28 agosto 2013

Misery di Stephen King [Recensione & Frasi]

Le mie collaboratrici hanno una passione sfrenata per Stephen King. L'avete capito? Presumo di sì. Ecco a voi la recensione di "Misery" fatta da Alessandra:
Misery
di Stephen King

Casa editrice: Sperling & Kupfer
Anno: 1991
Niente tv. Niente sospiri. Niente tintinnii di posate o stoviglie. No, se ne stava seduta di là in silenzio. Seduta a non sentirsi bene. Poi ci fu un suono. Era uno schiaffo. Uno schiaffo dannatamente vigoroso. E visto che lui era da questa parte di una porta chiusa a chiave e lei era in quell'altra stanza anche senza un grande talento deduttivo aveva schiaffeggiato se stessa.
Il famoso e consumato scrittore di romanzi rosa Paul Sheldon, stufo del suo personaggio più riuscito e amato [Misery appunto], finalmente mette la parola fine alle sue storie pronto invece a proporre al pubblico [e agli editori] il nuovo romanzo di stile completamente diverso, che crede sarà il suo migliore.
Peccato che, ebbro di soddisfazione personale e champagne, scelga una turbolenta notte per uscire a festeggiare a bordo della sua Camaro e perdersi nell'improvvisa tormenta di neve che lo sorprende tra le montagne. L'auto si capovolge e lui si sveglia a letto, dopo un tempo indefinito, con le gambe maciullate e stordito dalle medicine contro il dolore. Al suo capezzale c'è Annie Wilkes, la sua ammiratrice numero uno. Dopo i primi giorni di stordimento, però, comprende che egli non è un ospite ma un prigioniero in quella sconosciuta casa di montagna dove nessuno sembra passare neppure per caso. Annie è una donna squilibrata che, tra sbalzi d'umore profondi come abissi, brama tenerselo tutto per sé, il suo scrittore preferito; fino a che non scopre che ha appena ucciso il suo personaggio prediletto: Misery. Fuori di sé, lo costringerà tra mille soprusi fisici e psicologici, a letto, in una perenne astinenza da medicinali che lei stessa ha provocato e con la quale lo tiene in scacco, a bruciare l'unica copia del proprio nuovo [e quanto volgare!)] romanzo per scrivere il suo racconto più grande soltanto per lei: Il ritorno di Misery! Si svilupperà una guerra all'ultimo sangue tra lei e Paul, tra una donna gigantesca che sembra essere la pura Malvagità personificata e un invalido con le gambe frantumate che cerca di mantenere intatta la propria lucidità mentale e che si trova a scegliere tra la dignità e la sopravvivenza; una guerra fatta anche e soprattutto di vendetta psicologica: ma chi vincerà?
Gli avrebbe somministrato cinque pillole invece di due, oppure lo avrebbe soffocato con un cuscino. Forse lo avrebbe semplicemente finito con un colpo di arma da fuoco. […] Le pulsazioni delle gambe erano più insistenti. La prossima volta che avesse suonato l'orologio, sarebbe venuta, ma aveva quasi paura che gli leggesse i pensieri sulla faccia, come un nudo preambolo di una storia troppo macabra perché la si potesse scrivere. […] Appeso alla parete c'era un calendario. Vi si vedeva un ragazzino che scendeva per un pendio su una slitta. Secondo il calendario era febbraio ma, se i suoi calcoli erano esatti, dovevano essere i primi giorni di marzo. […] Quanti giorni ancora prima che il disgelo rivelasse la sua Camaro […] quanto tempo ancora prima che quel poliziotto si presentasse sulla soglia di casa sua o finché leggesse la notizia sul giornale? Sei settimane? Cinque? Le settimane che ancora mi restano da vivere, pensò Paul e cominciò a rabbrividire.
Avvincente, incalzante, profondo, puntuale, realistico. I romanzi di Stephen King si distinguono dagli altri per un uso parco del sangue a favore della paura, quella vera, infantile e primigena, che chiunque ha provato almeno una volta nella vita e che non è possibile dimenticare. La paura di “non potere”. Come molte altre volte si ritrovano alcuni dei cliché che sono propri di King: l'alter ego scrittore; il personaggio che è “immobile” a contrasto con le avversità improvvise che sono sempre “mobili”, per le quali è impreparato; le ambientazioni quasi sempre prettamente domestiche, fatte di case vissute come accampamenti; l'amato Maine.

Anche in Misery si incrocia la pazzia che non ha scopo, la pazzia che è solo pazzia e che per questa sua purezza è la più sottile e aggressiva; e persino un avvenimento improbabile per le sue casualità [la tormenta di neve, l'ubriachezza, lo scrittore che possiede l'unica copia del romanzo, la pazza eremita che lo adora, tutto in un'unica notte fatale] e per questo impensabile, diviene accettabile e plausibile. Peccato [peccatissimo] che un romanzo di un autore così importante [anche dal punto di vista economico] sia stato tradotto e redatto con così tanta incuria [non riesco a definirla altrimenti]. Si va da ripetizioni a errori di battitura, a virgolette che compaiono e scompaiono, a frasi che suonano molto poco italiane [soprattutto i tempi verbali] e molto anglofone.

A ogni modo è notevole la simpatia con cui sono stati tradotti i tanti eufemismi e le parole che King adora inventare per rendere più vivido, realistico e familiare il racconto. Io l'ho letto in italiano ma non dubito che in inglese sarebbe stato più scorrevole [data anche la particolare scrittura dell'Autore]. Questo è un vero libro di paura [e non dell'orrore] che consiglio di leggere. King è un autore prolifico ma credo che questo sia uno tra i suoi migliori romanzi, che ben miscela la realtà e l'improbabilità. Senza scordarsi del film, che rispetta molto la trama e i personaggi [se ne discosta abbastanza però da poter permettere di leggere il libro senza paura di svelamenti] ma che, come raramente avviene, non supera il romanzo.

Non è facile trovare un film che rispetti il libro originale e solo per questo merita d'esser visto. Se avete voglia, guardatelo, è molto ben fatto! Ma prima o dopo, la lettura del libro è consigliata!
Lì per lì pensò di essere in preda al delirio. Ciò che vedeva era troppo bizzarro per appartenere alla realtà. Annie tornò spingendo davanti a sé una griglia a carbonella. […] Se ne andò e lui restò a guardare stupidamente la griglia, quell'oggetto destinato alle verande estive e che adesso si trovava nella sua stanza a evocare immagini di idoli e sacrifici. E naturalmente un sacrificio era esattamente quanto lei aveva in animo: quando riapparve portava il manoscritto di 'Bolidi', unica copia esistente del suo lavoro di due anni. Nell'altra mano stringeva una scatoletta di fiammiferi di legno Diamond, quelli con la capocchia azzurra. […] Si era seduto. Come sempre, il felice sollievo dell'inizio, simile alla caduta in una voragine colma di luce accecante. Come sempre, la triste consapevolezza che non avrebbe scritto bene come avrebbe voluto scrivere. Come sempre, il terrore di non essere capace di arrivare fino alla fine, di lanciarsi a capofitto contro un muro bianco. Come sempre, la meravigliosa gioiosa eccitante sensazione della partenza per un viaggio. Guardò Annie Wilkes e disse distintamente ma non a voce alta: 'Annie, ti prego, non farmelo fare'. Inamovibile lei gli tese la scatola dei fiammiferi e rispose: 'Scegli tu'. Così lui bruciò il suo romanzo.
Alessandra 

1 commento:

  1. Concordo assolutamente, ho adorato questo libro che secondo me è uno dei suoi migliori romanzi (insieme a IT), almeno tra quelli che ho letto. Con due soli personaggi e una camera da letto come ambientazione, King ha dato vita a un incredibile romanzo di paura e non di orrore, come giustamente sottolinei. :)
    A presto!

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