20 ottobre 2013

Parlo d'amor con me di Paola Calvetti [Recensione]

Parlo d'amor con me
di Paola Calvetti

Mondadori editore
128 pagine
10 euro
ISBN 9788804625025
uscito il 27 agosto 2013
Va detto che qui, nell'ospizio più musicale del mondo, siamo tutti un po' matti: Chi canta dice che chi suona è un abusivo; chi suona protesta con acida competizione che quelli - quelli! - sono soltanto cantanti, comprimari o semplici coristi. Le ballerine, poi, sono delle poco di buono per tutti. I cantanti sembrano essersi dimenticati di scendere dai loro stralunati palcoscenici e i suonatori pare di vederli ancora laggiù, nella buca dell'orchestra. L'unico che si fa i fatti suoi è il regista. Ogni tanto emerge dal fumo della pipa, appollaiato su una poltrona che ha le stesse grinze della sua faccia, digrigna i denti con un rumorino che proprio non tollero ma di sé non parla mai.
La casa di riposo per musicisti è stata creata per volontà del noto maestro Giuseppe Verdi. Il musicista, nel suo testamento, ha scritto che i ricavati delle sue opere, fossero destinati a mantenere gli "inquilini" e che nessuno avrebbe potuto entrarci fino alla sua morte. 

Nonostante sia stata terminata nel 1899, i primi ospiti c'hanno messo piede nel 1902. Ada, vi ha preso servizio - grazie alle referenze della signora Pasini - quasi ventiduenne. Quando ha varcato la soglia, la prima cosa che ha pensato, era di trovarsi finalmente nell'unico posto al mondo dove avrebbe voluto stare per nascondersi senza farla tanto lunga. Infatti è lei a raccontare i segreti  della casa più musicale del mondo. Guai a chiamarlo ospizio, ricordatevelo. I personaggi che la popolano sono variegati: C'è la Piera - come si dice a Milano - che tra Dio e il pianoforte, ha scelto quest'ultimo. Ha provato a farsi suora, ma pulire i pavimenti del convento con la soda, le rovinava le mani. Adesso dà lezioni di piano a giovani studenti e nel tempo libero legge partiture come fossero romanzi. Ogni domenica suona l'organo nella cappella. C'è Kimiko che alla fine della guerra si ritrova senza padre, un posto dove abitare, il terreno e le risaie confiscate. Grazie a una borsa di studio, a 17 anni va a Tokio e studia canto italiano. C'è Ferro, violinista, ha fatto due guerre ed è un partigiano deluso. Suona anche la tromba, così, invece di combattere viene spedito a Roma a suonare in una orchestrina Jazz. Enzo, cantante. Refrattario a qualsiasi trasporto sentimentale. Quando era giovane, di giorno lavorava come operaio e la sera frequentava le scuole serali. Si trasferisce a Caracas dove inizia a prendere lezioni di canto. Non si è mai sposato. E Luisa, Nino, Erminia, Giacomo, Clara ...

Una storia diversa rispetto al precedente "Olivia. Ovvero la lista dei sogni possibili". Se in quest'ultimo, il flusso di pensieri della protagonista ti porta a soffermarti, frugarti ed a paragonarti con le sue frustrazioni, paure, desideri ... qui ci ritroviamo in un mondo disincantato, per me nuovo, cosparso di note, in mezzo ad artisti che hanno fatto della musica lo scopo e al tempo stesso, un salvagente della loro vita. Paola Calvetti ha saputo scardinare quella malsana convinzione che le case di riposo siano posti angusti creati per relegare persone emarginate. Qui si sogna, si balla, si canta e soprattutto ci si ama come se il tempo non si fosse mai fermato.

Assolutamente da leggere.

Francesca

Nessun commento:

Posta un commento