2 novembre 2013

La Storia Infinita di Michael Ende [recensione]

LA STORIA INFINITA
di 
Michael Ende

Uyulala, l'oracolo del Sud, canta:
"Solo d'un libro siamo i personaggi/facciamo ciò per cui ci hanno inventato/e tra noi non può re, non possono saggi/far sì che il male venga allontanato./Siamo figure e sogni di una storia,/solo così possiam essere e siamo,/non abbiamo passato né memoria,/creare il nuovo noi non lo possiamo".
Bastiano è insicuro, deriso dai compagni di scuola, non è bello, non eccelle in niente. Tranne inventare storie. Passa il suo tempo a immaginare avventure fantastiche e mondi lontani, senza smettere mai. In un giorno di pioggia battente, inseguito dai compagni, si rifugia in una libreria. Sul bancone del negozio, tra pile e pile di libri, ne campeggia uno bellissimo, d'aspetto prezioso. Sulla copertina vi è scritto La Storia Infinita. E cosa c'è di meglio per lui se non una storia che non ha fine? 
Comincia in questo modo la doppia avventura di Bastiano e Atreiu, giovane cacciatore di Fantàsia di cui si narra tra quelle pagine, partito alla Grande Ricerca per salvare l'Infanta Imperatrice dal male oscuro che affligge lei e l'intero paese. 
Pagina dopo pagina, Bastiano si immerge (e noi con lui) tra i moltissimi personaggi, vivendone le paure, le gioie, le vittorie e le sconfitte. Eppure c'è qualcosa di misterioso in quel libro, che talvolta sembra parlare proprio di lui, e un sospetto si insinua: e se i suoi protagonisti fossero in grado di udirlo al di là delle pagine? 
La sua mente così florida (e derisa) sarà il biglietto d'ingresso per una straordinaria avventura, nonché unica moneta di scambio in un mondo in declino.
"Tutto quello che accade tu lo scrivi" dice l'Infanta Imperatrice in un momento di profonda incertezza al Vecchio della Montagna Vagante, l'unica altra creatura che ha in sé il potere della Creazione oltre a lei. "Tutto ciò che io scrivo accade" è la risposta.

Nel romanzo tutto è doppio a partire dalla trama: doppia avventura, storia dentro la storia. Quel che Hermann Hesse fa dire al suo Siddharta, e cioè "di ogni verità anche il contrario è vero", nel Paese di Fantàsia assume un aspetto più che concreto: e così d'ogni bruttura c'è il riscatto, d'ogni vecchio vi è la controparte giovane, per coloro a cui manca il coraggio esiste chi ce l'ha. E di conseguenza due sono i personaggi che girovagano per il Paese alla Grande Ricerca (lo stesso Atreiu e il fido Fùcur, il Drago della Fortuna); due diventano pure i grandi protagonisti quasi speculari tra loro: Bastiano e Atreiu; due sono persino le Storie Infinite: quella tra le mani di Bastiano e quella che noi lettori stiamo sfogliando. Tutto è in equilibrio e ogni cosa necessaria per rendere reale il suo opposto.

Quello di Ende è un libro che parla di libri, difficile da classificare trovandosi a metà strada tra il romanzo di formazione e le storie delle Mille e una notte narrate per fuggire, per guadagnare tempo e, alla fine di tutto, per il solo desiderio di raccontare. Tutto è pervaso da quello stupore che si prova durante l'infanzia nel momento in cui costruiamo la nostra fantasia, che ci appare così vera. Fantasie che col tempo si dimenticano; ogni crescita ha un prezzo, un qualcosa che viene perduto: quale vivida illusione abbiamo dimenticato noi, per fare ingresso nel mondo degli adulti? 
È stato forse erroneamente considerato un romanzo solo per bambini o giovani ragazzi, ma è difficile che lo sia. Io stessa l'ho iniziato e abbandonato molte volte e l'ho ripreso solo ora che sono adulta. È un libro universale, come pochi ce ne sono.
Il film che ne è stato tratto è un classico del cinema fantastico e, a oggi, è forse più difficile trovare qualcuno che non lo abbia visto almeno una volta. Rimane una pellicola fedele, anche se per la verità è manchevole di più della metà delle vicende. 
Così come la versione cinematografica, anche quella di carta sembra essere un po' caduta nel dimenticatoio e me ne rammarico: scorrendo le dita sugli scaffali delle librerie, tra i romanzi da bambini e da ragazzi, si trovano libri dalle copertine sgargianti e pieni di sfide da superare sempre e solo con lo scontro diretto, col combattimento in cui uno dei due sfidanti dovrà soccombere. Oppure libri dallo stile tanto semplice da parere amorfo e dalle trame fin troppo retoriche. Un peccato che stia passando da anni ormai l'idea che i bambini, a causa della loro giovane età, siano incapaci di capire cose che solo apparenza sono più grandi di loro.

Alessandra

3 commenti:

  1. Uno dei libri della mia infanzia... adoro!!!

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    1. Sono d'accordo! Un libro che secondo me va letto prima o poi, almeno una volta nella vita!

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    2. Io ho visto solo il film e mi ricordo che era la mia ossessione da quanto mi piaceva :)

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