9 ottobre 2013

Gli inquilini di Bernard Malamud [recensione]

GLI INQUILINI
di 
BERNARD MALAMUD

Editore: Minimum fax
Collana: Minimum classics
Traduzione: Floriana Bossi
Pagine: 204
ISBN: 9788875211653
Prezzo: € 10,00


Harry Lesser ha alle spalle la pubblicazione di due romanzi, il primo riuscito e il secondo brutto. Da dieci anni cerca di creare un terzo manoscritto che possa consacrarlo alla carriera di scrittore. Ultimo superstite di un palazzo fatiscente, persiste nel rimanere nel luogo dove ha cominciato a realizzare l'ultima sua fatica, nonostante i continui tentativi di Levenspiel di sfrattarlo per dare inizio alla costruzione di un condominio di lusso.
Un giorno, Harry sente provenire da un appartamento vicino l'inconfondibile rumore di una macchina da scrivere all'opera: s'imbatte in Willie Spearmint, un grosso uomo di colore, con il quale si instaura un rapporto di amore e odio.
Lesser, per permettere all'amico/rivale di continuare a produrre nella palazzina senza farsi scoprire da Levenspiel, accetta di nascondere la macchina da scrivere dell'altro. Il tempo passa e la conoscenza tra i due si approfondisce, soprattutto per quanto riguarda il talento e le capacità che li contraddistinguono:
«Lesser è commosso dal libro di Willie. Per due ragioni: l'argomento toccante, e la triste sensazione che non sia ancora padrone dell'arte. Mio Dio, cos'ha passato. Che cosa posso dire a un uomo che ha sofferto tanto dolore, tanta ingiustizia, che chiaramente trova nella scrittura la sua speranza e la sua salvezza, che si realizza soltanto così? Alla fine, come nelle vecchie autobiografie degli schiavi, giunge alla libertà attraverso la scoperta del potere della scrittura [...] ma soprattutto attraverso la convinzione che scrivendo riuscirà ad aiutare la sua gente a superare il razzismo e la diseguaglianza economica».
«Quello che voglio dirti, Lesser, è che sono andato nella biblioteca vicino casa dalla mia ragazza e ho cercato i tuoi libri. Li ho presi in prestito tutti e due. Il primo mi puzza abbastanza [...] ma il primo che hai scritto, caro mio, te lo devo proprio dire, è roba di prima qualità.»
Harry confessa che la forma è l'aspetto su cui l'altro deve lavorare e rappresenta un impedimento a realizzare libri davvero completi. La forma diventerà quindi l'ossessione di Willie, soprannominatosi Billie Spear, e li porterà a inasprire i rapporti: quest'ultimo si isola dalla fidanzata Irene Bell, la quale si avvicina inesorabilmente a Lesser, portando a tragiche conseguenze.

Due personalità così diverse che trovano il loro trait d'union nella scrittura; un rapporto di ammirazione, gelosia e rabbia, che finisce per rendere le loro esistenze sempre più complicate e inappagate.
Bernard Malamud racconta l'ossessione che lega un autore al proprio romanzo, un sentimento che lacera l'anima dei due protagonisti e li porta verso la più totale autodistruzione. Per creare il vero capolavoro, non si possono ammettere distrazioni, né tanto meno fare progetti per il futuro, che esulino dall'obiettivo finale della pubblicazione. Scrivere non è solo creatività e immaginazione, ma in primis dedizione.
Alterna la scelta fra tempi verbali al passato e presente e invita il lettore a entrare in contatto con il mondo, i pensieri e le emozioni che coinvolgono i personaggi del romanzo, sopratutto Willie e Lesser. Intrigante il loro rapporto, la curiosità che li spinge a cercarsi, per scoprire come prosegue il lavoro dell'altro. E in tutto questo, si affronta il problema razziale, lo scontro tra bianchi e neri, che finisce per essere uno scontro fra chi scrive nero e chi scrive bianco.

Veronica

2 commenti:

  1. Questo libro mi ha sempre ispirato grandissima curiosità!

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  2. Tradotto dalla brava Floriana Bossi, la traduttrice "storica" di Arancia meccanica! Mi ispira molto...
    Ale

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