30 settembre 2013

1Q84 di Haruki Murakami II Libro [Recensione]

1Q84 
di 
Haruki Murakami
Libro II
Luglio-Settembre

Editore: Einaudi
Traduzione: Giorgio Amitrano
Pagine: 387-718
ISBN: 9788806203795
Prezzo: € 20,00


Aomame viene incaricata di uccidere il Leader della setta Sakigake: concluso quest'ultimo lavoro, dovrà cambiare identità, sottoporsi a un intervento di chirurgia e sparire. L'incontro con la sua vittima, la scuote nel profondo, perché comincia a capire di essere approdata in una nuova realtà e di essere indissolubilmente connessa con l'amore della sua vita, Tengo. Viene posta di fronte a una scelta: assassinare il Leader, così da condannare se stessa a morte certa o non portare a termine la sua missione, mettendo a rischio la vita di Tengo:

«[...] Per me non avrebbe più senso vivere in un mondo senza Tengo. Perché le possibilità di incontrarsi sarebbero perdute per sempre».
Tengo e Fukaeri sono sempre più uniti: la riscrittura de La crisalide d'aria li ha resi una cosa sola e li ha portati nel nuovo mondo, il 1Q84. Lui è diventato il receiver, la figura che riceve, mentre lei è il perceiver, colei che percepisce:
«Noi due abbiamo scritto La crisalide d'aria e lo abbiamo pubblicato. Abbiamo compiuto un'azione congiunta. Il libro è diventato un bestseller e le informazioni sui Little People, le daughter e le mother si sono sparse nel mondo. La conseguenza di tutto ciò è che noi due siamo finiti in questo nuovo mondo modificato».
Aomame se ne sta nascosta, in attesa che il piano per cambiare la sua identità si possa attuare. Pensa a Tengo e lui pensa a lei: realizzano i propri sentimenti e sentono che è giunto il momento di incontrarsi, ma non sanno come trovarsi. Sono vicini, incredibilmente vicini, e nel momento in cui Tengo si accorge che in cielo ci sono due lune, esattamente come lui le ha descritte nel libro, lei lo vede:
«Fu allora che Aomame se ne accorse. Non era sola in quel momento a guardare la luna. Nel parco per bambini sul lato opposto della strada vide un giovane. Era seduto in cima allo scivolo e stava guardando nella sua stessa direzione. [...] Eppure non c'era dubbio che quel giovane uomo dal fisico imponente stesse guardando la coppia di lune sospese nel cielo. [...] Poi, tutt'a un tratto, Aomame capì. Quell'uomo era Tengo».
Non riescono ancora a raggiungersi, ma vogliono farlo e cercano di far accadere il loro ricongiungimento. Entrambi si sono pensati intensamente, senza sapere di essere collegati a qualcosa di così grande e incomprensibile.

La seconda parte di 1Q84 comincia a svelare alcuni interrogativi, permettendoci di leggere anche qualche pagina del romanzo di Fukaeri. Si comprendono: i legami tra la giovane autrice e il Leader del Sakigake; da dove vengono e come agiscono i Little People; il significato della crisalide d'aria; il rapporto fra Tengo e Aomame.
La potenza descrittiva di Haruki Murakami persiste in questo secondo capitolo (qui la recensione del Libro I), svelando alcune complessità narrative importanti e, allo stesso tempo, preparandoci all'ultimo capitolo della storia. Io continuo ad attendere l'incontro fra i due protagonisti, che immagino come un'esplosione di energia.
Veronica

28 settembre 2013

L'importo della ferita e altre storie di Pippo Russo [recensione]

L'importo della ferita e altre storie
di Pippo Russo

2013
Edizioni Clichy
Una suora gli era passata davanti con il suo piccolo passo cinese, bianca come i muri delle pareti'. Converrete che il riferimento a 'i muri delle pareti' è un'altra perla di valore assoluto. […] “'Presero posto una di fronte all'altra, fronteggiandosi'. Forse sta proprio in questo il bello di leggere i libri di Faletti: nel fatto che ti lascino senza fiato per via di strepitose insensatezze.
L'importo della ferita e altre storie” non è un romanzo. È una raccolta, un archivio degli errori letterari, dai più assurdi ai più banali sotto forma di chiacchierata. Un'analisi irriverente ma piena di raziocinio di alcuni dei cosiddetti "casi letterari" più venduti degli ultimi anni. Pur non scevro di errorucci [di disattenzione, si capisce] è un piccolo gioiellino di critica. L'autore è stato comunque onesto, ammettendo [umanamente] di non essere esente neppure lui da ciò, invitando chiunque a fargli notare qualsiasi sfondone riscontrabile nelle sue pagine.

Si parla dei Libri-panettonisti [Faletti, Volo, Moccia], per proseguire con i Narratori improvvisati [Pupo e Giuliano Sangiorgi] e i Premiati [Scurati e Piperno]: tutti presentati al pubblico per la loro freschezza e/o magniloquenza, astri nascenti della letteratura italiana, sulla base non tanto della qualità della scrittura ma della quantità delle copie vendute. Che - va chiarito - non sono affatto la stessa cosa: i primi sono “autori di libri di cassetta concepiti come fossero cinepanettoni”, i secondi “personaggi famosi che un bel giorno, poiché non avevano di meglio da fare, hanno deciso di scrivere un romanzo”. Nel terzo gruppo, invece, si stende un velo pietoso sulla "autorevolezza" di certi premi letterari e certe giurie. Mi sono piegata in due dal ridere. La maggior parte del godimento è derivata dall'abbattimento di autori tronfi e pieni di sé. Premetto che il caso ha voluto che io non abbia letto nessuno di quelli presi in analisi. C'è da dire però che l'accuratezza e il rigore con i quali sono stati “scansionati” lascia spazio a pochi dubbi. Non nego di essermi trovata in disaccordo qualche volta, soprattutto nei giudizi sulle trame e gli intrecci [che l'autore giudica spesso prolisse, noiose e con picchi bassissimi di originalità]: ammettiamolo, ormai c'è poco da inventare. Sono d'accordo invece nella convinzione che, nonostante l'idea banale, debbano essere lo stile e la creazione dei personaggi a essere allettanti e innovativi, al passo coi tempi, o quanto meno credibili. Giorgio Faletti è tra gli autori con i quali se la prende di più, sia per la sua soverchiante sgrammaticata scrittura sia per il suo piglio saccente con il quale l'ex attore comico difende i propri [indifendibili] romanzi. Ma è in buona compagnia. Parlando di Oscar Borrani, il detective uscito proprio dalla penna di Enzo Ghinazzi [Pupo], per esempio osserva che è: “un personaggio che meglio di qualsiasi altro elemento del libro racconta la raffinatezza di Pupo come narratore. Si tratta infatti d'una figura tagliata con la motosega e rifinita col napalm." […] Del resto “parafrasando Jessica Rabbitt, non è lui a essere un mentecatto ma piuttosto è l'autore che lo tratteggia così”. Per passare alla sensazione che lasciano i libri di Antonio Scurati, uno dei Premiati: “La sensazione d'aver fatto colazione a base di cemento a presa rapida, o d'indossare panni inzuppati in acqua di palude, o di star portando a spalla un caterpillar per tutto il percorso dell'Autosole”.

Gli va comunque riconosciuto l'enorme e massacrante lavoro svolto. A partire da quel "Importo di ferita": un'espressione messa in bocca da Faletti a uno dei suoi personaggi, decisamente priva di senso [come fa ad avere l'importo, una ferita?] e dal gusto incredibilmente anglosassone [con tanto di prova alla mano da parte di una valente traduttrice]. Nonostante, quindi, non abbia giudizi personali avulsi da quelli suggeritimi, non posso fare altro che confermare che, tra i nomi presi in esame, non si salva nessuno; tra errori di grammatica da seconda elementare, inglesismi e barocchismi inutili, luoghi che più comuni non si può e accozzaglie di parole che suonano solo vagamente italiane ma che con un'analisi accurata, sono incredibilmente senza senso. Al di là delle opinioni personali riguardo alle storie che possono essere più o meno gradite, ciò che risulta evidente è un totale abbandono da parte dell'editor delle relative case editrici. Il fatto che questi romanzi siano stati scritti da persone già famose e affermate in altri ambiti non deve permettere la chiusura di entrambi gli occhi davanti al loro lavoro. Se uno ha creduto di avere qualcosa da dire e ha deciso di metterlo per iscritto e pubblicarlo deve rispettare certe regole: che sono innanzitutto le regole dell'italiano, non ché del buon parlare [il che comporta anche il “ben pensare”, inteso come l'avere un buon filo logico e scaltrezza di mente]. Lo scrittore deve avere rispetto del lettore e di ciò che gli “mette in testa” e dovrebbe avere l'umiltà di porsi le domande “Ho davvero detto ciò che volevo dire? L'avrò fatto nel modo giusto? Che effetto avrà sulle persone che lo leggono?”. Come fa notare, essi sono responsabili della forma e dei contenuti che mettono in circolazione. È naturale, con queste premesse, che l'italiano si stia impoverendo e stia diventando una lingua sempre più anglofona e cialtrona.

Non mi piace fare la moralista, né scendere nel qualunquismo ma, dopo tutto quanto, ci sono moltissimi autori emergenti che, nonostante posseggano un discreto talento, se ne stanno a spasso a bussare a decine e decine di case editrici e concorsi che storcono il naso perché temono che magari quel tipo di romanzo non “tiri” abbastanza. Concludo girando una mia personale domanda al signor Russo: ora che ci ha detto quali sono i libri che reputa noiosissimi, può consigliarci quali trova interessantissimi?

Alessandra

27 settembre 2013

Inutile Tentare Imprigionare Sogni di Cristiano Cavina [recensione]

Inutile Tentare Imprigionare Sogni
di Cristiano Cavina

Marcos y Marcos editore
Pag. 224
16 euro
Anno di pubblicazione: Settembre 2013

Baldo Creonti frequenta - controvoglia - il terzo anno di ITIS, l'istituto tecnico Alberghetti di Imola. Lui, più che uno studente modello, si sente adatto a vestire i panni di un genio del crimine, con una serie di piani B che però fanno acqua da tutte le parti [ma poco importa]. Il problema è che, dopo aver superato indenne elementari e medie, l'intenzione di porre fine a questo supplizio viene impedita da mamma Creonti, che si spezzava la schiena lavando migliaia di km di pavimento. Tanta fatica solo per ottenere quel riscatto sociale che ha sempre desiderato, grazie alla super brillante carriera scolastica prevista per il suo unico e meraviglioso figlio. Il quaderno con la copertina color nocciola, quello che usa per segnarsi i voti, è una dimostrazione piuttosto chiara. Baldo non ha molte possibilità di scelta. E quindi si ritrova costretto ad alzarsi ogni mattina, prendere il treno, rifugiarsi in un posto pieno di maschi e nemmeno l'ombra di una femmina, con professori mezzi matti, amanti delle pace, che indossano insulse tute verdi; la campanella sembra una sirena e il paninaro vende solo due tipi di panini. Il fatto è che lui non vuole andare a scuola a scaldare il banco inutilmente, si sente un diverso rispetto ai suoi compagni, e come tale, non ha tempo da perdere con queste cose. Anche la sua cartella, che sembra tutto meno che una cartella ne è una prova evidente.

Probabilmente c'è un Baldo Creonti in ognuno di noi. O ognuno di noi, nel corso della sua carriera scolastica, ha avuto a che fare con uno come Baldo. Per questo non ti senti nella condizione di denigrarlo o infierire. Ci vedi te, soprattutto quando parla del suo odio viscerale per la matematica. Anche io, con i numeri, ero una causa persa. E tutti nella fase dell'adolescenza abbiamo avuto una Vanda Veroli che non contraccambiava il nostro amore. Il mio era biondo. Occhi azzurri. Desiderato da mezza scuola. Possibilità di amarci senza remore, zero.

Insomma ve lo consiglio [assolutamente], perché leggere questo romanzo: - ti fa tornare indietro coi ricordi, a quando il tempo sembrava dilatato da noiose e interminabili lezioni, a professori strambi con le loro manie strambe; alle cause perse, che combattevi sapendo che non avrebbero cambiato il mondo a prescindere dalla tua voglia di conquistare il mondo; alle etichette che ti affibbiavano o a quelle che affibbiavi; allo spirito di sopravvivenza che ti portava a fare prudentemente un passo alla volta, ma più spesso due-tre passi tutti insieme, sperando che la libertà si avvicinasse il prima possibile, magari dopo le 10 del mattino e non con la gente con la quale dovevi condividere un banco. E non sottovalutate mai i poteri soprannaturali di vostra madre, anche quando le mentite spudoratamente, soprattutto sui voti, capisce che le state dicendo una bugia.

Francesca

25 settembre 2013

Acqua buia di Joe R. Lansdale [Recensione & Frasi]

Acqua buia
di Joe R. Lansdale

Casa editrice: Einaudi Stile Libero
Anno: 2012
Prezzo: 18,50 Euro
331 pagine
La volta che siamo andati a fare quel bagno, quando May Lynn era nuda come una ninfa, me ne sono accorto. Me ne sono accorto eccome. Guardavo di nascosto, ma guardavo. Il fatto è che a May Lynn piaceva usare il suo corpo per avere potere, e io non volevo concederglielo. Non volevo farle sapere che quel che avevo visto mi era piaciuto. Non voglio che nessuno abbia potere su di me. Nessuno. In nessun modo.
C'è l'adolescente Sue Ellen e il suo rapporto con una madre dedita all'alcol e più ragazzina di lei; Terry che deve sostenere le accuse di omosessualità e il nuovo matrimonio di sua madre per nulla rose e fiori; Jinx, sveglia bambina di colore che ha già capito che, nella vita, se vuole il rispetto dovrà sudare il doppio di un cittadino americano e bianco. E poi May Linn, trovata annegata nel fiume ma viva più che mai nella mente degli amici che hanno deciso di rispettare i suoi sogni e di farle fare il viaggio della vita verso la dorata Hollywood partendo proprio dal fiume nel quale quei sogni si sono interrotti. Per farlo useranno il denaro nascosto da May Linn sottoterra e di cui aveva lasciato traccia soltanto nel diario personale, mettendo in moto la bramosia di diverse persone. Su tutto, a fare da sfondo, quell'America che non ha ancora scordato la sua anima sudista, fatta di boschi e lagune selvaggi, perdigiorno e timorati di Dio, e il desiderio di affrancamento dalla famiglia, dal paese, da una vita ristretta che tutti [soprattutto nell'adolescenza] abbiamo sentito.

È una storia lineare e senza sbalzi. Ha l'apparenza di un giallo per ragazzi, se non fosse per le tematiche violente [dagli abusi su minori alla corruzione, fino all'assassinio seriale] e per qualche scena che fa l'occhiolino allo splatter [ma i ragazzi di oggi, si sa, su questo sono più che smaliziati]. Lo sviluppo della trama non mi ha convinta appieno, così come alcuni dei personaggi. Talune scelte fatte dai giovani fuggiaschi non sono del tutto comprensibili nelle condizioni di premura e angoscia in cui si verificano. Alcuni scambi di battute odorano un po' troppo di film, soprattutto quelli tra lo sceriffo e Sue Ellen, lo zio cattivo Gene e sua madre. Ed è proprio quest'ultima a essere un po' meno credibile degli altri personaggi, poiché la sua instabilità psicofisica dovuta all'alcol non riesce a giustificare i suoi sbalzi di carattere [non di umore]: talvolta propositiva, talvolta arrendevole, spesso fin troppo espansiva nel confessare alla figlia Sue Ellen segreti taciuti a lungo che, se una moderna madre media non si sogna, figuriamoci una vissuta nel profondo Sud Americano intorno agli anni 30 [non è mai specificato, se non nelle bandelle] e che a volte sfiora le confidenze tra amiche da romanzo rosa [in momenti peraltro piuttosto improvvisi]. In questo ci leggo la volontà e il desiderio dell'autore di inserire a forza determinati episodi o dialoghi tenuti particolarmente a cuore, ma che forse ai fini della storia acquistano un sapore di riempitivo. Emerge quindi una sospesa predestinazione che fa andar ogni cosa per il verso giusto, anche troppo [non sempre ma spesso, non svelo nulla!].

Questa storia vorrebbe affiancarsi, forse, a romanzi come "Il buio oltre la siepe" [pur senza scimmiottarlo devo ammettere] purtroppo mancando di un pelo il bersaglio. Anche il linguaggio, quello rozzo delle classi meno che operaie del tempo, risulta al contrario molto limpido e macchiato giusto qua e là di modi di dire dal suono un po' forzato. Il mio giudizio è di un romanzo scorrevole, che regala sensazioni d'infanzia e delle avventure immaginate da ragazzi. Ma purtroppo rimane nel mezzo; un romanzo desideroso d'essere più cose insieme [d'avventura, di paura, sentimentale] ma che confonde le dosi. I personaggi dei tre ragazzi sono invece a tutto tondo e pieni di dignità. Il massimo rispetto va a Terry, che affronta con intelligenza le opinioni sulla sua omosessualità; all'incoscienza e innocenza con cui Sue Ellen si ostina a stupirsi delle brutture del mondo; a Jinx e alla sua lingua tagliente e schietta, unico arpione alle irrealizzabili e controproducenti fantasie degli amici. Per questo lo reputo un buon romanzo. Peccato che duri molto poco, si avrebbe la voglia di conoscere più a fondo questi amici per la pelle.

Alessandra

21 settembre 2013

Il Richiamo del Cuculo di Roberth Galbraith dal 4 novembre in tutte le librerie [Riflessioni Varie]

Qualche giorno fa, la Salani Editore ha annunciato sulla sua pagina Facebook che a partire dal 4 novembre troveremo sugli scaffali di tutte le librerie italiane possibili "Il richiamo del cuculo", conosciuto anche come "The Cuckoo's Calling" di Robert Galbraith. Per le case editrici è la prassi ... Scovare capolavori, comprarne i diritti, tradurli, pubblicarli. Ma questo non è un libro qualunque. Soprattutto da quando è stato scoperto che Robert Galbraith è uno pseudonimo utilizzato dalla Rowling, ha conquistato i primi posti delle classifiche inglesi e americane in pochissimo tempo. 
Tutto è iniziato ad aprile, mese in cui è stato lanciato. Nonostante ne fossero state vendute solo 1500 copie, è stato elogiato per la sua ricchezza narrativa. Dote che non può appartenere assolutamente a chi debutta con un'opera prima. Spiegatemi il perché, non riesco ad afferrare il ragionamento. Un esordiente non può essere talentuoso a prescindere dalla sua - non - esperienza? Anzi, proprio perché è ignaro di come funzionano le tortuose regole del mondo editoriale, che non si fa condizionare.
E' stato il giornalista Richard Brooks, che dopo averlo letto, ha manifestato i suoi dubbi twittando sia la sua sorpresa che il suo scetticismo al mondo intero. Non gli tornava che un anonimo qualunque, avesse pubblicato un romanzo, con una grande casa editrice e fosse addirittura bravo. Un account sconosciuto ha fogato ancora di più la sua curiosità rispondendogli che in realtà, dietro a tal nome, si celava una scrittrice famosa. L'uomo - mosso da un'ossessiva ricerca della verità -, prima di lanciare ipotesi su carta, ha indagato e ... la linguistica computazionale è stata decisiva per confermare la sua tesi. Il resto è storia. Le malelingue hanno insinuato che si è trattato di una insulsa tattica pubblicitaria - o forse di una geniale mossa di marketing? - messa in atto con  l'obbiettivo di vendere grazie all'alone di mistero che si era creato intorno a esso. Potremmo quindi raffigurarlo un vero e proprio caso editoriale. Adesso però ho un tarlo nella testa che devo levarmi.

- Perché non riusciamo a immaginare che la Rowling possa fare altro rispetto al libro che l'ha lanciata? Ammetto spudoratamente di "aver indossato la fascia nera intorno al braccio in segno di lutto" dopo aver saputo che Harry Potter era arrivato all'ultimo episodio e non avrebbe più vissuto nelle mie fantasie, giocando a Quidditch, sventolando bacchette magiche e usando il mantello invisibile per camminare indisturbato nei corridoi del castello. Non capisci mai fino in fondo i motivi che portano uno scrittore a mettere nel dimenticatoio un personaggio tanto amato. E questo ti stordisce. Segna la fine di un'epoca. La paura poi, si è trasformata in un altro tipo di paura, cioè che lei si sentisse talmente realizzata da non essere più in grado di dar vita ad altri protagonisti altrettanto carismatici e avvincenti come quelli che hanno animato la scuola di Hogwarts. Quando ho ritrovato il suo stile, dentro a "Il seggio vacante" ho messo da parte quei timori che non mi avrebbero portato ad apprezzare il romanzo per quello che era, e mi sono lasciata trascinare nella sua nuova avventura, dove questa volta c'era gente comune, che aveva problemi reali. Possiamo continuare ad essere degli estimatori del mondo della magia, senza denigrare la sua volontà e soprattutto non possiamo impedirle di andare avanti nel suo percorso. Non ne abbiamo il diritto. Il fanatismo che si cela dietro alle nostre ossessioni di lettori fedeli e devoti, a volte è davvero agghiacciante. Io stessa, in alcune circostanze, mi faccio davvero paura. Nel mio unico viaggio a Londra, sono voluta andare alla stazione di King's Cross solo per cercare il binario 9 e tre quarti. E tuttora, ogni Carnevale, desidero ardentemente dipingermi una saetta sulla fronte, indossare la divisa o la sciarpa dei grifondoro, e infine puntare la bacchetta magica ai passanti urlando Stupeficium. Mi capite?

Ho fatto questa riflessione semplicemente per informarvi che comprerò "Il richiamo del cuculo", lo leggerò e lo giudicherò in base ai suoi contenuti, come ho fatto per "Il seggio vacante" che ho adorato. Tra l'altro il secondo libro della serie è già stato scritto e verrà pubblicato in lingua inglese nel 2014.

Francesca

19 settembre 2013

1Q84 di Haruki Murakami I Libro [recensione]

1Q84 
di 
Haruki Murakami
Libro I 
Aprile-Giugno

Editore: Einaudi
Traduzione: Giorgio Amitrano
Pagine: 383
ISBN: 9788806203795
Prezzo: € 20,00


La storia si apre con Aomane -  il cui cognome si scrive con gli ideogrammi di "verde" e "pisello" -, una giovane donna di trent'anni seduta in un taxi. Il traffico minaccia il suo imminente appuntamento di lavoro e, sotto consiglio del taxista, decide di proseguire a piedi, utilizzando una scala sotterranea. In testa le parole di avvertimento dell'uomo:
« [...] non si lasci ingannare dalle apparenze, la realtà è sempre una sola».
Aomane non è una ragazza comune, con un impiego normale. È un killer, incaricato di uccidere uomini che hanno commesso efferate violenze contro le proprie compagne, con una tecnica speciale, da lei ideata.
Ciò che la spinge a questo è legato al passato, un passato segnato da un setta religiosa, alla quale la famiglia è tuttora affiliata, e dal suicidio dell'amica Tamaki, incapace di sopportare ancora le vessazioni del marito.
Piano, piano, Aomane comincia a percepire una realtà diversa dall'anno corrente, che lei comincia a chiamare 1Q84. Fra i segnali di avvertimento, la comparsa in cielo di due lune:
«Aomane osservava il cielo con il collo piegato all'indietro. Anche se i suoi occhi fissavano le stelle, la mente vagava tra ricordi lontani. [...] Ma a un tratto si accorse di un'anomalia: il cielo che stava fissando era differente dal consueto cielo notturno. C'era qualcosa di diverso dal solito. Vi si scorgeva una leggera ma innegabile difformità. Aomane impiegò un po' di tempo per capire in cosa consistesse quella stranezza. E anche dopo averla individuata, le ci volle un certo sforzo per accettarla come reale. La sua coscienza non riusciva a prendere atto di ciò che il suo sguardo percepiva. Nel cielo splendevano due lune. Una piccola e una grande. Erano sospese in aria, l'una accanto all'altra. Quella grande era la solita luna di sempre. Quasi piena, gialla. Ma accanto ce n'era un'altra, diversa, con una forma inconsueta. Era un po' deforme, e anche il colore era strano, verdastro, come se sulla superficie fosse cresciuto un leggero strato di muschio».
Parallelamente, si sviluppano le vicende di Tengo, insegnante di matematica e scrittore di romanzi a tempo perso. Il suo libro ancora non c'è, o meglio non è riuscito a prendere una forma concreta.
La casa editrice per cui collabora lo coinvolge in un progetto segreto: la riscrittura del romanzo La crisalide d'aria di Fukaeri, un'adolescente di diciassette anni, bellissima e con la caratteristica di parlare senza mai usare la punteggiatura, compresi i punti interrogativi. Secondo l'editor Komatsu, il testo grezzo può diventare una grande opera, in grado di vincere un premio ambito dai nuovi scrittori. Nessuno ha fatto però i conti con i Little People, entità misteriose che potrebbero essere molto arrabbiate per il libro scritto da Fukaeri, proprio perché racconta al mondo di loro.

Haruki Murakami costruisce un libro incredibilmente denso di eventi, a tal punto da risultare difficile esprimere tutto quello che contiene. Immagina una realtà altra che prende gradualmente piede nelle vite delle persone, senza che queste se ne accorgano. L'unica che comincia a prendere consapevolezza della situazione è Aomane, personaggio femminile delineato magistralmente dalla penna dell'autore. Proprio a lei è associato un sentimento d'amore così profondo e affascinante, che forte diventa la voglia di avvicinarsi a questa concezione così diversa dalla nostra. Amore come poesia, che travalica la fisicità e l'effettiva conoscenza: provare per qualcuno, che si è incontrato da bambini, un'emozione così grande.
L'autore dimostra di riuscire a mantenere il controllo di una storia estremamente complessa: molti i dettagli, le digressioni, le citazioni (George Orwell, Marshall McLuhan, Charles Dickens, Anton Čechov), tenuti insieme, senza perdere di vista il prosieguo della narrazione. Non mancano le ripetizioni, principalmente legate alla spiegazione di fatti e luoghi: più volte si racconta nascita e crescita della setta Sakigake.

Tutto questo accade in nemmeno 400 pagine e a ulteriori due parti è affidato il continuo della storia. Sono curiosa di scoprire cosa accadrà e come l'autore riuscirà a delineare la nuova realtà, 1Q84, e quanto, questa, influenzerà le vite dei protagonisti.

Veronica

15 settembre 2013

Cinquanta sfumature di ... NO! [riflessioni]

Poco tempo fa, Panorama.it, in un suo articolo, ha esordito con una alquanto infelice constatazione, cioè che "Molti italiani ricorderanno quella del 2013 come un'estate di gran lussuria, almeno per quanto riguarda le letture". Figurano infatti nella classifica dei più venduti della settimana. Il loro successo è dato grazie anche all'incredibile tattica di marketing della Mondadori, che ha ripubblicato la trilogia in versione tascabile a 5 euro l'uno. Non esiste modo migliore dell'abbassare i prezzi per aumentare le vendite di un libro che fino a poco tempo fa costava la bellezza di quasi 15 euro.

La EL James tra l'altro, è entrata di diritto nella rosa degli scrittori più pagati al mondo. Rowling mi senti? Ribellati. E udite udite, in questi giorni sono stati scelti gli attori che interpreteranno i protagonisti del romanzo più "Romantico, erotico, appassionante" degli ultimi tempi. Nel 2014 quindi ci sorbiremo il primo episodio al cinema.
Prima che partiate con le infamate, spero che mi comprendiate se vi dico che ho fatto davvero molto fatica ad arrivare in fondo. Lo so potevo risparmiarmelo. Se vi può consolare, ho pensato molte volte di lasciarli lì a prendere polvere, o usarli come sostegno per qualche gamba del tavolo traballante, o come vassoi portacaffè ... ma non erano miei, me l'hanno prestati. E poi avevo bisogno di capire i motivi della portata di tale successo. Vi basta come giustificazione?

Non esiste altro libro al mondo che abbia avuto il potere di innervosirmi così tanto. Non riguarda un semplice istinto di criticare per partito preso. Se "Cinquanta sfumature di grigio" era abbastanza leggibile e in un vecchio post avevo intravisto qualche merito, con il nero e il rosso mi rimangio tutto. Adesso vi spiego perché.

Nonostante non sia una lettrice accanita del genere erotico o porno-soft, come va tanto in voga adesso, non sono sicura che possa essere incluso in una qualsiasi categoria letteraria già presente. Va per tentativi. Ci prova. Ma non ci riesce. Siete comunque liberi di leggere quello che più vi piace, senza il bisogno di essere additati. Se siete affascinati da questo filone di racconti, ci sono alternative valide [#sapevatelo].
Evito i moralismi inutili. Non m'interessa cosa piace fare alle persone nella loro intimità. Dovete però tenere presente che non vi ritroverete tra le mani una bibbia sul sesso ... Anche se, notizie recenti, hanno confermato quanto la James abbia dato spunti nuovi per ravvivare il rapporto di coppia. Avete bisogno di un libro? Vi chiedo? Tolte le svariate scene dove i protagonisti fanno cose, vedono gente, vagano per il mondo, senza privarsi di nulla, si fanno sopraffare da quella insicurezza e da quei deliri adolescenziali poco credibili per due che l'età adolescenziale l'hanno superata da tempo. Anastasia per esempio, ha una dea interiore che esulta o la sgrida in ogni momento. Suvvia cresci un po'! 

Non sono i contenuti stereotipati a essere offensivi [la nostra società ne è piena] ma il modo con il quale sono stati "rappresentati". Certo una mente non abituata a leggere o a scrivere, potrebbe trovarla una splendida commedia romantica un po' piccante. Ci sono sceneggiature simili in svariati film. Ma parliamoci chiaramente, da un certo momento in poi, i dialoghi tra Christian Gray e Anastasia Steele sono banali, elementari e composti principalmente dalle solite espressioni: "Sei mio", "Sì sei mia", "Sono tua", "Sì, sono tuo" ripetuti in maniera incessante e snervante [per un attimo ho avuto la tentazione di contarli]. La domanda che viene da porti è se tale ridondanza sia voluta, e in ogni caso è offensiva, perché un lettore attento non è stupido, o riguarda proprio l'impronta stilistica dell'autrice, e quindi mi sento di consigliarle uno studio più approfondito del vocabolario per ampliare il suo repertorio linguistico. Il fatto di essere scritto al presente in prima persona aumenta inoltre la curiosità, la tensione narrativa, il senso d'urgenza nello scoprire come va a finire [gli imprevisti si svolgono e si risolvono in poche pagine]. Tuttavia l'assenza di una trama vera e propria e, ripeto, il linguaggio usato lo rendono un prodotto scadente, che poteva essere sviluppato diversamente. Insomma, l'ennesimo caso editoriale, sopravvalutato, portato al successo grazie al passaparola, di dubbia qualità e di cattivo gusto.

Se non volete sperimentare la delusione sulla vostra pelle, non dite che non vi avevo informato!

Francesca

11 settembre 2013

Io che amo solo te di Luca Bianchini [Recensione]

Io che amo solo te
di Luca Bianchini

Casa Editrice: Mondadori
Pag.264
16 euro
ISBN 9788804630463 
Uscito il 30 aprile 2013

RECENSIONE: Se siete in camera, abbassate la finestra, sdraiatevi sul letto, prendete la vecchia canzone di Sergio Endrigo - che tra l'altro ha lo stesso titolo del romanzo - "Io che amo solo te" [anche quella cantata da Giuliano Sangiorgi va bene], e ascoltatela ad alto volume. Ripetete tale azione per un'infinità di volte. L'obbiettivo è creare l'atmosfera giusta per leggere questo libro. Occhio però, fra le controindicazioni che trovate nel bugiardino, c'è scritto che potrebbe suscitarvi un forte senso di nostalgia.

Se c'è una cosa, che nel presente continua a perseguitarci è il nostro primo amore. Soprattutto se non ha funzionato. Come quello fra Ninella e Don Mimì - il re delle Patate - quando erano giovani. Erano fatti l'uno per l'altra. Ma poi si sono presentati degli inconvenienti ... e uno dei due ha dovuto scegliere, senza dare troppe spiegazioni. Adesso hanno 50 anni. Ninella nonostante tutto rimane una bella donna, vedova, con due splendide figlie Chiara [sposa novella] e Nancy [che è indecisa se è meglio perdere mezzo chilo o la verginità] e con una casa che quando spalanchi le finestre si può vedere il mare. Don Mimì, anche lui è andato avanti con la sua vita. Ha una moglie soprannominata la "First Lady", due maschi, Orlando [che nasconde un segreto] e Damiano [sposo novello], ed è un imprenditore di successo. Uno che a Polignano a mare, conta quasi quanto il sindaco.

Un individuo ha la possibilità di poter usufruire di poche occasioni cosiddette favorevoli. Se queste non le afferri al volo poi, non ti rimane che rimpiangerle. Non a caso diciamo spesso Carpe Diem. A volte però, capita che il passato si ripresenti con il suo conto in sospeso e quindi credi che il destino giochi a tuo favore perché ti ha riportato nello stesso punto. Infatti Chiara e Damiano, i loro figli, si sposano. A breve sarà festeggiato il matrimonio dell'anno, con quasi 300 invitati. Come solo in Puglia è usanza organizzare [e chi meglio di me, che ho origini meridionali, può capirlo]. Questa non è un'occasione solo per i due ragazzi, ma anche per i genitori. Perciò, tutto dev'essere perfetto. In ballo ci sono delle scelte con la quale tutti gli attori coinvolti, dovranno fare i conti.

Insomma, parliamoci chiaramente, le riflessioni che potremmo fare sono infinite e per quanto questa storia possa sembrare intrisa di luoghi comuni letti e riletti, visti e rivisti, in realtà lo stile narrativo di Luca Bianchini riveste di luce nuova gli eventi e i personaggi stessi, rendendola una fiaba nuova, moderna, disincantata. Prima ti ritrovi a fare il tifo per uno, poi per l'altro, sperando che l'amore non sia mai scontato, che non si consumi con gli anni e che acquisti quella consapevolezza di cui hai bisogno per non fuggire. Sia se sei carico di promesse perché stai per compiere un passo importante, sia se sei attanagliato dai dubbi di non conoscere abbastanza la persona che hai accanto, sia se la possibilità di stare insieme alla tua metà l'hai persa da tempo e farsi da parte è la conclusione più sensata.

Vi consiglio assolutamente di leggerlo.

Francesca

8 settembre 2013

Di me diranno che ho ucciso un angelo di Gisella Laterza [recensione]

DI ME DIRANNO CHE HO UCCISO UN ANGELO
di
Gisella Laterza

Casa editrice: Rizzoli
Collana: Narrativa ragazzi
Pagine: 192
ISBN: 9788817066709
Prezzo: 15,00

Aurora è seduta sul tram che la riporta a casa dopo una festa rivelatasi una grande delusione. All'improvviso, le compare di fronte un angelo, intenzionato a raccontare la sua storia, sostenendo che è l'unico modo per raggiungere la ragazza.
Il suo racconto si intreccia con le vite di molte altre persone: una donna ferma alla stesura del capitolo otto del suo libro; un venditore di fiori; un frate, innamorato di una sirena, a sua volta diventata una monaca; un'attrice di strada. Contemporaneamente, si affrontano le vicende di una demone ed è proprio lei che l'angelo sta cercando: l'ha vista e ne è rimasto rapito; nell'inseguirla è caduto sulla Terra e il percorso per rincontrarla sarà un vero è proprio atto di maturazione, segnato dalla perdita delle ali, dalla scoperta dei sentimenti umani, fino alla completa trasformazione in un uomo.

Un romanzo fantasy a tutti gli effetti, che purtroppo non è riuscito a convincermi. Le scelte stilistiche dell'autrice, alle prese con il suo primo libro, sono, sotto molti punti di vista, discutibili: la struttura sintattica si costituisce di frasi semplici, a volte nominali, con un abuso del punto che rende la narrazione frammentata; molte sono le ripetizioni, a partire dal verbo scuotere, utilizzato per descrivere ogni momento di smarrimento dei personaggi, e riscontrabili nella predilezione di costruzioni ridondanti come "sorprendersi di una sorpresa" o "pensare ai propri pensieri"; non sempre si approfondisce la personalità dei diversi attori in gioco, tanto che, in diversi momenti, mi sono ritrovata a domandarmi perché agissero così. Un esempio di situazione che mi ha lasciato perplessa è la scelta dell'angelo di salvare un assassino, il quale, a sua volta, si trasforma in un angelo per raggiungere la sua vittima:
«L'angelo non lo stava ascoltando. Aveva capito che Francesco era in pericolo e voleva salvarlo. Come la donna della foresta gli aveva donato una coperta e l'aveva portato con sé, quell'uomo gli aveva donato un piatto di minestra e l'aveva ospitato nella sua casa. E l'angelo voleva allontanare Francesco dal pericolo. E conosceva un unico modo per farlo. [...] Francesco prese le piume. Era così stordito dall'emozione che non si accorse di essere stato trasportato sul tetto di quella casa, e che l'angelo gli stava parlando. Doveva insegnargli a volare. [...] Francesco gli disse, prima di partire: "Tieni. Ti lascio la chiave del mio appartamento. Puoi tornare qui, se ti servirà un posto da chiamare casa". Si voltò, rifletté, si voltò di nuovo verso l'angelo e sorrise tristemente: "Io vado da Vera. Non so dove si trova, ma so come raggiungerla. Arrivederci». [pp. 130-132]
Le informazioni sul libro, lo descrivono come adatto a un pubblico dai 12 anni in su e probabilmente va considerato come tale. Non sono un'amante del genere fantasy, non conosco le dinamiche di questo mondo che tanto commerciale è diventato, e ciò ha reso la lettura di questo breve romanzo, a tratti, pesante.
I buoni propositi dell'autrice, che ha tentato di scrivere una storia toccante, delicata, in cui i personaggi subiscono un cambiamento che li fa crescere, a mio avviso, non si sono completamente realizzati.

Veronica

5 settembre 2013

Battle Royale di Koushun Takami [recensione]

Battle Royale
di Koushun Takami

Tradotto da T.Faraci

Casa Editrice: Mondadori
Piccola Biblioteca Mondadori
Pagine 663
ISBN-13 9788804586876
Uscito il 6 luglio del 2009

42 studenti giapponesi di terza media partono per la consueta gita scolastica. Ci sono tutti: il bello, il brutto, la timida, l'oca, l'antipatico, il buffone, lo sportivo, la secchiona, il musicista, il pericoloso... Si preannuncia un'uscita memorabile. E lo sarà. In un Giappone che si professa moderno ma lo è meno dell'anno nel quale è stato scritto [1999]. Un governo totalitario che regna facendo leva sulla paura, organizza ogni anno un incontro all'ultimo sangue tra ragazzini delle medie a scopi statistici e militari. I ragazzi vengono narcotizzati e deportati in un luogo sconosciuto dove saranno costretti a partecipare a un gioco mortale senza via di scampo dove uno soltanto ha la possibilità di sopravvivere a scapito di tutti gli altri. Tutto è permesso. E così persino i più indifesi dovranno fare appello a quello che si chiama istinto di sopravvivenza e non è mai detta l'ultima parola.

A chi non abbia dimestichezza con gli anime e più di altro con i manga, o non abbia mai letto nulla di autori nipponici contemporanei credo risulterebbe difficile apprezzare fino in fondo questo libro. Non basta conoscere le antiche tradizioni del Giappone per godersi questo romanzo che a volte è come un film, o un fumetto. È un'opera strana, che affonda le proprie giovani radici nella recentissima cultura nata e sviluppata da e con i tipici manga che non sono da considerarsi come fumetti uguali agli altri ma veri e propri mezzi di comunicazione e dibattito al pari dei quotidiani [anzi, è proprio grazie a questi che il paese spesso affronta le sue tematiche, anche morali, più calde]. Un libro che non può essere preso "per se stesso" e decontestualizzato. Nonostante il linguaggio sia infantile, colloquiale [i protagonisti non hanno più di quindici anni], ciò che risulta appesantire la forma è la narrazione che [pur essendo esterna tiene come punto di vista quello del protagonista nel tal capitolo] è fin troppo discorsiva, didascalica e oserei dire inutilmente ripetitiva: in certi casi credo non sia necessario scrivere "Tizio era sconvolto e disse: sono sconvolto". I personaggi, poi, più che da descrizioni fisiche, pensieri [espressi sempre in modo molto elementare ma, in effetti, sono tutti poco più che bambini], aspirazioni, attitudini, sono delineati essenzialmente dai loro gesti che purtroppo il più delle volte si riducono a scrollate di spalle, sospiri [quanto sospirano!] e occhiate [quanto si guardano l'un l'altro! Quando sono in più di due alla lunga può essere estenuante leggere "Tizio guardò Caio, e poi Caio guardò Tizio e insieme fissarono Sempronio e allora Tizio..."]. A volte è come leggere il copione di un balletto dove ogni mossa è rilevante.
Anche Shuya guardò nuovamente il corpo, ma la visuale era oscurata in parte dai banchi. Sì, era un cadavere. Non c'erano dubbi. Era difficile da comprendere, ma Yoshitocki era diventato un cadavere, il cadavere di qualcuno con cui aveva condiviso dieci anni di vita.
La storia sanguinosa è ugualmente da collegare con la profonda immobilità tradizionale che fa a pugni con la velocità tecnologica, economica e industriale della nazione. Le sue scuole, inoltre, sono estremamente diverse dalle nostre: ciò che accade al loro interno finisce per condizionare gli alunni per tutta la vita poiché la società è restrittiva e conservativa. I modi, le ritualità e le formalità quotidiane che irrigidiscono il modo di vivere sono spesso spezzate dagli scrittori, così come dai fumettisti [ma anche dalla gente comune, basti vedere quanti se ne vanno in giro con abiti da cartone animato o con i capelli dalle tinte innaturali] con espedienti estremamente sanguinolenti o comunque d'impatto, con personaggi e situazioni al limite dell'assurdo che nella vita vera non potrebbero mai venirsi a creare non solo per la loro straordinarietà ma, soprattutto, perché in Giappone mancano certe condizioni che ne permettano lo sviluppo. Si può dire che la violenza sia uno degli sbocchi che questa terra, sempre in bilico tra eccesso e rigore, ha per sfogare l'atavica immobilità.
In questo paese, un sistema nazionalsocialista governato da un'autorità esecutiva chiamata ‘il Dittatore’ (Shinji Mimura una volta disse, facendo una smorfia: ‘Questo è quello che si chiama fascismo vittorioso. In quale altra parte del mondo si trova una cosa così ripugnante?’) non c'era una religione di stato. La cosa più vicina a una religione era la fede nel sistema politico...
Mi sento di consigliare questo romanzo perché ricorda molto “1984” di Orwell e ne è, in qualche modo, la riscrittura [il governo totalitario, il Dittatore, il nemico esterno, la credulità incallita e ottusa]; ma non prima di avere letto qualunque altra cosa di un autore giapponese contemporaneo [se possono piacere, anche i manga]. Altrimenti la difficoltà dello stile rischia di sovrastare quella che è in fondo una storia di crescita, la descrizione violenta del momento in cui tutti abbiamo capito che il mondo là fuori ci è ostile.

Alessandra

3 settembre 2013

Eroi esauriti di Davide Lisino [recensione]

Eroi esauriti
di Davide Lisino

Narrativa 
ASIN: B00DS8B8FM
€ 3,99
Tra Salgari e Tarantino, il nuovo romanzo di Davide Lisino narra le vicende americane dell’eroe dei due mondi e regala un esilarante mix di storia, umorismo e sparatorie pulp 
Vecchio, ancora energico ma non più brillante come un tempo, in parte intimamente depresso e costretto a fare i conti con un Paese dove è poco conosciuto, è questo il ritratto del comandante delle Camicie Rosse che Davide Lisino delinea e reinventa nel suo nuovo romanzo “Eroi esauriti”, edito in versione digitale da goWare. Eroi esauriti è un romanzo molto divertente non solo per la notevole originalità della storia ma anche per la sua realizzazione. Davide Lisino recupera il genere western e lo sviluppa con tonalità grottesche e umoristiche creando un libro dal sapore nuovo. L’autore trasporta Garibaldi nel Far West dove si muove alla ricerca di George Hauser, capitano delle Guardie Svizzere e spietato torturatore di camicie rosse, per vendicarsi della violenza subita durante la prigionia nelle sue mani. In questo fantomatico viaggio l’eroe dei due mondi non è solo, è affiancato dal tenente Accornero, un barbiere, diventato amico di Garibaldi e da lui assoldato come fedele compagno, con il vezzo di collezionare i capelli del generale ogni volta che quest’ultimo ne richiede il taglio, perché convinto che, rientrato in patria, potrà arricchirsi con la loro vendita. I due si imbatteranno in svariati personaggi e rocambolesche vicende: faranno conoscenza con Calamity Jane, donna mascolina e mai composta, capace di dimostrare grande generosità e altruismo e sarà una messa in piega collettiva a salvarli da una situazione pericolosa. Tra epica e satira, Garibaldi onorerà la sua fama andando incontro a un’ultima, ineluttabile fiammata di gloria. Con stile eclettico e brioso, Davide Lisino mescola le trame e i registri del grottesco, del pulp e del romanticismo, dando vita a un mix originale di storia, umorismo e suspense. Un romanzo che aggancia il lettore e lo tiene legato fino all’ultima esilarante scena.
RECENSIONE: Sono consapevole che non avete voglia di un bel polpettone storico il 3 di settembre. Siete depressi perché le vacanze sono finite, tra poco la scuola rinizia ed è duro ritornare al lavoro. Per questo cercherò di essere breve e concisa. Forse troppo. Diamo per scontato di sapere chi è Garibaldi solo perchè ce l'hanno fatto studiare alle elementari-medie-superiori e ogni città italiana ha almeno una via o una piazza dedicata a questo personaggio. Tuttavia, mi chiedo, vi chiedo, lo conosciamo realmente così bene come crediamo?

Garibaldi [Nizza 1807] è una delle figure più rilevanti del Risorgimento italiano. Nel nostro paese è conosciuto con l'appellativo di "Eroe dei due mondi", per le gesta compiute sia in Europa che in Sud America. Intorno ai 25 anni, inizia ad avvicinarsi ai movimenti patriottici europei [come la Giovine Italia di Mazzini] e ad abbracciare i valori di libertà ed indipendenza. Ritorna in patria nel 1848, in occasione della prima guerra d'indipendenza italiana. E' a capo della spedizione dei mille per liberare Roma dal governo papalino; infatti inizia la sua marcia da Marsala, liberando la Sicilia e il resto del sud [Reggio, Cosenza, Salerno, Napoli ...]. Nel 1871 partecipa alla sua ultima impresa bellica combattendo per i francesi nella guerra Franco-Prussiana dove, nonostante alcuni successi, non può fare nulla per evitare la sconfitta finale della Francia. Muore nel 1882 a Caprera.

Bene. Vi siete addormentati? Spero di no, perchè questo ebook della goware, fa tutto meno che annoiarvi. Il nostro eroe viene catapultato in una realtà insolita, vagamente western, insieme al tenente Accornero ed a una spiazzante, quanto poco femminile, Calamity Jane che li aiuta a salvarsi e a fuggire dai pericoli come solo lei sa fare. Ma, prima di ritirarsi definitivamente dai campi di battaglia e godersi il meritato riposo, ha un'ultima e unica missione da compiere. Volete sapere quale? Ma noooo dai, leggetelo che è meglio. Vi ritroverete di fronte a un uomo diverso, più reale, quasi simpatico, in una sorta di crisi di mezza età, ed infine meno altero rispetto alle immagini pompose che siamo abituati a vedere - con poco entusiasmo e a memoria - nei quadri o nelle fotografie... Davide Lisino ha dato vita a qualcosa di davvero ironico ed alternativo, perchè ammettiamolo questo è uno dei personaggi più amati e importanti della storia del nostro paese, anche se in questo caso è ambientata altrove, in un modo talmente coinvolgente che inizierete a guardarlo con occhi totalmente diversi e a ridere sotto i baffi come non vi succedeva da tempo. E ricordatevi sempre che, lui dalla sua camicia rossa, non si separa - quasi - mai.

Inoltre Amazon l'ha messo tra le offerte di settembre a 1,99 euro: Eroi Esauriti di Davide Lisino.

Francesca

1 settembre 2013

L'infinita musica del vento [recensione]

L'INFINITA MUSICA DEL VENTO
di 
Lorenzo Della Fonte

Casa editrice: Narcissus.me
ISBN: 9788868550738
Prezzo e-book: 3,99

Il preludio di questa prima parte del romanzo introduce alla nascita e creazione del clarinetto nel laboratorio Denner. Siamo nel 1697:
«Il laboratorio Denner era pieno di strumenti musicali a fiato: oboi, dulciane, fagotti, bombarde, disposti ordinatamente su scaffali rivestiti di panno. Il posto dei flauti era vuoto, poiché Jacob, tra gli sguardi austeri ma in fondo consenzienti del padre, si divertiva a spostarli ogni volta, in modo che improvvisi refoli di vento vi passassero attraverso. Aveva anche una sua voce, il vento, diversa a seconda del punto in cui riusciva ad insinuarsi, ora sottile e acuta, ora più grave e armonica. Jacob, ormai tredicenne, aveva imparato a distinguerlo fin da bambino, scoprendo in essa toni quasi umani. A volte credeva di afferrare chiaramente delle parole. Il vento ne doveva sapere, di storie».
Il clarinettista Francesco Maria Scala è il protagonista di questa storia, ambientata a Napoli tra il 1841-42. 
Il 13 ottobre del 1841, attracca, nel golfo della città, la nave della marina americana, Brandywine, capitanata da David Greisinger e il suo secondo Beniamino Franklin O'Connor: l'occasione per il protagonista di dimostrare il suo talento e farsi notare dalla U.S. Navy.
Insieme al suo amico Nicola Piscopo, suonatore di corno, immagina un futuro nella musica, un riscatto sociale grazie alle sue capacità.
Francesco Maria Scala è l'allievo del grande solista Ferdinando Sebastiani, che cerca di aiutarlo a emergere e a prepararsi all'audizione che gli permetterà di sostituirlo come primo clarinettista dell'orchestra del Teatro San Carlo. Si troverà così di fronte a un bivio importante della sua vita: restare a Napoli o partire alla volta dell'America.

Una storia biografica, romanzata al punto giusto, per ripercorrere le vicende di Francesco Maria Scala a Napoli. Un personaggio affascinante, descritto con grande enfasi dall'autore; le parti del testo più evocative sono quelle che hanno come soggetto il vento, che fa da sfondo ai principali momenti della narrazione:
«Nicola si zittì proprio e lo osservò. Sapeva da tempo che l'amico aveva questa stranezza: sentiva il vento cantare, o suonare, melodie definite. A volte gli pareva una voce, modulante una vocale, in altre occasioni era convinto di distinguervi un oboe, un fagotto, un rullo di timpani se le raffiche erano gagliarde, un'intera orchestra quando rombava insieme al mare».
Il testo non è troppo tecnico e permette a chiunque di avvicinarsi alla storia, molta curata, non solo nei contenuti, ma anche nella forma. A dare respiro allo svolgimento degli eventi principali, alcuni interludi che narrano episodi della vita di grandi musicisti alle prese con problematiche legate al proprio mestiere; l'attenzione, in questi spazi, è soprattutto incentrata sull'evoluzione degli strumenti a fiato, in primis il clarinetto.
L'autore ha riportato sulla carta la vita di un personaggio realmente esistito, compiendo un buon lavoro di ricerca e accostando alla biografia, delle situazioni di pura invenzione, al fine di creare un libro coinvolgente e alla portata di tutti. Le avventure di Francesco Maria Scala sono rese ancor più fruibili, grazie alla penna del musicista e compositore italiano Lorenzo Della Fonte, dal quale aspetto con impazienza di poter leggere la seconda parte di questo romanzo.

Veronica

Sulla sedia sbagliata di Sara Rattaro [recensione]

Sulla sedia sbagliata
di Sara Rattaro

Casa Editrice Morellini
Pag. 157
ISBN/EAN 9788862981132
Uscito nel 2010

Esiste un gioco che tutti conoscono. Si mettono al centro di una stanza alcune sedie e quando la musica si ferma, si corre per occuparne una. Chi resta in piedi viene eliminato, gli altri restano seduti ... Qualcuno sulla sedia sbagliata.

Ci sono storie che arrivano dritte allo stomaco. Come se ti avessero tirato un cazzotto, tu sei crollata in ginocchio, hai una mano sulla pancia, la vista si è annebbiata, e l'urto della botta si è propagato piano piano in tutto il resto del corpo ... Sai che è questione di attimi e poi passerà, ma in quel momento non riesci a ragionare e i tuoi sensi rimangono all'erta per reagire a un eventuale altro colpo inatteso. Ciò che ti fa continuare a essere lucida è la speranza che il male cessi. Subito.

Andrea ha ucciso Barbara, la sua fidanzata. Erano drogati. Entrambi. Stavano litigando. Lui ha perso il controllo e l'ha presa a martellate. Francesca, chirurgo di successo, una bella donna, vedova, crede, di fronte a questo evento, di aver fallito nel suo ruolo di guida. Suo figlio, da ragazzo normale è diventato improvvisamente un assassino. A soli 18 anni.
Paolo invece, oppresso dall'ansia, dalla malattia - è epilettico -, dai timori e dalle ossessioni di sua madre, ha deciso di strangolarla ponendo fine a ogni sofferenza subita. Per Valeria, che lo amava, è stato un brutto colpo vederlo il giorno dopo su tutti i giornali. Il suo amore perfetto si era rivelato una chimera, non aveva più voglia di vivere, e lo fa nel peggiore dei modi, non mangiando più.
Zoe invece ha il diabete, mentre aspettava il suo trapianto di pancreas, sognava di tornare alla quotidianità, in mezzo ai comuni mortali, accanto "all'uomo dal naso perfetto" e infine c'è una madre, che dopo aver perso sua figlia in un incidente stradale, per proteggersi, si è rintanata in un mondo tutto suo, dove lei esisteva ancora.

Il DOLORE è uno stato d'animo di profonda tristezza, d'angoscia, di disperazione. Così lo definisce il dizionario, ma è facile spiegarlo, nella realtà è un po' più complicato. Avete mai notato che di fronte a esso non sappiamo mai come comportarci? E che quando qualcuno lo prova, il modo più immediato di reagire è allontanarsi? Che se qualcuno soffre, anche noi soffriamo, ma in fondo in fondo siamo sollevati di non essere al loro posto? Potremmo giustificare questo prendere le distanze al nostro spirito di sopravvivenza, quello che ci ostina caparbiamente ad andare avanti non curandosi della distruttività altrui, per non essere distrutti noi. Psicologia spicciola, direste voi. Esperienza, direi io.

Se provassimo a metterci nei panni di ognuno questi personaggi, l'effetto su di noi sarebbe devastante e non importa se sei una vittima o un carnefice o un semplice spettatore. Se il dolore lo provochi o lo subisci. Quando arriva, lo accusi in maniera irreversibile. Nessuno si salva. Sei impotente. Sei uguale agli altri. E nemmeno sentirti dire che "passerà" ti aiuta a stare meglio. È questo che Sara Rattaro mi ha trasmesso con le sue parole, affilate come la lama di un coltello. Pungono. Al punto che è difficile trattenere le lacrime, in questo caso, amare. La sensazione che si prova è la stessa di quando guardi le immagini scorrere al tg e sconsolata pensi che "non è giusto, non doveva succedere, proprio a lui/lei, così giovane, assassino, gli sta bene, deve morire o essere punito o rimanere in carcere a vita" ... come se bastasse la nostra retorica da quattro soldi a salvare i mali del mondo e a permetterci di giudicare, senza conoscere a fondo i gesti altrui. 

Ho amato questo libro perchè mi ha coinvolto e sconvolto dalla prima all'ultima pagina. L'autrice è riuscita ad entrare in profondità nelle mille sfaccettature dell'animo umano nei suoi momenti di estrema debolezza, senza cadere in quella pesantezza, che già il provare dolore comporta. L'unica pecca che ho riscontrato è che l'ebook ha qualche refuso che va ricontrollato e corretto, in particolare i segni di interpunzione che troncano le frasi a metà, nonostante il discorso sia ancora aperto e le maiuscole-minuscole soprattutto nei nomi propri.

Vi consiglio assolutamente di leggerlo perchè Sara Rattaro è una delle migliori autrici presenti e questa sua opera d'esordio non vi deluderà.

Francesca