8 luglio 2013

Lamento di Portnoy di Philip Roth [recensione]

Lamento di Portnoy
di Philip Roth

Traduzione di Roberto C. Sonaglia

Casa Editrice Einaudi
pp. 240 
€ 10,50 
ISBN 9788806173951 

RECENSIONE: E' il primo romanzo di Philip Roth che leggo. Mi vergogno profondamente ad ammetterlo perchè, nonostante lo conosca di fama, solo adesso ho deciso di darmi una possibilità. Il suo libro più noto è "Pastorale Americana" [Premio Pulitzer-1997], ma ho iniziato con questo. Quando è uscito nel 1969, ha suscitato da subito un grande scalpore per gli argomenti trattati. Io l'ho trovato grottesco, crudo, sfacciato, irriverente, sincero, incisivo, ironico, cinico ... Ho paura di non aver recepito a pieno il messaggio che lo scrittore voleva trasmettere, o forse l'ho recepito talmente bene, da trovarmi in difficoltà nel parlarvene proprio come lui vorrebbe, cioè con un linguaggio che non mi si addice.

Alexander Portnoy è un giovane ebreo americano, con un QI di 158, commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane del Comune di New York, che a 33 anni si ritrova seduto sul lettino di uno psichiatra a parlare delle sue nevrosi, ossessioni, perversioni sessuali.
Un lungo, incessante e snervante monologo dove il protagonista rievoca la sua infanzia, soprattutto il rapporto con i genitori e la rigida educazione impartita da loro. Un padre tormentato dalla stitichezza cronica. Una madre invadente e iperprotettiva. Lei, infatti viene considerata la causa di tutti i suoi problemi. Sin da bambino gli viene inculcato nella testa l'obbligo di essere un bravo ebreo. Questo lo porta, in età adulta, a provare impulsi sessuali estremi e a non riuscire a trovare quell'equilibrio sentimentale che gli permetta di sposarsi e avere dei figli. Passa da una storia all'altra con estrema facilità. Va a letto con ragazze non ebree, perchè sono quelle che lo eccitano di più, come forma di ribellione a quei tabù mentali che non gli permettono di sentirsi libero. Vive in un costante e asfissiante senso di colpa per quello che non ha il coraggio di essere. Nonostante si reputi ateo, è fiero di appartenere alla razza ebrea, non nella sua accezione religiosa, ma di riconoscimento identitario della razza.

E' un romanzo che a primo impatto può scandalizzare e che è molto facile travisare, in particolare se sei una donna. Ma Roth - probabilmente -  ha l'intenzione di trasmettere qualcosa di più profondo. Si prende gioco delle convenzioni sociali, delle chiusure mentali, del conservatorismo religioso, di tutto ciò che distrugge il nostro desiderio di normalità. Chi meglio di me, che ha alle spalle una famiglia cattolica praticante, può capire tali elucubrazioni! Il maggior fattore di scontro fra noi è dove inizia e dove finisce la libertà di un individuo che, vuole essere se stesso, ma non può sceglierlo perchè considerato un diverso. Il problema si pone quando non sappiamo trovare delle risposte concrete alle nostre domande.

Una parodia dissacrante e a tratti grottesca. Un monito a prendersi un po' meno sul serio. ATTENZIONE! Se siete profondamente bigotti, ve ne sconsiglio la lettura.

Francesca

4 commenti:

  1. Io Roth non riesco a capirlo del tutto. Ho letto di lui La macchia umana e lo scrittore fantasma ma in entrambi i casi ho trovato la sua scrittura poco affine alla mia personalità. Va così, non tutti gli autori sono per tutti.
    L'ebraismo è uno dei topos di Roth, anche Zuckerman, uno dei suoi personaggi più famosi, oltre che suo alias, è ebreo e ha tutta uan serie di fisse legate alla sua tradizione ed educazione.

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    1. Ti avevo scritto un commento lunghissimo ma mi si è cancellato :-/

      Io penso che gli darò altre possibilità. Un romanzo non mi basta per decidere. Questo mi ha suscitato sensazioni contrastanti. Ciò non toglie che con parole diverse non avrebbe reso la stessa idea. Probabilmente uno come lui può permetterselo. No?

      Se l'ebraismo è uno dei suoi topos è anche vero che siamo sempre condizionati dalle nostre origini, c'è poco da fare ;)

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  2. Lamento di Portnoy voglio leggerlo! Per adesso di Roth ho letto solo Pastorale americana, Ho sposato un comunista e La controvita e in tutti e tre i casi la soddisfazione e il trasporto sono stati notevoli, soprattutto per i primi due! Te li consiglio ;)

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    1. Ciao Margherita

      Io - questo - ti consiglio di leggerlo. Era il primo di Roth che mi capitava tra le mani. Ne sono rimasta abbastanza soddisfatta, anche se non sono abituata a un linguaggio così incisivo. Infatti penso che, sceglierò fra i tre che mi hai consigliato ... per vedere se ciò è proprio un suo tratto distintivo.

      Grazie per i consigli

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