8 novembre 2013

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury [recensione]

FAHRENHEIT 451
di
Ray Bradbury

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Traduttore: G. Monicelli
Prezzo: 9,00 euro
"Avete mai visto quei cartelloni pubblicitari alti come grattacieli ai margini delle autostrade appena fuori città? Lo sapevate che una volta i cartelloni pubblicitari erano alti al massimo sei o sette metri? Ma poi le auto sono diventate così veloci che si è reso necessario dilatare la superficie riservata alla pubblicità, perché gli automobilisti avessero il tempo di leggerla, passando."
"No, non lo sapevo questo!" E Montag scoppiò bruscamente a ridere.
"Ma ci sono altre cose che io so e che voi non sapete! Per esempio, c'è della rugiada sull'erba la mattina presto."
A un tratto, Montag si accorse di non riuscire a ricordare se questo lo avesse mai saputo o no, e la cosa lo rese nervoso.
"E se guardate bene" ed ella indicò il cielo col mento "c'è un volto umano sulla luna."
Da gran tempo lui non guardava la luna.
Nel mondo di Fahrenheit 451 non c'è spazio per le emozioni raffinate, quelle che si sviluppano con la cultura, che in questo futuro non troppo lontano (immaginato nel 1951) non esiste. Esiste la routine, quel che si sa perché tutti lo sanno; il resto è pubblicità e incitamento a comperare. Altoparlanti accompagnano con motivetti e slogan allettanti i tragitti della metro, schermi grandi come pareti intere adornano le case della middle-class e il cittadino medio è percorso dalla bramosia di possedere per essere. La letteratura è questa qui, frasi da reclame. Quella vera invece è bandita e, come in una modernissima inquisizione, viene bruciata dal Corpo dei pompieri. Il titolo stesso si riferisce al grado di temperatura necessario per far bruciare la carta. Chiunque disobbedisca alla legge che ordina il disfacimento di ogni genere di libro viene arrestato o bruciato assieme alla propria letteratura: perché leggere è inutile; leggere disperde le energie; leggere è da sovversivi.
Montag è un pompiere, da sempre indottrinato e votato alla distruzione della letteratura. Eppure è appesantito da un malessere interiore che non riesce a inquadrare. Forse è la soverchiante pubblicità, gli incendi rituali a scapito di persone che lui reputa non aver fatto nulla di male. Un giorno s'imbatte in Clarissa, un'adolescente "un po' pazza": si sospetta che legga libri in seno alla famiglia. Si dice che esistano dei rifugiati impegnati nel mantenere vivo il ricordo di testi letti in gioventù: che lei sia una di loro? E così anche tra le mani incerte di Montag capita un'opera e con essa un quesito che lo dilania: distruggerla e rispettare la legge oppure leggerla e seguire il proprio cuore?
"Sua moglie distesa sul letto, scoperta e infreddolita, come un cadavere esposto sul coperchio d'una tomba, gli occhi fissati al soffitto mediante invisibili fili d'acciaio, immobili. E nelle orecchie le minuscole conchiglie, i due tubetti radioriceventi inseriti bene dentro, e un oceano elettronico di suoni, di musica, di parole, di musica e parole, che veniva, veniva a sbattere sulla spiaggia della sua mente insonne. [...] Ogni notte le onde arrivavano a prenderla e a portarla sul loro immenso riflusso sonoro, spingendola galleggiante sulla marea, a occhi aperti, verso il mattino. Non c'era stata notte da due anni a questa parte che Mildred non fosse andata alla deriva su quel mare, non vi fosse felicemente sprofondata".
La non comunicazione fra individui (che per l'autore sarebbe seguita al consumismo massivo in cui si muovevano gli Stati Uniti d'America nel dopoguerra) è l'altro tema cardine del romanzo, oltre alla soppressione dell'opinione personale e del dissenso a opera del governo capitalista: questioni sviluppate persino in anticipo rispetto alla Storia, la quale colloca il cosiddetto consumismo tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta.
Ho amato e amo molto questo testo, sia per il modo in cui è scritto sia per l'argomento. Lo consiglio a coloro che vogliono avvicinarsi al mondo fantascientifico, in quanto racchiude molte cose che un lettore apprezzerebbe: scrittura semplice e non scialba, evocativa e nessuna prolissità (come, ahimé, purtroppo si concede talvolta 1984 di George Orwell). Da non dimenticare che è un libro che parla di libri: personalmente, da amante della lettura e dei suoi meccanismi, ne sono rimasta estremamente coinvolta.
Come molta fantascienza di quegli anni (ma non solo) il messaggio Farhenheit 451 è essenzialmente un monito, un suggerimento a fare attenzione a quel che si fa e a quel che ci fanno fare: un esercizio al ragionamento che non fa mai male.

Alessandra

6 commenti:

  1. Ricordo due stupendi libri ( ed un grande film) di Ray Bradbury : Fahrenheit 451 e Cronache Marziane.
    Se i libri non sono stati soppiantati, lo dobbiamo anche a lui.

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    1. "Cronache marziane" ce l'ho sul comodino tra i libri di prossima lettura!
      Ho visto il film di Truffaut "Fahrenheit 451" e mi è sembrato fedele (per quanto può esserlo un film nei confronti del suo originale cartaceo). Sicuramente hai ragione: se le trasposizioni che ne vengono fatte sono curate, non possono che far bene alla diffusione dell'opera stessa! Anche se alle volte si può finire per vedere il film, senza degnarsi mai di leggere il libro...

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  2. Non l'ho ancora letto questo libro...lo inserisco subito nei "da leggere"!

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  3. Ho letto "Fahrenheit 451" alcuni anni fa rimanendo affascinata dalle figure degli uomini-libro e donne-libro. La lettura ci rende liberi e la libertà dona il potere di poter scegliere ragionando in modo autonomo senza esser pilotati da nessuno. Lunga vita ai libri!

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  4. Eh, veramente un gran libro, forse quello che più mi è piaciuto tra i romanzi distopici nel periodo intorno alla seconda guerra mondiale (anche se questo in effetti è stato scritto tardino lo metto lì, sicuramente rispetto agli altri si sente meno la guerra e molto il maccartismo).
    La cosa a mio parere più inquietante del libro è il ruolo della televisione in un regime democratico o pseudo-democratico, e di come qui basti una sovraesposizione a questa per controllare la popolazione; veramente troppo facile un parallelo con il mondo reale (specie in Italia dopo un ventennio in cui, senza dare giudizi politici di alcun tipo, il possesso delle reti televisive ha influenzato pesantemente il consenso elettorale).
    Un'altra cosa particolare di questo libro è il fatto che usa una fantascienza molto soft. A Bradbury interessa solo mandare un messaggio, e non la ricerca della verosomiglianza: a partire dal titolo (451°F è una temperatura precisa stabilita arbitrariamente all'interno di un certo range, il libro avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi Fahrenheit 537), probabilmente perchè così l'opera è in grado di astrarsi da un particolare periodo storico. Il libro, la cui importanza è il fulcro del romanzo, è dai tempi delle prime stampe sempre uguale nella sostanza agli occhi del lettore. Non c'è il bisogno di pensare "al libro nel 1984 o nel 2112" (il povero Bradbury non poteva certo immaginarsi dei roghi di ebook!), il che rende possibile ambientare il romanzo in una realtà senza tempo (non credo che ci siano neanche telecomandi, ma mi potrei sbagliare), resa peraltro benissimo nel film. Insomma, il bello è che F451 a differenza dei suoi illustri "colleghi" è poco fantascienza e molto meta-libro. E poi il finale è bellissimo.

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  5. Il dettaglio della televisione e dell'invadenza dei media è tra i più angosciosi del romanzo, anche perché così verosimile e incredibilmente attuale. Forse anche più inquietante della soppressione dell'opinione personale a opera delle "autorità". Un sovraccarico di stimoli (sterili) che conducono a un distaccamento dalla realtà (il personaggio della moglie, in questo senso, è esemplare).
    E sono d'accordo con te: è un romanzo di fantascienza, senza troppa fantascienza. Per introdursi al genere non è un cattivo punto di partenza.
    Sono contenta che questa recensione ti sia piaciuta!

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