3 agosto 2013

Facebook in the rain di Paola Mastrocola [Frasi]

- Potresti andare su Facebook! Così le disse. Le venne spontaneo, dal cuore. Ritrovava i vecchi amici, i compagni delle elementari, conosceva qualcuno di nuovo, si raccontava ogni volta agli altri: le spiegò che il bello era proprio che su Facebook potevi reinventarti ogni volta, costruirti una vita nuova a ogni nuovo contatto. Questo soprattutto le piaceva: COSTRUIRSI! Diventare una persona diversa, ripartire da zero. [...] 
Un po' erano cose vere e un po' no, come la storia dello zio cattivo: Non aveva mai avuto zii cattivi. Ma il bello è che non era chiaro neanche più a lei stessa il vero e il falso. 
Era un gioco, ma era anche la vita. Come se le cose fossero vere solo perchè le scrivevi su Facebook, stavano lì per la prima volta, nascevano nella magica bacheca e quindi di lì in poi esistevano.
Il tardi o il presto sono cose che c'inventiamo noi, per stare male. Ma tu non devi crederci: Non c'è il tempo sbagliato o giusto, c'è solo il tempo che purtroppo passa.
Benvenuta nel mondo Facebook! [...] Era bellissimo, emozionante, esaltante. Uno si parlava... senza parlarsi! Scrivevi e sapevi che l'altro leggeva subito e rispondeva subito, così anche tu subito leggevi e subito ri-rispondevi. Era tutto un trionfo del subito. Subito qui e adesso. Una vita in diretta. Uno si sentiva subito meglio, subito... collegato. Mai più solo, senza fili. Si sentiva uno avvolto di fili, una centrale da cui si diramavano infiniti fili che andavano tutti verso le altre persone e le legavano a sé. Il mondo, di colpo, le sembrò una rete gigantesca, un insieme di corde e cordini che s'intrecciavano a migliaia, a milioni... Una rete, appunto! Ecco perchè si chiamava così... 
Evandra aveva capito. Facebook non esisteva. O meglio, era una specie di mondo parallelo, un fiume che ti scorre accanto, che tu senti ma non vedi. Forse i ciechi avevano questa stessa percezione delle cose, la loro però riferita al nostro mondo, quello dove tutti viviamo ma che a loro è vietato vedere. Le piaceva questa idea di un divieto, di una sorta di maledizione che chissà come e quando era scesa su Facebook e da sempre la governava, una specie di diktat supremo, tipo: Vi parlerete e vi vedrete per immagini finte, mai vi sarà dato di vedervi davvero, pena la vostra perdizione! Non era grave, bastava saperlo. E non fare l'errore, non trasgredire l'ordine, la Legge. Non disobbedire al Dio di Facebook, se no lui si sarebbe vendicato. Finalmente aveva capito. E aveva finalmente una vita piena, vera, completamente e soltanto in rete.

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