8 settembre 2013

Di me diranno che ho ucciso un angelo di Gisella Laterza [recensione]

DI ME DIRANNO CHE HO UCCISO UN ANGELO
di
Gisella Laterza

Casa editrice: Rizzoli
Collana: Narrativa ragazzi
Pagine: 192
ISBN: 9788817066709
Prezzo: 15,00

Aurora è seduta sul tram che la riporta a casa dopo una festa rivelatasi una grande delusione. All'improvviso, le compare di fronte un angelo, intenzionato a raccontare la sua storia, sostenendo che è l'unico modo per raggiungere la ragazza.
Il suo racconto si intreccia con le vite di molte altre persone: una donna ferma alla stesura del capitolo otto del suo libro; un venditore di fiori; un frate, innamorato di una sirena, a sua volta diventata una monaca; un'attrice di strada. Contemporaneamente, si affrontano le vicende di una demone ed è proprio lei che l'angelo sta cercando: l'ha vista e ne è rimasto rapito; nell'inseguirla è caduto sulla Terra e il percorso per rincontrarla sarà un vero è proprio atto di maturazione, segnato dalla perdita delle ali, dalla scoperta dei sentimenti umani, fino alla completa trasformazione in un uomo.

Un romanzo fantasy a tutti gli effetti, che purtroppo non è riuscito a convincermi. Le scelte stilistiche dell'autrice, alle prese con il suo primo libro, sono, sotto molti punti di vista, discutibili: la struttura sintattica si costituisce di frasi semplici, a volte nominali, con un abuso del punto che rende la narrazione frammentata; molte sono le ripetizioni, a partire dal verbo scuotere, utilizzato per descrivere ogni momento di smarrimento dei personaggi, e riscontrabili nella predilezione di costruzioni ridondanti come "sorprendersi di una sorpresa" o "pensare ai propri pensieri"; non sempre si approfondisce la personalità dei diversi attori in gioco, tanto che, in diversi momenti, mi sono ritrovata a domandarmi perché agissero così. Un esempio di situazione che mi ha lasciato perplessa è la scelta dell'angelo di salvare un assassino, il quale, a sua volta, si trasforma in un angelo per raggiungere la sua vittima:
«L'angelo non lo stava ascoltando. Aveva capito che Francesco era in pericolo e voleva salvarlo. Come la donna della foresta gli aveva donato una coperta e l'aveva portato con sé, quell'uomo gli aveva donato un piatto di minestra e l'aveva ospitato nella sua casa. E l'angelo voleva allontanare Francesco dal pericolo. E conosceva un unico modo per farlo. [...] Francesco prese le piume. Era così stordito dall'emozione che non si accorse di essere stato trasportato sul tetto di quella casa, e che l'angelo gli stava parlando. Doveva insegnargli a volare. [...] Francesco gli disse, prima di partire: "Tieni. Ti lascio la chiave del mio appartamento. Puoi tornare qui, se ti servirà un posto da chiamare casa". Si voltò, rifletté, si voltò di nuovo verso l'angelo e sorrise tristemente: "Io vado da Vera. Non so dove si trova, ma so come raggiungerla. Arrivederci». [pp. 130-132]
Le informazioni sul libro, lo descrivono come adatto a un pubblico dai 12 anni in su e probabilmente va considerato come tale. Non sono un'amante del genere fantasy, non conosco le dinamiche di questo mondo che tanto commerciale è diventato, e ciò ha reso la lettura di questo breve romanzo, a tratti, pesante.
I buoni propositi dell'autrice, che ha tentato di scrivere una storia toccante, delicata, in cui i personaggi subiscono un cambiamento che li fa crescere, a mio avviso, non si sono completamente realizzati.

Veronica

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