29 agosto 2013

Il ballo di Irène Némirovsky [recensione]

Il ballo
di Irène Némirovsky

Edizione integrale 
Introduzione di Maria Nadotti 
Traduzione di Alessandra Di Lernia

Newton Compton Editore
Pagine 128
ISBN 978-88-541-5145-1  
Euro 0,99

Recensione: Capisci che i miei sono partiti per una vacanza "mordi e fuggi" quando io e V. al supermercato riempiamo il carrello di patatine, merendine, estathé e Coca Cola e infine una busta d'insalata per scrollarsi di dosso i rimorsi che ci vengono dopo che ci siamo riempite di schifezze. Vi starete chiedendo dove voglio andare a parare. Ve lo spiego subito. Ho girato svariate librerie per trovare questo libretto della Newton Compton. A Firenze l'hanno esaurito ovunque. Volevo leggere qualcosa di questa autrice, ma prima di comprare roba seria edita dalla Adelphi, avevo bisogno di un riscontro. E insomma, nell'insulso paesello anonimo dove vivo, proprio al supermercato numero due [il numero uno è sempre troppo pieno], l'ho visto e l'ho preso. Anche se continuo a trovare molto strano che cibo e letteratura possano essere venduti insieme nello stesso spazio.

Questo è un racconto breve [scritto tra il 1928 e il 1930]. Il tempo di lettura impiegato è di circa un'ora. Al centro di questa storia la famiglia Kampf - ebrei, di origini umili - che, grazie a un colpo di fortuna in borsa, da gente comune si trasforma in gente che conta. Decidono quindi di dare sfoggio della loro ricchezza acquisita organizzando un grande e fastoso ballo con la speranza di entrare a far parte della rosa dei ricchi riconosciuti. E' un'ottima opportunità anche per Antoinette, la figlia quattordicenne ... sarebbe stata l'occasione giusta per il suo ingresso in società e magari innamorarsi di un bel giovane. La madre però, la rimette subito al suo posto.
Questa ragazzina, questa mocciosa, andare al ballo, ma guardate un po' ... Aspetta un po', ti farò passare io tutte queste manie di grandezza, figlia cara... Ah! tu pensi che il tuo debutto in società sia l'anno prossimo? E chi sarebbe che ti ha messo in testa questa convinzione? Sappi, bella mia, che io comincio soltanto adesso a vivere, io, capito? E non ho alcuna intenzione di farmi intralciare da una ragazza da marito...
Ad Antoinette che desidera tanto parteciparvi, le viene negato il diritto di presenziare, allora si vendica distruggendo sia i suoi, che i loro sogni di gloria.
Era l'attimo, l'istante impercettibile in cui si incrociavano "sul cammino della vita": Una stava per spiccare il volo, l'altra per sprofondare nell'ombra. Ma non lo sapevano.
Parlare di questo brano senza cadere in moralismi falsi e inutili è un po' complicato, soprattutto per me, che ho sempre disprezzato un certo stile di vita. Il teatrino che certe persone montano per dare sfoggio della loro ricchezza sperando di intimorire e creare invidia negli altri spesso m'imbarazza e mi fa provare pena per loro. Non perchè io aspiri alla loro condizione, ma perchè non credo assolutamente che "ciò che hai è ciò che sei". Evito quindi di esprimere il mio pensiero al riguardo. Anche se ammetto che mi ha turbato.

Comunque Irène Nemirovsky dà vita a un ritratto truce e spietato del popolo ebreo [vi consiglio vivamente di non saltare la parte introduttiva di Maria Nadotti che con il suo saggio vi spiega alcuni aneddoti della biografia dell'autrice che ti aiutano a capire meglio le sue parole] inusuale per la visione che noi nel tempo ci siamo fatti di essi e per ultimo sottolinea il rapporto di rivalità tra madre-figlia: La prima è arrivista, cinica, vanesia, crudele; la seconda è un'adolescente che ha urgenza di esistere, di scoprire il mondo e le relazioni con gli altri, ma le viene impedito perché è vittima dell'egoismo della genitrice che la punisce e la mortifica relegandola al suo ruolo di bambina che deve continuare a giocare con i suoi giocattoli e nient'altro. Tra le due vi è una guerra psicologica vera e propria, a tratti snervante, a tratti comica, a tratti grottesca e senza esclusione di colpi, fino a quando una delle due non cede. La triste verità è che nessuno si salva.

Un libro amaro che parla di odio, pregiudizio, ipocrisia, ma anche di desideri, speranze, sogni. Vi consiglio di leggerlo perché fa riflettere.

Francesca

5 commenti:

  1. La Némirovsky è una scrittrice dimenticata per molto tempo e che grazie ad Adelphi è tornata alla luce in Italia... e meno male! Perché è una grande rappresentate del suo tempo e una scrittrice pregiata... le sue frasi non sono mai casuali e le sue parole creano nell'animo turbamenti e moti che mai ti aspetteresti... figura alta di cui ti consiglio di leggere tanto altro... :-)

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    1. E infatti mi sono ripromessa di leggere molto altro :) Oh se solo l'Adelphi fosse un po' meno cara ...

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  2. Come racconto vale l'euro speso di sicuro! Io sto leggendo Il Signore delle Anime e i temi "cari" all'autrice vengono riproposti con la solita schiettezza.

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    1. Sono sicura che con questa scrittrice mi darò altre possibilità ;)

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  3. è un racconto che è piaciuto tanto pure a me... 1 euro bene speso... e un ottimo antipasto per prepararsi a leggere qualcosa di più corposo nel 2014 :)

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