5 agosto 2013

Facebook in the rain di Paola Mastrocola [recensione]

Facebook in the rain
di Paola Mastrocola

Guanda Editore
Collana Prosa Contemporanea
Pag.132
Prezzo 10 euro
ISBN: 8860888050
In libreria dall'8 marzo 2012

RECENSIONE: Ho letto questo libro in poche ore. E' il tempo che ci vuole. Non perché io sia una divoratrice seriale e senza speranza,ci troviamo di fronte a qualcosa di relativamente breve. Possiamo definirlo un racconto lungo? Si. Evandra, la protagonista, è il ritratto della tipica donna di paese, che vive, non tanto per se stessa, ma per il marito, per la casa, per la figlia, e quindi non ha sogni, ambizioni, desideri particolari. A un certo punto però il marito muore e la sua unica occupazione è fare avanti e indietro, in maniera quasi ossessiva, da casa al cimitero, dal cimitero a casa, dove incontra, parla, gioca a carte e soprattutto, trova conforto nelle altre vedove. Il problema si pone quando non c'è il sole e le tocca rimanere chiusa nelle asfissianti quattro mura dove abita, da sola. "Ma io secondo te, cosa devo fare quando piove?" chiede alla sua amica Rosalena. "Potresti andare su Facebook!" le consiglia lei. Da questo momento in poi, tutto prende un'altra piega. Evandra si compra un portatile e grazie a un collega di lavoro di Rosalena, Baldo, impara a usarlo. La donna ci prende talmente tanto gusto da diventarne schiava.

Analizzando in maniera molto critica questo libro, voglio tralasciare le solite polemiche, su quanto e come facebook ha condizionato radicalmente la nostra quotidianità o il vivere le relazioni con gli altri o la facilità che alcuni hanno nel confondere la realtà con il virtuale e bla bla bla ... Ho trovato abbastanza snervante e grottesco il modo con il quale la protagonista si prende così terribilmente sul serio, in particolare quando cerca di compilare i campi relativi alle informazioni personali: Interessi, cosa ti piace, la foto profilo da inserire, le amicizie da accettare. Altri aspetti surreali, per una che scopre internet a 50 anni, sono l'uso di termini come "smanettare", e  la sua conseguente ingenuità, sorpresa, sprovvedutezza davvero poco credibili per un contesto del genere. E infine, non so se ho veramente capito il finale. Quando gli eventi iniziano a farsi interessanti, la conclusione arriva come una tazzina di caffè senza zucchero, lasciandomi di conseguenza, con l'amaro in bocca.

Attenzione però, non sto dicendo che la storia è scadente. E' scritta bene. E' semplice. Non ha fronzoli linguistici che appesantiscono la trama inutilmente. Tuttavia continuo a domandarmi cosa mi aspettassi. Nelle parole della Mastrocola vi è l'intenzione di costruire una sorta di atmosfera fiabesca ma condizionata da un moralismo che mi infastidisce profondamente, come nelle storielle di Esopo, solamente che - nel suddetto caso - celano insegnamenti  che non ti aspetti e non hai richiesto, tipo: - Hai visto, a stare troppo su Facebook, cosa ti succede? A 50 anni, per quanto possiamo vivere nel disincanto totale, sappiamo distinguere in maniera abbastanza chiara e consapevole, la differenza tra cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Quindi questa rappresentazione di uno dei grandi "mali" della società è oggettiva, giudicata a prescindere, abbastanza distante dalla realtà.
Evandra aveva capito. Facebook non esisteva. O meglio, era una specie di mondo parallelo, un fiume che ti scorre accanto, che tu senti ma non vedi. Forse i ciechi avevano questa stessa percezione delle cose, la loro però riferita al nostro mondo, quello dove tutti viviamo ma che a loro è vietato vedere. Le piaceva questa idea di un divieto, di una sorta di maledizione che chissà come e quando era scesa su Facebook e da sempre la governava, una specie di diktat supremo, tipo: Vi parlerete e vi vedrete per immagini finte, mai vi sarà dato di vedervi davvero, pena la vostra perdizione! Non era grave, bastava saperlo. E non fare l'errore, non trasgredire l'ordine, la Legge. Non disobbedire al Dio di Facebook, se no lui si sarebbe vendicato. Finalmente aveva capito. E aveva finalmente una vita piena, vera, completamente e soltanto in rete.
L'idea di fondo è buona, se forse l'avesse sviluppata per un pubblico un po' più piccolo, avrebbe avuto più consistenza e credibilità. Ideale da leggere sotto l'ombrellone.

Francesca

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