale "insulsa azione" aveva indetto un concorso, dove alla fine dell'anno chi aveva letto di più [e aveva fatto la scheda di lettura] vinceva ... un libro [appunto]. Alle superiori ho rallentato il ritmo. Avevo una sorta di inspiegabile pseudo-rifiuto. Quando ce li assegnavano come compiti per le vacanze, il panico mi riportava al mio innato senso del dovere, allora una settimana prima che riniziasse la scuola li sbirciavo in modo diffidente e cercavo i riassunti in internet [lo ammetto spudoratamente]. Ho ritrovato il gusto di farlo all'università. Riconoscendo la difficoltà dello studiare 10 ore al giorno e la poca voglia di fare la stessa cosa anche la sera. Tuttavia quando mi chiedono il motivo per il quale mi piace così tanto, ancora non so che rispondere. E' il più grande enigma esistenziale ... Sono una persona tendenzialmente molto curiosa, mi piace il presupposto di base che leggendo vengo a conoscenza di fatti-eventi-persone sconosciute. Inoltre mi rilassa. Allevia la tensione. E' una evasione dalla realtà, quella che cerco quando la gente intorno mi sta stretta come un vestito che non va più. PUNTO.

Pennac inoltre, da bravo scrittore qual è, stilla una serie di DIRITTI di cui ci possiamo avvalere in caso di necessità e sono 10, perchè oltre a essere un numero tondo è anche il numero dei comandamenti.
  1. IL DIRITTO A NON LEGGERE
  2. IL DIRITTO A SALTARE LA PAGINE
  3. IL DIRITTO DI NON FINIRE UN LIBRO
  4. IL DIRITTO DI RILEGGERE
  5. IL DIRITTO DI LEGGERE QUALSIASI COSA
  6. IL DIRITTO AL BOVARISMO
  7. IL DIRITTO DI LEGGERE OVUNQUE
  8. IL DIRITTO DI SPIZZICARE
  9. IL DIRITTO DI LEGGERE A VOCE ALTA
  10. IL DIRITTO DI TACERE
E adesso pongo io a voi delle domande: Avete sempre amato leggere? Qual è il vostro rapporto con i libri? Raccontatemelo! 

Ve lo consiglio perchè non ha come scopo quello di avanzare pretese, ma semmai alimenta ancora di più i dubbi [in senso positivo] su come mai, qualcosa che arricchisce così tanto, è ancora visto con scetticismo.

Francesca

14 aprile 2013

Come un Romanzo di Daniel Pennac [Frasi]

Il verbo LEGGERE non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: Il verbo "AMARE" ... Il verbo "SOGNARE" ... Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: "Amami!" "Leggi!" "Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!" Risultato? Niente.
È colpa della tivù? Il ventesimo secolo troppo "visivo"? Il diciannovesimo troppo descrittivo? E perché no il diciottesimo troppo razionale, il diciassettesimo troppo classico, il sedicesimo troppo rinascimentale, Puskin troppo russo e Sofocle troppo morto? Come se i rapporti tra l'uomo e il libro avessero bisogno di secoli per diradarsi.
Ci sono quelli che non hanno mai letto e se ne vergognano, quelli che non hanno più tempo per leggere e se ne rammaricano, quelli che non leggono romanzi, ma libri utili, saggi, testi tecnici, biografie, libri di storia, quelli che leggono di tutto, quelli che "divorano" libri e gli brillano gli occhi, quelli che leggono solo i classici, signore, "perché non c'è miglior critico del vaglio del tempo", quelli che passano l'età matura a "rileggere", e quelli che hanno letto l'ultimo Tale e l'ultimo Talaltro, perché bisogna pure, signore, tenersi al corrente ... Ma tutti, tutti, in nome della necessità di leggere. Il dogma.
Ogni lettura è un atto di resistenza. Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze. Tutte: Sociali. Professionali. Psicologiche. Affettive. Climatiche. Familiari. Domestiche. Gregarie. Patologiche. Pecuniarie. Ideologiche. Culturali. O narcisistiche. Una lettura ben fatta salva da tutto, compreso da se stessi. E, soprattutto, leggiamo, contro la morte.
Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola.
In argot francese leggere si dice ligoter, che vuole anche dire "incatenare". Nel linguaggio figurato un grosso libro è un mattone. Sciogliete quelle catene e il mattone diventerà una nuvola. 
I DIRITTI IMPRESCRITTIBILI DEL LETTORE:
Il diritto di Non leggere
Il diritto di saltare le pagine
Il diritto di non finire un libro
Il diritto di rileggere
Il diritto di leggere qualsiasi cosa
Il diritto al bovarismo [malattia testualmente contagiosa]
Il diritto di leggere ovunque
Il diritto di spizzicare
Il diritto di leggere a voce alta Il diritto di tacere

10 aprile 2013

Amélie Nothomb, la “popstar” della letteratura francofona viaggia con Italo in tournée letteraria

Amélie Nothomb, la “popstar” della letteratura francofona viaggia con Italo in tournée letteraria 
La scrittrice cult, pubblicata in 45 Paesi, incontra i fan italiani a bordo del treno di NTV dall’11 al 13 aprile Roma, 9 Aprile 2013 – In viaggio a bordo di Italo con Amélie Nothomb

La scrittrice cult della letteratura francofona, belga di nascita ma autentica cosmopolita, ha scelto il treno rosso di NTV come compagno di viaggio del suo Tour italiano che toccherà Roma, Firenze e Bologna per concludersi a Venezia, dove l’autrice sarà ospite d’onore al Festival Internazionale di Letteratura “Incroci di Civiltà”. 

La Nothomb, tradotta in 15 lingue e pubblicata in 45 Paesi, è diventata un vero e proprio caso letterario. In tutto il mondo schiere di appassionati lettori la amano come una popstar, non solo per la forza della sua scrittura ma anche per il modo a volte eccentrico di porsi. 

Proprio ai suoi “tifosi” italiani è dedicato il viaggio a bordo di Italo, organizzato in collaborazione con l'Institut français Italia, con il quale apre la sua tournée italiana. Nell’Ambiente Club, vero salotto viaggiante, Amélie Nothomb incontrerà i lettori, scambierà opinioni sulle sue opere e firmerà copie del nuovo romanzo “Barbablù”, in uscita presso Voland, casa editrice che ha pubblicato in Italia tutti i suoi libri. Queste le tappe del viaggio con Italo: 
  • giovedì 11 aprile Amélie Nothomb è a bordo del Roma - Firenze [partenza da Roma Tiburtina alle 15.55]. 
  • Il giorno seguente, si sposterà da Firenze a Bologna [Italo in partenza da Santa Maria Novella alle 10.25]. 
  • Infine, il 13 aprile la si potrà incontrare sull’Italo diretto a Venezia in partenza da Bologna alle 8.35.
L'11 APRILE sarà ospite alla Libreria Feltrinelli a Firenze alle ore 18 e 30!

Quello che le mamme non dicono di Chiara Cecilia Santamaria [Recensione]

Quello che le mamme non dicono
di Chiara Cecilia Santamaria

Editore: Rizzoli
Pag. 264
Prezzo: 16,50 EURO
Anno prima edizione: 2010
ISBN: 17037754
Il sentimento tra una madre e un figlio non è sempre rosa come lo descrivono. Come tutte le storie d’amore, anche questa è imperfetta, sgangherata, con alti e bassi continui. Diventare genitore è difficile, racconta l’autrice, ma sono in pochi a dire le cose come stanno. La frase ricorrente è “è un po’ faticoso, ma con un bambino è così”. Non esiste però un così universale, ogni storia è a sé: c’è la mamma che si ritrova istantaneamente felice non appena prende il suo neonato tra le braccia, adora girare col passeggino e fare l’aeroplanino col cucchiaio, e poi ci sono tutte le altre, come Chiara. Che, nel momento in cui scopre di essere incinta si pone una sfida: riuscirà a far convivere pacificamente pannolini e aperitivi, viaggi e pappe, ma soprattutto se stessa e il pupo? Un nuovo sguardo, ironico, divertito e coraggiosamente sincero, sull’essere mamme oggi, le gioie e i dolori, le contraddizioni e le soddisfazioni, dall’autrice di Ma che davvero?, uno dei blog sulla maternità più cliccati della rete. Lei ha 27 anni e crede nel mojito, nella carriera, nel suo uomo e nei viaggi improvvisati. La nana ha cinque settimane e abita la sua pancia. Scoprirlo è uno shock, “fare la mamma” sembra un’attività totalizzante, incompatibile con libertà, sogni, ambizioni. L’autrice decide di affrontare la situazione armandosi di buoni propositi, ma soprattutto di ironia. Qui si sostiene che è buono e giusto conservare la parte migliore di sé – quella divertente, folle, avventuriera – anche dopo un figlio. Che l’istinto materno a volte arriva e altre volte è in ritardo. Ma anche che esistono momenti neri che nessuno racconta, che dopo un mese di neonato ne servirebbero tre di psicoterapia, che ogni tanto è normale rimpiangere il “prima”. Dimenticate la mammina che chiama il figlio “angioletto” anche se non dorme da quindici settimane, quella che considera il parco giochi una botta di vita e decanta le gioie delle vacanze coi nonni. Preparatevi a scoprire tutta la verità riguardo alla vita col pupo, e anche gli esilaranti retroscena di pappe, giochi e ninne nanne. Un libro dedicato alle donne che si sentono troppo giovani per fare figli, a quelle che ci pensano ma non sanno cosa le aspetta, a quelle che già ne hanno e certe volte, con tutto l’amore del mondo, vorrebbero fuggire alle Bahamas.
RECENSIONE: Prima di iniziare a parlare di questo libro, la premessa è doverosa: - Non sono incinta. Vi starete chiedendo allora per quale motivo l'ho letto ... Bé, perché da circa due mesi e mezzo sono diventata zia di uno splendido "Gioiellino" e ciò mi rende esaltata un giorno Si e l'altro pure. Mia sorella, neo mamma, l'ha comprato e siccome l'ha trovato, oltre che divertente, anche interessante, ha deciso di passarmelo. Diciamo che le ho fatto conoscere io la famosa blogger che l'ha scritto. Sei in dolce attesa? Ti stai annoiando? Perchè non sbirci il blog "Ma che davvero?". Ti può tornare utile. E' una delle poche volte che mi ha dato retta e ha preso l'i-pad in mano non solo per giocare ... 

La protagonista di questa storia è la blogger stessa. Lei si chiama Chiara. A 27 anni il suo scopo principale è "Conquistare il mondo" a suon di aperitivi, feste, week end fuori casa e un lavoro che adora, fino a quando non scopre di essere incinta, con Lui, con la quale è fidanzata da meno di un anno. Solitamente, le donne, in particolare quelle di oggi, un figlio lo programmano ... Ma se capita per caso, che succede? Succede come quando arriva una scossa di terremoto e ti sembra che tutto ti stia per crollare addosso, vorresti scappare, ma rimani pietrificata e sopraffatta dalla paura più totale. Almeno su questo dovete essere sincere. La cosa peggiore è quando un figlio è l'ultimo pensiero che hai e quindi sei fermamente convinta che mamma è una parola [momentaneamente] bandita dal tuo dizionario personale.

Comunque alla fine Chiara, la figlia [è una femmina] decide di tenerla e inizia questo viaggio tormentato fra quello che è diventata, quello che avrebbe potuto essere [se avesse preso una decisione diversa] e quello che non sarà mai più. Ci troviamo davanti a un resoconto maledettamente sincero, disperato, fatto di momenti di crisi e sconforto, della ricerca dell'equilibrio giusto a sopportare le notti insonni, interpretare i malesseri di un esserino che dipende totalmente da te anche quando avresti solo voglia di scappare altrove, gli oggetti strani che ti servono per la sopravvivenza base della tua bambina e l'abbattimento totale di alcuni stereotipi della meravigliosità dell'essere madre.
Ve lo dico io: nei primi mesi di vita avrete la tentazione di buttare il pupo dalla finestra almeno tre volte a settimana. Di venderlo su eBay, dalla due alla cinque volte al mese. Di acquistare un volo di sola andata per Ovunque sia, facendo perdere le vostre tracce, circa una volta al giorno. Poi passa.
Un resoconto privo di retorica. Schietto. Ironico. Esilarante. Comico. Che affronta temi come la depressione post partum, l'importanza di chiedere aiuto quando pensi di non farcela, il ritagliarsi dei momenti per stare col proprio uomo senza rimorsi inutili, o condizionamenti vari, o accuse sul non essere una brava madre, le barriere che si alzano di fronte a te nel momento che inizi a rivestire tale ruolo e provi faticosamente a reinserirti nel mondo del lavoro ...

Un libro che ti sbatte in faccia la realtà nuda e cruda senza la pretesa d'insegnarti qualcosa, ma che può essere utile perchè ti dà l'idea a cosa vai incontro, a quello che ti aspetta e a smascherare quelle che fingono quando cercano di apparire come "le madri che non devono chiedere mai".

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO!
Francesca

8 aprile 2013

Presentazione Libro "Quattro etti d'amore, grazie" di Chiara Gamberale all'IBS a Firenze

Venerdì pomeriggio sono stata alla presentazione del libro "Quattro etti d'amore, grazie" di Chiara Gamberale alla libreria IBS a Firenze. Ammetto che è la prima volta che partecipo a una iniziativa simile. Quando mi chiedono quali sono i miei scrittori preferiti, faccio i soliti nomi da anni. In realtà, più che degli scrittori, mi innamoro dei personaggi che vengono raccontati. Ciò che contraddistingue l'uno dall'altro, escludendo il genere, è l'impronta narrativa-stilistica, elemento caratterizzante, inconfondibile e che rende unico l'acquisto e l'apprezzamento che hai nei suoi confronti.
Inoltre ho sempre pensato a tali contesti come a una cosa per intellettuali, gente del mestiere, un ritrovo organizzato esclusivamente per pompare l'egocentrismo e l'autostima, dei protagonisti in questione, a livelli così alti da permettergli di campare tranquillamente fino alla prossima uscita. Sono partita con un senso d'inquietudine addosso. Sola. Stavo per far saltare tutto. Ma poi Chiara la volevo conoscere, osservare, sentire parlare in tutto il suo splendore. E poi se mi fossi annoiata, avrei sempre potuto andarmene. No?
Comunque dopo aver parcheggiato la macchina dall'altro lato della città e aver camminato per 45 minuti sotto un cielo plumbeo sono arrivata in libreria e mi sono seduta in ultima fila.
Tutto è iniziato con la messa in onda del "Book Trailer" ... Ha preso parola la sua lettrice e poi è stato il turno di Chiara. 

Adora pensare che la cultura sia qualcosa di accessibile per chiunque. Le sue storie nascono di pancia, poi passano attraverso il cuore per arrivare alla testa. Quando le viene un'idea in testa, allora sente l'esigenza di partire ... In questo caso è andata a Formentera, che d'estate si anima, d'inverno invece cala nel silenzio più assoluto e disarmante. L'ideale per chi vuole estraniarsi e trovare la giusta concentrazione per lavorare.
Si sente più simile all'attrice Tea [una delle protagoniste del Libro] che a Erika, la perfetta madre di famiglia. Quando la sua editor della Mondadori, ha letto la prima stesura del romanzo ... le ha fatto capire che qualche aneddoto culinario andava cambiato.
La nota dolente di questo mestiere è che ci sono i periodi morti dove ti annoi e altri d'iperattività assoluta. Ecco, nel periodo d'inattività ha fatto un giochino, che consisteva nel dedicare 10 minuti della sua giornata a far qualcosa che non aveva mai fatto prima. Come per esempio, venire proprio alla Ibs e leggersi Harry Potter, che tra l'altro le è garbato talmente tanto che alla fine l'ha pure comprato. Oppure stare 10 minuti in silenzio ... Ha specificato che le è stato utile per capire molte cose. Il suo sogno nel cassetto è scrivere una Fiaba stile il Piccolo Principe.
Ha sempre saputo di voler fare la scrittrice, infatti i suoi amici di scuola non si sono stupiti quando lo è diventata per davvero. Le piace rimanere informata, guarda minimo due tg al giorno.
Poi ha parlato dei social network. Twitter la terrorizza. Facebook lo trova utile, ma non ha un rapporto così viscerale con esso da considerarsi dipendente. Se notate, i suoi aggiornamenti non sono mai immediati. Trova però romantica l'idea che ci sono persone il cui rapporto con loro è caratterizzato e scandito da uno scambio di mail o messaggini. E altri col quale senti l'esigenza di parlarci dal vivo senza nessun filtro. Fatto sta che ogni suo libro dà un giusto spazio a qualsiasi di questi, come mezzo di comunicazione base e cruciale d'interazione. E poi tanti altri aneddoti curiosi ... e anticipazioni di "Quattro etti d'amore, grazie" che non vi svelerò per non levarvi il gusto della sorpresa.

Chiara quando parla gesticola molto. Si scioglie i capelli, se li liscia. Sorride. E' divertente. E' interessante. Ne sono rimasta letteralmente colpita e ammaliata. E' una di quelle persone semplici che vorresti come amica.

E infine è arrivato il momento della dedica. Mi sono messa in fila. Sono arrivata davanti a lei ... e non sono riuscita a spiccicare parola da quanto ero emozionata. Lo dico sempre che in questi contesti divento una timida cronica ... Nessuno mi crede. Tutti mi ridono in faccia, scettici [lo sapete che non siete per niente carini?]. Io sono quella che quando è affascinata da qualcuno vorrebbe nascondersi ovunque, fare un tutt'uno con la moquette o il lampadario lì a destra piuttosto che interagirci. Cercherò di migliorare quest'aspetto.

Infine, spero ci siano altre occasioni per incontrarla di nuovo. E se capita nella vostra città vi consiglio di andarla a vedere. Ovviamente mi sono ricreduta e ho rimosso i miei pensieri stereotipati sulle presentazioni.

L'ambiente era decisamente intimo, lei a portata di mano e disponibile a rispondere a qualsiasi domanda e è una scrittrice che vale la pena scoprire.

5 aprile 2013

Quattro etti d'amore, grazie di Chiara Gamberale [recensione]

Quattro etti d'amore, grazie
di Chiara Gamberale

252 pagine 
€ 17,00 
ISBN 9788804616283 
Casa Editrice: Mondadori
Uscito il 26 marzo 2013

RECENSIONE: Dopo "Le luci nella case degli altri" e "L'amore quando c'era" questo è il terzo romanzo che leggo di Chiara Gamberale. E' stato amore a prima vista. E' una questione di stile ... quello inconfondibile, che ti dà la certezza che nessuno ti farà cambiare idea a prescindere.  Ci sono Tea e Erica. Entrambe fanno la spesa nel solito supermercato. Ognuna fantastica sulla vita [perfetta] dell'altra. Tea è un'attrice famosa. E' sposata con Riccardo, regista teatrale affermato, egocentrico, affetto dal mal di vivere, distruttivo sia per se stesso sia per chi gli sta vicino. Lui la chiama Wendy come la protagonista dello spettacolo teatrale che l'ha lanciata ... Lei pensa che Lui sia un eterno Peter Pan con poca voglia di crescere. Nonostante tutto lo ama perchè è l'unico che l'ha capita quando gli ha chiesto di "che colore fosse il retro del cielo". Erica invece è la moglie-donna-amante perfetta, proprio come la Signora Cunningham [della famosa serie televisiva "Happy Days"]. Ha un marito, Michele e due figli, Viola e Gu. Dietro questa sua maschera però, si cela una insofferenza che le fa mancare il respiro e provare quella sensazione di sottovuoto che la rende apatica, priva di stimoli, perennemente annoiata ... Soprattutto da quando al lavoro è stata vittima di una rapina. E allora cosa fa? S'iscrive a Facebook e chatta coi suoi vecchi compagni di scuola, uno in particolare, fino a notte fonda e segue con attenzione morbosa "Testa o Cuore" immedesimandosi così tanto nei personaggi da immaginare la meraviglia del provare, per almeno un giorno, a essere qualcosa di più di una semplice e comune mortale. Il carrello di Tea [tra l'altro recita nella sua serie preferita] è una conferma. Cibi strani. Esotici. Differenti da quelli che lei prepara, che un aereo non l'ha mai preso e i posti da sogno li ha visti solo in cartolina.

E' un romanzo all'apparenza molto semplice, ma in realtà offre spunti di riflessione importanti: L'angoscia e l'insoddisfazione verso quello che siamo e l'aspirazione a volere essere qualcos'altro ...
Ciò, di conseguenza, ci porta in un certo senso, a credere che la vita degli altri è migliore, perché il nostro uomo ci ama, ma ci ama male, o quel che è peggio non ci desidera più, ne tanto meno vuole dei figli da noi, e anche se non ci abbiamo mai pensato a volerne uno, vorremmo essere le prime a specificare questa mancanza.
Oppure c'è la perfetta madre di famiglia che i figli li ha, ma si sente in gabbia perché il suo tempo è scandito dalle esigenze degli altri, fino ad arrivare a quella consapevolezza di aver inevitabilmente perso la sua identità di donna e a domandarsi quindi, se veramente voleva tutto questo.

Due mondi così distanti, ma in realtà molto vicini. La Gamberale dà vita a una storia sfaccettata, arricchita da un linguaggio espressivo in ogni sua forma, con un utilizzo della punteggiatura, che se alcuni lo considererebbero abusato, ha quel senso che serve a renderlo ricercato, ironico, divertente e originale.

Come avrete potuto capire a me è piaciuto molto. L'ho trovato una conferma alla sua bravura e ciò mi ha rassicurato.

Vi consiglio assolutamente di leggerlo.

Francesca

4 aprile 2013

Prima che il mondo cominci a bruciare (un problema italiano) di Federico Crosara

PRIMA CHE IL MONDO COMINCI A BRUCIARE 
(UN PROBLEMA ITALIANO)
di
Federico Crosara

Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Pagine: 126
ISBN: 9788862114103
Prezzo: € 12,00

Luca è un ex-militare rientrato da una missione in Africa, dove si è occupato del fenomeno dei "diamanti insanguinati". Edoardo, insieme a lui nello stesso reggimento e rimpatriato nello stesso momento, cerca di aiutarlo a reinserirsi nella società offrendogli un lavoro nell'azienda del padre e un appartamento da condividere con la sua amante, Alessia.
Comincia per lui una vita scandita dalla precarietà e dall'insicurezza che si ripercuote in tutti gli altri aspetti della vita, non solo nel lavoro. Nel condominio conosce altri ragazzi che affrontano lo stesso disagio, ma hanno la profonda convinzione di poter cambiare il sistema, senza più subire passivamente la mancanza di prospettive dettata da un ordine precostituito. Il simbolo di questa rivolta è un tatuaggio sull'avambraccio raffigurante un lupo. 

Luca cerca di trovare il suo posto nel mondo, dimostrando di meritarsi un contratto vero nell'azienda di Dino Gherardi, padre di Edoardo, e un mutuo per acquistare una casa. Niente di strano, ma assolutamente utopico nell'Italia di oggi, perfettamente rappresentata dai personaggi del libro, anche i più marginali.
La frustrazione cresce dentro il protagonista, fino a scoppiare in violenza, per ottenere quella giustizia che non riesce a garantire chi dovrebbe.

L'autore Federico Crosara esprime in maniera efficace il disagio sociale provato e vissuto da questo gruppo di trentenni, i quali non vogliono più accettare una situazione sempre più devastante. Il sentimento di sopraffazione che li schiaccia non può essere ignorato: è necessario ribellarsi a questa vita che non permette futuro.
Un libro forte, a tratti necessariamente violento, scorrevole e inserito a pieno titolo nelle letture che intendono analizzare la società di oggi. L'autore fotografa una generazione per spingere il lettore a riflettere su ciò che quotidianamente vive, alla ricerca di una reazione sempre più indispensabile.    
Un inno alla violenza? No, un invito a non credere che tutto si risolverà magicamente, senza di noi, popolo, il vero valore aggiunto di ogni società civile.

"Ogni generazione ha il suo Viet-fottuto-nam" (p.100).

Veronica

Quattro etti d'amore, grazie di Chiara Gamberale [Frasi]

E' importante averla conosciuta, quell'ansia di dirsi, quel bisogno di darsi. La convinzione di potere diventare qualcosa di più, o magari di meno, comunque di diverso, quando un'altra persona è sveglia. E se quella persona è NOSTRA, anche la vita lo è, o almeno lo sembra. Nostra.
L'incontro fatale della nostra vita, forse, fa proprio così: prima ci riscatta da tutto quello che da bambini non avevamo, non eravamo. Poi, giorno dopo giorno, ci fa venire una nostalgia tremenda di tutto quello che avevamo, che eravamo. E quel riscatto ci appare improvvisamente un attentato.
I perché lasciamoli a chi crede che la vita abbia un senso.
Tutti credono di essere diversi, un istante prima di diventare identici agli altri.
Mi ama davvero? Mi ha mai davvero amata? Ce l'ha un'anima? E' viva? Sente? Perchè non so raggiungerla? Me le trovo nel caffè queste domande, ogni mattina. Ogni notte s'addormentano dopo di me. Sono Mostri. Brutti, senza gambe: e però vanno da tutte le parti; senza occhi: Ma non fanno che fissarmi. E si riproducono, in continuazione. Così alle domande che potrebbero essere utili si mischiano quelle che non serviranno mai a nessuno, a niente.
Ogni donna permette solo a un uomo di obbligarla a fare qualcosa.
Ma perchè chi non balla non si permette mai di trascinare chi balla a non ballare, mentre chi balla si sente sempre in diritto di trascinare chi non balla? Eh? Perchè?
A breve la recensione! 

2 aprile 2013

Il Corpo Umano di Paolo Giordano [Recensione]

Il Corpo Umano 
di Paolo Giordano 

312 pagine 
€ 19,00 
ISBN 9788804616252 
Uscito 12 ottobre 2012

RECENSIONE: Dopo il grande e indiscusso successo de "La solitudine dei numeri primi", ci sono voluti ben quattro anni di silenzio per ritrovarsi tra le mani il secondo romanzo di Paolo Giordano, "Il Corpo Umano". Io me lo sono fatto regalare a Natale, ma solo adesso sono riuscita a leggerlo. Lo stesso scrittore, da Fabio Fazio, ha raccontato quanto è stato difficile sopportare il peso della fama riscossa, seguito dalla necessità di isolarsi, di stare al di fuori dalle scene per un po' e il timore di deludere il suo pubblico ... Complice un servizio da inviato per Vanity Fair per mostrare la vita delle nostre truppe in Afghanistan, l'ispirazione gli è tornata  dando vita a una storia che poi ha preso sempre più consistenza e materia.

Ci troviamo di fronte a un gruppo di uomini comuni. Militari. Pronti a partire in missione. Per alcuni è la prima volta, per altri l'ennesima. Il luogo al quale sono destinati è uno dei più pericolosi che si possa immaginare: la forward operating base [fob] Ice, nel distretto del Gulistan, "un recinto di sabbia esposto alle avversità".  Le pagine scorrono narrando le vicende degli svariati personaggi dal momento prima della partenza fino alla fine del mandato. Ognuno la vive come meglio crede. C'è quello sbruffone di Cederna. La Tosta Zampieri. Il timido e insicuro Ietri. La vittima degli scherzi più assurdi, Mitrano. Il bel Renè, accompagnatore a tempo perso,  nonché maresciallo-comandante della squadra. Alessandro Egitto, il dottore di tutti, tranne che delle sue cicatrici.

Di fronte alla guerra, quella combattuta dal nemico e al quale tu ti devi difendere, sono tutti sullo stesso piano. Con le loro debolezze. La pelle che si screpola al sole. Il deserto come unico orizzonte possibile in ogni momento della giornata.  I bagni in comune. Il respiro di quelli che ti dormono accanto. La condivisione forzata di spazi, silenzi, stati d'animo, parole. La lontananza da casa. L'orrore. Il coraggio che a volte c'è, a volte manca. La morte così vicina e reale. Il corpo che si difende come può. Una sola cosa è certa, che sai in che condizioni parti, ma non sai come torni. Un'esperienza del genere difficilmente la scordi e facilmente ti segna. Lo puoi notare nello sguardo di quei reduci, che una volta ripresa la solita quotidianità, non sembrano più gli stessi, perchè loro stessi in primis si sentono inesorabilmente cambiati. Un contesto di uomini per uomini. Come se la guerra fosse roba loro: La soluzione ai nostri mali, mentre in realtà ne è solamente la causa. Ma la violenza, un fucile puntato sul petto, una giacca antiproiettile indossata, una mina sepolta nel tuo percorso ... non ti rende nè migliore nè peggiore, solo più vulnerabile.

Insomma argomenti che pesano. Fanno riflettere. Eppure quando mi hanno chiesto se mi era piaciuto, io ho solamente alzato le spalle, incerta. Il problema è che ci troviamo davanti a parole già lette, cose sentite, scene vissute nei film e nei tg. Nonostante la scrittura scorrevole, non sono riuscita a entrare veramente dentro la storia, a immedesimarmi coi protagonisti, a sconvolgermi, rattristarmi, sperare ... in un lieto fine che in ogni caso non c'è. Sarà che il conflitto nel senso più vasto del termine è qualcosa che odio, disprezzo, nego con tutte le mie forze. Quando mi ritrovo in mezzo a una rissa le gambe iniziano a tremarmi e il cervello va in tilt. In quel preciso istante, spavento, panico e incoscienza sono una cosa sola. Per questo non capisco le missioni di pace, che a parer mio non sono altro che guerre camuffate, crudeli, spietate con troppi carnefici e altrettante vittime.

Comunque lo stesso Giordano in una intervista ha detto "qui il corpo è un tramite fra il dentro e il fuori. È cambiato il modo di vivere la corporeità". Nonostante non sia riuscita a percepire il messaggio di fondo, vi consiglio di leggerlo se l'argomento vi appassiona perchè vi ritroverete immersi in uno di quei libri nati grazie a una voglia di far prendere coscienza di una realtà col quale dobbiamo scontrarci e dove si vede che c'è stato un lavoro importante dietro.

Francesca