30 maggio 2013

Il metodo della bomba atomica di Noemi Cuffia [recensione]

IL METODO DELLA BOMBA ATOMICA
di
NOEMI CUFFIA

Editore: LiberAria
Collana: Meduse
Pagine: 152
ISBN: 9788897089384
Prezzo: € 15,00

Celeste e Leone si conoscono sin da bambini e il loro amore è nato proprio nell'infanzia per poi crescere e, all'apparenza, stabilizzarsi nell'età adulta. Lei gestisce un flowerblog, sul quale riversa tutte le sue attenzioni, in modo da compensare le mancanze della vita reale: assenza di lavoro, colloqui e certezze. Lui è impegnato professionalmente, ma segue quotidianamente la compagna, cercando di tenerla viva e vigile, perché non vuole che le capiti niente di male. 
La madre di Celeste viene colpita da un'ischemia molto grave che danneggia l'area cerebrale deputata al linguaggio. Lei le sta vicino e passano un mese di vacanza al mare insieme. Questo periodo segna un cambiamento forte nella vita della protagonista, che deve fare i conti con tutta una serie di domande sulla vita, sulla morte, sull'amore, sul dolore, sull'etica.

L'andamento narrativo non è lineare e i numerosi capitoli si concentrano su diversi eventi che ruotano intorno alla vita della protagonista. La sua esistenza, da sempre legata a quella del suo amore di infanzia Leone, è sconvolta principalmente da due situazioni: l'incidente della madre e l'incontro con un uomo. 
Celeste si nasconde dietro il blog, attività che la mantiene concentrata e le permette di non pensare e affrontare la vita vera. Leone la sveglia dal torpore quando sente che è necessario, utilizzando il metodo della bomba atomica.

Sullo sfondo la città di Torino che contorna una storia dai risvolti misteriosi, in cui i protagonisti sono posti di fronte a scelte importanti e continue. 
L'autrice, Noemi Cuffia, è al suo esordio e dimostra una padronanza della scrittura, riuscendo a dare vita a un ottimo romanzo, coinvolgente, intimo, riflessivo, in grado di catturare il lettore sin dalle prime pagine.
Grande attenzione è posta alla psicologia della protagonista, enigmatica e guidata da sentimenti contrastanti. Proprio con lei mi sono immedesimata, cercando di capire che cosa potesse mai succedere pagina dopo pagina. Ma niente è come ci si aspetta, perché le azioni difficilmente sono guidate dalla razionalità. Ciò che motiva Celeste sono le emozioni, le perplessità, le domande, la curiosità, la voglia di sentirsi viva davvero.

Un bellissimo romanzo, che mi ha fatto innamorare dell'amore che tanto è cercato dalla protagonista e che crede di trovare nella bellezza delle piante, nelle premure del compagno, nel fascino di uno sconosciuto. Un'opera prima ricca di frasi e spunti di riflessione che non puoi fare a meno di annotarti, per non dimenticare.


Veronica

Tre volte all'alba di Alessandro Baricco [Recensione]

Tre volte all'alba
di Alessandro Baricco

Genere: Letteratura Italiana
Editore: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Pagine: 96
Prezzo: 10 euro
ISBN:8807019051
Uscito a Marzo del 2012

Recensione:  "Tre volte all'alba" è strettamente collegato al precedente romanzo "Mr Giwn" che io ho comprato, ma non so per quale malsano motivo mi sono dedicata prima a questo. L'autore stesso, lo ha affermato nella prefazione del libro. Tuttavia ci tiene a ribadire che rappresenta qualcosa a se e che può essere letto da chiunque, anche da chi non ha mai preso in mano l'altro.

Ci troviamo di fronte a un'opera decisamente particolare. E' composta da tre capitoli indipendenti, ma al tempo stesso collegati tra loro da una linea sottile, come se si sfiorassero. Sono tutti ambientati in un particolare momento della giornata, cioè l'alba e la solita location, un albergo. Una ulteriore costante è la fuga. A modo proprio ognuno fugge da qualcosa o da qualcuno. L'aspetto che più cattura l'attenzione è che la trama è composta principalmente da dialoghi che raccontano l'evolversi degli eventi. E nessuno può capire quanto, narrativamente parlando, a me piaccia, perchè lo rende un'indefinito, libero di essere interpretato in base a ciò che si percepisce. C'è per esempio una donna che entra nella hall di un albergo e incontra un uomo che di mestiere vende bilance. C'è una splendida ragazza che in albergo passa la notte col suo uomo, un po' violento, ma alla fine grazie al portiere che la fa ragionare trova il coraggio per andare via da lui. C'è una poliziotta vicina alla pensione, che in albergo porta un bambino, vittima di un incendio nella sua casa, per poi decidere di viaggiare una notte intera in macchina, verso un posto un po' meno squallido di quello.

Ciò per l'ennesima volta mi ha fatto riflettere su due aspetti fondamentali della vita di ognuno di noi:

- Il nostro destino, quello che ti porta a intraprendere, per chissà quale segno cosmico, certe strade e a incontrare certe persone ... proprio quelle e tu non devi fare altro che afferrare l'attimo e dargli un senso ben definito. Bisogna essere tempestivi e sagaci. Il dolore è necessario. Non sempre si ha un ruolo da protagonisti nella vita degli altri. A volte si è delle comparse. Ciò ti aiuta a crescere. Anche se in quel momento esatto maledici o cerchi d'interpretare il perché si è solo di passaggio, un giorno troverai il coraggio di sentirti libera e far sparire quel senso di vuoto che ti si è aperto dentro. Per non parlare dei diversi stati d'animo che provi quando nel corso degli anni quel qualcuno lo rincontri per caso, o perché lo vuoi, o per necessità ...

-La notte [quanto la adoro]. Quando ero più giovane [adesso non lo faccio più] aspettavo sveglia l'alba per poterla vedere ... ovunque mi trovassi. Davanti a un cornetto appena sfornato. In spiaggia seduta su una sdraio. Davanti a un bellissimo panorama. In macchina mentre assonnata guidavo in autostrada dopo una serata indimenticabile. In compagnia. Mai da sola. La notte va condivisa. La gente è diversa. Parla e cammina lentamente. Si rilassa. E' se stessa perché non deve dimostrare niente a nessuno e perchè nessuno ti dice di correre verso chissà quale metà da conquistare. Ho sempre pensato che se vuoi conoscere il loro lato migliore e scoprire come sono realmente, lo fai in quelle ore. Archivi le preoccupazioni, l'ansia da prestazione, t'interroghi sul senso della vita magari con lo stereo che trasmette musica in sottofondo. Di fronte al buio più totale ci si apre e tu non hai più paura di niente, per questo motivo le conversazioni sono migliori.

Insomma, in parole povere, l'ho trovato un romanzo riuscito. Innovativo. Teatrale. Conciso. Interessante. Ve lo consiglio se, come me, avete un debole per i flussi di pensieri ininterrotti.

Francesca

28 maggio 2013

Tre volte all'alba di Alessandro Baricco [Frasi]

S'incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l'unica, e la prima, e l'ultima.
Perché non lascia perdere? [...]
Ma che diavolo dice?
Quanti anni ha?
Io?
Lei, si.
Quarantadue.
Lo vede, è abbastanza giovane da lasciar perdere tutto.
Ma cosa dice?
Non mi dirà che non ci ha mai pensato. Lasciare perdere e ricominciare tutto da capo. Non sarebbe male, no?
Lei è pazza.
Ma la donna disse che gran parte della gente sogna di ricominciare da capo, e aggiunse che in questo c'era qualcosa di commovente, non di pazzo. Disse che in realtà quasi nessuno, poi, ricomincia da capo davvero, ma non si ha idea di quanto tempo la gente passi il tempo a fantasticare di farlo, e spesso proprio mentre è nel bel mezzo dei suoi guai, e della vita che vorrebbe lasciar perdere.
Ho capito che non si cambia veramente mai, non c'è modo di cambiare, come si è da piccoli, si è tutta la vita, non è per cambiare che si ricomincia da capo. E per cosa, allora?, chiese l'uomo. La donna stette un po' in silenzio. [...] Si ricomincia da capo per cambiare tavolo, disse. Si ha sempre questa idea di essere capitati nella partita sbagliata, e che con le nostre carte, chissà cosa saremmo riusciti a fare se solo ci sedevamo a un altro tavolo da gioco.
Ha idea di cosa significhi essere pazzo di qualcuno?
Temo di no.
Ecco.
Provi a spiegarmi.
Scherza?
Ci provi, mi dica anche una cosa soltanto.
Perchè?
Non ho altro da fare. [...]
Alla donna venne soltanto in mente che capisci tutti i film d'amore, li capisci veramente. Ma anche quello non era facile da spiegare. E suonava un po' idiota. Senza volerlo le tornarono in mente tante scene che aveva vissuto al fianco dell'uomo che amava, o lontano da lui, che poi era la stessa cosa, lo era da un sacco di tempo. Di solito cercava di non pensarci. Ma lì le tornarono in mente e in particolare si ricordò di una delle ultime volte in cui si erano lasciati e di quello che aveva capito in quell'istante - era seduta al tavolino di un caffè, e lui se n'era appena andato. Quel che aveva capito, con certezza assoluta, era che vivere senza di lui sarebbe stato, per sempre, la sua occupazione fondamentale, e che da quel momento le cose avrebbero avuto ogni volta un'ombra, per lei, un'ombra in più, perfino nel buio, e forse soprattutto nel buio.
Non è neanche detto che se ami davvero qualcuno, ma tanto, la cosa migliore che puoi farci insieme sia vivere.
Io sono cattiva.
Contenta lei.
Si, ne sono contenta, mi piace essere cattiva, mi difende dal mondo, è la ragione per cui non ho paura di niente. Cosa c'è che non va nella cattiveria?
L'uomo ci pensò un po'. Poi disse che bisogna stare attenti quando si è giovani perchè la luce in cui si abita da giovani sarà la luce in cui si vivrà per sempre, e questo per una ragione che lui non aveva mai capito. Ma sapeva che era così. Disse che molti ad esempio sono malinconici, da giovani, e allora succede che lo rimangono per sempre. O sono cresciuti nella penombra e la penombra li insegue poi per tutta la vita. Così bisogna stare attenti alla cattiveria perchè da giovani sembra un lusso che ti puoi permettere, ma la verità è un'altra, e cioè che la cattiveria è una luce fredda in cui ogni cosa perde colore, e lo perde per sempre.

A breve la recensione! 

26 maggio 2013

Il metodo della bomba atomica di Noemi Cuffia [frasi]

IL METODO DELLA BOMBA ATOMICA
di 
NOEMI CUFFIA
Si chiama l'estasi del corridore. L'attimo perfetto in cui la mente è sgombra, le endorfine in circolo, le pulsazioni alte e regolari, la visione limpida, i muscoli caldi, la motivazione solida. (p. 15)
Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare e ascoltare. (p. 19)
Celeste aveva paura di innamorarsi, e tuttavia si innamorava molto facilmente. Non solo degli uomini, ma della vita, delle idee. E, sopra ogni altra cosa, dei fiori. Li toccava, li accarezzava, prendeva energie dai petali tramite i polpastrelli, la mattina appena sveglia. (p. 28)
Nelle amicizie ci si illude di scegliere secondo gli interessi comuni, ma non è solo questo. C'era un istinto che li guidava verso alcune persone e non verso altre, semplice e preciso come i tasselli di una costruzione di Lego. Crescere giocando insieme tutti i pomeriggi con i Lego può voler dire anche che per tutto il resto della vita di coppia, e non solo, ricerchi quella perfezione, quell'incastro di armonia e colori, quel senso di sicurezza che niente altro è capace di darti. (p. 29)
L'amore era qualcosa da non dire, un fiore senza nome, un messaggio nascosto nel suono dei cucchiai nella lavastoviglie a pieno carico o nel gorgoglio della moka e nel suo profumo insistente. Si erano salutati con un bacio sulla guancia: lei non si era ancora lavata i denti, sapeva che il sapore di caffè era ancora lì, nella bocca, e non voleva fargli sentire quell'aroma così personale e segreto. Tutti dobbiamo avere dei segreti, si ripeteva. Lui era corso dalle scale. Da solo, in ascensore, senza di lei, si sentiva in gabbia. (p. 33)
La bellezza qualche volta arriva a un secondo sguardo. Il primo impatto non è mai quello che conta. Proprio mai. A contare, è il secondo. La seconda volta che si fa qualcosa, che si guarda una persona, è quella che conta. Sempre. (p. 51)
Tra amiche c'è bisogno di credere nell'impossibile. L'impossibile è simile all'amore. Bisogna sempre crederci, e parlarne molte ore di seguito, per tenerlo vivo. L'amore esiste nelle parole delle ragazze che lo creano, dandogli forma. Gli uomini non fanno altro che ricevere questo regalo, questo investimento, questo impegno, questo divertimento, questo bizzarro ruolo che nasce però nella testa delle donne, nei loro discorsi. (p. 59)
Cos'è l'amore? [...] L'amore è un uomo? Un uomo che nota i particolari? Che ti guarda? L'amore è negli occhi? Nelle orecchie? Che gruppo sanguigno ha l'amore? Lo voglio sapere, per poter unire il mio sangue al suo. E non posso sbagliare. E perché non rimane? Perché si volta sempre da un'altra parte? Perché muore? (p. 97)
Quando un uomo ama una donna, la rincorre. Correre dietro qualcuno. Il metodo della corsa. È un fatto di sopravvivenza. Per sopravvivere l'uomo deve mettersi a correre.È un'arte antica, che conoscono tutti i maratoneti. Non corri per gioco. Corri per vivere. Per amare una donna. Per controllarla. Che stia bene. Che stia al sicuro dalle belve feroci. Da se stessa. Se vuoi prenderti cura di un amore devi correre. (p. 135)

A breve la recensione su questo spazio!

Veronica

La Piramide del Caffè di Nicola Lecca [recensione]

La Piramide del Caffè
di Nicola Lecca

Pagine 240
Casa Editrice: Mondadori
ISBN 9788804624592
Prezzo 17 Euro
Uscito il 15 Gennaio 2013

RECENSIONE: Ho scoperto che Nicola Lecca ha pubblicato un nuovo romanzo perché lo seguo su twitter e ho avuto subito voglia di leggerlo. La copertina ha, in particolar modo, catturato la mia attenzione. La curiosità è aumentata a dismisura quando, confrontandomi con alcune blogger, i pareri su questo sono stati talmente discordanti da volermi creare una opinione.

Il protagonista si chiama Imi. Imi è un orfano che, appena compiuti i 18 anni, va via dall'orfanotrofio per trasferirsi a Londra. La città dei suoi sogni. Trova da subito sia una sistemazione da una vecchia conoscenza che un lavoro in una delle caffetterie più rinomate del paese, la Proper Coffee, di cui si studia il manuale a memoria per fare bella figura. Perché, in tali contesti, è la prima impressione quella che conta ... No? Il giovane ungherese inizia così la sua avventura nella capitale inglese. Ben presto però, viene investito da una realtà diversa da come aveva immaginato ... cioè sbatte di fronte alla superficialità e al consumismo più totale: la cortesia è uno spreco di tempo inutile, fare bene il proprio lavoro significa ottenere in primis profitto anche a discapito della qualità e dei rapporti umani, per non parlare della violenza e del razzismo a cui certi suoi colleghi sono sottoposti ...
L'importante, per i suoi responsabili, è vincere quella dannata vacanza premio a Palma de Maiorca. Nel contratto non è previsto essere troppo gentile, o troppo bravo a fare i cappuccini, o troppo diligente, o preoccuparsi di non buttare via cibo ancora commestibile.

Puoi capire ancora meglio la sua ingenuità perché in parallelo viene raccontata la vita dei bimbi che in quell'orfanotrofio sono ancora "ospiti". Il testo infatti non scorre in maniera lineare, ma alternata. Probabilmente l'obbiettivo principale dello scrittore non è tanto arrivare a un epilogo, piuttosto trasmettere un messaggio importante. Insomma nonostante la circostanza, [che tu lettore, nell'immaginario comune raffiguri nella testa come desolante, imperfetto, privo di affetto] loro si sentono protetti dalle insidie di una società che già una volta ha provato a rifiutarli. Il problema è che quando sei vittima di una situazione simile, impari da subito a sopravvivere e poi ad affidarti, elemosinando l'amore che ti offrono e imparando a dividerlo anche con gli altri, bisognosi quanto te ... Inoltre è lì che gli insegnano che niente va sprecato o buttato. Imi ha ben chiaro in testa la scala dei valori, per questo, riesce a trovare quella consapevolezza giusta per ribellarsi a qualcosa che non si aspettava prima di partire.

Concentriamoci quindi un attimo sul messaggio che questo romanzo vuole trasmettere, cioè la ricerca della felicità, la possibilità di poter cambiare il proprio destino, la fiducia nel domani [al giorno d'oggi vere e proprie utopie] attraverso gli occhi disincantati del protagonista che, nonostante le insidie, trova la direzione giusta per non perdersi nelle tentazioni incontrate per la strada. Ti colpisce il non arrendersi, il non voler scendere a compromessi, la sua purezza e la lotta che fa in un'epoca segnata da un capitalismo che opprime e altera noi stessi in questa esasperante ricerca del benessere effimero e che ci rende sicuramente più insoddisfatti rispetto a quando ciò ancora non ci apparteneva.

La "Piramide del caffè" è un libro che conquista e fa riflettere, nonostante la semplicità del linguaggio e l'innocenza che contraddistingue Imi e da cui speri fugga per sentirsi poi un uomo libero e consapevole. Ci riuscirà? Non vi resta che scoprirlo!

Francesca

23 maggio 2013

#SalTo13 ... [The End]

Questo è l'ultimo post riguardo agli incontri con gli autori. Abbiamo dato un risalto maggiore a quelli di cui abbiamo letto i libri e volevamo sentire/vedere a tutti i costi. Ovviamente ci sono state delle rinunce, ma quando ci sono così tanti appuntamenti insieme è una cosa normale. Partecipare al Salone del Libro a Torino è stata una esperienza indimenticabile, frenetica, entusiasmante, da rifare.

L'altro giorno su twitter ho scritto: - Avete presente la pubblicità della crociera? Quella che quando torni alla normalità poi non ti senti più la stessa persona? Ecco... #SalTo13 
Qualcuno di voi mi ha dato pure ragione! [bravi] Ma bando ai sentimentalismi ... Io non sono per niente brava in queste cose, cioè a spiegarvi qualcosa di più di quello che il Salone mi-ci ha lasciato. Infatti alle persone che mi hanno chiesto com'è stato, ho saputo rispondere solo con un "bello". E' stato molto di più di un semplice bello ovviamente. E' proprio il mondo in cui vorrei intrufolarmi e non uscirne più. M'impegnerò con tutte le forze per riuscirci [e lo stesso vale per la mia fidata collaboratrice]. Intanto questo mi ha dato la spinta necessaria per rimettermi sui libri e provare e dare gli ultimi esami. Basta, Ho divagato troppo! Non usciamo fuori tema! Passiamo alle cose concrete.

Oltre a Gramellini, Daria Bignardi, Nicolai Lilin, Lidia Ravera e la fantastica Noemi Cuffia, questi sono gli scrittori visti a giro:
Diego De Silva
Io & Gianrico Carofiglio [Tu chiamale se vuoi EMOZIONI ...]
Sepulveda
Fulvio Ervas
[Lasciate perdere] Benedetta Parodi & Luca Bianchini che parla del suo nuovo libro "Io che amo solo te"

E infine queste siamo Noi fuori dal Lingotto tutte sorridenti e felici
[Veronica e Io]

Se volete vedere l'album completo il link è questo

Ciao Torino! Ci  vediamo il prossimo anno!

Francesca

22 maggio 2013

Un'ora con ... Massimo Gramellini al #SalTo13 [I SE sono il marchio dei falliti! Nella vita si diventa grandi NONOSTANTE]

Nonostante "Fai bei sogni" sia uscito da due anni, continua a rimanere nella classifica dei libri più venduti. Vi starete chiedendo il motivo immagino. A parer mio, ci troviamo di fronte, oltre che a una storia reale, anche a una storia straziante. Dopo tanto rumoreggiare, mi sono decisa a leggerlo pure io. E' triste, malinconico, comico, innocente, coinvolgente ... Gli eventi infatti vengono raccontati con uno stile narrativo semplice, perché sono visti attraverso gli occhi di un bambino che ha perso la madre, morta di tumore ... dietro a tutto questo però si cela un segreto che Massimo scopre dopo 40 anni. Viene sostanzialmente raffigurato quello che ti manca quando ti ritrovi senza il tuo punto di riferimento, hai come migliore amica la solitudine e per sopravvivere cerchi di elemosinare, appena te ne capita la possibilità, un amore che nessuno ti vuole dare. Per l'autore è stato molto difficile ricalarsi nei panni di quando aveva 9 anni. C'è riuscito riguardando su you tube i programmi del passato.
Il noto giornalista della Stampa è salito sul palco esordendo che non sapeva cosa sarebbe successo, non si era preparato niente ... e quindi ci siamo affidati all'ascolto di alcuni stralci del romanzo letti da Pino Ammendola e dalla moglie Elisa Galletta.
Tutt'ora quando gli chiedono di leggerlo, si rifiuta di farlo. L'unica volta che si è prestato, era da Fazio. Lo scompenso interiore è stato talmente forte, che il giorno dopo aveva la febbre a 40 ed è stato ricoverato d'urgenza in ospedale. La parte che mi ha colpito di più è quando ha parlato delle tante lettere che ha ricevuto in redazione. Molti gli hanno scritto per dirgli grazie, altri per dirgli che questo libro li ha salvati. 

Infatti quando ho pubblicato la recensione, ho spiegato come in un certo senso questo possa essere raffigurato come un inno alla vita stessa, perché a volte il dolore è necessario, ma è possibile superarlo quando si sceglie di arrendersi agli altri e a farsi amare [amore inteso in tutte le forme possibili].
È stata una presentazione entusiasmante. Gramellini è carismatico, non ha paura a parlare delle proprie fragilità [dovremmo farlo tutti e più spesso] e di riderci sopra, forse la cosa è venuta ancora più fuori grazie alla presenza della moglie [è proprio vero che dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna]. 

Sono consapevole che molti di voi l'avranno già letto, ma se non l'avete fatto rimediate. Concludo affermando che "Fai bei sogni" si può riassumere, come lo stesso protagonista ha dichiarato, in un'unica frase: 

I SE sono il marchio dei falliti! 
Nella vita si diventa grandi NONOSTANTE

Se vi interessa sapere di più, ecco a voi il Link della recensione fatta a febbraio.

Francesca

21 maggio 2013

Un'ora con... Nicolai Lilin [incontro al Caffè Letterario del Salone del Libro di Sabato 18 maggio]

UN'ORA CON... NICOLAI LILIN

Gli incontri al Caffè Letterario del Salone del Libro sono culminati con la chiacchierata tra Nicolai Lilin e Luca Beatrice di Sabato 18 maggio.

Nicolai Lilin è un autore che ho avuto la fortuna di conoscere con il suo primo romanzo Educazione Siberiana, tornato all'attenzione del grande pubblico grazie al film omonimo di Gabriele Salvatores, uscito il 28 febbraio 2013.
Al centro dell'incontro il suo ultimo romanzo Storie sulla pelle, che racconta il simbolismo insito nei tatuaggi e come questi siamo dei veri e propri modi di comunicare, soprattutto informazioni all'interno della comunità criminale.
Nicolai Lilin ha affermato che in Italia abbiamo la cultura del tatuaggio più antica d'Europa e quando pensiamo di disegnare qualcosa sulla nostra pelle deve essere una decisione pensata. Ha raccontato che nel suo studio di tatuatore (ebbene sì, Lilin è anche un tatuatore, oltre che uno scrittore) molti ragazzi si presentano e chiedono tatuaggi uguali a quelli di personaggi famosi e lui schiettamente cerca di spiegare quanto sia una scelta propria, indipendente da quello che vediamo disegnato sulla pelle degli altri.
Alcune frasi che mi hanno colpito molto, tra quelle dette in merito, sono state:

«Il tatuatore è come il prete: non può dire mai no alla richiesta di tatuaggio».
«Giusto affrontare altri modi di comunicare, ma non dimenticare dove sei e dove vai».

Ha confessato di apprezzare molto la Costituzione italiana ed è sicuramente comprensibile se si pensa al comunismo russo da lui vissuto:

«Se la Costituzione fosse applicata in modo onesto sarebbe un'ottima base».
«La Costituzione italiana mi ha illuminato. La tengo sul comodino».


Oltre a essere un bell'uomo è estremamente intelligente e le esperienze difficili della sua vita l'hanno portato a essere quello che è ora. 
Non poteva mancare l'autografo al libro, una vera e propria opera d'arte la sua firma. Con gentilezza si è prestato a firmare uno o più libri a tutti e, a chi lo chiedeva, ha concesso anche una foto. Piccolo aneddoto: dopo il rituale  firma/foto seguiva un lento inchino...
Un uomo affascinante con una storia altrettanto affascinante e a tratti, sicuramente, triste.

Se volete rileggetevi la recensione di Educazione Siberiana.

Veronica

20 maggio 2013

Un'ora con ... Daria Bignardi al #Salto13

Venerdì 17 abbiamo assistito alla presentazione dell'ultimo libro di Daria Bignardi "L'acustica perfetta". Il primo a prendere parola è stato il professore Giovanni Tesio che ha esordito dicendo che è troppo facile pensare al lieto fine come a un riscatto, ed è difficile immaginare a qualcosa di diverso ... Qui, le soluzioni si trovano altrove, lo sforzo più grande riguarda soprattutto una ricerca interiore e un percorso molto doloroso da affrontare. La storia è una storia d'amore, ma dobbiamo fare i conti con le crepe del cuore [e aggiungo io, con l'incomunicabilità]. È un ottimo romanzo perché non dà nulla per scontato.  
Narra le vicende di Arno che è innamorato di Sara da sempre. Lui sa, sin dalla prima volta che l'ha incontrata, che è la donna della sua vita, infatti la sposa e ci fa tre figli. Un perfetto quadretto familiare. Ma a un certo punto, lei decide di andare via di casa avvisando il marito con un biglietto. La storia vera e propria inizia in questo preciso momento dove davanti a te vedi un uomo ferito, che punta il dito contro una "cattiva" madre che abbandona il tetto coniugale per un "capriccio". Mentre in realtà la fuga cela qualcosa di molto più profondo. Un malessere che esce fuori dopo più di dieci anni di matrimonio. Infatti Arno è costretto ad infilarsi nei suoi panni e a capire cosa l'ha portata a mettere in discussione una vita così apparentemente perfetta. Il paradosso si ha quando ci sono persone come lui che vivono di illusioni non preoccupandosi e negando la sofferenza dell'altro, anche quando ti appare in modo evidente davanti agli occhi.

Daria, scrittrice-giornalista-presentatrice televisiva ... ha poi spiegato di come sin da piccola era una lettrice compulsiva e di come è arrivata tardi a pubblicare il suo primo libro "Noi vi lascerò orfani" scritto dopo pochi mesi dalla morte della madre, a odiare il secondo [condivido il fatto che non sia uno dei migliori] perchè dentro c'è troppo di se e a sentirsi realizzata col terzo nonostante l'arduo compito di risultare credibile con un io narrante tutto al maschile. 

"Non ho ca­pi­to mai nien­te sul­l’a­mo­re per que­sto ho vo­lu­to scri­ver­ci sopra" ... 

E' stata una bella chiacchierata che si è poi conclusa con una dedica sul [mio] libro. 

Se vi interessa leggetevi anche la recensione che ho fatto a gennaio: L'acustica Perfetta

Francesca

Un'ora con... Lidia Ravera [incontro al Caffè Letterario del Salone del Libro di Sabato 18 maggio]

UN'ORA CON... LIDIA RAVERA 
IN OCCASIONE DELLA PUBBLICAZIONE DI 
PIANGI PURE

Sabato 18 maggio alle ore 19 Loredana Lipperini ha raccontato insieme all'autrice Lidia Ravera del romanzo Piangi Pure, nello spazio del Caffè Letterario. Vi ricordate Porci con le Ali, scritto insieme a Marco Lombardo Radice? L'ho letto quando avevo 15 anni: mi colpì molto la storia d'amore tra i due protagonisti e la capacità dell'autrice di raccontare le loro riflessioni sulle prime esperienze ed emozioni forti.
I protagonisti del romanzo Piangi Pure non sono giovani, bensì molto in là con l'età. Lidia Ravera ha detto di sentirsi investita di un compito molto importante e, scherzosamente, ha aggiunto che si meriterebbe una ricompensa per il suo operato:

«Sto lavorando per una vita che duri tutta la vita».

Piangi Pure è edito da Bompiani è mette al centro la storia di Iris, donna di 79 anni, con una figlia intelligentissima e antipatica, che parla esclusivamente con Dio, e una nipote bellissima e ignorante, che trae vantaggio dalle passioni degli uomini. Vive sola ed è in ottima salute, ma quando, per risolvere una decorosa miseria ormai intollerabile, vende la nuda proprietà della casa in cui abita, incomincia a pensare alla morte. È perché ha scommesso sulla sua aspettativa di vita? Lo chiede a Carlo, lo psicoanalista che lavora al pianterreno e, da tre anni, prende il caffè con lei al bar di fronte. Carlo è una buona conoscenza, una consuetudine, quasi un amico. È lui che le consiglia di tenere un diario per contenere e disinnescare quei sintomi minacciosi. Iris esegue. Prima è cauta, racconta le sue paure per dominarle. Ma poi finisce per raccontare anche altro. E si scopre innamorata di Carlo. Anche questo è un sintomo, ma siamo portati a pensare che sia sintomo di una malattia giovanile. È così? Esiste una scadenza per l'eros, un inverno del nostro desiderio? Oppure è uno dei tanti stereotipi che ci obbligano a rinunciare alla vita? Contro ogni previsione Iris e Carlo vivranno la loro storia d'amore. Impareranno a guardarsi l'un l'altra, e a guardare il tratto di strada che devono ancora percorrere, approfittando della luce più suggestiva. Quella del tramonto. 

La chiacchierata tra Lidia Ravera e Loredana Lipperini mi ha incuriosita molto e penso proprio che mi piacerebbe leggere questo libro. Molti romanzi trattano i temi dell'innamoramento e dell'amore fisico che non comprendono la fascia di età degli ottantenni. Ma perché? È bello invece scrivere dell'amore come un sentimento e un'espressione di quel sentimento che siano alla portata di tutti.
Ancora Lidia Ravera afferma:

«Gli uomini sono considerati cultura, le donne natura». Come darle torto: la nostra società ci spinge a credere questo.

Nello spazio riservato alle domande mi ha colpito molto la riflessione fatta da uno dei presenti. Ha detto che i giovani non si sentono mai veramente giovani, perché sanno di esserlo, mentre a un'età più avanzata riesci a sentirti giovane, perché le azioni, le emozioni e le casualità della vita riescono a sorprenderti e farti credere sempre capace di tutto.

Voi conoscete Lidia Ravera? Avete letto qualcosa di suo?

Veronica

Incontro con Noemi Cuffia, alias Tazzina di caffè

INCONTRO CON NOEMI CUFFIA, ALIAS TAZZINA DI CAFFÈ (17 maggio)

Armate di grande entusiasmo, io e Francesca siamo partite per questa avventura. Il viaggio in treno è stato animato da grandi chiacchiere (a differenza del ritorno). All'arrivo in stazione, ci siamo separate per l'incontro con i rispettivi parenti. Dopo un pranzo veloce, ritrovo davanti al Lingotto Fiere e, con i pass alla mano, abbiamo inserito la modalità SaloneTorino2013.

Il primo stand visitato è stato quello di LiberAria, casa editrice che ha pubblicato il primo romanzo di Noemi Cuffia (uscito il 16 maggio, in concomitanza con l'inizio della manifestazione), conosciuta ai più come Tazzina di caffè, Il metodo della bomba atomica.
Anche l'autrice era presente allo stand e si è così presentata l'occasione per conoscersi di persona. Il suo blog è stato uno dei casi di studio della mia tesi di laurea, quindi, per tutte e due, l'incontro si è rivelato quasi un evento.
Ovviamente ho acquistato una copia del romanzo, estremamente incuriosita dalla storia che tratta i temi dell'amore e del dolore, e non ho perso l'occasione per farmela firmare.

Per chi fosse ancora nei paraggi del Salone del Libro (ultimo giorno), che resterà aperto fino alle 22, presso Spazio Incontri alle ore 14 si terrà la presentazione del suo primo romanzo.

Veronica

16 maggio 2013

Shopgirl di Steve Martin [recensione]

SHOPGIRL
di
STEVE MARTIN

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Gioia Guerzoni
Pagine: 144
ISBN: 9788806180591
Prezzo: € 9,00


Mirabelle è una ragazza di ventotto anni che lavora al reparto guanti di un grande magazzino di Los Angeles. Le sue giornate trascorrono tutte uguali: da dietro quel bancone, dove pochi clienti si avvicinano, sbircia le vite degli altri e fantastica sulla sua; la sera rientra nel suo piccolo appartamento dove ad attenderla c'è solo il gatto.
Una sera, in una lavanderia, incontra Jeremy, un ragazzo poco accorto, ingenuo e all'apparenza senza un vero scopo nella vita. Escono insieme e il disagio di Mirabelle è papabile: desidera qualcuno che la ami e la protegga e, non avendo che Jeremy, tenta un avvicinamento fisico. La notte non va come la protagonista crede e sceglie di prendere le distanze.
L'incontro con un affascinante cinquantenne risveglia Mirabelle, che si lascia corteggiare e a tratti "usare", sperando di riuscire a costruire una relazione in cui il dare e l'avere si equivalgano.
Il capitolo su La Conversazione rivela quanto sia difficile capirsi, quando gli intenti iniziali non sono proprio gli stessi:

- Penso di doverti dire alcune cose. Forse non sono pronto per una relazione in questo momento -. Non parla a Mirabelle, ma all'aria, come se avesse appena scoperto la verità su di sé e per caso la esprimesse ad alta voce.
- Hai passato un brutto periodo con il divorzio, - dice Mirabelle.
Comprensione, Per Ray Porter, è un buon segno. La ragazza ha capito perfettamente che non sarà mai una relazione a lungo termine. Ray prosegue: - Ma adoro uscire con te e voglio continuare a farlo.
- Anch'io, - dice lei. Mirabelle crede che lui le abbia detto di essere lì lì per innamorarsi di lei, e Ray crede che lei abbia recepito la sua intenzione di non fidanzarsi con nessuno.
[...]

La storia fra Mirabelle e Ray continua per molto tempo e Ray dà a Mirabelle tutto quello di cui ha bisogno, tranne l'amore. Questo perché non riesce ad aprirsi fino in fondo e pensa che la ricerca della persona che riuscirà a fare breccia nel suo cuore e a farlo cambiare davvero sia ancora un processo in divenire.

Steve Martin è un grande attore e un ottimo scrittore: riesce a creare questo piccolo capolavoro che racconta quanto possa essere complicata una relazione, soprattutto se le persone coinvolte non riescono a comprendersi. I personaggi sono presentati con grande accuratezza e analizzati in modo da creare nella mente di chi legge un'immagine molto precisa di ciascuno di loro. 
In libro si concentra sull'attesa, sulle aspettative e sulla ricerca di qualcosa che si scontrano con le aspettative dell'altro:
Mirabelle attende una persona che possa farla sentire finalmente amata; Ray vuole Mirabelle, ma non una relazione seria con Lei.
Malinconico, introspettivo, triste, tenero, coinvolgente e capace di infondere speranza.

Dal romanzo è stato tratto il film, uscito nel 2005, con gli attori: Steve Martin, Claire Danes e Jason Schwartzman.

 Veronica 

11 maggio 2013

EDUCAZIONE SIBERIANA di NICOLAI LILIN [Recensione]

EDUCAZIONE SIBERIANA
di 
NICOLAI LILIN

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Pagine: 348
ISBN: 9788806202569
Prezzo: € 12,50

Nicolai Kolima appartiene agli Urka siberiani, una famiglia di "criminali onesti". Formata secondo le regole dell'educazione siberiana, la vita di Kolima non può che essere permeata in ogni azione, gesto e pensiero da questa filosofia. La Transnistria, situata tra Moldavia e Ucraina, è il luogo in cui principalmente si svolgono gli episodi narrati da Nicolai Lilin. 
L'autore descrive alcuni aspetti principali di vita della comunità, liberamente ispirati dalle sue esperienze giovanili:
- la gestione delle relazioni tra gli stessi membri di questa famiglia e gli Urka siberiani e altre famiglie; 
- il rapporto con gli anziani, coloro che diffondono il sapere e guidano i giovani nel percorso di formazione; 
- il significato dei tatuaggi, che comunicano l'intera esistenza di ogni uomo e raggiungono la completezza solo a un'età molto avanzata; 
- la difficile esperienza del carcere minorile, dove Nicolai è costretto a scontare una condanna di quasi un anno (anche all'interno della prigione stessa i rapporti sono regolati da tutta una serie di norme che ciascuno ha appreso nel corso della vita, a seconda della famiglia dove è cresciuto);
- la ricerca dei responsabili della violenza su una loro sorella, atto ritenuto inammissibile per la comunità siberiana, che considera imperdonabile qualsiasi crudeltà nei confronti di una donna.
La violenza è imperante in ogni pagina del romanzo, violenza ritenuta accettabile per regolare i conti su questioni in cui sono stati subiti dei torti. Anche il rispetto e la compassione verso i deboli e i disabili è molto forte: questi esseri umani sono ritenuti talmente importanti, e investiti di un'aura di sacralità, da dover essere protetti a ogni costo.
Molti i valori di cui sono portatori i "criminali onesti", tanto da far pensare a una vera e propria contraddizione; così come la profonda fede verso Dio, che accompagna i dialoghi stessi tra membri della comunità e azioni fra le più efferate.

Nicolai Lilin costruisce, attingendo dai suoi ricordi e dalle sue esperienze di vita, un raccoglitore di memorie che descrive la filosofia dell'ultima stirpe di Urka siberiani. Un testo scritto direttamente in italiano dall'autore di origine siberiana, nato e cresciuto in Transnistria, che suscita curiosità nei confronti di questo mondo sconosciuto e affascinante per la sua etica e le sue regole.
Una storia ricca di spunti di riflessione, curato nelle descrizioni e in grado di catturare il lettore sin dalle prime pagine.
L'ho trovato coinvolgente, violento, triste, un mix potente di contenuti, che disturbano, infastidiscono, inorridiscono, per la veridicità nel presentare una vita da criminale, così lontana dalla nostra realtà.
La parte che più in assoluto mi ha colpita è stata quella raccontata nel capitolo del carcere minorile: tanti giovani, chi più forte, chi più debole, chi protetto da una "famiglia", chi invece abbandonato a se stesso, si ritrovano a scontare brevi o lunghe pene in un ambiente che si trasforma in un'arena, in cui le stesse guardie sono complici se non artefici dei più terrificanti atti di brutalità nei confronti di questi bambini, allevati e cresciuti come adulti.

"Chi vuole troppo è un pazzo, perché un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore riesce ad amare". (p. 58)

Veronica


L'ora più bella di Stefano Benni [riflessioni]

L'ora più bella
di Stefano Benni

Formato Kindle
Feltrinelli Editore
Uscito il 9 febbraio 2012

Non possediamo una misura che possa dirci che stiamo vivendo l'ora più felice, il tempo degli orologi è infinitamente più misero del tempo del nostro cuore. 

Qual è stata l'ora più bella della nostra vita è una di quelle domande talmente enigmatiche che chieste così a bruciapelo potrebbero tirare fuori risposte troppo scontate e banali ... soprattutto quando ci tenete ad apparire persone intelligenti. Se Francesco Piccolo ai suoi "momenti di trascurabile felicità" c'ha dedicato centinaia e centinaia di pagine, scordatevi che Stefano Benni faccia altrettanto. In ogni caso questo piccolo racconto che ti leggi in soli 10 minuti rientra in un'ottica editoriale mirata e il colpevole è la Feltrinelli che ha ideato una collana intitolata "Zoom":

In Zoom troverai i libri che finora non si potevano fare. Perché la cara, amatissima carta ha pur sempre i suoi limiti. In Zoom troverai racconti, romanzi a puntate, guide, saggi e interventi editi e inediti. Testi brevi ma di altissima qualità, liberati nella loro essenza più pura dalle nuove possibilità di distribuzione digitale. Libri piccoli solo per le loro dimensioni e il loro prezzo. Libri che sanno rimanere nella mente a lungo, come una bella canzone, e che come una canzone possono essere scelti e gustati uno alla volta. E poi gustati di nuovo, e di nuovo...

Esclusivamente in versione digitale al fantastico costo di 0,99 centesimi! La mia critica, non riguarda tanto le aspettative che nutri quando leggi qualcosa, ma al fatto che con un racconto di appena 8  pagine non hai proprio tempo di formulare una sorta di pensiero che ti possa portare ad esprimere un semplice parere. Comunque dicono che questo sarà il futuro ... dell'editoria. Allora adeguiamoci.

Stefano Benni in poche parole cerca di raccontare "L'ora più bella" della sua vita che risale a un episodio di quando era bambino ... Ciò ha, di conseguenza, portato a scovare la mia. Se devo essere sincera, non è stato molto difficile trovarla e l'associo al giorno della discussione del mio orale, all'esame di maturità avvenuto nel lontano 2004, subito dopo l'aver varcato la soglia dell'aula e dentro di me c'avevo un misto di adrenalina, euforia e senso di libertà ... che non ho più provato. Un po' la rimpiango.

E adesso rigiro la domanda a voi: Qual è stata l'ora più bella della vostra umile esistenza? So che è molto difficile rispondere, ma almeno provateci perchè quando cerchi di ricordare cose simili, poi ti ritornano in mente tanti di quegli aneddoti buffi ed emozionanti che ridi da sola.

Se volete leggere questo breve racconto, lo potete comprare su amazon.it ...

Francesca

9 maggio 2013

Educazione Siberiana di Nicolai Lilin [Qualche frase]

Educazione Siberiana di Nicolai Lilin 
"La picca, così viene chiamata la storica arma dei criminali siberiani, è un coltello a scatto con una lama lunga e sottile, ed è legato a molte usanze e cerimonie tradizionali della nostra comunità criminale.
Una picca non si può comprare o avere per propria volontà, si deve meritare". (p. 28)
"Nella nostra società era vietato giurare, era considerata una specie di debolezza, un'offesa verso se stessi, perché chi giura insinua che quel che sta dicendo non è vero. Ma tra ragazzi, parlando, tante volte i giuramenti scappavano, e si giurava sul proprio cappello. Non si doveva mai giurare sulla madre, sui genitori e i parenti in genere, su Dio e sui santi. Né sulla propria salute o ancor peggio sulla propria anima, perché veniva considerato come un «danneggiamento alla proprietà di Dio». Non restava che sfogarsi sul proprio cappello". (p. 40)
"- E lo sai perché Dio ha dato all'uomo una vita più lunga di quella degli animali? - No, non ci ho mai pensato... - Perché gli animali vivono seguendo il loro istinto e non fanno sbagli. L'uomo vive seguendo la ragione, quindi ha bisogno di una parte della vita per fare sbagli, un'altra per poterli capire, e una terza per cercare di vivere senza sbagliare". (p. 67)
"Nelle comunità criminali russe esiste una forte cultura del tatuaggio, e ognuno di essi ha un significato. Il tatuaggio è una specie di carta d'identità che serve per comunicare la propria posizione all'interno della società criminale: il tipo di «mestiere» criminale, informazioni varie sulla vita personale e sulle esperienze carcerarie". (p. 73)
"La tradizione del tatuaggio degli Urca siberiani ha un processo lungo quanto la vita di un criminale. Si cominciano a tatuare alcuni segni all'età di dodici anni, e solo dopo essere passati attraverso varie esperienze e periodi della vita queste cose si possono raccontare con i tatuaggi, codificati e nascosti in un quadro che negli anni diventa sempre più completo". (p. 74)
"Dentro il carcere minorile, infatti, per cercare di sopravvivere e stare tranquilli bisognava unirsi alle famiglie. Una famiglia era composta da un gruppo di persone che avevano delle caratteristiche in comune, spesso la nazionalità. Ogni famiglia aveva le sue regole interne, e i ragazzi le seguivano, cercando di semplificarsi la vita". (p. 217)

A breve la recensione!

Veronica

7 maggio 2013

Cocaina di Carlotto Carofiglio De Cataldo [recensione]

Cocaina
di Carlotto Carofiglio De Cataldo

2013
Stile libero Big
pp. 200
 € 13,00
ISBN 9788806215477
Tre maestri della narrativa contemporanea raccontano la droga che piú a fondo ha segnato la società dagli anni Ottanta a oggi. La cocaina. Muove capitali immensi, costruisce imperi, distrugge, ricrea e plasma le coscienze. Rende tutti un po' piú criminali. La cercano sia gli operai in fila all'alba in attesa di ingaggio nelle città del Nordest, sia l'insospettabile compagna o compagno della tua vita. In tempi di crisi, è generosa con chi sceglie di servirla. Ci segue come la nostra ombra, cosí evidente e normale che nessuno piú la vede. E allora serve la letteratura per renderla di nuovo visibile. Tre magnifiche storie che rimandano l'una all'altra, tre facce diverse e complementari dello stesso cristallo. Tre scrittori al meglio delle loro capacità, che ci divertono, turbano e costringono a riflettere.
RECENSIONE: Cocaina è una raccolta di racconti scritti dalle penne di tre autori diversi. Se vogliamo essere ancora più precisi, sono tre romanzi brevi ... uniti da un denominatore comune: La Droga. Carlotto narra le vicende dell'Ispettore Campagna che per scagionarsi dalle accuse dei colleghi di essere un corrotto, mette ai ferri corti un piccolo spacciatore col quale collabora, per incastrare un pesce ancora più grosso ... Porta a termine la sua missione e fa il suo dovere solo perchè gli è stato promesso che dopo questo, sarebbe passato alla più tranquilla sezione Antirapine. Carofiglio invece affronta l'argomento per vie più traverse. Uno scrittore che ama trovare la concentrazione giusta per scrivere nel solito bar, nonostante stia vivendo un periodo di blocco. In questo bar incontra un ex ispettrice di polizia ... Una donna misteriosa, che passa il suo tempo lì a riempire la pagine di un quaderno. I due riescono a conoscersi e in seguito a parlarsi e lui scopre i motivi per il quale lei da capo della polizia è passata a fare l'investigatrice privata. E infine De Cataldo che ha dato vita alla storia più articolata e difficile da seguire per la ricercatezza dei particolari e degli episodi che ha trattato. La mafia e il potere. La droga che circola, partendo dal Perù per arrivare a Milano. I mille percorsi che fa per giungere a destinazione. Gli ottimi guadagni che si ottengono con questo tipo di traffico e i finanziamenti illeciti effettuati da broker insospettabili per aumentarli a dismisura. Gente che muore. Gente che non si salva. Nonostante sia dalla parte "giusta".

Sul sito dell'Einaudi c'è scritto che l'idea di realizzare questo progetto è partito da De Cataldo:
«poi è iniziato un lungo corteggiamento. Mi piaceva fare un ragionamento comune su un fenomeno così potente e invasivo». Al quale i colleghi, accomunati dalla capacità di riconoscere la forza e la pervasività delle correnti criminali che percorrono il nostro Paese, non hanno saputo resistere.
"Cocaina" è recente perchè uscito quest'anno. Dal primo momento che l'ho visto avrei voluto leggerlo, anche se ammetto che non ho mai apprezzato particolarmente questo genere. Inoltre riconosco la mia ignoranza nel non conoscere né Carlotto, né De Cataldo, mentre Carofiglio è e rimane, uno dei miei scrittori preferiti. Sono andata a giro per mesi e mesi sproloquiando sul fatto che l'Avvocato Guerrieri riveste a tutti gli effetti il mio ipotetico uomo ideale. Quando poi mi sono resa conto che stavo diventando insopportabile e ripetitiva, ho smesso, ciò non toglie che continuo a pensarlo. Comunque fra i tre, il suo è, in maniera molto scontata, la parte che ho preferito. Lo è perché tratta il tema principale, quello della polvere bianca, con una sottile linea vagamente psicologica che ti fa, di conseguenza, amare inconsapevolmente anche i personaggi che vengono raffigurati. All'apparenza semplici, in realtà più complicati di quel che crediamo. D'altronde l'animo umano di ognuno di noi è così no? Anche se sei la miglior poliziotta in circolo. Corri veloce. Puoi essere considerata al pari dei tuoi colleghi uomini a intelligenza, forza, determinazione. Quando gli altri hanno questa percezione di te, diventa più complicato essere se stessi ... si commette quindi l'errore di indossare questa maschera a cui poi ti abitui, per poi arrivare a scoppiare e correre il rischio di ribaltare una situazione che diventa poi senza possibilità di ritorno.

Vi consiglio di leggerlo se amate questi autori o anche solo uno dei tre. In ogni caso vi ritroverete di fronte a qualcosa che non vi deluderà per la sua qualità.

Francesca

2 maggio 2013

Scrivere è un tic [i segreti degli scrittori] di Francesco Piccolo [recensione]

Scrivere è un tic
i segreti degli scrittori
di Francesco Piccolo

pagine 118
Casa Editrice Minimum Fax
ISBN 9788875213237
Prezzo 8 euro
Uscito nel 2006

RECENSIONE: Questo libro è stato pubblicato per la prima volta dalla Minimum fax nel 1994 dove lo stesso Piccolo vi lavorava come redattore. All'epoca era un aspirante scrittore e come tutti quelli che vogliono farne la propria professione aveva l'obbiettivo di dimostrare, attraverso una documentazione pratica, sia ai suoi parenti, che ai suoi amici come "il mestiere di scrivere avesse delle regole del tutto diverse da un'immaginario liceale così falso", e che non era l'unico fesso che ci metteva giornate intere a riempire una pagina, mentre gli altri "quelli veri" nell'immaginario comune in una sola mezz'ora ne buttavano giù addirittura dieci.
Quindi quello che vi ritroverete davanti agli occhi non è altro che il risultato di una serie di fogliettini A6 che lui ha raccolto nel tempo con le trascrizioni di come, quanto, dove, perché e come avevano cominciato a scrivere gli scrittori. Questi fogliettini sono poi stati raggruppati in un file sul computer intitolato "Metodi". Comunque iniziamo con l'affermare che i tre elementi indispensabili per considerarsi tali, cioè il TALENTO, la VOCAZIONE e l'ISPIRAZIONE, in realtà sono "evanescenti, sfuggenti, ingiudicabili", al contrario della TECNICA, l'APPLICAZIONE e la CAPACITÀ DI RESISTENZA che si possono insegnare. Infatti Fitzgerald diceva che "Il genio consiste nel mettere in atto ciò che si pensa", e ciò non significa solamente il rendersi conto del proprio talento, ma avere anche la capacità di metterlo in atto nella propria esistenza. E qui entra in ballo il METODO, ovvero la costanza e la pratica quotidiana. Essere uno scrittore di mestiere non vuol dire scrivere solo per guadagnare soldi, ma dedicare alla scrittura il maggior tempo possibile con regolarità e sacrificio. Per esempio Proust aveva l'abitudine di rincasare molto tardi, s'infilava il pigiama e lavorava fino alle 7 del mattino sul suo letto; Gabriel Garcia Marquez s'interrompeva solo nel momento in cui sapeva come ricominciare il giorno dopo; Moravia sceglieva la mattina ...
"Scrivere significa riscrivere" [Flaubert]. Le ossessioni principali infatti sono la RISCRITTURA e la CORREZIONE e ci vuole DISCIPLINA. "Qualcosa che ha a che fare con la fatica, l'imposizione di un regime lavorativo che consenta una produzione di livello. Tutto ciò può essere anche spiacevole". In ogni creazione artistica, la RITUALITÀ è un fattore necessario e non superfluo come si pensa. Preserva il processo personale della creazione. "Scrivere è anche lasciare per un po' di tempo il mondo fuori la porta, chiudere ogni accesso alla vita presente per concentrarsi sul racconto della vita sulla riflessione. È come per la lettura: Ci si astrae dal mondo per ritornarvi con maggiore consapevolezza". Ci sono scrittori che inizialmente facevano altro. Erri de Luca era un muratore; Kafka e Pessoa erano impiegati in un ufficio; Umberto Eco e Antonio Tabucchi hanno insegnato ... E poi è meglio scrivere con la penna, la macchina o il computer? Ognuno aveva le sue manie e il suo modo di agire.

Un concentrato di una novantina di pagine che leggi in poche ore e ti fanno capire realmente che scrivere è tutto, meno che una moda. Gli stessi "Poeti Maledetti" quando componevano i capolavori che poi hanno fatto la storia della letteratura, erano lucidi e coscienti. Questo fa capire quanto sforzo, sia mentale che fisico, ci sia dietro alle parole. Oggi viviamo in una società dove nessuno legge ma tanti vogliono pubblicare a ogni costo [Cattivo mondo editoriale che mi snobba, Voi non sapete CHI SONO IO]. Bene, prima di commettere azioni insensate, prendete questo piccolo libricino e divoratelo perché almeno capirete che non si può pretendere, riuscire e essere portati a fare gli scrittori solo perché è un sogno.

Francesca

Scrivere è un tic. I segreti degli scrittori su Amazon a 6,80 Euro