12 dicembre 2013

Felici i felici di Yasmina Reza [recensione]

Felici i felici
di Yasmina Reza

Traduzione di Maurizia Balmelli
Adelphi
pp. 163
€ 18,00
ISBN 9788845928260 2013

Ho conosciuto Yasmina Reza grazie a “Carnage” di Roman Polanski, trasposizione cinematografica di “Il dio del massacro”, opera teatrale della Reza. Quando ho letto dell’uscita del suo nuovo romanzo ho pensato “Va letto, subito”. E in effetti “Felici i felici” è uno di quei libri che non vorresti finisse. Vorresti sapere che succede fra l’infermiera e il figlio della paziente. Vorresti leggere altre osservazioni pungenti, tipo “Se fossi la regina del mondo proibirei le canzoni d’amore”, o “Ho subito scoperto che le piacevano i Black Eyed Peas e Zaz, la cantante. Una cosa del genere di solito mi smonta subito”. Perché sono vere. 

Ogni capitolo porta il titolo di uno dei protagonisti, ed è il racconto, fatto in prima persona dallo stesso protagonista, di uno specifico episodio. Pian piano si svela l’intreccio delle vite, delle loro interconnessioni, a volte molto vicine, altre tangenziali; scopri come cambiano i punti di vista, vedi come cambiano le persone in diverse situazioni. E non puoi fare a meno di pensare che questa è la vita, la tua vita. Con al centro la grande confusione su quella strana invenzione che è la “coppia” (e, di conseguenza, la “famiglia”), spazio dove si nascondono uomini-donne/mostro. Questo fluire è reso perfettamente anche nella forma usata per scrivere i capitoli-racconti: è un continuum di lettere e segni di interpunzione, non c’è mai un a capo, proprio come è il pensiero, un flusso continuo, che non si ferma mai (prosegue anche di notte, con i sogni). Non c’è un diverso livello di pensieri, è tutto superficiale; al massimo cambiano le interconnessioni fra i diversi pensieri, la logica che li unisce, ma non c'è un pensiero più profondo di un altro. Cambia solo la nostra capacità di percepire le interconnessioni. 

Per esempio: Robert Toscano è al supermercato, sta litigando con la moglie. Il litigio è un capolavoro, come può esserlo solo fra due persone che si frequentano da molti anni: si feriscono, poi però provano a smorzare, ma lui non può cedere, smorzano di nuovo, poi ancora è lei che non vuole fargliela passare liscia. In questa teoria di discorsi diretti e sue considerazioni, Robert nota cose apparentemente incongrue. A un certo si accorge di pensare a una coppia di loro amici, gli Hutner. Si chiede il perché, gli sembra un po’ insensato. Eppure un nesso c’è: da qualche tempo gli Hutner hanno preso a chiamarsi “tesoro”, a dirsi “stasera tesoro facciamoci una buona cenetta”. E Robert constata che il litigio che sta avendo con sua moglie non è poi diverso dal dirsi “stasera tesoro facciamoci una buona cenetta”. 

Non è certo un libro consolante, al contrario, è ruvido, forse urticante. Ma di fronte al quale, a essere sinceri, non puoi dire “Non è vero”.

Vittorio

3 commenti:

  1. Sembra molto interessante. Ho visto Carnage, mi ha entusiasmato. Non sapevo che fosse tratto da un romanzo di questa autrice.
    L'aggiungerò nella lista del 2014.

    RispondiElimina
  2. E' stata la prima volta che ho amato dei racconti!
    http://gynepraio.it/2014/05/09/sveltine-letterarie/#more-3886

    RispondiElimina