30 luglio 2013

Un lavoro sporco di Christopher Moore [Recensione & Frasi]

Un lavoro sporco
di Christopher Moore

Casa Editrice: Elliot Edizioni
Collana Scatti
Pagine 443
Prezzo 16,50 euro
Anno: 2007

Come conciliare le visioni di giganteschi corvi, l'udire voci che sussurrano da dentro ai tombini, l'arrivo di un misterioso e inquietante libro per bambini condito da teschi sorridenti e caramelle con l'essere padre di Sophie, una deliziosa bambina di un anno, e al tempo stesso mandare avanti un negozio di cianfrusaglie usate nel quartiere cinese di San Francisco, contornato da famiglia e amici che più schizzati non si può?

È quello che si ritrova a dover fare Charlie Asher, trentenne “maschio beta” [avete presente il più noto maschio alfa, quello che il processo evolutivo ha premiato più degli altri? Bene, tutto il contrario, più uno sviluppato senso dell'opportunità], dopo la morte improvvisa dell'amatissima moglie Rachel [l'unica a comprendere e sopportare le sue manie, la sua ipocondria e la sua stempiatura precoce], tamponando come può le disgrazie che sembrano fioccare a causa sua, soprattutto da quando ha trovato un uomo alto due metri e vestito di verde menta, accanto al letto della moglie morente in ospedale, farneticante che nessuno sarebbe dovuto essere in grado di vederlo.
[...] quando i maschi alfa andavano a caccia di mastodonti, i beta già capivano che attaccare un bestione lanuginoso con un bastone appuntito poteva avere risvolti negativi, e così rimanevano nell'accampamento a consolare le vedove in lutto. […] Il maschio beta è raramente il più forte o il più veloce ma, essendo in grado di prevedere il pericolo, è numericamente superiore. […] Il problema [che poi era il problema di Charlie] è che l'immaginazione del maschio beta è diventata superflua nella società moderna. […] Di conseguenza, molti maschi beta diventano ipocondriaci, nevrotici, paranoici, oppure sviluppano una dipendenza da porno o da videogiochi.
“Sophie cominciava a mostrare i capelli scuri di sua madre e, se Charlie vedeva bene, la stessa espressione perplessa di affetto nei suoi confronti [più un filo di bava]. […] ‘Questo è il toast della morte, signorina.’ Le mostrò il pane. ‘Il toast della morte’. […] L'apriscatole gli scivolò di nuovo, l'olio del tonno gli schizzò sulla camicia e il pane cadde sul pavimento. Ecco, adesso era coperto di peluria. Peluria sul suo toast! Peluria sul toast della Morte. A che serviva essere il Signore degli Inferi, se c'era peluria sul tuo pane tostato? ‘Cazzo!
Un libro assurdo; battute a profusione [se mi è concesso fare un appunto, verso la fine anche troppe: la faccenda “si fa seria” e tutto quello scherzare, benché sia un libro comico, funge più da diluente che da collante] e personaggi divertenti sulla scia dell'ironia tipicamente americana, ma non troppo [per fortuna]. Cahrlie Asher è l'uomo medio che più adorabile di così non si poteva fare. Il tutto si può riassumere con il titolo “La Vita Vera vs. Situazioni Fuori dalla Norma” ed è questo il bello, se si pensa che Charlie Asher fa esattamente quello che faremmo noi nei suoi panni. E i personaggi che gli gravitano intorno, benché eccessivi e sempre sopra le righe, sono azzeccati e bene assortiti [tutti tranne proprio i cattivi che purtroppo sono grondanti di quelle battute dispersive e un po' inutili di cui sopra]. Il tutto corredato da una scrittura scorrevole e colloquiale che facilita le situazioni più bizzarre. 

Un libro consigliatissimo, divertente, che [inaspettatamente] regala persino momenti di riflessione: sulla paternità, sul distacco, sul dolore di coloro che rimangono a piangere i propri cari. Virando verso la domanda: si può prendere in giro la Morte? Si può. Talvolta non se ne può fare a meno. Un libro che si legge velocemente ma che [passatemi il termine] fa scompisciare dal ridere. Pare poco?

Alessandra

29 luglio 2013

Il Diavolo certamente di Andrea Camilleri [recensione]

Il Diavolo certamente
di Andrea  Camilleri

Casa Editrice: Mondadori
Collana: Libellule
pag.176
ISBN 9788804617754
10 Euro
Uscito il 3 gennaio 2012

E' il primo libro di Camilleri che ho finito senza la voglia di abbandonarlo. In passato ci ho provato svariate volte a leggerlo, ma con scarso successo. Probabilmente perchè mi sono capitati tra le mani quelli in dialetto siciliano. Inoltre ammetto, senza nessuna vergogna, che non sono mai stata una "fan" del Commissario Montalbano. Quindi non ho avuto quell'input concreto che mi spingesse a insistere.

Comunque questa è una raccolta decisamente particolare: è composta da 33 racconti di 3 pagine dattiloscritte ciascuno. L'autore nella prefazione ha tirato in ballo il diavolo,“è meglio avere a che fare con mezzo diavolo, che con uno tutto intero”, per questo 333 e non 666. Il titolo è ispirato a un film di Robert Bresson che in Italia è conosciuto come "Il Diavolo probabilmente ..."

La sua idea è stata quella di rappresentare le varie forme della natura umana: 
Due filosofi in lotta per il Nobel, un partigiano tradito da un topolino, un ladro gentiluomo, un magistrato tratto in inganno dal giallo che sta leggendo, un monsignore alle prese col più impietoso dei lapsus, un bimbo che rischia di essere ucciso e un altro capace di sconvolgere un’intera comunità con le sue idee eretiche... E ancora: una ragazza che russa rumorosamente, un’altra alle prese con il tacco spezzato della sua scarpa, una segretaria troppo zelante, una moglie ricchissima e tante, tante donne che amano – tutte – con passione, a volte con perfidia, più spesso con generosità.
L'ho letto in tempo record ... nonostante abbia ripetuto spesso che non amo questo genere. In tal caso la brevità delle storie ha rappresentato un punto a suo favore. Per quanto siano molto semplici, alcune sono davvero geniali in quanto ti portano a riflettere - che poi è un po' il senso per il quale apri un libro - sulle debolezze, i vizi, la mediocrità, il nostro essere così vendicativi, imprevedibili, violenti sia nei nostri confronti che in quello degli altri. Ho sempre pensato che il peggio lo dimostriamo in particolari contesti e in determinate circostanze della vita e le cause sono svariate: il potere, i soldi, l'amore, l'insoddisfazione, la gelosia, l'invidia che ci portano a tradire e essere traditi per poi arrivare alla vecchiaia, quando i giochi sono fatti, dove sentiamo questa inutile esigenza di riscattarci e rimetterci in pari coi torti subiti o quelli commessi e guadagnarsi finalmente un posto in paradiso, dove il male non esiste.

Camilleri mi ha piacevolmente stupito, catturato, coinvolto fino all'ultima pagina come non mi succedeva da tempo.

Vi consiglio assolutamente di leggerlo.

Francesca

24 luglio 2013

Questa è l'acqua di David Foster Wallace [Frasi]

Questa è l'acqua
di David Foster Wallace

Introduzione di Don DeLillo
Traduzione di Giovanna Granato

Casa Editrice Einaudi
2009
pp. 170 
ISBN 9788806199692
Prima avevo sempre pensato che la depressione fosse come una tristezza davvero profonda, tipo quella che ti prende quando muore il tuo bravo cagnolino, o quando in Bambi uccidono la madre di Bambi. Pensavo che t’imbronciassi un po’ e magari se eri una femmina versavi qualche lacrimuccia dicendo: – Per la miseria, sono davvero depressa, – ma poi vengono gli amici, se ce li hai, a tirarti su il morale e a rimetterti in sesto e poi al mattino è come un colore sbiadito e dopo un paio di giorni chi se lo ricorda piú. La Cosa Brutta – e mi sa che la depressione è questo e nient’altro – è molto diversa, e indescrivibilmente peggio. Mi sa che dovrei dire piú o meno indescrivibilmente, perché nell’ultimo paio d’anni ho sentito le persone piú disparate cercare di descrivere la «vera» depressione. Uno della televisione con lo scilinguagnolo ha detto che secondo certi è come sott’acqua, sotto una massa d’acqua che non ha superficie, almeno per te, che qualunque direzione prendi trovi soltanto altra acqua, niente aria fresca né libertà di movimento, solo restrizioni e soffocamento, e niente luce. [Non so quanto sia azzeccato dire che è come essere sott’acqua, ma provate a immaginare il momento in cui vi rendete conto, in cui improvvisamente capite che per voi non c’è superficie, che potete nuotare finché vi pare tanto lí dentro ci affogate; immaginate come vi sentireste in quel preciso istante, come Cartesio all’inizio della sua seconda cosa, poi immaginate quella sensazione in tutta la sua piacevolissima intensità soffocante protrarsi per ore, giorni, mesi... forse questo è piú azzeccato]. Una poetessa davvero meravigliosa di nome Sylvia Plath, che purtroppo non è piú in vita, diceva che è come stare sotto una campana di vetro a cui hanno risucchiato tutta l’aria, e tu non puoi respirare nemmeno un briciolo di aria fresca [e immaginate il momento in cui i vostri movimenti sono invisibilmente impediti dal vetro e voi capite di essere sotto vetro...] Certi dicono che è come avere sempre davanti e sotto un enorme buco nero senza fondo, un buco nero, nerissimo, con dentro qualche spunzone, magari, e tu fai parte di quel buco, e cadi anche quando rimani dove sei [... magari quando capisci che il buco sei tu, e nient’altro...]
La verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda il fatto di toccare i trenta, magari i cinquanta senza il desiderio di spararsi un colpo in testa. Riguarda il valore vero della cultura, dove voti e titoli di studio non c'entrano, c'entra solo la consapevolezza pura e semplice: La consapevolezza di ciò che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: "Questa è l'acqua, questa è l'acqua; dietro a questi eschimesi c'è molto di più di quello che sembra.
Nelle trincee quotidiane della vita da adulti l'ateismo non esiste. Non venerare è impossibile. Tutti venerano qualcosa. L'unica scelta che abbiamo è che cosa venerare.
Questo tizio è un perfetto esempio di Marpione, dice l'omuncoloide. Marpione? Termine tecnico per certi soggetti che giocano sporco in amore, dice l'amore; Marpione, sostantivo, indica sostanzialmente uno che fuori fa tanto il carino ma dentro è un bel furbastro. Un furbastro che fa il carino? Quello è un marpione all'opera, dice l'amore, e noi ce ne stiamo qui, con le mani in mano. Gli assesta uno smagliante colletto metatarsico, tra la segatura.

21 luglio 2013

La gabbia invisibile di Stefano Baldoni [recensione]


LA GABBIA INVISIBILE
di
Stefano Baldoni

Editore: Greco&Greco
Pagine: 314
ISBN: 9788879806978
Prezzo: € 12,50

Il commissario Fabrizio Fegiz esamina una scena del delitto che vede il ritrovamento del corpo di Fabio Boschetti, con la gola tagliata e un biglietto d'addio a testimoniare la sua volontà d'essersi suicidato.
Questa versione non convince, ma il commissario è costretto ad archiviare ufficialmente il caso e a convocare la moglie, Elena Paci, per renderla al corrente di sviluppi e conclusioni.
Fabio partecipava da qualche tempo al gruppo di simulazione di una realtà virtuale all'avanguardia, in grado di rivoluzionare il panorama dei videogiochi. Al progetto, gestito dalla compagnia Star&Shine Software, prende parte un gruppo di dieci elementi, coinvolti in tre tappe del gioco di ruolo. La simulazione prevede, inoltre, l'assunzione di farmaci e un'attività di controllo della mente, più precisamente dei sogni. Da attività solitaria, l'esperimento ha l'obiettivo di inserire contemporaneamente le identità fittizie dei giocatori in una unica.
I punti interrogativi si fanno strada e tutto non è come sembra, a partire dagli organizzatori dello stesso esperimento di realtà virtuale, manovrati da persone molto più in alto di loro e disposte a tutto pur di portare a compimento il lavoro. 
A indagare sulla vicenda sono la stessa moglie di Fabio, la psicologa Elena, e ill commissario Fegiz: insieme scoprono la vita parallela di Fabio, condizionata da fobie inquietanti, delle quali Elena non si era mai accorta.

Originale l'idea di fondo del romanzo d'esordio di Stefano Baldoni: l'autore immagina un gruppo di dieci persone, vere e proprie "cavie", le quali devono testare una realtà virtuale futuristica, che nasconde un segreto terribile. Le loro vite sono costantemente in pericolo, ma loro non lo sanno: credono di partecipare a un progetto come un altro, che ha dalla sua caratteristiche innovative degne di considerazione.
Affascinante l'idea di manipolazione dei sogni: portare i "giocatori" a sognare solo quello che i progettisti vogliono, al fine di controllare la loro esistenza in quella che sarà la vita reale.

Non siamo di fronte a un semplice thriller, ma a un romanzo che affronta in maniera puntuale, ma mai troppo articolata, tutta una serie di temi: dall'uso delle nuove tecnologie nella sperimentazione di una realtà virtuale, al controllo delle menti e dei sogni, fino alle ragioni che possono spingere a sacrificare l'altro per ottenere sempre più potere.

Il livello di suspence è palpabile, sempre di più quando si entra nel vivo della narrazione: l'incipit è già invitante e accompagna il lettore dentro una trama che non è rivolta solo agli appassionati di videogiochi (anche perché mi avrebbe persa in partenza).
Peccato per la scarsa caratterizzazione di alcuni personaggi, che impedisce di entrare in piena sintonia con loro. Nel complesso, un romanzo coinvolgente, scritto in maniera semplice e lineare. Consigliato!

Veronica

20 luglio 2013

La zona cieca di Chiara Gamberale [recensione]

La zona cieca
di Chiara Gamberale

Editore Bompiani
Pagine 264
Anno prima edizione 2008
ISBN 45260018
Prezzo 16 euro

RECENSIONE: Nel 1955, due psicologi, Joseph Luft e Harry Ingham hanno elaborato, con l'intento di spiegare le interazioni sociali, il modello "La finestra di Johari". Si divide in 4 quadranti: Il primo è "l'arena", le informazioni sono note sia al soggetto che agli altri [l'area pubblica]. Il secondo è la "facciata", sono le informazioni che la persona conosce di sé ma che gli altri non sanno, [l'area privata]. Il terzo è il "punto cieco", le informazioni sulla persona sono note solo agli altri; egli le acquisisce grazie a un feedback. E infine c'è il quarto, "l'ignoto", le informazioni sono sconosciute a prescindere [l'area dell'inconscio]. Serve a dividere il campo che separa due o più persone in zone di competenza: quello che io so di me, quello che io non so, quello che gli altri sanno di me e quello che non sanno. Se incrociamo ascisse e ordinate si ottengono diverse composizioni. Una di queste si chiama appunto "La zona cieca".

Potremmo definire questo libro una banalissima storia d'amore intrisa di luoghi comuni. Probabilmente lo è, ha tutte le carte in regola per essere considerata tale. Cerchiamo comunque di non arrivare a conclusioni affrettate e procediamo secondo un ordine logico. Lidia conduce un programma radiofonico, "sentimentalismi anonimi", dove raccoglie le confidenze e le testimonianze delle anime solitarie, è stata ricoverata svariate volte in cliniche psichiatriche a causa dei suoi disturbi alimentari e sta insieme a Lorenzo, quarantenne, di professione fa lo scrittore, reduce da una separazione, sfrattato da casa propria dall'ex moglie, costretto a dormire su un lurido divano coi cuscini sporchi di mestruazioni. Fuma, si droga, va a letto con chiunque ed è un bugiardo seriale.

Lidia si innamora di Lorenzo sin dal primo momento, e da donna innamorata qual è, ha un'unica certezza, cioè che sarebbe rimasto per sempre. Gli dimostra il suo affetto aiutandolo quando la sua zona cieca lo opprime. Lorenzo, al contrario, fugge, erige muri invisibili, prende le distanze, in particolar modo di fronte alle sue ossessioni. La costante che hai, man mano che vai avanti, è che lei ama lui senza compromessi e lui ama lei con dei compromessi.
Il loro però è un amore malsano. A volte capita che il nostro modo di esprimere affetto sia diverso da quello dell'uomo che ci sta accanto. Tale problema si trasforma in una utopia vera e propria quando crediamo di avere il potere di cambiarlo in qualcosa di più simile a quello che proviamo noi. Ho sempre pensato che le relazioni spesso e volentieri degenerano per questo motivo e non sono dettagli che fanno la differenza, è la realtà. Le prove di forza dove costringiamo certe persone ad allontanarsi, o riavvicinarsi, o odiarci, o volerci bene è snervante e grottesco. Ci rendiamo conto dell'insensatezza delle nostre azioni solo dopo molto tempo. In quel momento non è importante che lui si senta solo, ma che NOI non ci sentiamo soli.

A un certo punto Lidia arrivi ad odiarla profondamente, proprio per il suo accontentarsi delle briciole che il suo uomo le lancia nei momenti di debolezza e che lei raccoglie con quella devozione che la rende - a tutti gli effetti - una martire da compatire [condizione a cui non dobbiamo adeguarci mai e per nessuna ragione al mondo]. In particolar modo quando, nel suo ultimo e disperato tentativo di farlo definitivamente suo, finge di essere un certo Brian - uno sciamano - e gli scrive delle mail con l'obbiettivo di fargli capire che è lei quella giusta. Il finale ribalterà poi tutti i tuoi desideri di riscatto, per l'uno o per l'altro, a seconda del personaggio a cui ti affezioni, lasciandoti completamente senza parole.

Insomma, nonostante la trama che in certi punti è insostenibile, questo suo modo di raccontare la fragilità e l'imperfezione dell'animo umano a me affascina in maniera disarmante. Ti ritrovi di fronte a qualcosa di familiare e a scene che ti sembra di aver vissuto almeno una volta. Più cresci e più ti rendi conto però, che in un rapporto di coppia ci si incontra e ci si scontra continuamente, che si può anche stare bene insieme, ma quando arrivi a un certo livello di distruttività, dove ogni cosa è a senso unico, è sempre meglio farsi da parte.

Vi consiglio di leggerlo perchè, escludendo alcune imperfezioni, Chiara Gamberale come al solito ti trascina e ti coinvolge dalla prima all'ultima pagina.

Francesca

18 luglio 2013

La zona cieca di Chiara Gamberale [Frasi]

Non esiste soluzione a nessun stato d'animo, a nessun problema, a nessuna condizione. 
 Esiste solo l'oblio. Il mondo è il sogno di un ubriaco.
- Tutti si stanno vicini in quel modo. 
 - Non è vero. Creano rapporti in cui c'è sempre il presupposto di qualche sofferenza. La possibilità di tradire o venire traditi, di deludere o venire delusi. Io sogno un rapporto senza controindicazioni.
E’ difficile capire perché fra tutte le voci e i modi di camminare e fare l’amore in cui ci imbattiamo, capita quella, capita quello che ci raggiunge proprio lì, dove fa sempre freddo, e a quel punto non può che rimanere. È difficile capirlo, ma da qualche parte lo sappiamo subito.
Le nostre paure ci spingono a livelli di volgarità inaccettabili.
Quello che più mi manca di lui sono io quando stavo con lui. Perchè di me non chiedeva mai niente, ma mi dava l'impressione di conoscere tutto. [...] 
Nel senso che alcune persone riconoscono istintivamente i nostri punti deboli e sfruttano proprio quelli per legarci a loro. Fanno un po' come fa un medico generico che tasta il paziente e gli chiede fa male qui? e appena il paziente gli dice si, invece di dargli la medicina giusta continua a spingere. 
E le pare poco scusi? Cosa? Scoprire dov'è che fa male.
A breve su questo spazio, la recensione! 

14 luglio 2013

Il passato è una terra straniera di Gianrico Carofiglio [recensione]

Il passato è una terra straniera
di Gianrico Carofiglio

Editore: Rizzoli
Collana: Bur Extra
Pagine 304
ISBN: 17023627 
Prezzo 10,90 Euro

RECENSIONE: Ammetto spudoratamente che potrei essere politicamente scorretta nello scrivere questa recensione e voi dovete cercare, uno di comprendermi e due di perdonarmi. I miei propositi di obbiettività si sono infranti da quando ho incontrato Gianrico Carofiglio al Salone del libro di Torino.

Comunque parliamo del romanzo in questione. Giorgio ha 22 anni, è uno studente di giurisprudenza, in pari con gli esami, fidanzato con Giulia. Una sera, a una festa, conosce Francesco. Lo difende da dei tipi loschi che vogliono picchiarlo. I due diventano amici. Giorgio viene trascinato così in un mondo che non gli appartiene, cioè quello del gioco d'azzardo, delle bische clandestine, dei soldi facili, della droga.
Il ragazzo diventa talmente dipendente da questo nuovo stile di vita, da lasciarsi sopraffare e manipolare come una marionetta. Trascura gli studi, scarica la fidanzata, litiga continuamente con i genitori e infine con i guadagni ottenuti si compra - all'insaputa dei suoi - una bmw che nasconde in un garage vicino casa. L'aspetto che più spiazza è la sua mancanza di carattere, il suo avere degli scrupoli per poi agire diversamente. E' un aspetto che anche se stranisce, in un certo senso giustifichi. A 20 anni vuoi tutto e niente, vuoi conquistare il mondo, vuoi capire chi sei e cosa vuoi diventare. Hai addosso quello stato di esaltazione e invincibilità perenne ... ogni cosa, vista dalla tua prospettiva, è considerata lecita, anche la direzione sbagliata. Per fortuna ovviamente tutto cambia.
In parallelo, scorre un'altra vicenda - che secondo me ha poca consistenza con il susseguirsi della trama - cioè quella del tenente Chiti, il cui compito è di indagare su una serie di stupri che stanno accadendo in città.

La prima impressione che ho avuto, man mano che andavo avanti con la storia, è che avesse qualcosa di autobiografico. Carofiglio è di origini baresi e ha lavorato in magistratura. Nel complesso mi è piaciuto, ma non ha niente a che vedere con le vicende dell'Avvocato Guerrieri. Il dono dello scrittore è la capacità di tenerti incollata dalla prima all'ultima pagina, con un coinvolgimento che pochi sanno creare.

Quindi più che un noir, io lo considero un romanzo di formazione. Ti fa riflettere come nella vita spesso manipoliamo o siamo manipolati, il potere che le persone hanno su di noi, la fiducia che riponiamo nei loro confronti, il bisogno di trovare dei diversivi alla noia quotidiana anche facendo esperienze di cui poi ci pentiremo solo in futuro.

Tra l'altro "Il passato è una terra straniera" ha vinto il premio bancarella nel 2005 e Daniele Vicari ne ha fatto un film. Uno dei protagonisti è Elio Germano.


Vi consiglio assolutamente di leggerlo!
Francesca

13 luglio 2013

Il passato è una terra straniera di Gianrico Carofiglio [Frasi]

I giochi di prestigio - o il barare alle carte - sono una metafora della realtà quotidiana, dei rapporti fra le persone. 
C'è qualcuno che dice delle cose e contemporaneamente agisce. 
Quello che succede davvero è nascosto fra le pieghe delle parole e soprattutto dei gesti.
Ed è diverso da quello che appare. 
Solo che l'attore ne è consapevole e controlla il processo. 
La sostanza delle cose, la loro verità è quasi sempre diversa da quello che viene comunemente percepito.
Le cose accadono realmente in posti e in momenti diversi da quelli che crediamo, guardiamo, percepiamo.
Le intenzioni vere sono diverse da quelle dichiarate.
Per esempio: Prova a indagare sulle vere spinte che inducono le persone a fare le cosiddette buone azioni. Quello che scoprirai non ti piacerà.
La verità è difficile da sopportare, ed è per pochi.
A breve su questo spazio la RECENSIONE. 

12 luglio 2013

Guida bionda per influencer di Veronica Benini

Guida bionda per influencer
di Veronica Benini
Un buon influencer è una persona col cervello, mica fa le markette pubblicitarie stile TV con il logo e il copincolla del comunicato stampa. Lui fa una fotiella così, fighissima, e tac, c'è la marketta garbata ed è tutto megabellissimo. Oppure scrive un post meraviglioso e la marketta è lì ma non la vedi e ha tutto così senso.
Oggi più che mai il web sta diventando una risorsa che offre possibilità immense. Le aziende iniziano a vederci delle ipotetiche fonti di guadagno, un potenziale investimento, un diverso modo di sponsorizzare rispetto ai soliti canali come la Tv o i cartelloni pubblicitari. Abbiamo di fronte a noi uno strumento di gran lunga più incisivo e diretto.

Veronica Benini aka La Spora, grazie alla sua esperienza di blogger, prova a spiegare, col suo inconfondibile stile, ciò che ha imparato e qualche dritta su come muoversi. Prima di tutto diciamo che la pubblicità esplicita sui social network non funziona. La strategia migliore è quella di contattare degli influencer e spingerli a delle iniziative. Chi è un influencer? Oltre a essere una persona in carne e ossa, dotata di cervello, una opinione personale, una voce per esprimerla, è uno con un bel seguito su svariati canali: "Twitta-instagramma-filma-blogga qualcosa" e "la vedono-ascoltano-leggono-commentano-apprezzano-criticano migliaia di persone", ma soprattutto non fa le MARKETTE. Tutti possiamo diventarlo, grazie ai reply, ai commenti e alle condivisioni. Ti rendi conto di esserlo e di avere un certo potere solo nel momento in cui vieni contattato da un'azienda che ti invita a un loro evento o a testare un  loro prodotto/servizio. Dopo l'esaltazione iniziale perchè hanno scelto te, solo te, semplicemente te, il problema che va affrontato è: Farsi pagare o non farsi pagare?!. "I Blogger, non essendo dei liberi professionisti e spesso molto giovani, non hanno quasi mai la partita IVA" quindi gli incassi sono irrisori. Ma dovete capire bene un concetto base: Il vostro è un lavoro - anche se lo trovate piacevole - e non si lavora MAI per la gloria! Anche perchè tutto viene fatturato: dalla persona che fa la strategia, a quelli che scelgono gli influencer, a chi crea le liste e compone le mail per invitarli a parlare del progetto nel proprio blog ... per poi finire come dei numeri su dei report. Insomma siamo dentro a un autentico circolo vizioso, o virtuoso ... come lo definirebbe appunto lei.
L'inesistenza di un'etica del blogger/influencer per la regolazione della pubblicità rende i blog il far west e l'eldorado allo stesso tempo.
Sii consapevole che hai passato delle ore a scrivere dei post lunghissimi, leggerli, correggerli, lasciandoli lì per giorni e giorni, per poi infine pubblicarli. Inoltre il blogger ci può impiegare mesi, se non anni a capire in che direzione andare e in cosa specializzarsi cercando di rimanere il più coerente possibile con la linea editoriale che sceglie di adottare. Io ne sono la prova vivente. Lo stesso Effe, proprio riguardo ai book blog, tempo fa, aveva autopubblicato "I book blog. Editoria e lavoro culturale" dove reclamava delle pratiche di trasparenza, soprattutto per una questione di credibilità nei confronti dei lettori: Devo dirlo che quel libro X mi è stato gentilmente offerto dalla Casa editrice Y? Devo farmi pagare per la mia recensione? Rispondo io: Certo. Ma fino a quando ci sarà qualcuno a cui basta un libro ricevuto come contentino, difficilmente le cose cambieranno.

Parlando per esperienza personale, ho notato che nell'immaginario collettivo, chi lavora con e per il web è considerato o un autentico smanettone fancazzista o un fottuto nerd senza una vita sociale. C'è una totale ignoranza sui meccanismi che ci sono dietro all'impegno che uno ci mette quando crea parole o immagini, in qualunque spazio esso sia, proprio per una questione di visibilità, concorrenza e immagine. Come tale, amante della comunicazione in generale, sento l'esigenza di una regolamentazione chiara e ben definita che tuteli ciò che dico e faccio. Come me lo vorrebbero tanti altri.

Mi è piaciuto questo e-book per il semplice fatto che la Spora la seguo - silenziosamente - da molto tempo e poi perchè non ha la pretesa d'insegnarti niente. Inoltre non poteva trovare modo migliore per dirti tutto questo. Preparatevi, perchè presto arriveranno anche la parte numero 2 e 3.

Puoi comprare questo e-book su Amazon o BookRepublic a 0,99 euro

Francesca

11 luglio 2013

Il potere del cane di Don Winslow [recensione]

IL POTERE DEL CANE 
di 
DON WINSLOW


Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Giuseppe Costigliola
Pagine: 720
ISBN: 9788806203252
Prezzo: € 16,00


Al centro del romanzo, la guerra al narcotraffico, che si dipana dagli USA, al Messico, fino a toccare diffusamente l'America centrale. Una suddivisione di più di 700 pagine in capitoli e sotto-paragrafi di agevole lettura che riescono ad animare una storia che coinvolge molti personaggi. Quali i buoni e quali i cattivi? Difficile dirlo. Ognuno si affilia al più conveniente, cambiando spesso orientamento. L'importante è arricchirsi, ottenere il potere e rimanere in vita.
Art Keller, poliziotto della DEA, dopo essere stato avvicinato dai fratelli Barrera, Adán e Raúl, si ritrova invischiato nei complotti dello zio dei giovani, Miguel Ángel Barrera, detto Tío, favorendo inconsapevolmente la sua ascesa. Tío costituisce infatti la Federación, un'organizzazione che raccoglie i narcos messicani, controlla e gestisce tutti i traffici. Da quel momento Art cercherà di sgominare gli affari della famiglia Barrera, arrivando a perdere la sua di famiglia e a macchiarsi la coscienza dell'omicidio di molti innocenti.
Vicino a loro, la figura incorruttibile di Padre Parada, impegnata nell'aiutare gli altri; cercherà, a suo modo, di dare il proprio contributo per fermare il dilagarsi del narcotraffico e riportare la pace.
Fra gli altri personaggi di spicco: Nora Hayden, prostituta di alto bordo, amica intima di Padre Parada e importante pedina nello scontro tra Art Keller e Adán Barrera; Sean Callan, che a soli 17 anni, per salvare l'amico O-Bop,  uccide Eddie il Macellaio, dando inizio alla sua fama di killer di professione.
Tanti i protagonisti di questa storia. Accompagnano lo scoppio di eventi sanguinosi, che ne portano altri ancora più efferati, fino allo scatenarsi di vere e proprie guerre in strada, che colpiscono persone innocenti. Ma tutti i personaggi, anche i più marginali che restano sulla scena per un pugno di pagine, sono invischiati in maniera diretta o indiretta con i pilastri principali del noir di Don Winslow: Art Keller e la famiglia Barrera.
Le scene di violenza sono descritte in maniera molto forte e non possono non provocare una smorfia di dolore e disgusto nello stesso lettore, che si domanda: ma quand'è che finisce questa tortura?
La forza e la brutalità del lavoro dell'autore sono palpabili in ogni pagina, dialogo e scena. 

Peccato per le imperfezioni temporali, che svalorizzano un noir secondo me di grande valore.
La traduzione stessa è portatrice di errori grammaticali: dall'uso del pronome singolare maschile gli in luogo del plurale li o l'ostinazione a scrivere ventitré e tutti i numeri composti di tre senza accento (sbagliato)! Sarà che l'Einaudi, in fatto di accenti, ama distinguersi infrangendo la norma: l'accento acuto al posto del grave nelle vocali "i" e "u" in finale di parola (continuo a non tollerarlo :-)). 

Il libro comunque merita, soprattutto per chi ama il genere e i film come Scarface o Carlito's Way. Lo stesso finale è azzeccato e non frettoloso: i libri di una certa mole che ti entusiasmano, molto spesso finiscono per deluderti nella conclusione. Non è questo il caso.


Veronica

8 luglio 2013

Lamento di Portnoy di Philip Roth [recensione]

Lamento di Portnoy
di Philip Roth

Traduzione di Roberto C. Sonaglia

Casa Editrice Einaudi
pp. 240 
€ 10,50 
ISBN 9788806173951 

RECENSIONE: E' il primo romanzo di Philip Roth che leggo. Mi vergogno profondamente ad ammetterlo perchè, nonostante lo conosca di fama, solo adesso ho deciso di darmi una possibilità. Il suo libro più noto è "Pastorale Americana" [Premio Pulitzer-1997], ma ho iniziato con questo. Quando è uscito nel 1969, ha suscitato da subito un grande scalpore per gli argomenti trattati. Io l'ho trovato grottesco, crudo, sfacciato, irriverente, sincero, incisivo, ironico, cinico ... Ho paura di non aver recepito a pieno il messaggio che lo scrittore voleva trasmettere, o forse l'ho recepito talmente bene, da trovarmi in difficoltà nel parlarvene proprio come lui vorrebbe, cioè con un linguaggio che non mi si addice.

Alexander Portnoy è un giovane ebreo americano, con un QI di 158, commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane del Comune di New York, che a 33 anni si ritrova seduto sul lettino di uno psichiatra a parlare delle sue nevrosi, ossessioni, perversioni sessuali.
Un lungo, incessante e snervante monologo dove il protagonista rievoca la sua infanzia, soprattutto il rapporto con i genitori e la rigida educazione impartita da loro. Un padre tormentato dalla stitichezza cronica. Una madre invadente e iperprotettiva. Lei, infatti viene considerata la causa di tutti i suoi problemi. Sin da bambino gli viene inculcato nella testa l'obbligo di essere un bravo ebreo. Questo lo porta, in età adulta, a provare impulsi sessuali estremi e a non riuscire a trovare quell'equilibrio sentimentale che gli permetta di sposarsi e avere dei figli. Passa da una storia all'altra con estrema facilità. Va a letto con ragazze non ebree, perchè sono quelle che lo eccitano di più, come forma di ribellione a quei tabù mentali che non gli permettono di sentirsi libero. Vive in un costante e asfissiante senso di colpa per quello che non ha il coraggio di essere. Nonostante si reputi ateo, è fiero di appartenere alla razza ebrea, non nella sua accezione religiosa, ma di riconoscimento identitario della razza.

E' un romanzo che a primo impatto può scandalizzare e che è molto facile travisare, in particolare se sei una donna. Ma Roth - probabilmente -  ha l'intenzione di trasmettere qualcosa di più profondo. Si prende gioco delle convenzioni sociali, delle chiusure mentali, del conservatorismo religioso, di tutto ciò che distrugge il nostro desiderio di normalità. Chi meglio di me, che ha alle spalle una famiglia cattolica praticante, può capire tali elucubrazioni! Il maggior fattore di scontro fra noi è dove inizia e dove finisce la libertà di un individuo che, vuole essere se stesso, ma non può sceglierlo perchè considerato un diverso. Il problema si pone quando non sappiamo trovare delle risposte concrete alle nostre domande.

Una parodia dissacrante e a tratti grottesca. Un monito a prendersi un po' meno sul serio. ATTENZIONE! Se siete profondamente bigotti, ve ne sconsiglio la lettura.

Francesca

5 luglio 2013

Premio Strega 2013. The winner is ... Walter Siti

Ieri sera vi ho scritto sulla pagina Facebook di questo blog che c'erano le premiazioni finali della 67° edizione del Premio Strega. Io le ho seguite per un po' su twitter con i vari hashtag creati apposta per l'occasione:  #premiostrega #strega13 #stregoni ... ma a un certo punto sono crollata e non ce l'ho fatta. Infatti questa mattina, appena mi sono alzata, la prima domanda che mi sono posta è: Chi ha vinto?
Ammetto spudoratamente che facevo il tifo per "Cate, io" di Matteo Cellini, escluso proprio all'ultimo e quindi non avevo nessun preferito in particolare.

Comunque i 5 finalisti erano: 
  • Alessandro Perissinotto con "Le colpe dei padri"
  • Romana Petri con "Figli dello stesso padre"
  • Paolo di Paolo con "Mandami tanta vita"
  • Simona Sparaco con "Nessuno sa di noi"
  • Walter Siti con "Resistere non serve a niente"

Il vincitore, colui che si è aggiudicato la bellezza di 50 mila euro e una bottiglia di liquore Strega per brindare alla vittoria, è WALTER SITI con ben 165 voti.

Resistere non serve a niente

Editore Rizzoli
Pagine 319
ISBN-13 9788817058469
Pubblicato 02/05/2012
Prezzo 17 euro
Molte inchieste ci hanno parlato della famosa “zona grigia” tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt’altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l’unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un’olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell’indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente) negato. [Fonte: Rizzoli.it]
Walter Siti, quando è andato a ritirare il premio ha dichiarato: - Non dedico il premio a nessuno in particolare. Ci sono persone a cui tengo e spero il libro sia stato scritto per loro.

L'avete letto? Qualcuno di voi ha seguito il concorso su RaiUno? Siete soddisfatti di come è andata? Comprerete il libro? 

3 luglio 2013

Vimini di Donato Cutolo [recensione]

la copertina è stata realizzata dal pittore Giovanni Tariello
VIMINI
di Donato Cutolo

Colonna sonora originale di Fausto Mesolella 

ZONA 2012 romanzo 
pp. 84 + CD - EURO 15 
ISBN 978 88 6438 313 2

RECENSIONE: Possiamo definire "Vimini" un romanzo breve, o anche un racconto lungo [come più vi aggrada]. Si lascia leggere in poche ore, un po' per la sua brevità, un po' per il potere che ha di catapultarti nella storia coinvolgendo da subito. Inoltre non è solo lettura, ma anche ascolto. Al libro infatti è allegato un cd, composto da sette tracce,  suonate dal chitarrista degli Avion Travel, Fausto Masolella. Quindi potete sicuramente immaginare quanto ciò rappresenti, a livello narrativo, un fattore ancora più suggestivo. Soprattutto per me, che reputo letteratura e musica un'accoppiata vincente, quasi simbiotica.

Vimini Mart, dopo 3 anni e mezzo, ritorna nel suo paese natale, dove ritrova la madre che ha il fiato che sa perennemente di alcol, presa dai suoi giri e alla conquista continua di emozioni nuove; ritrova Sacco, un amico fedele; ritrova Remo, il ragazzo di cui è segretamente innamorata e infine ritrova il casolare di nonna Cecilia, che quando era ancora viva, l'ha accudita prendendosene cura.

Abbiamo di fronte a noi una trama complessa e articolata perché racconta gli stati d'animo e i tormenti che la protagonista, ormai diciottenne, prova dopo essere stata così tanto lontana da San Timo, dove è nata e cresciuta con un padre che, a causa del lavoro, è sempre stato assente e una madre che è sempre stata troppo presa dai suoi malesseri. Da un lato spera che niente sia cambiato, come le persone che ha lasciato e i legami che aveva con loro, come le strade, le case, la piazza a lei tanto familiari... dall'altro vuole viversi l'estate più magica che abbia mai passato lì. Una nota di merito è la descrizione minuziosa che l'autore fa dei personaggi di sfondo, come se avessero la stessa importanza della protagonista e aiutano a costruire i pezzi del puzzle mancante, dando un senso ben definito alla storia.

Una favola contemporanea dal sapore dolceamaro, dove passato e presente si rincorrono e si mescolano in maniera incessante, gli arcobaleni fanno da sfondo, la poesia aleggia leggera e abbraccia le parole in un vortice talmente malinconico da entrarti dentro, per uscirne fuori solo alla fine.

Vi consiglio assolutamente di leggerlo.

Francesca

1 luglio 2013

Inferno di Dan Brown [recensione]

INFERNO
di Dan Brown

Casa editrice: Mondadori
pagine 600
25 euro
ISBN-13 9788804631446
Anno: 2013

TRAMA: Robert Langdon si risveglia in un letto d'ospedale a Firenze. Non ha memoria dei due giorni precedenti. Sa solo che qualcuno gli ha sparato in testa e sta ancora cercando di ucciderlo. Verrà aiutato dalla bella e tormentata dottoressa Brooks a uscire dai guai, dando il via a un inseguimento per le strade di Firenze che lo porterà a scontrarsi con l'idea di un folle visionario che per mettere in atto i suoi propositi si è ispirato niente meno che all'Inferno di Dante Alighieri.

COMMENTO: Così comincia l'ultima fatica letteraria di Dan Brown, questa volta ambientata nella culla del Rinascimento. E così, tra i soliti cliché del genere [guerra termonucleare globale vs uomo comune] e i topos letterari propri dell'autore [l'uomo in fuga, una donna bella e intelligentissima, storia dell'arte e quadri] Robert Langdon si destreggia tra corse contro il tempo e cattivoni in stile Spectre [avete presente 007?]. 

La trama è molto lineare e direi persino breve, annacquata e spezzettata da svariati punti di vista. I dialoghi purtroppo li ho trovati didascalici e ingenui, inzeppati e appesantiti da troppe descrizioni storiche nozionistiche che, al contrario del “Codice da Vinci”, si scoprono poco utili alla storia, quasi che per creare atmosfera e suspense sia necessario un pedissequo elenco di vie e monumenti sterile come un plastico o il Tuttocittà. Per non parlare dei luoghi comuni che, nel 2013, si sperava fossero ormai superati [italiano gigione, sempre elegante e con la scarpa di pelle, bevitore di caffè] e alcune situazioni improbabili imputabili a una scarsa conoscenza della vera realtà italiana; ma gliela passiamo, tenuto di conto che Dan Brown è un forestiero. Non gli perdoniamo invece le varie ripetizioni di concetti molto semplici da un capitolo a un altro [durano tutti dalle quattro alle otto pagine] che ci fa dubitare che l'autore non ci reputi magari un tantino smemorati o, chissà perché, un po' disattenti. È un film, tratto da una guida turistica. Scene di pericolo tra la vita e la morte trattate da semplici “disguidi” risolti per la maggior parte delle volte con espedienti sciocchi e quasi ridicoli, dove spesso c'è dietro solo il caso o la fortuna [leggi: il volere dell'Autore] e dove la tanto decantata intelligenza della bella di turno non si fa vedere [siamo comprensivi con Langdon, che non è proprio al massimo in quanto afflitto da un'amnesia post traumatica]. 

È una storia senza ostacoli, che va da sé, liscia come l'olio, persino troppo. E il povero Dante viene chiamato in causa molte volte ma senza mai essere coinvolto davvero. Personalmente ritengo che “Il codice da Vinci” sia stato molto meglio, se si tiene di conto quel che è: un romanzo basato su elucubrazioni prive di fondamento ma molto, molto avvincenti: abbastanza per essere plausibili. Ed è stato questo il suo successo: la plausibilità. Che è in fondo il motore di tutte le storie narrate, dalle romantiche alle fantascientifiche. Inferno, purtroppo, non lo è. E si ha l'impressione che il bombardamento mediatico abbia di gran lunga superato il necessario facendo apparire "Inferno", invece che come un passabile libro mediocre, come una evidentissima e deludente sola. Detto questo, l'ho letto fino in fondo. 

Sono combattuta tra il consigliarlo o meno e a questo proposito faccio una distinzione: tutto dipende da cosa ci si aspetta non solo da un libro come questo, ma da questo libro in particolare. Dopotutto è godibile per qualche giorno di svago e senza pensieri, magari in spiaggia, se non si crede di stare leggendo alta letteratura o che i venticinque euro spesi per il cartonato valgano la storia che si ha tra le mani. Tuttavia è un libro di cui si può fare a meno. Quindi il consiglio è questo: se volete leggere Dan Brown rispolverate i suoi vecchi “Angeli e demoni”, “Crypto” e “Il codice da Vinci”. Se proprio volete levarvi la curiosità di “Inferno”, aspettate almeno la versione economica.

Alessandra