7 ottobre 2013

Non avevo capito niente di Diego De Silva [Recensione]

Non avevo capito niente
di Diego De Silva

2007 I coralli 
pp. 312 
 € 16,00 
ISBN 9788806189068

Ho aperto per la prima volta "Non avevo capito niente" sul treno che mi portava al Salone del libro a Torino, ma dopo venti pagine, l'ho abbandonato. Mi piaceva tantissimo, però non avevo la concentrazione giusta per continuarlo. L'ho ripreso in mano questa estate e l'ho divorato.

Cosa succede quando tua moglie ti lascia, tuo figlio - in preda a un istinto giornalistico - si fa pestare un giorno sì e l'altro pure e un camorrista ti sceglie per difenderlo da un'accusa di occultamento di cadavere?

- Ovviamente vai a vivere in un'altra casa, arredata con i mobili dell'ikea; una volta a settimana ti ritrovi nel Burger King dell'aeroporto con la tua figliastra per mangiare un fantastico Whopper Maxi; cerchi di darti un tono da avvocato serio, anche se sei consapevole di non esserlo, ma soprattutto fai di tutto per dimenticare la donna con la quale hai costruito una famiglia, ti ha lasciato per un altro e di cui sei ancora perdutamente innamorato.

È un libro che non ha una trama ben precisa, in quanto segue un flusso di pensieri indefiniti, con dialoghi in prima persona. Raggiunge il picco massimo di coinvolgimento quando l'avvocato Malinconico divaga sui concetti più svariati, al punto che, se nella fase iniziale, seguire le continue digressioni, ti disorienta e fai fatica a stargli dietro, da metà storia in poi, lo ami e vuoi che insista nel suo autolesionismo mentale senza fine, portandoti comunque a provare sentimenti contrastanti.
Perché? Perché davanti a te hai il tipico esemplare di uomo capace di tirare fuori il lato peggiore di ogni donna che gli capita davanti agli occhi e senza troppi sforzi, trovando poi il modo di farsi perdonare a prescindere dalle sue azioni o parole. Quello che più mi ha colpito è questa rappresentazione dell'animo umano in una veste alquanto grottesca e ridicola, snervante e priva di senso ... che ti porta a corrucciare lo sguardo, ma al tempo stesso ridere ironicamente - e non banalmente - beffandosi senza ritegno dell'insensatezza e serietà che spesso assumiamo nei confronti della vita in generale.

Non c'è linearità. Ma è la non linearità che apprezzi e che rende lo stile narrativo di De Silva unico, tanto da voler leggere il resto degli episodi per sapere se tale ex l'ha archiviata per davvero, se ha realmente deciso di darsi una possibilità con l'altra, che gli è capitata all'improvviso come la migliore ancora di salvezza che uno "sfigato" come lui si possa meritare, se la sua esistenza è sempre così incasinata e smette finalmente di sottovalutarsi.

Perché si va a passeggio alla fine di un amore:
a) Perché non si riesce a stare fermi.
b) Per fare capa e muro con la realtà senza stare a perdere tempo.
c) Per andare a comprare una camicia, un accendigas, o qualsiasi altro oggetto che al momento non serve.
d) Perché con le lenti nuove è meglio abituarsi a vedere subito.
e) Per innamorarsi.
f) Per commiserarsi.
g) Perché, visto che soffrire devi soffrire, almeno non ti fai venire a prendere a casa [a me lo sconforto mi ha trovato in un centro commerciale, mentre guardavo il prezzo di un televisore a cristalli liquidi].
Francesca

3 commenti:

  1. bellissimo!è uno dei libri che consiglio sempre. il secondo romanzo con protagonista l'avv. malinconico non è all'altezza del primo, ma lo consiglio comunque, il terzo, invece, non mi è piaciuto, troppi voli pindarici e si perde un po'.

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    1. Oh ma a me piacciono i voli pindarici, e parecchio ... Ti farò sapere quando sarò riuscita a leggerli tutti :)

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  2. Mi incuriosisce, ma il fatto che non abbia una vera e propria trama ma sia costituito più da un flusso di coscienza mi frena non poco. Mmm non so, sono un po' troppo "chiusa" per i flussi di coscienza.

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