30 luglio 2013

Un lavoro sporco di Christopher Moore [Recensione & Frasi]

Un lavoro sporco
di Christopher Moore

Casa Editrice: Elliot Edizioni
Collana Scatti
Pagine 443
Prezzo 16,50 euro
Anno: 2007

Come conciliare le visioni di giganteschi corvi, l'udire voci che sussurrano da dentro ai tombini, l'arrivo di un misterioso e inquietante libro per bambini condito da teschi sorridenti e caramelle con l'essere padre di Sophie, una deliziosa bambina di un anno, e al tempo stesso mandare avanti un negozio di cianfrusaglie usate nel quartiere cinese di San Francisco, contornato da famiglia e amici che più schizzati non si può?

È quello che si ritrova a dover fare Charlie Asher, trentenne “maschio beta” [avete presente il più noto maschio alfa, quello che il processo evolutivo ha premiato più degli altri? Bene, tutto il contrario, più uno sviluppato senso dell'opportunità], dopo la morte improvvisa dell'amatissima moglie Rachel [l'unica a comprendere e sopportare le sue manie, la sua ipocondria e la sua stempiatura precoce], tamponando come può le disgrazie che sembrano fioccare a causa sua, soprattutto da quando ha trovato un uomo alto due metri e vestito di verde menta, accanto al letto della moglie morente in ospedale, farneticante che nessuno sarebbe dovuto essere in grado di vederlo.
[...] quando i maschi alfa andavano a caccia di mastodonti, i beta già capivano che attaccare un bestione lanuginoso con un bastone appuntito poteva avere risvolti negativi, e così rimanevano nell'accampamento a consolare le vedove in lutto. […] Il maschio beta è raramente il più forte o il più veloce ma, essendo in grado di prevedere il pericolo, è numericamente superiore. […] Il problema [che poi era il problema di Charlie] è che l'immaginazione del maschio beta è diventata superflua nella società moderna. […] Di conseguenza, molti maschi beta diventano ipocondriaci, nevrotici, paranoici, oppure sviluppano una dipendenza da porno o da videogiochi.
“Sophie cominciava a mostrare i capelli scuri di sua madre e, se Charlie vedeva bene, la stessa espressione perplessa di affetto nei suoi confronti [più un filo di bava]. […] ‘Questo è il toast della morte, signorina.’ Le mostrò il pane. ‘Il toast della morte’. […] L'apriscatole gli scivolò di nuovo, l'olio del tonno gli schizzò sulla camicia e il pane cadde sul pavimento. Ecco, adesso era coperto di peluria. Peluria sul suo toast! Peluria sul toast della Morte. A che serviva essere il Signore degli Inferi, se c'era peluria sul tuo pane tostato? ‘Cazzo!
Un libro assurdo; battute a profusione [se mi è concesso fare un appunto, verso la fine anche troppe: la faccenda “si fa seria” e tutto quello scherzare, benché sia un libro comico, funge più da diluente che da collante] e personaggi divertenti sulla scia dell'ironia tipicamente americana, ma non troppo [per fortuna]. Cahrlie Asher è l'uomo medio che più adorabile di così non si poteva fare. Il tutto si può riassumere con il titolo “La Vita Vera vs. Situazioni Fuori dalla Norma” ed è questo il bello, se si pensa che Charlie Asher fa esattamente quello che faremmo noi nei suoi panni. E i personaggi che gli gravitano intorno, benché eccessivi e sempre sopra le righe, sono azzeccati e bene assortiti [tutti tranne proprio i cattivi che purtroppo sono grondanti di quelle battute dispersive e un po' inutili di cui sopra]. Il tutto corredato da una scrittura scorrevole e colloquiale che facilita le situazioni più bizzarre. 

Un libro consigliatissimo, divertente, che [inaspettatamente] regala persino momenti di riflessione: sulla paternità, sul distacco, sul dolore di coloro che rimangono a piangere i propri cari. Virando verso la domanda: si può prendere in giro la Morte? Si può. Talvolta non se ne può fare a meno. Un libro che si legge velocemente ma che [passatemi il termine] fa scompisciare dal ridere. Pare poco?

Alessandra

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