20 luglio 2013

La zona cieca di Chiara Gamberale [recensione]

La zona cieca
di Chiara Gamberale

Editore Bompiani
Pagine 264
Anno prima edizione 2008
ISBN 45260018
Prezzo 16 euro

RECENSIONE: Nel 1955, due psicologi, Joseph Luft e Harry Ingham hanno elaborato, con l'intento di spiegare le interazioni sociali, il modello "La finestra di Johari". Si divide in 4 quadranti: Il primo è "l'arena", le informazioni sono note sia al soggetto che agli altri [l'area pubblica]. Il secondo è la "facciata", sono le informazioni che la persona conosce di sé ma che gli altri non sanno, [l'area privata]. Il terzo è il "punto cieco", le informazioni sulla persona sono note solo agli altri; egli le acquisisce grazie a un feedback. E infine c'è il quarto, "l'ignoto", le informazioni sono sconosciute a prescindere [l'area dell'inconscio]. Serve a dividere il campo che separa due o più persone in zone di competenza: quello che io so di me, quello che io non so, quello che gli altri sanno di me e quello che non sanno. Se incrociamo ascisse e ordinate si ottengono diverse composizioni. Una di queste si chiama appunto "La zona cieca".

Potremmo definire questo libro una banalissima storia d'amore intrisa di luoghi comuni. Probabilmente lo è, ha tutte le carte in regola per essere considerata tale. Cerchiamo comunque di non arrivare a conclusioni affrettate e procediamo secondo un ordine logico. Lidia conduce un programma radiofonico, "sentimentalismi anonimi", dove raccoglie le confidenze e le testimonianze delle anime solitarie, è stata ricoverata svariate volte in cliniche psichiatriche a causa dei suoi disturbi alimentari e sta insieme a Lorenzo, quarantenne, di professione fa lo scrittore, reduce da una separazione, sfrattato da casa propria dall'ex moglie, costretto a dormire su un lurido divano coi cuscini sporchi di mestruazioni. Fuma, si droga, va a letto con chiunque ed è un bugiardo seriale.

Lidia si innamora di Lorenzo sin dal primo momento, e da donna innamorata qual è, ha un'unica certezza, cioè che sarebbe rimasto per sempre. Gli dimostra il suo affetto aiutandolo quando la sua zona cieca lo opprime. Lorenzo, al contrario, fugge, erige muri invisibili, prende le distanze, in particolar modo di fronte alle sue ossessioni. La costante che hai, man mano che vai avanti, è che lei ama lui senza compromessi e lui ama lei con dei compromessi.
Il loro però è un amore malsano. A volte capita che il nostro modo di esprimere affetto sia diverso da quello dell'uomo che ci sta accanto. Tale problema si trasforma in una utopia vera e propria quando crediamo di avere il potere di cambiarlo in qualcosa di più simile a quello che proviamo noi. Ho sempre pensato che le relazioni spesso e volentieri degenerano per questo motivo e non sono dettagli che fanno la differenza, è la realtà. Le prove di forza dove costringiamo certe persone ad allontanarsi, o riavvicinarsi, o odiarci, o volerci bene è snervante e grottesco. Ci rendiamo conto dell'insensatezza delle nostre azioni solo dopo molto tempo. In quel momento non è importante che lui si senta solo, ma che NOI non ci sentiamo soli.

A un certo punto Lidia arrivi ad odiarla profondamente, proprio per il suo accontentarsi delle briciole che il suo uomo le lancia nei momenti di debolezza e che lei raccoglie con quella devozione che la rende - a tutti gli effetti - una martire da compatire [condizione a cui non dobbiamo adeguarci mai e per nessuna ragione al mondo]. In particolar modo quando, nel suo ultimo e disperato tentativo di farlo definitivamente suo, finge di essere un certo Brian - uno sciamano - e gli scrive delle mail con l'obbiettivo di fargli capire che è lei quella giusta. Il finale ribalterà poi tutti i tuoi desideri di riscatto, per l'uno o per l'altro, a seconda del personaggio a cui ti affezioni, lasciandoti completamente senza parole.

Insomma, nonostante la trama che in certi punti è insostenibile, questo suo modo di raccontare la fragilità e l'imperfezione dell'animo umano a me affascina in maniera disarmante. Ti ritrovi di fronte a qualcosa di familiare e a scene che ti sembra di aver vissuto almeno una volta. Più cresci e più ti rendi conto però, che in un rapporto di coppia ci si incontra e ci si scontra continuamente, che si può anche stare bene insieme, ma quando arrivi a un certo livello di distruttività, dove ogni cosa è a senso unico, è sempre meglio farsi da parte.

Vi consiglio di leggerlo perchè, escludendo alcune imperfezioni, Chiara Gamberale come al solito ti trascina e ti coinvolge dalla prima all'ultima pagina.

Francesca

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