16 ottobre 2013

Perdutamente di Flavio Pagano [recensione]

PERDUTAMENTE
di
Flavio Pagano

Editore: Giunti
Collana: Italiana
Pagine: 240
ISBN: 9788809785656
Prezzo: € 12,00


Sullo sfondo di una Napoli descritta nel vivo delle caratteristiche più peculiari, si racconta la storia di una famiglia alle prese con una malattia difficile, l'Alzheimer.
Una donna anziana, madre e nonna, comincia a mostrare i primi segni di cedimento, ma agli occhi del figlio, protagonista e voce narrante, rimane una figura piena di saggezza, da cui attingere gli insegnamenti migliori:
«[...] mia madre non amava le fotografie. Dovevano sembrarle troppo esplicite. Capaci di strapparti bruscamente al tempo, a volte persino di pugnalarti. Perché le immagini delle fotografie non invecchiano insieme a noi. Mia madre non aveva mai amato lo struggimento del rimpianto, preferendo l'illusione che tutto scorresse insieme a lei, che la memoria fosse parte del presente. Così come la fantasia, lo fosse della verità. Grazie a quella misteriosa saggezza innata che si portava dentro, alla capacità di abitare la sua vita con la naturalezza con cui un animale abita il bosco, sapeva sempre essere se stessa fino in fondo. Anche nella malattia».
Il principio d'allarme è la fuga della donna alla stazione dei treni, per andare non si sa bene dove: la sua amnesia la porta a vagare senza uno scopo. L'Alzheimer viene diagnosticato e la famiglia sceglie di rimanere unita: tutti si mobilitano per diventare caregivers estremi, capaci di aiutare e sostenere in ogni momento. 
Non solo le problematiche si materializzano nell'assistenza parentale, bensì nelle pratiche burocratiche quotidiane, dalle visite all'ospedale, alle richieste per ottenere la pensione d'invalidità.

Flavio Pagano racconta, con un pizzico di ironia, una vicenda autobiografica e drammatica. L'attenzione è tutta sulla famiglia, che non lascia mai la donna, neanche nelle situazioni più estenuanti. La preparazione alla messa in scena per realizzare l'ultimo desiderio della madre di vedere San Gennaro e la confessione a un prete di passaggio, giunto per benedire la casa, tutta incentrata sulle persone che si prendono costantemente cura di lei, a mio avviso, sono le scene più toccanti:
«Nell'attimo in cui credeva di essere alla fine della sua malattia, nell'attimo in cui aveva la possibilità di rimettere nelle mani del Padreterno il suo destino, con l'ultimo respiro non pensò che a noi. Nel momento culminante del suo lungo cammino, quando avrebbe dovuto diventare protagonista assoluta della scena, si fece da parte. Si fece così piccola da scomparire, per far posto a tutto l'amore che aveva per noi».
Personaggi delineati e approfonditi con attenzione per una storia ben confezionata, in cui si ribalta il ruolo genitori/figli:
«Ero diventato a mia volta genitore, ma non avevo mai smesso di essere prima di tutto un figlio. Essere figli è un'abitudine che può creare dipendenza, e smettere può diventare difficile. Vengono le crisi di astinenza. E alla fine si aspira a una condizione impossibile: quella di essere figli per sempre».
Perdutamente è l'avverbio esemplare che descrive un romanzo intelligente, ironico, commovente, curato non solo nei contenuti, ma anche nella forma. Con un occhio diverso, l'autore affronta la drammaticità di una malattia irreversibile, che mangia i ricordi e lascia vuoti e spaventati. La scelta della famiglia di rimanere insieme e non abbandonare la parente, neanche nelle situazioni che, più di tutte, ti fanno pensare che sarebbe più semplice mollare, dimostra un vero e proprio atto d'amore.

Veronica 

3 commenti:

  1. Grazie mille per questa recensione. Segno tra i libri da leggere.
    Eleonora

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    1. Sono contenta che il libro ti abbia incuriosita! Fammi sapere se ti piace :-)

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  2. Molto interessante, mi incuriosisce, il tema è davvero delicato!

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