30 novembre 2013

After Dark di Haruki Murakami [recensione]

AFTER DARK
di
Haruki Murakami

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Antonietta Pastore
Pagine: 164
ISBN: 9788806217006
Prezzo: € 11,00


Nella notte si intersecano le vite di alcune persone. Ognuna di loro nasconde un segreto, qualcosa che con fatica riesce a raccontare.
In una caffetteria, Mari è seduta da sola, immersa nella lettura. Si avvicina un giovane musicista, Takanashi, vecchio compagno di liceo della sorella, Asai Eri. Quest'ultima è chiusa nella sua stanza e da due mesi non fa altro che dormire: da un punto di vista esterno, una televisione, osserviamo i suoi movimenti impercettibili.
Nel frattempo, una prostituta cinese, appena maggiorenne, viene picchiata in un love hotel e Mari viene coinvolta dal jazzista in questa vicenda. Si cerca di individuare il probabile colpevole, descritto come un anonimo informatico, all'apparenza innocuo. 
La protagonista conosce le proprietarie dell'hotel e ciò la porta a fare i conti con la condizione di semi incoscienza, nella quale si trova Asai Eri.
"Una bella ragazza che continua a dormire in un letto. I suoi capelli neri e lisci che formano sul cuscino un ventaglio dal significato profondo. Le sue labbra chiuse dolcemente. Il suo spirito inabissato in fondo al mare. La luce che la illumina di profilo vacilla ogni volta che lo schermo del televisore lampeggia, e l'ombra danza, indecifrabile segnale. L'uomo senza faccia che la guarda in silenzio, seduto su una semplice sedia di legno. Le sue spalle, che si alzano e si abbassano piano, ogni volta che lui respira a fondo. Come una barca vuota che oscilla dolcemente sulle onde, di primo mattino".
Oscurità nei luoghi e nell'anima, dalla quale affiorano le paure, le più profonde. In una notte qualsiasi, in una Tokio psichedelica, incontriamo alcuni personaggi. Li seguiamo, li ascoltiamo, cerchiamo di capire cosa nascondono e cosa li affligge. Un orologio segna il tempo e passo, passo conosciamo meglio ciascuno di loro.
Il dormire diventa la metafora ideale della necessità di nascondersi dallo smarrimento nei confronti di quello che siamo, vorremmo essere e dell'insicurezza rispetto a ciò che il futuro riserva. Le giornate si susseguono e tutto incombe, non si può scappare dalle responsabilità. Come dice Haruki Murakami: "La notte finalmente è terminata. Prima che le tenebre tornino a visitarci, c'è ancora tempo".

Quante volte ci sentiamo anime perse nella notte? Il buio cela le nostre ansie e chiudere gli occhi si trasforma nel rimedio migliore per non pensare a niente. Ma quando si fa giorno, si ha terrore della sua fine e del ritorno delle tenebre:
"Lo spettacolo della gigantesca metropoli che sta per svegliarsi è sotto i nostri occhi. Treni di diversi colori si muovono in direzioni differenti., portando una moltitudine di gente da un posto all'altro. Ognuna di quelle persone ha la propria faccia, il proprio spirito, e al tempo stesso è una parte anonima di qual corpo collettivo. Ognuna è un tutto, e al tempo stesso un semplice pezzo".
Consigliato per quelle serate cupe, in cui si ha voglia di riflettere sulla nostra esistenza e le nostre emozioni.


Veronica

29 novembre 2013

Per dieci minuti di Chiara Gamberale [recensione]

Per dieci minuti
di Chiara Gamberale

Feltrinelli editore
pag.192
16 euro
Uscito il 20 novembre

Ci sono momenti della propria esistenza dove ti sembra di brancolare nel buio. Alcuni più di altri. Anche quando tutto è perfetto, le virgole sono al loro posto, hai quello che desideri - nonostante il sacrificio che lo stesso desiderare comporta - ... L'avete mai provata questa sensazione? Chiara G. rinuncia a Vicarello e a stare vicino ai suoi genitori, per trasferirsi con SUO MARITO, a Roma, una città troppo grande, in un quartiere che non conosce, in mezzo a volti estranei. A volte la mia mente arriva a pensare - egoisticamente - a quanto - involontariamente - ci sacrifichiamo quando il tuo uno si somma ad un altro uno. Il due non è di conseguenza il numero perfetto. Dipende dalle situazioni. Insomma, alla fine suo marito, la lascia con una telefonata, mentre è a Dublino, perché si è invaghito di un'altra. Costruire, distruggere, mantenere, perdere, fare, disfare... All'apparenza, sono solo verbi, ma si sorreggono e oscillano su un terreno troppo poco stabile, per non rischiare di cadere. Lei, sola, in un appartamento che non sente suo, alle prese con un romanzo - quello che sta scrivendo - che non sa come portare avanti, a un certo punto crolla. La sua terapista, la dottoressa T. allora le consiglia:
- Le va di fare un gioco?
- Quale?
- Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto. Una qualunque. Basta che non l'abbia mai fatta.
- E poi, dottoressa, alla fine che succede? Avrò indietro la mia vita?
- Ne riparliamo tra un mese, Chiara. Intanto giochi, s'impegni e non bari, mi raccomando.
Chi l'avrebbe mai detto che il segreto per riprendere in mano la situazione potesse trovarsi dentro a un gioco. Magari non giochi più da una vita. Forse i giochi ti annoiano. Chiara G. invece si mette alla prova: - mettere lo smalto fucsia sulle unghie, suonare il violino, andare alla laurea di una sconosciuta, camminare all'indietro, chiedere a tua madre come sta, imparare a guidare, travestirsi da Babbo Natale, coltivare semi di lattuga, ricamare...
Non è impressionante il numero di cose che ti rendi conto di non aver mai avuto il coraggio di fare e la possibilità che hanno di salvarci? Soprattutto quando diamo per scontato la persone, quello che siamo, i sentimenti che proviamo per gli altri, senza magari interrogarci su ciò che loro provano realmente per noi.

E insomma, questo esperimento - all'apparenza banale - potrebbe rivelarsi il nostro salvagente proprio come lo è stato per lei, per liberarci dalle ossessioni e lasciarle scivolare via. Occhio però, che giocare è roba seria. Uno dei pochi libri, che una volta finito, ti dà una sensazione di benessere, ti lascia spiragli di speranza, ti aiuta a superare i confini mentali che ti sei costruita e a ritrovare quell'entusiasmo che credevi di avere perso.

Assolutamente consigliato.

Francesca 

26 novembre 2013

Per dieci minuti. Chiara Gamberale alla libreria Feltrinelli a Firenze [22 novembre 2013]

Firenze. Libreria Feltrinelli. 22 novembre. Ore 18:00. Chiara Gamberale insieme a Elisa, la laureanda ha presentato il suo nuovo libro: Per dieci minuti.
Firenze dopo le cinque di sera è tanto affascinante quanto caotica. Hanno soppresso il treno che avremmo dovuto prendere. Allora siamo andate in macchina. Abbiamo comprato cioccolata da mangiare durante il viaggio, cariche come non mai. Abbiamo parcheggiato, con la speranza di ritrovarla là al suo posto, senza multa o quel che è peggio, le ganasce. Questa volta non sono andata sola.
V. ha deciso di venire, ed è la migliore compagnia che potessi desiderare, ma non ama i libri quanto me. Ci siamo scontrate spesso su cosa sia meglio leggere. Inoltre tra pochi giorni ha un esame e tutti sappiamo che quando è così, è meglio lasciarla stare. Comunque siamo arrivate puntuali. E dopo aver distolto V. dall'obiettivo di andare in prima fila, ci siamo sedute in mezzo alla gente, il rifugio ideale per farsi notare il meno possibile. 
Per dieci minuti è uscito il 20 novembre, a pochi mesi dal suo ultimo libro "Quattro etti d'amore, grazie". Di cosa parla? All'apparenza può sembrare una storia autobiografica, ma la scrittrice ama definirla un' autofiction... Di vero c'è il gioco che ha fatto in prima persona, i personaggi che la animano, il nome della protagonista Chiara G. Stop.

Con lei, c'era Elisa18, la laureanda. L'ha conosciuta a un corso di orientamento pre-universitario organizzato dal liceo della ragazza. Alla fine si è avvicinata e "parlava velocissima, senza prendere il respiro, mulinava le braccia e mi diceva grazie, perché il coraggio di scegliere Lettere all'università pensava di non averlo, ma ora forse sì, l'aveva trovato..." e dopo averla tempestata di domande, non ha potuto fare a meno di pensare che una persona così l'avrebbe amata, come un cucciolo che "sarà per sempre tuo". Insomma in questo capitolo la protagonista partecipa alla sua discussione di laurea e adesso Elisa di anni ne ha 25.

Andare a un suo incontro è terapeutico. Lo è perché, ascoltandola, hai come l'impressione di conoscerla da sempre; il tempo si dilata e le parole ti si smuovono dentro; a volte, hai proprio bisogno dell'entusiasmo di qualcuno, di quello che ti arriva come un'onda di energia a cui poi non sai più rinunciare.
La vita... dobbiamo guardarla come una persona che amiamo!

Il momento più emozionante è stato quando me la sono ritrovata davanti.
- Ma tu sei già venuta l'anno scorso, vero? Mi ricordo di te, i visi che mi colpiscono mi rimangono impressi...
- Ehm... si... ma lo sai che ne abbiamo parlato prima di questa cosa, cioè che avresti potuto riconoscermi? Eppure non sono riuscita a dirti nulla se non il mio nome - ripetevo tra me e me. Non diventare viola, che poi ti guardano, mantieni un contegno - sempre ripetuto tra me e me fino allo sfinimento.

Insomma mi ricorderò di questa presentazione per molto tempo. Preziosi i consigli che mi ha dato Elisa, dopo la dedica sul libro. Li terrò ben presenti e farò di tutto per portare a termine la mia carriera universitaria. E grazie anche alle parole di Chiara perché ha quella consapevolezza e quel carisma che ho riscontrato poche volte nella vita. Dote rara.

Se ve ne capita l'occasione, vi consiglio di andarla a vedere! Presenzieranno agli incontri, anche i personaggi del libro. In carne ed ossa. 
- Le va di fare un gioco?
- Quale?
- Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto.
Una qualunque. Basta che non l'abbia mai fatta.
- E poi, dottoressa, alla fine che succede? Avrò indietro la mia vita?
- Ne riparliamo tra un mese, Chiara. Intanto giochi, s'impegni e non bari, mi raccomando.
A breve su questo spazio, la recensione.

Francesca

23 novembre 2013

22/11/'63 di Stephen King [Recensione]

22/11/'63 
di
Stephen King


Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Numeri Primi
Traduzione: Wu Ming 1
Pagine: 768
ISBN: 9788866215073
Prezzo: € 14,00


Nel novembre 1960, il candidato democratico John Fitzgerald Kennedy sale alla presidenza degli Stati Uniti. Proveniente da una ricca famiglia di origine irlandese, è, a 44 anni, il più giovane presidente americano e anche il primo cattolico a entrare alla Casa Bianca. Suscita immediatamente ampi consensi attorno alla sua persona. In politica interna, lo slancio riformatore kennediano si tradusse in: un forte incremento della spesa pubblica, assorbito in parte dai programmi sociali, in parte maggiore dalle esplorazioni spaziali; un tentativo, non sempre possibile, di imporre l'integrazione razziale in quegli Stati del Sud che ancora praticano forme di discriminazione nei confronti dei neri.
In politica estera, la grave crisi legata alla presenza di missili nucleari sovietici a Cuba si risolve con un trattato tra Usa e Urss per la messa al bando degli esperimenti nucleari nell'atmosfera.
Il 22 novembre 1963, Kennedy viene ucciso a Dallas, atto che impresse un segno di inquietante violenza su tutta una fase della storia degli Usa.

Jake Epping è un insegnante. Una sera, seduto a correggere i temi del corso serale, s'imbatte nello scritto di Harry Dunning. Il tema assegnato «Il giorno che mi ha cambiato la vita» lo fa piangere, perché racconta di come il padre assassinò la madre e i fratelli.
Il proprietario della tavola calda dove si reca sempre a pranzo, Al, gli mostra un passaggio, la buca del coniglio, in grado di condurlo in una data e in un momento preciso: il 9 settembre del 1958 alle 11:58. Essendo malato, affida a Jake il compito di andare indietro nel tempo per salvare J.F. Kennedy, mettendo un freno a tutti gli eventi successivi negativi che hanno segnato la Storia:
"Se mai hai voluto cambiare il mondo, questa è la tua occasione. Salva Kennedy. Salva suo fratello. Salva Martin Luther King. Ferma le rivolte razziali. E forse fermerai anche la guerra in Vietnam".
Come evento di prova è posto proprio il salvataggio della famiglia di Harry, al fine di vedere quali saranno le conseguenze nel futuro. Appurato ciò, il protagonista dovrà vivere 5 anni nel passato e osservare i movimenti del presunto colpevole dell'assassinio del presidente: Lee Harvey Oswald.
In questo lungo periodo, si sposta e trascorre un'esistenza alternativa nel passato come George Amberson; s'innamora e diventa così difficile pensare di ritornare a casa senza Sadie. Molti diventato momenti che "il viaggiatore nel tempo" sente di dover modificare, cancellare.
Il passato è insidioso e non vuole essere alterato. L'effetto farfalla si fa sentire e non tutto sembra così semplice come previsto, nonostante «ogni passaggio attraverso la buca del coniglio faccia ricominciare tutto». Ogni cambiamento porta imprevedibilità:
"Le coincidenze esistono, ma sono giunto a credere che in realtà siano rare. C'è qualcosa all'opera, OK? Da qualche parte nell'universo, o al di là di esso, un grande marchingegno ticchetta e fa girare i suoi mirabolanti ingranaggi. Ogni tanto, dal mazzo salta fuori una carta imprevista, ma quasi tutte le cose sono quel che devono essere".
Un romanzo ben costruito, che sviluppa un'idea affascinante: quante volte capita di desiderare di tornare indietro nel tempo per cambiare qualcosa? Il protagonista si assume una grossa responsabilità, quella di essere l'uomo senza epoca che deve modificare la Storia. Le ripercussioni sono inimmaginabili e si fanno sentire con tutta la loro potenza.
Stephen King riporta in vita alcuni personaggi e ambientazioni di un altro suo libro immenso, IT, e nella permanenza di George a Derry l'incontro è inevitabile e la presenza di un pagliaccio che uccide i bambini, così come l'omertà degli adulti, si rivive in alcune pagine.
Il protagonista di 22/11/'63 è posto di fronte a continue scelte e all'incontro con il vero amore, in una realtà che purtroppo è già passato.
Affascinante, magico, commovente e coinvolgente: tante emozioni per un solo libro, che testimonia la grandezza di Stephen King.

Veronica

22 novembre 2013

Per dieci minuti di Chiara Gamberale [Frasi]

Certo, sto scoprendo che le persone smarrite hanno un istinto eccezionale per trovarsi fra di loro, facendo lo slalom attraverso le famiglie felici, le coppie che funzionano, quelle che non funzionano più ma comunque vanno avanti, le loro dolci abitudini nel weekend. Però quel vuoto, mentre fra persone smarrite ci teniamo strette, non è detto che s'asciughi: quasi sempre s'allarga.
Chissà perché certi abbandoni sono così netti e certe riconquiste così vaghe. 
Una minore intensità di aspirazioni senza dubbio permette una maggiore coincidenza con la propria vita. 
Si diventa così sordi, quando la paura di perdersi supera la voglia di trattenersi... 
Evidentemente i posti, proprio come le persone, si accendono e rivelano di essere al mondo non solo perché c'è spazio, ma perché hanno un senso, solo quando siamo disponibili a capirlo. Quando abbiamo bisogno di loro.
Quando fanno qualcosa per noi, gli altri ci consegnano o ci tolgono un'occasione?
Chi lo sa. Non lo sappiamo noi, che affidiamo quel qualcosa agli altri, che fanno quel qualcosa per noi.  
Perché è davvero perverso l'amore.
Quando c'è, parli con una sola persona di tutte le altre. 
Quando entra in crisi, parli con tutte le altre di una sola persona.
L'unica con cui, a parlare, non riesci più.
E giorno dopo giorno ecco che non è più davvero una persona: a forza di parlare di lei anziché viverla, diventa un puntino. Un ologramma.
Qualcosa di indistinto, di ingannevole, di fatuo.

A breve, su questo spazio, la recensione!

19 novembre 2013

La pioggia prima che cada di Jonathan Coe [recensione]

La pioggia prima che cada
di Jonathan Coe

Feltrinelli editore
pagine 224
EAN 9788807721076
7,50 euro
uscito nel 2007

Tradotto da Delfina Vezzoli
- A me piace la pioggia prima che cada.
- Ma la pioggia prima che cada non esiste, non è reale.
- È per questo che mi piace.
Ci sono storie capaci di rendere l'inverno che hai dentro ancora più freddo. Che inizialmente partono lente e non sanno che direzione prendere, ma poi arrivano proprio là, al punto dove comunque non vorresti arrivare mai. Nascono da una menzogna ma in realtà vogliono raccontarti una verità. Ti risucchiano nel loro vuoto e non sai più come uscirne.

Gill riceve una notizia, Rosamund è morta, deve quindi occuparsi del funerale, della casa, dell'eredità... Insomma, di tutto. A un certo punto trova una busta indirizzata a Imogen. La nipote che non vede più da molti anni. Dentro racchiude una serie di cassette registrate. Nel caso non riuscisse a trovarla, avrebbe potuto ascoltarle anche lei. Infatti è quello che fa, e lo fa insieme alle sue figlie. Attraverso la descrizione di una ventina di fotografie, le più rappresentative, le parla di sua nonna Beatrix, poi di sua madre Thea e di come la ragazza è diventata cieca. Un racconto tutto al femminile. Che mostra l'incapacità di prendersi cura si se stesse e degli altri. Dell'inadeguatezza dell'essere madre, donna, diversa.

Coe descrive con una ricercatezza e una minuzia di particolari paesaggi, emozioni, dolori, persone, stati d'animo... Lo fa in una maniera talmente disarmante che a volte rimani senza parole per quella crudezza così innaturale, ma al tempo stesso ovvia e necessaria per i protagonisti. Non è un racconto facile, ti pone di fronte alla realtà, quella scomoda, a quanto a volte si accanisce, non lasciandoti via di scampo e tu non devi fare altro che prenderne atto. Mi capita raramente di non riuscire a farmene una ragione, di non accettare un finale, di pretendere il riscatto... l'autore però non te ne dà la possibilità. Forse è per questo che arrivata all'ultima pagina tutto il tuo corpo cerca di metabolizzarlo nel modo più razionale, per poi espellerlo più lontano che puoi, in nome di quell'equilibrio che rincorri per una vita intera.

Assolutamente consigliato.

Francesca

16 novembre 2013

L'alba si portò via la notte di Laura Orsolini [recensione]

L'ALBA SI PORTÒ VIA LA NOTTE
di
LAURA ORSOLINI

Casa editrice: La memoria del mondo
Anno di pubblicazione: 2013

Siamo a Gallarate, nel 1927. Dopo la morte del padre, Teresa e la sua famiglia, composta da madre, tre sorelle più piccole e un fratellino, devono affrontare l'ingente carico di debiti con i quali l'uomo li ha lasciati e così, molto presto, Teresa, seguita a ruota dalle sorelle, si adopera per trovare un impiego. Con molto impegno diventa parrucchiera e apre un negozio tutto suo. Il lavoro va a gonfie vele, ma la famiglia è numerosa e i debiti sembrano non avere fine. Poi avviene l'incredibile, l'opportunità che non si deve lasciar passare e che taluni aspettano anche per tutta la vita: Livia, una facoltosa cliente di Teresa che sta per trasferirsi in Somalia, da non molto diventata colonia italiana sotto il Fascismo, le propone di diventare la sua parrucchiera personale; laggiù potrà trovare molte altre clienti tra le annoiate mogli dei militari di stanza a Mogadiscio. Dopo molteplici titubanze, la donna accetta: partirà per l'Africa. E con questa scelta le si apriranno le porte su una vita che in Italia non avrebbe potuto neppure sognare. Attraverso parole e lettere che ella scrive alla famiglia ripercorriamo un periodo tristissimo della storia dell'Italia e del mondo, quello della Seconda Guerra Mondiale, attraverso gli occhi distaccati (ma non troppo) di un'italiana, il cui cuore è irrimediabilmente diviso tra la propria terra natìa, dilaniata da fame e bombe, abbandonata per necessità, e quella calda e accogliente che l'ha presa con sé come figlia.

Scrivere a proposito di questo racconto mi è difficile. Ho trovato la vicenda narrata piena di delicatezza. Il lavoro di ricerca dell'autrice è evidente, così come la passione e la partecipazione che l'hanno coinvolta e che è riuscita a trasmettere al lettore. La distanza da casa, l'ansia per i propri cari, l'incertezza di un futuro in una terra straniera piena di volti sconosciuti e "neri".
Forse sono di parte: i periodi storici bellico e prebellico mi hanno sempre interessato moltissimo, sia per la carica emotiva suscitata dai racconti dei nonni, sia per la ferocia incredibile di cui si è letto e studiato a scuola. I personaggi sono ben quadrati, la storia non perde il ritmo; pregevole, secondo me, l'inserimento del dialetto gallaratese, mai fuori tono nonostante l'ambientazione africana, così come la raccolta fotografica che mostra i veri protagonisti. Tutto è in armonia.

Con queste premesse è un peccato dover notare una certa disattenzione nella redazione e nella revisione del testo, che diventa quasi inaccettabile data la brevità del libro. Si va da errori di punteggiatura, dovuti perlopiù a distrazione, ad articoli e preposizioni che spariscono, a un grassetto che compare a metà di una parola, a nomi di persona che cambiano da una pagina a un'altra. Fino a errori storici che sarebbero meno evidenti se non si trattasse di un romanzo frutto di documentazione: per esempio citare la regina Elisabetta d'Inghilterra (se ne parla al presente, dunque, presumibilmente, ci si riferisce a Elisabetta II), negli anni Trenta, quando Elisabetta II è salita al trono nel 1952.
Alcuni inglesismi appaiono un po' troppo moderni (shock, feeling) per una donna che ha vissuto gli anni del secondo conflitto mondiale e che racconta in prima persona (il Fascismo aveva proibito l'uso di parole straniere; a molti oggetti d'uso comune fu cambiata la denominazione). A questo riguardo, l'autrice è stata disponibilissima e ha assicurato che molte di queste sviste sono state corrette nella seconda edizione: una notizia che mi ha fatto molto piacere, essendo il libro meritevole di attenzione.
Ho esordito asserendo la difficoltà trovata nello scrivere a proposito di questa chicca (mi sento di definirla così), che mi è sembrata lasciata in balìa dell'approssimazione. La notizia della seconda edizione riscatta la partenza.

Alessandra

15 novembre 2013

Malinverno di Fabio Lubrano [recensione]

Malinverno
di Fabio Lubrano

Pubblicazione: ottobre 2013
ISBN 978-88-89831-32-8
Zandegù Editore
Ebook a 4,99 euro
Sarebbe molto più semplice se la donna della mia vita fosse legata a me con un nastrino colorato, pensò Gianni, dovrei solo riavvolgerlo, con pazienza e tenacia, ma solo riavvolgerlo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, magari anno dopo anno, però sicuramente finirei per ritrovarmela davanti agli occhi.
Gianni è terrorizzato dall'idea di essere abbandonato. Nonostante sia arrivato indenne a 20 capodanni, i suoi genitori hanno deciso di trasferirsi in campagna. Quindi il suo incubo peggiore si avvera e si ritrova da solo, in una casa troppo vuota, a parlare con oggetti inanimati, che all'occorrenza si trasformano in personaggi dotati di vita propria, capaci di rispondere e provocare. Alla fine, sua madre è una donna "dall'aria paciosa, lenta e francamente anche un po' idiota", mentre i dialoghi con suo padre si limitano a "sommarie indagini sulla sua vita sessuale, che vengono sistematicamente gratificate con delle menzogne". Perché lui è diverso, anche dal suo amico Veleno, che lo costringe a uscire nel solito posto, il Chinasky, con l'obiettivo di entrare a far parte di quella mischia - composta dal 70% di persone - che alla sua età l'hanno già fatto. Veleno però usa un termine meno poetico, cioè timbrare innocenti "omissis" le quali evitano di farsi vedere nei posti in cui si va in coppia perché si vergognano.
Gianni, innocente, timido e sentimentale sopra ogni limite evita accuratamente di guardarle, perché se lo facesse, poi se ne innamorerebbe. La situazione sterza improvvisamente quando conosce la bellissima Venere, che dopo Silvia, la sua ex, è quella che considera la donna perfetta per lui. Sarà solo una tenera amicizia o l'amore della sua vita?

Una favola dal sapore dolceamaro, pungente, ma al tempo stesso delicata, ironica, bizzarra ... È ambientata a ridosso del periodo di Natale, dove la neve rende l'atmosfera ovattata e disincantata. Inoltre il protagonista rientra a pieno titolo tra i ragazzi più imbranati che ci sono, quello dove arrivi a pagina 80 e l'unica cosa che hai voglia di dirgli è: - Cavolo, ma falla poco lunga e baciala invece di perderti in elucubrazioni inutili! Lui, con la sua snervante, meticolosa e surreale analisi del mondo, complica in maniera ancora più esasperante un'esistenza priva di senso e di stimoli. Tuttavia non riesci a odiarlo, perché in lui rivedi la te ventenne, un po' impacciata, un po' complessata, un po' impaurita dalle relazioni con gli altri. D'altro canto è normale, nessuno t'insegna come vivere e quindi il fai da te è quasi un'azione istintiva e automatica. La ricercatezza del linguaggio [niente è lasciato al caso] e la trama narrativa composta anche da qualche colpo di scena, lo rendono a tratti accattivante, a tratti malinconico e ti spingono a voler arrivare fino in fondo con la speranza di rispecchiarti in quel lieto fine che ti sembra un atto dovuto.

Assolutamente consigliato!

Francesca

14 novembre 2013

Incontro con Dacia Maraini per la presentazione del libro "Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza"

Il 13 novembre presso La piazza dei libri in piazza della Repubblica a Firenze ha avuto luogo l'incontro con la scrittrice, poetessa e giornalista Dacia Maraini [premio Campiello nel 1990 con “La lunga vita di Marianna Ucrìa" e premio Strega nel 1999 con “Buio”], in occasione dell'uscita del suo nuovo lavoro dedicato a una santa evocata e dimenticata a più riprese nella Storia: Chiara di Assisi
La vicenda da cui scaturisce la narrazione è l'incontro con una moderna Chiara, una ragazza che la contatta via mail confessandole i propri dubbi riguardo a se stessa e il mondo che la circonda: ella non vive nell'agiatezza, è afflitta da tormenti interiori che sembrano non trovare nessuno sfogo verso l'esterno e tutto ciò ricade sul suo corpo, che la mette profondamente a disagio e le causa molti disturbi. Prendendo a pretesto letterario questo scambio di mail [rimarrà incerto se questo contatto è avvenuto davvero o meno] Dacia Maraini tratteggia per la ragazza dei nostri giorni il ritratto della sua omonima vissuta nel periodo più buio della storia occidentale, il Medioevo, e divenuta santa. Ne viene fuori una donna tenace, consapevole nonostante la giovane età [quando si è fatta suora Chiara di Assisi aveva solo diciotto anni e un matrimonio prossimo a venire]. “Era un'idealista” ha raccontato, non tanto per gli ideali in cui credeva ma per la “fedeltà alle idee che aveva scelto. In un paese, l'Italia, che non è mai stato idealista e ha sempre fatto poco per difendere le proprie idee, la sua disobbedienza silenziosa ha avuto una grande risonanza”. 
In positivo così come in negativo: dopo di lei, molti sono stati i conventi di Clarisse aperti in Italia e in Europa, eppure il papa resistette non poco alla sua predicazione della povertà e sia lei sia san Francesco rischiarono di essere additati come eretici. Il salotto letterario era, per l'occasione, gremito e la scrittrice non si è sottratta a nessuna domanda ringraziando il pubblico per l'interesse dimostratole. Attraverso un lungo botta e risposta, ci ha ricordato che, nei secoli, molte sono state le donne martiri e mistiche fatte sante e poi dimenticate. È stato con l'avvento di Costantino, forse, e con la decisione di fare della Chiesa una potenza militare oltre che politica che essa stessa è divenuta misogina, relegando le molte donne che avevano partecipato alla fede [e per essa erano anche state punite] nell'oblio. La stessa Chiara è da sempre associata a Francesco e spesso ne è come l'ombra: le venne infatti impedito dai dettami del papa di fare propaganda religiosa in giro per il mondo, cosa che non era proibita agli uomini. E dunque passò tutta la sua vita nel convento di san Damiano, lavorando alacremente, conducendo gli ultimi decenni a letto con le gambe paralizzate: una incredibile casualità, quasi a significare che senza poter diffondere la parola di Cristo per il mondo le gambe non le sarebbero più servite. Nel contesto storico medievale basato esclusivamente sulla proprietà, dove anche la Chiesa possedeva beni e ricchezza di ogni tipo come un qualunque altro feudo o ceto nobiliare, “il privilegio della povertà predicato da Chiara è non solo uno schiaffo morale alle corruzioni della classe ecclesiale ma anche una disobbedienza economica. Secondo i pensieri del suo mentore spirituale, san Francesco, tutti i beni materiali e immateriali appartengono a Dio e dunque a tutti: in questo senso l'elemosina è come un diritto”. Ma quando il papa si è trovato a dover scegliere se condannarli o appropriarsi della loro dottrina, ha preferito appropriarsene. 
Tutto questo è il frutto di una lunga documentazione, basata in gran parte sulle pochissime testimonianze dirette delle consorelle che hanno convissuto con Chiara e sull'epistolario lasciato dalla santa, nel quale racconta i propri sogni e difende le proprie idee. Su ammissione dell'Autrice stessa, quel che ne è nato è un connubio tra molti generi, un libro che possiede la scorrevolezza del romanzo arricchito dall'approfondimento tipico della saggistica.

Alessandra

11 novembre 2013

1Q84 di Haruki Murakami Libro III [recensione]

1Q84
di
Haruki Murakami 
Libro III
Ottobre-Dicembre


Editore: Einaudi
Traduzione: Giorgio Amitrano
Pagine: 400
ISBN: 9788806208295
Prezzo: € 18,50


Ogni sera, Aomame si prepara a osservare il parco di fronte all'abitazione dove è costretta a nascondersi per l'omicidio del Leader del Sakigake. Attende il ritorno di Tengo, perché sullo scivolo di quel giardino lo ha rivisto per un attimo dopo vent'anni: sdraiato, fissava il cielo. Forse anche lui sa della presenza delle due lune?
Le giornate si susseguono tutte uguali per lei: ginnastica, lettura di Alla ricerca del tempo perduto e attesa del suo grande amore. A spezzare la sicurezza di quella quotidianità, la comparsa di un esattore della NHK, venuto per riscuotere il canone: la chiama col nome della precedente inquilina e bussa con insistenza e violenza alla porta. Una trappola costruita dal Sakigake?
Tengo decide di recarsi al Paese dei gatti per stare vicino a suo padre, ormai prossimo alla morte. Ciò che lo spinge a trattenersi a lungo è qualcos'altro: proprio all'ospedale ha visto la crisalide d'aria con all'interno Aomame bambina e spera che possa riapparire per rispondere alle sue domande.
"Non le disse che una sera, al tramonto, la crisalide d'aria si era materializzata sul letto della stanza di suo padre. Non le disse che al suo interno c'era Aomame bambina che dormiva. Non le disse che la crisalide d'aria era uguale, fin nei minimi dettagli, a quella che lei aveva descritto nel romanzo. Non le disse nemmeno che sperava segretamente che apparisse ancora una volta davanti a lui".
Nel frattempo, Fukaeri alloggia nell'appartamento di Tengo: quando scopre che è sorvegliato, lo abbandona per tornare dal professor Ebisuno. Ushikawa, legato alla setta del Leader, è l'uomo misterioso che si nasconde nello stabile di Tengo: sta seguendo autonomamente una pista ed è venuto a conoscenza di diversi particolari e collegamenti che potrebbero essere utili al Sakigake. 

In questa terza parte si inserisce un terzo personaggio: Ushikawa, il "cattivo". In realtà non è così cattivo: descritto come insicuro, poco avvenente e investigatore per caso, dopo aver perso il suo lavoro all'ufficio legale. Con un solo sguardo, resta colpito nel profondo da Fukaeri. L'incontro con Tamaru, assistente della vecchia signora della villa di Azabu, sarà decisivo per lui, in quanto lo trasformerà in una sorta di portale per i Little People. 
"Così i sei Little People cominciarono a tessere una nuova crisalide d'aria. Questa volta, però, rimasero muti. Nessuno diede il tempo per accompagnare il lavoro. In silenzio, estraevano i fili dall'aria, strappavano i capelli dalla testa di Ushikawa e tessevano la nuova crisalide a un ritmo pacato e regolare. Nonostante la temperatura gelida della stanza, il fiato che usciva dalle loro bocche non era bianco. Se qualcuno avesse assistito alla scena, se ne sarebbe meravigliato. Oppure no, data la quantità di cose straordinarie che stavano accadendo". 
La protagonista del capitolo in questione è sicuramente l'attesa: quando si incontreranno Tengo e Aomame?Che cosa succederà? Saranno chiariti gli innumerevoli punti interrogativi?
Haruki Murakami racconta l'amore dei due protagonisti come un potere talmente forte da travalicare universi fuori dal tempo. Ma non si può ridurre 1Q84 a una banale storia d'amore: niente è lasciato al caso e ogni pagina riesce a catturare il lettore, con il giusto mix di tensione e sentimento.
Personalmente ho amato molto la figura dell'esattore della NHK che va a turbare le giornate di Aomame, Fukaeri e Ushikawa. Quante volte lo stesso Tengo si domanda se il padre riesca ad avere percezione di ciò che succede intorno a lui e se la sua coscienza vaghi per svolgere semplicemente il suo lavoro.

Non tutto può avere una spiegazione e ciò che fa l'autore è condurci per mano verso un mondo onirico, i cui personaggi sono delineati in maniera impeccabile. Immergetevi nell'universo di 1Q84, o, se preferite, nel Paese dei gatti, vedrete che non vi deluderà e, magari, ne tornerete cambiati!

Veronica

8 novembre 2013

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury [recensione]

FAHRENHEIT 451
di
Ray Bradbury

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Traduttore: G. Monicelli
Prezzo: 9,00 euro
"Avete mai visto quei cartelloni pubblicitari alti come grattacieli ai margini delle autostrade appena fuori città? Lo sapevate che una volta i cartelloni pubblicitari erano alti al massimo sei o sette metri? Ma poi le auto sono diventate così veloci che si è reso necessario dilatare la superficie riservata alla pubblicità, perché gli automobilisti avessero il tempo di leggerla, passando."
"No, non lo sapevo questo!" E Montag scoppiò bruscamente a ridere.
"Ma ci sono altre cose che io so e che voi non sapete! Per esempio, c'è della rugiada sull'erba la mattina presto."
A un tratto, Montag si accorse di non riuscire a ricordare se questo lo avesse mai saputo o no, e la cosa lo rese nervoso.
"E se guardate bene" ed ella indicò il cielo col mento "c'è un volto umano sulla luna."
Da gran tempo lui non guardava la luna.
Nel mondo di Fahrenheit 451 non c'è spazio per le emozioni raffinate, quelle che si sviluppano con la cultura, che in questo futuro non troppo lontano (immaginato nel 1951) non esiste. Esiste la routine, quel che si sa perché tutti lo sanno; il resto è pubblicità e incitamento a comperare. Altoparlanti accompagnano con motivetti e slogan allettanti i tragitti della metro, schermi grandi come pareti intere adornano le case della middle-class e il cittadino medio è percorso dalla bramosia di possedere per essere. La letteratura è questa qui, frasi da reclame. Quella vera invece è bandita e, come in una modernissima inquisizione, viene bruciata dal Corpo dei pompieri. Il titolo stesso si riferisce al grado di temperatura necessario per far bruciare la carta. Chiunque disobbedisca alla legge che ordina il disfacimento di ogni genere di libro viene arrestato o bruciato assieme alla propria letteratura: perché leggere è inutile; leggere disperde le energie; leggere è da sovversivi.
Montag è un pompiere, da sempre indottrinato e votato alla distruzione della letteratura. Eppure è appesantito da un malessere interiore che non riesce a inquadrare. Forse è la soverchiante pubblicità, gli incendi rituali a scapito di persone che lui reputa non aver fatto nulla di male. Un giorno s'imbatte in Clarissa, un'adolescente "un po' pazza": si sospetta che legga libri in seno alla famiglia. Si dice che esistano dei rifugiati impegnati nel mantenere vivo il ricordo di testi letti in gioventù: che lei sia una di loro? E così anche tra le mani incerte di Montag capita un'opera e con essa un quesito che lo dilania: distruggerla e rispettare la legge oppure leggerla e seguire il proprio cuore?
"Sua moglie distesa sul letto, scoperta e infreddolita, come un cadavere esposto sul coperchio d'una tomba, gli occhi fissati al soffitto mediante invisibili fili d'acciaio, immobili. E nelle orecchie le minuscole conchiglie, i due tubetti radioriceventi inseriti bene dentro, e un oceano elettronico di suoni, di musica, di parole, di musica e parole, che veniva, veniva a sbattere sulla spiaggia della sua mente insonne. [...] Ogni notte le onde arrivavano a prenderla e a portarla sul loro immenso riflusso sonoro, spingendola galleggiante sulla marea, a occhi aperti, verso il mattino. Non c'era stata notte da due anni a questa parte che Mildred non fosse andata alla deriva su quel mare, non vi fosse felicemente sprofondata".
La non comunicazione fra individui (che per l'autore sarebbe seguita al consumismo massivo in cui si muovevano gli Stati Uniti d'America nel dopoguerra) è l'altro tema cardine del romanzo, oltre alla soppressione dell'opinione personale e del dissenso a opera del governo capitalista: questioni sviluppate persino in anticipo rispetto alla Storia, la quale colloca il cosiddetto consumismo tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta.
Ho amato e amo molto questo testo, sia per il modo in cui è scritto sia per l'argomento. Lo consiglio a coloro che vogliono avvicinarsi al mondo fantascientifico, in quanto racchiude molte cose che un lettore apprezzerebbe: scrittura semplice e non scialba, evocativa e nessuna prolissità (come, ahimé, purtroppo si concede talvolta 1984 di George Orwell). Da non dimenticare che è un libro che parla di libri: personalmente, da amante della lettura e dei suoi meccanismi, ne sono rimasta estremamente coinvolta.
Come molta fantascienza di quegli anni (ma non solo) il messaggio Farhenheit 451 è essenzialmente un monito, un suggerimento a fare attenzione a quel che si fa e a quel che ci fanno fare: un esercizio al ragionamento che non fa mai male.

Alessandra

7 novembre 2013

Masterpiece: A partire dal 17 novembre su Raitre in seconda serata!

Questa mattina, mentre ero su twitter, ho letto la notizia che "finalmente" partirà Mastepiece. Per essere ancora più precisi, verrà trasmesso dal 17 novembre su Raitre, in seconda serata.
A quanto pare, se qualche mese fa sembrava di essere vittime di uno scherzo di cattivo gusto, adesso è tutto più concreto, consistente e tu devi solo prenderne atto.
Il programma, nato dalla passione per la letteratura e dalla voglia di coniugare cultura e intrattenimento, ha l’obiettivo di scovare nuovi talenti in campo letterario. Quasi cinquemila dattiloscritti arrivati in redazione, oltre settecentomila pagine lette, centinaia di persone provinate: tra questi numeri si nasconde il vincitore e nuova promessa letteraria italiana.
Il programma si articolerà in due parti:
  • la prima, composta da sei puntate in seconda serata  e si concentra sulle selezioni degli aspiranti scrittori che, per avere la possibilità di accedere alla fase successiva, dovranno superare una serie di prove legate all’universo della scrittura. Al termine di ogni puntata la giuria, formata da noti scrittori - Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo, Taye Selasi - ed esperti del mondo editoriale, ha il compito di valutare i concorrenti e proclamare un vincitore che accede alla seconda parte del programma. A questi sei aspiranti scrittori selezionati si aggiungerà un altro gruppo.
  • La seconda fase, in onda da febbraio 2014, vede i concorrenti finalisti contendersi la vittoria tra sfide sempre più avvincenti.
Ogni settimana, inoltre, saranno presenti in studio, ospiti del mondo letterario. Aspetto decisamente interessante, perché in questo modo scopriremo e cercheremo di capire meglio chi si schiererà a favore e chi avrà i suoi cinque minuti di gloria perché si rifiuterà di partecipare. Il vincitore si aggiudicherà un contratto e la pubblicazione del proprio romanzo con la casa editrice Bompiani [la stessa che ha pubblicato Coelho, per intenderci] con una tiratura iniziale di 100 mila copie e una partecipazione alla prossima edizione del Salone del Libro di Torino.

So che l'articolo può sembrare velatamente polemico [e forse lo è], ammetto che - dopo tanto scalpore - sono curiosa, ma anche consapevole che abbiamo tra le mani una patata bollente che brucia, dobbiamo quindi cercare di maneggiarla con molta cura perché:
- O Masterpiece decreterà ancora di più la rovina di una situazione di per se già abbastanza critica. Ricordiamoci che il nostro paese sta attraversando una fase di decadimento culturale evidente e sotto gli occhi di chiunque, dove i lettori forti fanno parte di quella fascia di giovani che non hanno ancora raggiunto la maggiore età e consideriamo un libro come "50 sfumature di ..." un capolavoro letterario.
- O Masterpiece appassionerà così tanta gente da riportarli sulla retta via, a convincerli a comprare libri, a rivitalizzare un mercato in crisi, che sta portando molte case editrici alla chiusura certa. E noi questo, non possiamo permetterlo.

Da cosa dipende? Da come sarà strutturato il programma e dal livello di spettacolarizzazione di cui sarà vittima. 

Io aspetto a condannarlo o elogiarlo ... Prima di tutto, voglio vederlo!

E voi? Cosa ne pensate?


[le notizie sono state prese dal sito ufficiale del programma]

4 novembre 2013

Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio [Recensione]

Il bordo vertiginoso delle cose
di Gianrico Carofiglio

Rizzoli editore
Collana La Scala
pag.320
18,50 euro
ISBN: 17068581
uscito a ottobre 2013

Succede così, navighi su internet e scopri per caso che esce il nuovo libro di Gianrico Carofiglio ... Lo aspetti con ansia. Vuoi che quella data arrivi in fretta. Vai a cercare tutte le notizie possibili che lo riguardano. Leggi la trama. Sai che ti piacerà a prescindere. O forse vuoi che ti piaccia a prescindere. Finalmente lo hai tra le mani e cerchi dei compromessi con le tue aspettative, in questo caso, troppo alte per essere deluse.
Mi ricordo ancora il momento esatto in cui mi sono ritrovata davanti agli occhi il mio scrittore preferito. Lui era solo, dopo un incontro al Salone del libro, e io ero intimidita ... Non so come e dove ho trovato il coraggio di andargli vicino. In quel momento la testa girava a duemila e la bocca non riusciva ad aprirsi. La banalità del mio essere si è rivelata nel momento esatto in cui gli ho detto "ho letto tutti i tuoi libri". Quando vuoi apparire intelligente, stai sicura che i tuoi buoni propositi andranno a ... Insomma avete capito. Ma smettiamola di divagare. 

Enrico Vallesi è un adolescente un po' anomalo, nel senso che è diverso dagli altri. Ama scrivere, punto. Il resto è un accessorio alla sua vita priva di ulteriori stimoli. La situazione cambia quando conosce Salvatore, un suo compagno di classe di liceo, bocciato due volte, militante e invischiato in chissà quali giri strani. Un giorno, mentre gioca a calcio con i suoi compagni scoppia una rissa e quest'ultimo, insieme a un altro suo amico, li difende. Ecco il ragazzo gli insegnerà a salvaguardarsi dai bulli e l'arte del fare a botte. Adesso facciamo un salto di 30 anni. Il protagonista è sempre lui, nei panni di uno scrittore in crisi. Una mattina, mentre legge il giornale, scopre che proprio Salvatore è stato ucciso durante una rapina a mano armata. Questo lo riporta inevitabilmente, oltre che al passato, a ritornare a Bari, la sua città, quella dalla quale è scappato.

Enrico si ritrova quindi a fare i conti con questo perenne stato di non lucidità, sospeso in una dimensione priva di consistenza e di obbiettivi, dove non riesce ad andare oltre, in quel torpore in cui le cose hanno un bordo vertiginoso e cadere nel nulla è molto facile ... Proprio la condizione in cui non vorresti ritrovarti mai, se proprio dobbiamo dirla tutta.
Interessante questo uso del TU, che lo scrittore stesso ha deciso di adottare, rendendo la storia ancora più coinvolgente in questo suo viaggio fra passato e presente, alla ricerca di un se smarrito e bisognoso di darsi un senso per poter andare oltre. Uno stile inconfondibile, il suo. Ma ci riuscirà nel suo obbiettivo? Si salverà? Quando arrivi alla fine della storia, una domanda sorge spontanea: e dopo, cosa succede? Ecco, questo quesito mi tormenterà per i prossimi mesi.

Assolutamente consigliato.

Francesca

2 novembre 2013

La Storia Infinita di Michael Ende [recensione]

LA STORIA INFINITA
di 
Michael Ende

Uyulala, l'oracolo del Sud, canta:
"Solo d'un libro siamo i personaggi/facciamo ciò per cui ci hanno inventato/e tra noi non può re, non possono saggi/far sì che il male venga allontanato./Siamo figure e sogni di una storia,/solo così possiam essere e siamo,/non abbiamo passato né memoria,/creare il nuovo noi non lo possiamo".
Bastiano è insicuro, deriso dai compagni di scuola, non è bello, non eccelle in niente. Tranne inventare storie. Passa il suo tempo a immaginare avventure fantastiche e mondi lontani, senza smettere mai. In un giorno di pioggia battente, inseguito dai compagni, si rifugia in una libreria. Sul bancone del negozio, tra pile e pile di libri, ne campeggia uno bellissimo, d'aspetto prezioso. Sulla copertina vi è scritto La Storia Infinita. E cosa c'è di meglio per lui se non una storia che non ha fine? 
Comincia in questo modo la doppia avventura di Bastiano e Atreiu, giovane cacciatore di Fantàsia di cui si narra tra quelle pagine, partito alla Grande Ricerca per salvare l'Infanta Imperatrice dal male oscuro che affligge lei e l'intero paese. 
Pagina dopo pagina, Bastiano si immerge (e noi con lui) tra i moltissimi personaggi, vivendone le paure, le gioie, le vittorie e le sconfitte. Eppure c'è qualcosa di misterioso in quel libro, che talvolta sembra parlare proprio di lui, e un sospetto si insinua: e se i suoi protagonisti fossero in grado di udirlo al di là delle pagine? 
La sua mente così florida (e derisa) sarà il biglietto d'ingresso per una straordinaria avventura, nonché unica moneta di scambio in un mondo in declino.
"Tutto quello che accade tu lo scrivi" dice l'Infanta Imperatrice in un momento di profonda incertezza al Vecchio della Montagna Vagante, l'unica altra creatura che ha in sé il potere della Creazione oltre a lei. "Tutto ciò che io scrivo accade" è la risposta.

Nel romanzo tutto è doppio a partire dalla trama: doppia avventura, storia dentro la storia. Quel che Hermann Hesse fa dire al suo Siddharta, e cioè "di ogni verità anche il contrario è vero", nel Paese di Fantàsia assume un aspetto più che concreto: e così d'ogni bruttura c'è il riscatto, d'ogni vecchio vi è la controparte giovane, per coloro a cui manca il coraggio esiste chi ce l'ha. E di conseguenza due sono i personaggi che girovagano per il Paese alla Grande Ricerca (lo stesso Atreiu e il fido Fùcur, il Drago della Fortuna); due diventano pure i grandi protagonisti quasi speculari tra loro: Bastiano e Atreiu; due sono persino le Storie Infinite: quella tra le mani di Bastiano e quella che noi lettori stiamo sfogliando. Tutto è in equilibrio e ogni cosa necessaria per rendere reale il suo opposto.

Quello di Ende è un libro che parla di libri, difficile da classificare trovandosi a metà strada tra il romanzo di formazione e le storie delle Mille e una notte narrate per fuggire, per guadagnare tempo e, alla fine di tutto, per il solo desiderio di raccontare. Tutto è pervaso da quello stupore che si prova durante l'infanzia nel momento in cui costruiamo la nostra fantasia, che ci appare così vera. Fantasie che col tempo si dimenticano; ogni crescita ha un prezzo, un qualcosa che viene perduto: quale vivida illusione abbiamo dimenticato noi, per fare ingresso nel mondo degli adulti? 
È stato forse erroneamente considerato un romanzo solo per bambini o giovani ragazzi, ma è difficile che lo sia. Io stessa l'ho iniziato e abbandonato molte volte e l'ho ripreso solo ora che sono adulta. È un libro universale, come pochi ce ne sono.
Il film che ne è stato tratto è un classico del cinema fantastico e, a oggi, è forse più difficile trovare qualcuno che non lo abbia visto almeno una volta. Rimane una pellicola fedele, anche se per la verità è manchevole di più della metà delle vicende. 
Così come la versione cinematografica, anche quella di carta sembra essere un po' caduta nel dimenticatoio e me ne rammarico: scorrendo le dita sugli scaffali delle librerie, tra i romanzi da bambini e da ragazzi, si trovano libri dalle copertine sgargianti e pieni di sfide da superare sempre e solo con lo scontro diretto, col combattimento in cui uno dei due sfidanti dovrà soccombere. Oppure libri dallo stile tanto semplice da parere amorfo e dalle trame fin troppo retoriche. Un peccato che stia passando da anni ormai l'idea che i bambini, a causa della loro giovane età, siano incapaci di capire cose che solo apparenza sono più grandi di loro.

Alessandra

1 novembre 2013

Incontro con lo scrittore Nicolai Lilin

INCONTRO CON NICOLAI LILIN 
"LA MIA SIBERIA. UNA TERRA AI CONFINI E AL CENTRO DELL'UNIVERSO"

Martedì 29 ottobre si è svolto l'incontro con Nicolai Lilin, autore di Educazione Siberiana (2009), Caduta libera (2010), Il respiro del buio (2011), Storie sulla pelle (2012), approfittando della mostra dedicata all'avanguardia russa e siberiana e all'influenza dell'oriente su queste culture, visitabile a Palazzo Strozzi fino al 19 gennaio 2014. 
Collegandosi alle tematiche principali dell'esposizione, attraverso anche una serie di slide, lo scrittore ha raccontato cos'è per lui la Siberia, quell'enorme regione che si estende a est, dai monti Urali alla Mongolia, fino all'Oceano Pacifico. Una terra divisa, abitata da più di cento popoli nativi siberiani in contrasto con i conquistatori russi, ma unita da quell'elemento che domina la vista e gli uomini: la neve.
"La Siberia è una terra dove le culture si plasmano in una realtà, in un non-luogo, fuori dal tempo. Ciò che può darti sicurezza in un territorio talmente sconfinato è la presenza di altri uomini".
Quel che emerge dalle parole di Lilin è il profondo rispetto atavico della cultura siberiana nei confronti della natura, diverso dal riguardo meramente ambientale tipico delle nazioni europee: nella steppa i dominatori non sono gli uomini, bensì la terra con i suoi innumerevoli abitanti, emanazioni spirituali e rappresentanti, come appunto la neve, il vento, il gufo o l'orso. Quest'ultimo, prima che gli occidentali riuscissero a distruggere tutte le culture tradizionali, era visto come padre, fratello, figlio, amico da tutti i popoli della dimensione uralo-altaica, compresi i siberiani:
"Tradizionalmente, tutti gli uomini siberiani si riconoscevano nell'orso".
La Siberia è descritta dallo scrittore come un territorio "fuori dal tempo e fantasmagorico" con quei peculiari innesti industriali che si stagliano nella neve come "robot addormentati". Nel suo romanzo Educazione Siberiana (recensione qui) sottolinea quali sono stati i suoi intenti principali relativi all'ambientazione: oltre a scrivere un testo che narra della propria famiglia, ha cercato di creare sulla carta l'idea di non-luogo.
L'esistenza in questa terra è una continua ricerca di qualcosa, come nell'arte, soprattutto quella in questione; una ricerca che va dal cibo, all'autoaffermazione nei confronti degli invasori occidentali, fino al contatto con la natura.

Una parte dell'incontro si è concentrata sul tatuaggio, oggetto di attenzione nel libro Storie sulla pelle:
"Il tatuaggio non è solo un modo di raccontare se stessi: è una forma rituale e religiosa".
Due modalità sono state descritte: il tatuaggio con le lische di pesce, il cui tratto è quasi chirurgico e dà risultati perfetti e meno dolorosi, proprio perché penetra nella giusta profondità; il tatuaggio di ferro, più profondo, senza però superare i 3,5 mm.

Il pubblico è riuscito a sentirsi piacevolmente coinvolto dall'incontro, soprattutto perché dalle parole stesse dell'oratore, arricchite da divertenti aneddoti legati all'infanzia, si è potuto evincere un amore profondo per la propria terra, segnata suo malgrado dall'incapacità dei politici di comprenderne vastità e potenzialità. I suoi discorsi hanno tramesso fino in fondo una grande amarezza colma di dignità. 
Nonostante la fama conquistata negli ultimi anni, Lilin mantiene i piedi per terra e procede letteralmente a braccio, come ha fatto anche durante l'incontro aiutato da una scaletta appuntata su un fogliettino casuale, raccontando semplicemente la storia della Siberia, dagli occhi di chi l'ha vissuta.

Alessandra e Veronica