15 novembre 2013

Malinverno di Fabio Lubrano [recensione]

Malinverno
di Fabio Lubrano

Pubblicazione: ottobre 2013
ISBN 978-88-89831-32-8
Zandegù Editore
Ebook a 4,99 euro
Sarebbe molto più semplice se la donna della mia vita fosse legata a me con un nastrino colorato, pensò Gianni, dovrei solo riavvolgerlo, con pazienza e tenacia, ma solo riavvolgerlo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, magari anno dopo anno, però sicuramente finirei per ritrovarmela davanti agli occhi.
Gianni è terrorizzato dall'idea di essere abbandonato. Nonostante sia arrivato indenne a 20 capodanni, i suoi genitori hanno deciso di trasferirsi in campagna. Quindi il suo incubo peggiore si avvera e si ritrova da solo, in una casa troppo vuota, a parlare con oggetti inanimati, che all'occorrenza si trasformano in personaggi dotati di vita propria, capaci di rispondere e provocare. Alla fine, sua madre è una donna "dall'aria paciosa, lenta e francamente anche un po' idiota", mentre i dialoghi con suo padre si limitano a "sommarie indagini sulla sua vita sessuale, che vengono sistematicamente gratificate con delle menzogne". Perché lui è diverso, anche dal suo amico Veleno, che lo costringe a uscire nel solito posto, il Chinasky, con l'obiettivo di entrare a far parte di quella mischia - composta dal 70% di persone - che alla sua età l'hanno già fatto. Veleno però usa un termine meno poetico, cioè timbrare innocenti "omissis" le quali evitano di farsi vedere nei posti in cui si va in coppia perché si vergognano.
Gianni, innocente, timido e sentimentale sopra ogni limite evita accuratamente di guardarle, perché se lo facesse, poi se ne innamorerebbe. La situazione sterza improvvisamente quando conosce la bellissima Venere, che dopo Silvia, la sua ex, è quella che considera la donna perfetta per lui. Sarà solo una tenera amicizia o l'amore della sua vita?

Una favola dal sapore dolceamaro, pungente, ma al tempo stesso delicata, ironica, bizzarra ... È ambientata a ridosso del periodo di Natale, dove la neve rende l'atmosfera ovattata e disincantata. Inoltre il protagonista rientra a pieno titolo tra i ragazzi più imbranati che ci sono, quello dove arrivi a pagina 80 e l'unica cosa che hai voglia di dirgli è: - Cavolo, ma falla poco lunga e baciala invece di perderti in elucubrazioni inutili! Lui, con la sua snervante, meticolosa e surreale analisi del mondo, complica in maniera ancora più esasperante un'esistenza priva di senso e di stimoli. Tuttavia non riesci a odiarlo, perché in lui rivedi la te ventenne, un po' impacciata, un po' complessata, un po' impaurita dalle relazioni con gli altri. D'altro canto è normale, nessuno t'insegna come vivere e quindi il fai da te è quasi un'azione istintiva e automatica. La ricercatezza del linguaggio [niente è lasciato al caso] e la trama narrativa composta anche da qualche colpo di scena, lo rendono a tratti accattivante, a tratti malinconico e ti spingono a voler arrivare fino in fondo con la speranza di rispecchiarti in quel lieto fine che ti sembra un atto dovuto.

Assolutamente consigliato!

Francesca

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