2 aprile 2013

Il Corpo Umano di Paolo Giordano [Recensione]

Il Corpo Umano 
di Paolo Giordano 

312 pagine 
€ 19,00 
ISBN 9788804616252 
Uscito 12 ottobre 2012

RECENSIONE: Dopo il grande e indiscusso successo de "La solitudine dei numeri primi", ci sono voluti ben quattro anni di silenzio per ritrovarsi tra le mani il secondo romanzo di Paolo Giordano, "Il Corpo Umano". Io me lo sono fatto regalare a Natale, ma solo adesso sono riuscita a leggerlo. Lo stesso scrittore, da Fabio Fazio, ha raccontato quanto è stato difficile sopportare il peso della fama riscossa, seguito dalla necessità di isolarsi, di stare al di fuori dalle scene per un po' e il timore di deludere il suo pubblico ... Complice un servizio da inviato per Vanity Fair per mostrare la vita delle nostre truppe in Afghanistan, l'ispirazione gli è tornata  dando vita a una storia che poi ha preso sempre più consistenza e materia.

Ci troviamo di fronte a un gruppo di uomini comuni. Militari. Pronti a partire in missione. Per alcuni è la prima volta, per altri l'ennesima. Il luogo al quale sono destinati è uno dei più pericolosi che si possa immaginare: la forward operating base [fob] Ice, nel distretto del Gulistan, "un recinto di sabbia esposto alle avversità".  Le pagine scorrono narrando le vicende degli svariati personaggi dal momento prima della partenza fino alla fine del mandato. Ognuno la vive come meglio crede. C'è quello sbruffone di Cederna. La Tosta Zampieri. Il timido e insicuro Ietri. La vittima degli scherzi più assurdi, Mitrano. Il bel Renè, accompagnatore a tempo perso,  nonché maresciallo-comandante della squadra. Alessandro Egitto, il dottore di tutti, tranne che delle sue cicatrici.

Di fronte alla guerra, quella combattuta dal nemico e al quale tu ti devi difendere, sono tutti sullo stesso piano. Con le loro debolezze. La pelle che si screpola al sole. Il deserto come unico orizzonte possibile in ogni momento della giornata.  I bagni in comune. Il respiro di quelli che ti dormono accanto. La condivisione forzata di spazi, silenzi, stati d'animo, parole. La lontananza da casa. L'orrore. Il coraggio che a volte c'è, a volte manca. La morte così vicina e reale. Il corpo che si difende come può. Una sola cosa è certa, che sai in che condizioni parti, ma non sai come torni. Un'esperienza del genere difficilmente la scordi e facilmente ti segna. Lo puoi notare nello sguardo di quei reduci, che una volta ripresa la solita quotidianità, non sembrano più gli stessi, perchè loro stessi in primis si sentono inesorabilmente cambiati. Un contesto di uomini per uomini. Come se la guerra fosse roba loro: La soluzione ai nostri mali, mentre in realtà ne è solamente la causa. Ma la violenza, un fucile puntato sul petto, una giacca antiproiettile indossata, una mina sepolta nel tuo percorso ... non ti rende nè migliore nè peggiore, solo più vulnerabile.

Insomma argomenti che pesano. Fanno riflettere. Eppure quando mi hanno chiesto se mi era piaciuto, io ho solamente alzato le spalle, incerta. Il problema è che ci troviamo davanti a parole già lette, cose sentite, scene vissute nei film e nei tg. Nonostante la scrittura scorrevole, non sono riuscita a entrare veramente dentro la storia, a immedesimarmi coi protagonisti, a sconvolgermi, rattristarmi, sperare ... in un lieto fine che in ogni caso non c'è. Sarà che il conflitto nel senso più vasto del termine è qualcosa che odio, disprezzo, nego con tutte le mie forze. Quando mi ritrovo in mezzo a una rissa le gambe iniziano a tremarmi e il cervello va in tilt. In quel preciso istante, spavento, panico e incoscienza sono una cosa sola. Per questo non capisco le missioni di pace, che a parer mio non sono altro che guerre camuffate, crudeli, spietate con troppi carnefici e altrettante vittime.

Comunque lo stesso Giordano in una intervista ha detto "qui il corpo è un tramite fra il dentro e il fuori. È cambiato il modo di vivere la corporeità". Nonostante non sia riuscita a percepire il messaggio di fondo, vi consiglio di leggerlo se l'argomento vi appassiona perchè vi ritroverete immersi in uno di quei libri nati grazie a una voglia di far prendere coscienza di una realtà col quale dobbiamo scontrarci e dove si vede che c'è stato un lavoro importante dietro.

Francesca

3 commenti:

  1. A me la solitudine dei numero primi non era piaciuto affatto... Meglio il film (che comunque non mi era piaciuto)!

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    1. a me era piaciuto il libro, il film no ... L'ho stoppato dopo 20 minuti.

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  2. Per questo libro i 19 euro li ho spesi immediatamente, senza nemmeno pensarci su. Il nuovo libro di Paolo Giordano lo volevo e basta.
    Alla fine però...però.
    Per più della metà mi ha proprio annoiata. Scorrevo le pagine aspettando il momento in cui uno di loro sarebbe morto, perché si capiva che qualcuno le penne ce le avrebbe lasciate laggiù. Quel momento poi mi ha fatto venire i brividi, quelle descrizioni agghiaccianti, crude, me le ricordo ancora.
    Non mi aspettavo un lieto fine, perché non avrebbe avuto senso scrivere un libro su un argomento del genere e concludere con un bel "vissero felici e contenti".
    Insomma, "Il corpo umano" mi ha conquistata a metà. Resta il fatto che il modo in cui scrive Paolo Giordano invece mi piace molto.

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