30 ottobre 2013

Dieci piccoli enigmi di Raffaella Ferrari [recensione]

DIECI PICCOLI ENIGMI 
di
Raffaella Ferrari

Casa editrice: Narcissus.me
ISBN: 9788868556150
Prezzo e-book: 2,49


Una raccolta di dieci racconti brevi, accumunati da un colpo di scena, da un cambiamento di rotta che non ti aspetti: mantiene centrali nella narrazione il mistero e il segno del giallo. 

1. Io e il vampiro: una giovane giornalista si addentra nella grande villa, dove si nasconde un uomo bizzarro, ribattezzato dal paese Il Vampiro.
2. Messaggio di mezzanotte: Dora si vede scivolare nella sua stanza d'albergo un biglietto, che in realtà non è indirizzato a lei. Viene così trascinata in una diatriba familiare, in cui due ex coniugi si contendono la figlia.
3. Il fabbricante di avventure: Alfredo, intento a restaurare un'autentica scrivania liberty nella piccola bottega dove lavora, scopre una lettera. Il contenuto può mettere in discussione la stessa storia della letteratura e il protagonista dovrà fare i conti con chi cerca di mantenere un segreto scomodo.
4. Un incubo inquietante: Angelica è turbata da sogni minacciosi, che si intersecano con la vita reale e l'omicidio/suicidio del suo capo, Roberto Raggi. Una psichiatra cercherà di fare luce sull'accaduto, insieme all'amico avvocato Enrico.
5. L'uomo con le stampelle: un'anziana signora, appassionata di gialli e alla continua ricerca di fatti insoliti, s'imbatte in un mistero vero, che le permetterà si essere d'aiuto.
6. Il caso di Mister X: un paziente con un'amnesia di cui si ignora la causa e una contusione alla spalla. Il maresciallo Parisi tenta di fare chiarezza.
7. La festa di fine estate: una festa in una villa, rovinata dal bisticcio fra due coniugi. La scomparsa dell'uomo, e la scoperta di alcuni suoi segreti, porterà la polizia a sospettare della moglie stessa.
8. Regina di quadri: il padre viene rapito da alcuni malviventi; la figlia è costretta a venir meno ai suoi principi per salvarlo.
9. La gattara: due gatti di una tranquilla vecchietta vengono avvelenati; le ricerche sul colpevole si restringono ai vicini di casa.
10. Cui prodest: il ritrovamento di un diario misterioso all'interno di una caserma spinge il maresciallo Saverio Lo Giudice e il colonnello Adriano Tartarini a scavare più a fondo su una faccenda del passato.

Lo stile dell'autrice, che tanto mi era piaciuto in Il caso della donna scomparsa (la recensione qui), sembra essersi perso o comparire solo a tratti.
Sicuramente, hanno impedito una lettura fluida e coinvolgente le frequenti imprecisioni, tanto che l'aprire il mio e-book coincideva con un'operazione di caccia all'errore: punteggiatura poco curata soprattutto nei dialoghi, virgole tra soggetto e verbo, la scrittura senza accento di tutti i numeri composti di tre, qual è con apostrofo, da (dare) senza accento, la mancanza di apostrofo all'imperativo del verbo andare. E mi fermo qua. Troppe disattenzioni, chiamiamole così, per una raccolta di racconti che non riesce a offrire niente di nuovo all'orizzonte del giallo e si dimentica con estrema facilità.
Recuperate il romanzo, che è meglio!

Veronica

27 ottobre 2013

Mr Gwyn di Alessandro Baricco [Recensione]

Mr Gwyn
di Alessandro Baricco

Feltrinelli editore
160 pagine
14 euro
Uscito il 3 novembre 2011

Alessandro Baricco è da sempre, uno degli autori più controversi della letteratura italiana. Si va dall'esaltazione totale, alle opinioni più scettiche e rancorose [tronfio-presuntuoso-tutto fumo e niente arrosto] ... Sono del parere che i libri vanno giudicati a prescindere da chi li scrive. Per questo non leggo quasi mai la vita degli autori. So, per partito preso, che mi farei influenzare. Continuo quindi imperterrita a crearmi immagini mentali che mi portano a idealizzare il personaggio che si cela dietro alle parole di una storia. Dopo la - dovuta - premessa, quello che ho letto fino ad ora di lui, mi è piaciuto. Questo, in particolar modo, lo ritengo uno dei romanzi più riusciti e coinvolgenti che mi siano capitati tra le mani.

Mr Gwyn, scrittore di successo, pone fine alla sua carriera con un articolo pubblicato sul Guardian - giornale inglese - delle 52 cose che non avrebbe fatto mai più. Tra queste c'è lo scrivere romanzi. Dopo un iniziale senso di liberazione, segue un vago senso di oppressione, impotenza, inquietudine. Probabilmente è vero, dalla scrittura non si scappa. Mai. Egli, di conseguenza, si prodiga nella disarmante preoccupazione di un'alternativa. La trova durante una mostra, in un giorno qualunque di pioggia, mentre osserva ritratti. S'inventa così un nuovo mestiere. Lo fa con una cura maniacale e credendoci talmente tanto ... che mentre prosegui, ti convinci che quando hai fede, l'universo fa in modo che si realizzi: - dalla scelta dello studio, a quello delle luci per illuminarlo, al mobilio ... Mr Gwyn, pittore di parole o ritrattista dell'animo umano [come più vi piace chiamarlo], sfida ogni avversità con determinazione, per sopravvivere al vuoto che ogni giorno rischia di sprofondarlo nel non senso più totale.

Una lentezza narrativa che poi diventa piano piano incalzante e misteriosa, tanto da poterlo paragonare a un thriller fitto di questioni irrisolte, con dei personaggi che sembrano marionette nelle mani dell'artista, ma al tempo stesso indispensabili alla riuscita del piano messo in atto. L'aspetto più affascinante è la matassa di concetti da sbrogliare per poter arrivare alla fine. La situazione precipita e, quando appare inesorabile, senza possibilità di ritorno, ecco che risale offrendoti le tracce di questa assenza più presente che mai. Nulla è lasciato al caso. Tutto è stato studiato alla perfezione. Lo schivo Mr Gwyn ne è consapevole. Ritrovarlo sarà comunque molto difficile, sappiatelo. Ma se sapete leggere oltre le righe, lo potrete vedere in altre vesti, altri luoghi, altre storie che - precedentemente - avevate ignorato.

Assolutamente consigliato.

Francesca

26 ottobre 2013

L'infinita musica del vento parte II di Lorenzo Della Fonte [recensione]

L'INFINITA MUSICA DEL VENTO
PARTE II
di
Lorenzo Della Fonte

Casa editrice: Narcissus.me
ISBN: 9788868555542
Prezzo e-book: 3,99

Francesco Maria Scala, dopo la delusione ricevuta per non essere riuscito a superare l'audizione come primo clarinettista dell'orchestra del Teatro San Carlo, lascia Napoli con i compagni Nicola ed Egisto per partire alla volta dell'America.
Non riesce ad adattarsi fino in fondo alla nuova vita sulla Brandywine: il mal di mare gli impedisce di poter suonare e inserirsi nella banda. I suoi amici, invece, sembrano essere più a loro agio e il rapporto fra i tre comincia a incrinarsi:
«Mentre tornava al suo solitario alloggio dallo steerage arrivavano i suonatori per provare una marcia di Meyerbeer, che Francesco aveva pazientemente copiato da una partitura trovata a Minorca, e poi affidato a Egisto insistendo molto perché fosse eseguita. Si appoggiò alla parete per lasciarli passare, e non ce ne fu uno solo a chiedergli se per caso volesse dirigere lui la prova, almeno per oggi. Radaelli lo sfiorò senza trovare il coraggio di guardarlo negli occhi, aveva il clarinetto già pronto in mano. Allora lui volse il capo verso l'esterno, e quando anche Nicola gli passò vicino si sentì gli occhi umidi. Il tempo, il mare, o cos'altro aveva cambiato la sua vita in quel modo?».
Non tutti affrontano la situazione allo stesso modo: Nicola continua a essere dominato dalla vendetta e cercherà, con l'aiuto di Egisto, di raggiungere il confronto con l'assassino della sua Sylvie; Francesco conosce la situazione dei neri e la vive in prima persona sulla nave, ripensa alla decisione di lasciare Napoli e sarà posto di fronte a una nuova scelta che determinerà il suo futuro.

Il cambiamento e la maturazione dei personaggi sono al centro di questa seconda parte, che si svolge, quasi completamente, sulla Brandywine. Durante il viaggio succede di tutto: la scomparsa di uno spartito raro; la tortura di uno dei membri dell'equipaggio accusato del furto; la resa dei conti fra Pierce e Nicola; il combattimento con i pirati. E a questo si aggiungono le rivalità, le gelosie, le ambizioni, che accompagnano i protagonisti nella traversata verso l'America.
Il clarinettista, pensa continuamente a Napoli, a tutto quello che ha lasciato, perché percepisce il legame con il suo migliore amico sempre più debole. Il sentirsi così incompreso nel nuovo gruppo, non solo fra chi non lo conosce, lo porta a dubitare di se stesso e l'America rappresenterà la possibilità di riscatto.
Anche Anna, la cugina, acquista maggiore importanza nel secondo capitolo: si racconta del suo soggiorno a Londra, dell'incontro con lo scrittore Charles Dickens, fino alla decisione di raggiungere Francesco.

Lorenzo Della Fonte mantiene alta la tensione, inserendo diversi momenti d'azione e spunti di riflessione, soprattutto nel momento in cui si descrivono le debolezze e le paure dei protagonisti.
L'autore narra con enfasi e ricchezza di particolari le vicende del clarinettista, ponendo attenzione sulla forma stessa del romanzo, e dimostra di riuscire a delineare coerentemente gli intrecci, non perdendo mai di vista il suo intento principale: ricostruire la biografia di Francesco Maria Scala.

Assolutamente consigliato! Se volete, potete recuperare la recensione della prima parte de L'infinita musica del vento qui.

Veronica

29 ottobre: Nicolai Lilin "La mia Siberia. Una terra ai confini e al centro dell’Universo" a Palazzo Strozzi. Firenze

Se abitate dalle parti di Firenze, avete amato "Educazione Siberiana", siete curiosi di incontrare Nicolai Lilin ...

Martedì 29 ottobre 2013, 
ore 17:30 a Palazzo Strozzi, Altana [5° piano] 
dialoga con l’autore James Bradburne. 
"La mia Siberia. Una terra ai confini e al centro dell’Universo"

L'ingresso è gratuito

22 ottobre 2013

Mr Gwyn di Alessandro Baricco [Frasi]

Rebecca pensò quanta strada può accadere di fare, e come misteriose siano le rotte dell'esperienza se possono portarti seduta su una sedia, nuda, a farti guardare da un uomo che da lontano ha trascinato la sua follia fino a lì, riordinandola fino a farne un rifugio per lui e per te.
Se non c'è paura non si combina niente di buono.
- Le storie non sono ritratti.
- Jasper Gwyn pensava di sì. Un giorno, che eravamo seduti in un parco, mi spiegò che tutti abbiamo una certa idea di noi stessi, magari appena abbozzata, confusa, ma alla fine siamo portati ad avere una certa idea di noi stessi, e la verità è che spesso quell'idea la facciamo coincidere con un certo personaggio immaginario in cui ci riconosciamo.
- Tipo? Rebecca ci pensò un po'.
- Tipo uno che vuole tornare a casa ma non trova più la strada. O un altro che vede le cose sempre un attimo prima degli altri. Cose così. È quanto riusciamo a intuire di noi.
Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie. Ci fermiamo all'idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c'è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori.

20 ottobre 2013

Parlo d'amor con me di Paola Calvetti [Recensione]

Parlo d'amor con me
di Paola Calvetti

Mondadori editore
128 pagine
10 euro
ISBN 9788804625025
uscito il 27 agosto 2013
Va detto che qui, nell'ospizio più musicale del mondo, siamo tutti un po' matti: Chi canta dice che chi suona è un abusivo; chi suona protesta con acida competizione che quelli - quelli! - sono soltanto cantanti, comprimari o semplici coristi. Le ballerine, poi, sono delle poco di buono per tutti. I cantanti sembrano essersi dimenticati di scendere dai loro stralunati palcoscenici e i suonatori pare di vederli ancora laggiù, nella buca dell'orchestra. L'unico che si fa i fatti suoi è il regista. Ogni tanto emerge dal fumo della pipa, appollaiato su una poltrona che ha le stesse grinze della sua faccia, digrigna i denti con un rumorino che proprio non tollero ma di sé non parla mai.
La casa di riposo per musicisti è stata creata per volontà del noto maestro Giuseppe Verdi. Il musicista, nel suo testamento, ha scritto che i ricavati delle sue opere, fossero destinati a mantenere gli "inquilini" e che nessuno avrebbe potuto entrarci fino alla sua morte. 

Nonostante sia stata terminata nel 1899, i primi ospiti c'hanno messo piede nel 1902. Ada, vi ha preso servizio - grazie alle referenze della signora Pasini - quasi ventiduenne. Quando ha varcato la soglia, la prima cosa che ha pensato, era di trovarsi finalmente nell'unico posto al mondo dove avrebbe voluto stare per nascondersi senza farla tanto lunga. Infatti è lei a raccontare i segreti  della casa più musicale del mondo. Guai a chiamarlo ospizio, ricordatevelo. I personaggi che la popolano sono variegati: C'è la Piera - come si dice a Milano - che tra Dio e il pianoforte, ha scelto quest'ultimo. Ha provato a farsi suora, ma pulire i pavimenti del convento con la soda, le rovinava le mani. Adesso dà lezioni di piano a giovani studenti e nel tempo libero legge partiture come fossero romanzi. Ogni domenica suona l'organo nella cappella. C'è Kimiko che alla fine della guerra si ritrova senza padre, un posto dove abitare, il terreno e le risaie confiscate. Grazie a una borsa di studio, a 17 anni va a Tokio e studia canto italiano. C'è Ferro, violinista, ha fatto due guerre ed è un partigiano deluso. Suona anche la tromba, così, invece di combattere viene spedito a Roma a suonare in una orchestrina Jazz. Enzo, cantante. Refrattario a qualsiasi trasporto sentimentale. Quando era giovane, di giorno lavorava come operaio e la sera frequentava le scuole serali. Si trasferisce a Caracas dove inizia a prendere lezioni di canto. Non si è mai sposato. E Luisa, Nino, Erminia, Giacomo, Clara ...

Una storia diversa rispetto al precedente "Olivia. Ovvero la lista dei sogni possibili". Se in quest'ultimo, il flusso di pensieri della protagonista ti porta a soffermarti, frugarti ed a paragonarti con le sue frustrazioni, paure, desideri ... qui ci ritroviamo in un mondo disincantato, per me nuovo, cosparso di note, in mezzo ad artisti che hanno fatto della musica lo scopo e al tempo stesso, un salvagente della loro vita. Paola Calvetti ha saputo scardinare quella malsana convinzione che le case di riposo siano posti angusti creati per relegare persone emarginate. Qui si sogna, si balla, si canta e soprattutto ci si ama come se il tempo non si fosse mai fermato.

Assolutamente da leggere.

Francesca

16 ottobre 2013

Perdutamente di Flavio Pagano [recensione]

PERDUTAMENTE
di
Flavio Pagano

Editore: Giunti
Collana: Italiana
Pagine: 240
ISBN: 9788809785656
Prezzo: € 12,00


Sullo sfondo di una Napoli descritta nel vivo delle caratteristiche più peculiari, si racconta la storia di una famiglia alle prese con una malattia difficile, l'Alzheimer.
Una donna anziana, madre e nonna, comincia a mostrare i primi segni di cedimento, ma agli occhi del figlio, protagonista e voce narrante, rimane una figura piena di saggezza, da cui attingere gli insegnamenti migliori:
«[...] mia madre non amava le fotografie. Dovevano sembrarle troppo esplicite. Capaci di strapparti bruscamente al tempo, a volte persino di pugnalarti. Perché le immagini delle fotografie non invecchiano insieme a noi. Mia madre non aveva mai amato lo struggimento del rimpianto, preferendo l'illusione che tutto scorresse insieme a lei, che la memoria fosse parte del presente. Così come la fantasia, lo fosse della verità. Grazie a quella misteriosa saggezza innata che si portava dentro, alla capacità di abitare la sua vita con la naturalezza con cui un animale abita il bosco, sapeva sempre essere se stessa fino in fondo. Anche nella malattia».
Il principio d'allarme è la fuga della donna alla stazione dei treni, per andare non si sa bene dove: la sua amnesia la porta a vagare senza uno scopo. L'Alzheimer viene diagnosticato e la famiglia sceglie di rimanere unita: tutti si mobilitano per diventare caregivers estremi, capaci di aiutare e sostenere in ogni momento. 
Non solo le problematiche si materializzano nell'assistenza parentale, bensì nelle pratiche burocratiche quotidiane, dalle visite all'ospedale, alle richieste per ottenere la pensione d'invalidità.

Flavio Pagano racconta, con un pizzico di ironia, una vicenda autobiografica e drammatica. L'attenzione è tutta sulla famiglia, che non lascia mai la donna, neanche nelle situazioni più estenuanti. La preparazione alla messa in scena per realizzare l'ultimo desiderio della madre di vedere San Gennaro e la confessione a un prete di passaggio, giunto per benedire la casa, tutta incentrata sulle persone che si prendono costantemente cura di lei, a mio avviso, sono le scene più toccanti:
«Nell'attimo in cui credeva di essere alla fine della sua malattia, nell'attimo in cui aveva la possibilità di rimettere nelle mani del Padreterno il suo destino, con l'ultimo respiro non pensò che a noi. Nel momento culminante del suo lungo cammino, quando avrebbe dovuto diventare protagonista assoluta della scena, si fece da parte. Si fece così piccola da scomparire, per far posto a tutto l'amore che aveva per noi».
Personaggi delineati e approfonditi con attenzione per una storia ben confezionata, in cui si ribalta il ruolo genitori/figli:
«Ero diventato a mia volta genitore, ma non avevo mai smesso di essere prima di tutto un figlio. Essere figli è un'abitudine che può creare dipendenza, e smettere può diventare difficile. Vengono le crisi di astinenza. E alla fine si aspira a una condizione impossibile: quella di essere figli per sempre».
Perdutamente è l'avverbio esemplare che descrive un romanzo intelligente, ironico, commovente, curato non solo nei contenuti, ma anche nella forma. Con un occhio diverso, l'autore affronta la drammaticità di una malattia irreversibile, che mangia i ricordi e lascia vuoti e spaventati. La scelta della famiglia di rimanere insieme e non abbandonare la parente, neanche nelle situazioni che, più di tutte, ti fanno pensare che sarebbe più semplice mollare, dimostra un vero e proprio atto d'amore.

Veronica 

15 ottobre 2013

25/26/27 ottobre: Libri sotto i portici [Fiera di Firenze]

Abitate dalle parti di Firenze? Non sapete cosa fare questo fine settimana? Dal 19 al 27 ottobre c'è la seconda edizione della "Fiera di Firenze" con ben 350 espositori provenienti da tutta italia, show-cooking, aperitivi, eventi, percorsi artistici, collezionismo e tanto altro...
Per noi amanti dei libri ci sarà "Libri sotto i portici"
Quando la formula ha successo, la replica è d’obbligo. Naturale quindi il bis di Libri sotto i Portici che da Castel Goffredo si trasferisce per tre giorni a Firenze. Questo vuol dire proporre alla Fortezza da Basso, un brano castellano: ovvero quasi un chilometro, nell’antico fascinoso complesso, inciso da bancarelle cariche di libri del passato, di vecchie riviste, dischi in vinile e fumetti. Questo avverrà da venerdì 25 a domenica 27 ottobre, i tre giorni clou della Fiera, quelli che registrano il maggior afflusso di visitatori. Non si limiterà a portare le bancarelle dei librai che da tre anni, la prima domenica di ogni mese hanno fatto dell’antica capitale gonzaghesca una capitale non soltanto italiana dei bibliofili: grazie alla collaborazione della Pro Loco porterà anche il Tortello Amaro, dando la possibilità ai buongustai fiorentini di ritrovare la specialità che, lo scorso anno, aveva fatto, con straordinario successo, il suo esordio di Firenze. Molti altri eventi, presentazioni di libri in particolare in collaborazione con Toscana Libri e il Salotto Letterario Conti, impreziosiranno questi tre giorni.
Questo è il programma:

 Orari della Fiera: feriali 15-23; sabato 10-23; domenica 10-21

Ci sarete? Noi sicuramente sì! 

9 ottobre 2013

Gli inquilini di Bernard Malamud [recensione]

GLI INQUILINI
di 
BERNARD MALAMUD

Editore: Minimum fax
Collana: Minimum classics
Traduzione: Floriana Bossi
Pagine: 204
ISBN: 9788875211653
Prezzo: € 10,00


Harry Lesser ha alle spalle la pubblicazione di due romanzi, il primo riuscito e il secondo brutto. Da dieci anni cerca di creare un terzo manoscritto che possa consacrarlo alla carriera di scrittore. Ultimo superstite di un palazzo fatiscente, persiste nel rimanere nel luogo dove ha cominciato a realizzare l'ultima sua fatica, nonostante i continui tentativi di Levenspiel di sfrattarlo per dare inizio alla costruzione di un condominio di lusso.
Un giorno, Harry sente provenire da un appartamento vicino l'inconfondibile rumore di una macchina da scrivere all'opera: s'imbatte in Willie Spearmint, un grosso uomo di colore, con il quale si instaura un rapporto di amore e odio.
Lesser, per permettere all'amico/rivale di continuare a produrre nella palazzina senza farsi scoprire da Levenspiel, accetta di nascondere la macchina da scrivere dell'altro. Il tempo passa e la conoscenza tra i due si approfondisce, soprattutto per quanto riguarda il talento e le capacità che li contraddistinguono:
«Lesser è commosso dal libro di Willie. Per due ragioni: l'argomento toccante, e la triste sensazione che non sia ancora padrone dell'arte. Mio Dio, cos'ha passato. Che cosa posso dire a un uomo che ha sofferto tanto dolore, tanta ingiustizia, che chiaramente trova nella scrittura la sua speranza e la sua salvezza, che si realizza soltanto così? Alla fine, come nelle vecchie autobiografie degli schiavi, giunge alla libertà attraverso la scoperta del potere della scrittura [...] ma soprattutto attraverso la convinzione che scrivendo riuscirà ad aiutare la sua gente a superare il razzismo e la diseguaglianza economica».
«Quello che voglio dirti, Lesser, è che sono andato nella biblioteca vicino casa dalla mia ragazza e ho cercato i tuoi libri. Li ho presi in prestito tutti e due. Il primo mi puzza abbastanza [...] ma il primo che hai scritto, caro mio, te lo devo proprio dire, è roba di prima qualità.»
Harry confessa che la forma è l'aspetto su cui l'altro deve lavorare e rappresenta un impedimento a realizzare libri davvero completi. La forma diventerà quindi l'ossessione di Willie, soprannominatosi Billie Spear, e li porterà a inasprire i rapporti: quest'ultimo si isola dalla fidanzata Irene Bell, la quale si avvicina inesorabilmente a Lesser, portando a tragiche conseguenze.

Due personalità così diverse che trovano il loro trait d'union nella scrittura; un rapporto di ammirazione, gelosia e rabbia, che finisce per rendere le loro esistenze sempre più complicate e inappagate.
Bernard Malamud racconta l'ossessione che lega un autore al proprio romanzo, un sentimento che lacera l'anima dei due protagonisti e li porta verso la più totale autodistruzione. Per creare il vero capolavoro, non si possono ammettere distrazioni, né tanto meno fare progetti per il futuro, che esulino dall'obiettivo finale della pubblicazione. Scrivere non è solo creatività e immaginazione, ma in primis dedizione.
Alterna la scelta fra tempi verbali al passato e presente e invita il lettore a entrare in contatto con il mondo, i pensieri e le emozioni che coinvolgono i personaggi del romanzo, sopratutto Willie e Lesser. Intrigante il loro rapporto, la curiosità che li spinge a cercarsi, per scoprire come prosegue il lavoro dell'altro. E in tutto questo, si affronta il problema razziale, lo scontro tra bianchi e neri, che finisce per essere uno scontro fra chi scrive nero e chi scrive bianco.

Veronica

7 ottobre 2013

Non avevo capito niente di Diego De Silva [Recensione]

Non avevo capito niente
di Diego De Silva

2007 I coralli 
pp. 312 
 € 16,00 
ISBN 9788806189068

Ho aperto per la prima volta "Non avevo capito niente" sul treno che mi portava al Salone del libro a Torino, ma dopo venti pagine, l'ho abbandonato. Mi piaceva tantissimo, però non avevo la concentrazione giusta per continuarlo. L'ho ripreso in mano questa estate e l'ho divorato.

Cosa succede quando tua moglie ti lascia, tuo figlio - in preda a un istinto giornalistico - si fa pestare un giorno sì e l'altro pure e un camorrista ti sceglie per difenderlo da un'accusa di occultamento di cadavere?

- Ovviamente vai a vivere in un'altra casa, arredata con i mobili dell'ikea; una volta a settimana ti ritrovi nel Burger King dell'aeroporto con la tua figliastra per mangiare un fantastico Whopper Maxi; cerchi di darti un tono da avvocato serio, anche se sei consapevole di non esserlo, ma soprattutto fai di tutto per dimenticare la donna con la quale hai costruito una famiglia, ti ha lasciato per un altro e di cui sei ancora perdutamente innamorato.

È un libro che non ha una trama ben precisa, in quanto segue un flusso di pensieri indefiniti, con dialoghi in prima persona. Raggiunge il picco massimo di coinvolgimento quando l'avvocato Malinconico divaga sui concetti più svariati, al punto che, se nella fase iniziale, seguire le continue digressioni, ti disorienta e fai fatica a stargli dietro, da metà storia in poi, lo ami e vuoi che insista nel suo autolesionismo mentale senza fine, portandoti comunque a provare sentimenti contrastanti.
Perché? Perché davanti a te hai il tipico esemplare di uomo capace di tirare fuori il lato peggiore di ogni donna che gli capita davanti agli occhi e senza troppi sforzi, trovando poi il modo di farsi perdonare a prescindere dalle sue azioni o parole. Quello che più mi ha colpito è questa rappresentazione dell'animo umano in una veste alquanto grottesca e ridicola, snervante e priva di senso ... che ti porta a corrucciare lo sguardo, ma al tempo stesso ridere ironicamente - e non banalmente - beffandosi senza ritegno dell'insensatezza e serietà che spesso assumiamo nei confronti della vita in generale.

Non c'è linearità. Ma è la non linearità che apprezzi e che rende lo stile narrativo di De Silva unico, tanto da voler leggere il resto degli episodi per sapere se tale ex l'ha archiviata per davvero, se ha realmente deciso di darsi una possibilità con l'altra, che gli è capitata all'improvviso come la migliore ancora di salvezza che uno "sfigato" come lui si possa meritare, se la sua esistenza è sempre così incasinata e smette finalmente di sottovalutarsi.

Perché si va a passeggio alla fine di un amore:
a) Perché non si riesce a stare fermi.
b) Per fare capa e muro con la realtà senza stare a perdere tempo.
c) Per andare a comprare una camicia, un accendigas, o qualsiasi altro oggetto che al momento non serve.
d) Perché con le lenti nuove è meglio abituarsi a vedere subito.
e) Per innamorarsi.
f) Per commiserarsi.
g) Perché, visto che soffrire devi soffrire, almeno non ti fai venire a prendere a casa [a me lo sconforto mi ha trovato in un centro commerciale, mentre guardavo il prezzo di un televisore a cristalli liquidi].
Francesca

5 ottobre 2013

Fantasuoni: il suono della fantascienza fra libri e cinema, di Lelio Camilleri e Virginio Sala

FANTASUONI: il suono della fantascienza fra libri e cinema
di
Lelio Camilleri e Virginio Sala


Atmosfera suggestiva per uno spettacolo altrettanto coinvolgente, in cui il suono è stato il protagonista indiscusso.
Lelio Camilleri e Virginio Sala hanno preparato un percorso ricco di citazioni, invitando il pubblico a immergersi nel mondo della fantascienza, tra proiezioni di spezzoni di film e passi di alcuni romanzi.

La potenza descrittiva dei suoni, la difficoltà di parlare dei più particolari o l'inserimento di musica dove meno ce lo aspettiamo, in scritti di Isaac Asimov, David Herter, Douglas Adams o John Shirley:
"Regnava una quieta arcana. Non c'era nulla che producesse un suono". [Isaac Asimov, Nemesis]
"[...] una musica colorò l'aria: una secca fanfara a tre toni. [David Herter, Tecnoflagello]
"Con il rumore che avrebbero prodotto centomila persone se avessero gridato in coro Woop!, un'astronave bianca d'acciaio si materializzò all'improvviso sopra il campo da cricket e restò sospesa in aria con infinita minaccia e lieve ronzio". [Douglas Adams, La Vita, l'Universo e Tutto Quanto]


Sullo schermo si sono susseguite delle clip di alcuni film per sottolineare come la parte sonora sia utilizzata per determinati scopi. Suoni:
- ambientali impiegati per veicolare altri tipi di messaggi come desolazione, oppressione, minaccia, pericolo, in La fin du monde o Blade Runner;
- elettronici per indicare il collegamento fra futuro e tecnologia, in Alien e Il pianeta proibito;
- per dare una connotazione positiva o negativa a un luogo, in Incontri ravvicinati del terzo tipo;
- provenienti da un nuovo strumento inserito nell'orchestra, come il theremin, per dare voce al mondo dello spazio, in Ultimatum alla Terra;
- centrali per George Lucas, che ha portato a una separazione tra dimensione musicale e design sonoro;
- e silenzio, un'opposizione impiegata per veicolare significati completamente opposti, in 2001 Odissea nello spazio;
- reali che anticipano una rivelazione, in Matrix, o per manifestare l'irrealtà di una situazione, come in Inception.

I relatori hanno animato la serata, vivace e dinamica, grazie al giusto mix di letteratura e cinema, guidandoci nell'universo della fantascienza.

Avete partecipato all'evento? Come vi è sembrato? Scriveteci le vostre opinioni...

Veronica

2 ottobre 2013

Tutti mi danno del bastardo di Nick Hornby [recensione]

Tutti mi danno del bastardo
di Nick Hornby

Guanda Editore
pag.80
9 euro [formato cartaceo]
Uscito il 5 settembre 2013

La Lettrice Rampante, nel suo blog, ha mosso una critica davvero interessante sul nuovo - chiamiamolo - racconto lungo, o romanzo breve di Nick Hornby uscito in Italia il 5 settembre, a cura della Guanda Editore. Premetto che l'ho comprato in formato ebook perché l'ho trovato scontato. La mia riflessione sul quanto noi lettori siamo disposti a spendere per una copia digitale di un libro, continua a rimanere un tarlo a cui devo trovare in tutti i modi una soluzione. Avrei realmente speso 4,99 euro per 40 pagine scarse, anche se si parla di un grande autore? Probabilmente NO. Perché? Non so. Al contrario, ne avrei spese 9, sapendo che questo non è un romanzo di 300 pagine e l'editore l'ha pubblicato a 80, quando l'ebook - ripeto - non ne conta nemmeno la metà? Probabilmente no, un'altra volta! Avrei aspettato ... Che cosa? Che avesse un costo che corrispondesse al suo reale valore di mercato [quello che viene fatto passare a noi utenti "in offerta"]! Mi rendo conto che sto dando vita a una polemica che potrebbe diventare infinita. Ma oggi evito. 

Questa storia, mi ha fatto tornare in mente il famoso telefilm "Sex and the city", dove la fantastica Carrie Bradshaw tiene una rubrica su un giornale di New York e parla oltre che di Big, anche delle relazioni tra le persone. In questo caso, Charlie ed Elaine divorziano. Anche Elaine è una giornalista che ha deciso di mettere alla mercé di tutti il suo rapporto con il marito con un trafiletto intitolato "Bastardo". L'aspetto più inquietante è che, oltre a essere molto seguito, la moglie mostra al mondo intero tutti gli aspetti peggiori dell'uomo che le è stato accanto, enfatizzando le sue mancanze come padre dei loro figli, come compagno e come amante. Per lui è diventato un tormento uscire, andare a lavorare, fare la vita di sempre. Un conto è essere giudicati da una ex incaz..., ferita, piena di rancore e che ti vuole morto, un altro, è che anche chi legge provi le stesse sensazioni nei tuoi confronti.

"Tutti mi danno del bastardo" può essere raffigurato come una critica cinica e spietata - come solo Hornby sa fare - dell'invasione della privacy, che oggi, nella nostra società, grazie ai social network in particolare, è diventata una pratica comune, invasiva, consolidata. Lo sapevate che Monica Bellucci si è separata? Ne hanno parlato per giorni e giorni, insinuando addirittura che l'attrice avesse già un altro. Quello che voglio dimostrare con questi discorsi è la morbosità che proviamo nei confronti degli altri, indipendentemente dal fatto che li conosciamo o meno. Per poi erigerci a giudici insindacabili di gesti che non ci appartengono e non abbiamo il diritto di commentare perché non sappiamo mai realmente i motivi per il quale certe situazioni vanno in un modo invece che in un altro.

Come vi comportereste se le vittime foste voi? Vi sentireste impotenti? Avreste ancora il coraggio di uscire di casa? Vi sottemettereste al vostro aguzzino o reagireste a tale ingiustizia? Ringrazio ogni giorno di non essere così vendicativa nei confronti degli altri, dei miei ex in particolare. Ho imparato, nel corso degli anni, che la miglior arma per ferirli è l'indifferenza!

Insomma, questo racconto l'ho adorato. Mi è piaciuto lo stile con il quale Charlie ammette i suoi difetti e cerca di farsene una ragione, limitando i danni motivi, sia suoi che delle persone che gli stanno intorno, della madre in primis. Ve lo consiglio assolutamente!

Francesca