4 giugno 2013

Chiedi alla luna di Nathan Filer [recensione]

Chiedi alla luna 
di Nathan Filer

Feltrinelli
Collana "I Narratori"
pagg. 320 
prezzo: 17,00€ 
in libreria dal 5 giugno

Recensione: Come faccio a parlare di una storia del genere con la giusta dose di obbiettività [o obiettività - come più vi piace] e cercando di farvi capire che può insinuarsi nella testa in maniera sconvolgente? Non butto mai giù le recensioni di getto. Ho bisogno giusto giusto di quel giorno in più per pensare a cosa voglio scrivere, soprattutto se il libro in questione mi è piaciuto molto. Solitamente questo tempo lo uso per rimuovere tutte le parole che finiscono in quel maledetto vortice mentale senza fine.

Chi si assume il compito di raccontare gli eventi è il protagonista stesso. La narrazione è rafforzata dai dialoghi, rigorosamente in prima persona, con una ridondanza che invece di risultare fastidiosa, è utile al lettore per non dimenticare i dettagli più rilevanti e seguire la linearità della trama senza ulteriori indugi.

Il protagonista si chiama  Matthew, ma non ne sarei così sicura, perchè nemmeno lui lo è. Matthew ha un fratello, Simon, affetto dalla sindrome di down. Anche questo però è uno stupido e irrilevante particolare [quindi lo ometterei tranquillamente]. Ciò che conta è che, oltre ad avere la faccia sorridente e tonda come la luna, gli vuole un gran bene. Non sa spiegarsi come mai, non sa spiegarsi quanto ... in qualche modo lo ama di un amore sincero perché se capita che sei nel bosco, sei caduto, ti sei sbucciato il ginocchio e piangi come un miserabile, lui con la forza più incredibile che ha [nonostante i suoi movimenti impacciati e lo sforzo immane], ti prende in braccio per riportarti a casa. O la mattina, mentre aspettate vostro padre che, con il solito rituale, entra rumorosamente in camera per salutarvi prima di andare a lavorare, ti viene a svegliare e ti fa compagnia giocando insieme ai videogiochi. O la sera, se guardate il vostro film preferito alla tv, non si siede mai sul divano, ma sul tappeto, con gli occhi quasi appiccicati allo  schermo per non perdersi nulla e quello sarà sempre il SUO posto. O infine, mentre siete in vacanza a Ocean Cove, ti insegue la notte se gli proponi di andare a vedere un "cadavere", uno vero, sfidando la paura e la sorte. 

Ieri pensavo a come i nostri ricordi siano strettamente collegati alle persone e che certe persone non riescono più a vivere perchè sono vittime dei loro ricordi. Alcuni smettono di esistere per non accumularli e passano il tempo a preservarsi dall'averne ancora. C'è chi, per predisposizione naturale, ci convive pacificamente, chi impazzisce per quelli che non riesce a rimuovere. Matthew appartiene a quest'ultimo caso. E' schizofrenico, sente voci, vede cose. Da un certo momento in poi, il suo obbiettivo principale è costruire un formicaio, perchè Simon che adesso non c'è più a causa di un incidente, lo desiderava. Avete capito bene. Quando cerca di metterlo in pratica, suona un campanello d'allarme a chi gli sta vicino ... obbligandolo ad affrontare così i suoi problemi. Dopo anni vissuti in un ospedale psichiatrico dove ogni due settimane gli facevano una puntura [sul sedere] da un lato e poi dall'altro per problemi di "compliance" con le pasticche,  arriva a festeggiare la maggiore età, con un solo desiderio: Apparire il più normale possibile agli occhi degli altri.

Il problema è che "Questo fanno, le etichette. Si appiccicano. Se la gente pensa che sei PAZZO, tutto quel che fai, tutto quel che pensi, ha scritto sopra PAZZO" e difficilmente te ne liberi. E' un aspetto davvero inquietante se ci pensate. Puoi mettere tutta la tua buona volontà, scacciare i fantasmi dalla tua testa, fare una commemorazione per liberarti dal peso che ti opprime, prendere in mano le redini della tua vita  ... ma da te stesso, dai tuoi deliri, alla fine non fuggi mai.

Un esperimento narrativo ben riuscito. Quando leggi le ultime parole "Non ho altro da fare oggi. E' un inizio" t'immagini il lieto fine che vorresti per lui  e tutto ha un sapore meno amaro.

ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE!

Francesca

4 commenti:

  1. Grazie Francesca per la tua sensibilità per aver compreso che, forse, la pazzia non è solo di chi "pazzo" viene definito. Già "il giudicare" è sbagliato, figuriamoci l'etichettare una persona per la sua diversità, qualunque essa sia. Io sono convinta che la parola "diversità", intesa in modo negativo, non dovrebbe far parte del nostro vocabolario. Non bisogna apparire normali, ognuno gestisce la propria normalità nel modo che gli è più congeniale. Ancora grazie e complimenti per la recensione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prego ;)

      Purtroppo viviamo una società dove certi soggetti sono emarginati a prescindere. Non solo i pazzi, ma anche gli omosessuali, o i poveri, o le donne stesse ... Alcuni sono più vittime di altri e questo probabilmente rappresenta la parte più malata perchè non sappiamo accettare la diversità altrui. Quando impareremo a farlo, forse potremo definirci un popolo emancipato ... Adesso no.

      Elimina
  2. Franci, è una recensione bellissima. Si vede che la storia ti ha coinvolto. Anche io sono un tipo a cui il passato detta le regole, ancora di più del presente e mi rendo conto che, a volte, è un dettaglio molto "frenante".
    Grzie per il consiglio di lettura!

    Ale Raddi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie ... :) mi fa piacere che ti sia piaciuta.

      Io sono del parere che accumulare ricordi sia una prerogativa fondamentale per un essere umano che voglia vivere veramente e senza rimpianti. Il lasciarsi andare alle esperienze che ti capitano, il farsi coinvolgere, il non privarsi di nulla. Anche il ricordo più doloroso può servire ad arrivare a capire qualcosa in più della tua vita. In questo caso, la morte del fratello è un ricordo troppo pesante da sostenere, anche perchè Matthew stesso ne è coinvolto.

      Non ti anticipo niente di più per non rovinarti il gusto della sorpresa, nel caso tu decidi di leggerlo ;)

      Elimina