1 novembre 2013

Incontro con lo scrittore Nicolai Lilin

INCONTRO CON NICOLAI LILIN 
"LA MIA SIBERIA. UNA TERRA AI CONFINI E AL CENTRO DELL'UNIVERSO"

Martedì 29 ottobre si è svolto l'incontro con Nicolai Lilin, autore di Educazione Siberiana (2009), Caduta libera (2010), Il respiro del buio (2011), Storie sulla pelle (2012), approfittando della mostra dedicata all'avanguardia russa e siberiana e all'influenza dell'oriente su queste culture, visitabile a Palazzo Strozzi fino al 19 gennaio 2014. 
Collegandosi alle tematiche principali dell'esposizione, attraverso anche una serie di slide, lo scrittore ha raccontato cos'è per lui la Siberia, quell'enorme regione che si estende a est, dai monti Urali alla Mongolia, fino all'Oceano Pacifico. Una terra divisa, abitata da più di cento popoli nativi siberiani in contrasto con i conquistatori russi, ma unita da quell'elemento che domina la vista e gli uomini: la neve.
"La Siberia è una terra dove le culture si plasmano in una realtà, in un non-luogo, fuori dal tempo. Ciò che può darti sicurezza in un territorio talmente sconfinato è la presenza di altri uomini".
Quel che emerge dalle parole di Lilin è il profondo rispetto atavico della cultura siberiana nei confronti della natura, diverso dal riguardo meramente ambientale tipico delle nazioni europee: nella steppa i dominatori non sono gli uomini, bensì la terra con i suoi innumerevoli abitanti, emanazioni spirituali e rappresentanti, come appunto la neve, il vento, il gufo o l'orso. Quest'ultimo, prima che gli occidentali riuscissero a distruggere tutte le culture tradizionali, era visto come padre, fratello, figlio, amico da tutti i popoli della dimensione uralo-altaica, compresi i siberiani:
"Tradizionalmente, tutti gli uomini siberiani si riconoscevano nell'orso".
La Siberia è descritta dallo scrittore come un territorio "fuori dal tempo e fantasmagorico" con quei peculiari innesti industriali che si stagliano nella neve come "robot addormentati". Nel suo romanzo Educazione Siberiana (recensione qui) sottolinea quali sono stati i suoi intenti principali relativi all'ambientazione: oltre a scrivere un testo che narra della propria famiglia, ha cercato di creare sulla carta l'idea di non-luogo.
L'esistenza in questa terra è una continua ricerca di qualcosa, come nell'arte, soprattutto quella in questione; una ricerca che va dal cibo, all'autoaffermazione nei confronti degli invasori occidentali, fino al contatto con la natura.

Una parte dell'incontro si è concentrata sul tatuaggio, oggetto di attenzione nel libro Storie sulla pelle:
"Il tatuaggio non è solo un modo di raccontare se stessi: è una forma rituale e religiosa".
Due modalità sono state descritte: il tatuaggio con le lische di pesce, il cui tratto è quasi chirurgico e dà risultati perfetti e meno dolorosi, proprio perché penetra nella giusta profondità; il tatuaggio di ferro, più profondo, senza però superare i 3,5 mm.

Il pubblico è riuscito a sentirsi piacevolmente coinvolto dall'incontro, soprattutto perché dalle parole stesse dell'oratore, arricchite da divertenti aneddoti legati all'infanzia, si è potuto evincere un amore profondo per la propria terra, segnata suo malgrado dall'incapacità dei politici di comprenderne vastità e potenzialità. I suoi discorsi hanno tramesso fino in fondo una grande amarezza colma di dignità. 
Nonostante la fama conquistata negli ultimi anni, Lilin mantiene i piedi per terra e procede letteralmente a braccio, come ha fatto anche durante l'incontro aiutato da una scaletta appuntata su un fogliettino casuale, raccontando semplicemente la storia della Siberia, dagli occhi di chi l'ha vissuta.

Alessandra e Veronica

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