9 dicembre 2013

La prima moglie di Daphne Du Maurier [recensione]

La prima moglie 
di Daphne Du Maurier 

Mondadori Editore (edizioni Medusa) 
1941

All'inizio fu Daphne Du Maurier. Poi venne Hitchcock, il grande regista inglese, che traspose in pellicola il suo romanzo. Oggi, le due versioni sono difficilmente separabili, grazie anche alle atmosfere da sogno inquieto che ci ha regalato il regista.

La protagonista di questo noir angoscioso è una discreta e giovane dama di compagnia di un'americana ricca e snob; durante una delle lunghe e noiose vacanze della padrona - alle quali la ragazza, suo malgrado, ormai si è abituata - incontrano il signor de Winter, maturo proprietario terriero che ha di recente perduto la moglie. Egli è spiccio ma non privo di cortesia e presto la ragazza ne rimane infatuata. I sentimenti sono reciproci e, in preda dell'entusiasmo, i due si sposano e fanno rientro alla tenuta di Maxim [questo il suo nome]. Lei è umile e modesta, non abituata alla ricchezza, ma tutto sembra comunque perfetto, non fosse per la signora Danvers, la vecchia governante e un tempo dama di compagnia della defunta moglie di Maxim: la beneamata Rebecca di cui tutti vorrebbero parlare ma di cui nessuno può dir nulla.
In cima allo scalone c'era una figura nera ad aspettarmi; gli occhi infossati mi guardavano intensamente, dal bianco viso di teschio. [...] Io ero sola con la signora Danvers. Immobile, le mani giunte, senza abbandonarmi con gli occhi ella attese che io salissi gli ultimi gradini dell'ampia scalea.
Il passato difficilmente svanisce dalle quattro mura, dove tutto ricorda la prima moglie. E nonostante gli sforzi, il rapporto col marito si incrina: le fantasie della giovane si alimentano coi silenzi e gli echi della casa, suggerendo la sua insistente presenza ovunque, un fantasma personale che induce all'insanità mentale. Perché Maxim non vuole rivelare in che modo è scomparsa, diventando ogni giorno più intrattabile; e come mai la signora Danvers la odia così tanto da volerla mettere contro allo stesso marito dato che la donna ormai è morta? E su tutto impera Manderley, l'enorme tenuta familiare dei de Winter, col suo bosco primitivo e selvaggiamente fiorito e con quell'enorme scogliera che scende a picco sul mare in burrasca, dritto dalle finestre di casa. La ragazza è sola, contro un fantasma.
Riflettevo che non ero la prima a sprofondarmi in quella poltrona: altri c'era stato prima di me, che per certo aveva lasciato l'impronta della sua persona sui cuscini, sul bracciuolo, là dove avevo posto la mano. Un'altra aveva versato il caffè dalla medesima caffettiera d'argento, aveva recato la tazza alle labbra, s'era curvata sul cane, così come facevo io. Inconsciamente rabbrividii, come se qualcuno avesse aperto la porta dietro di me e una ventata fosse entrata nella stanza. Io sedevo nella poltrona di Rebecca, mi appoggiavo ai cuscini di Rebecca. E il cane che era venuto ad appoggiarmi la testa in grembo così aveva fatto per una vecchia abitudine, e perché ricordava che in passato ella soleva dargli lo zucchero.
Ho adorato il film di Hitchcock “Rebecca la prima moglie” e ancor di più il libro, ricco di molte sfumature in più e di tormenti intimi [come sovente è], che parte come un romanzo rosa e si evolve nel noir e nel giallo. La Du Maurier è stata una grande giallista e scrittrice “inquietante” e i suoi libri sono stati scelti molte volte dallo stesso regista per trasformarli in film. Il linguaggio non è moderno, ma quello pacato degli anni Quaranta, e se devo consigliarne la lettura la consiglio nelle edizioni più vecchie, per non perdere il sapore elegante della scrittura originaria.

Alessandra

5 commenti:

  1. lo corteggio da un po', devo prenderlo :)

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  2. Ho visto il film di Hitchcock: magnifico!! Prima o poi dovrò impossessarmi anche del romanzo!! ;)

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  3. Ne vale davvero la pena! Fateci sapere cosa ne pensate e, nel frattempo, buona lettura!

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  4. Bella recensione, mi hai convinto! Sarà il mio prossimo acquisto. :)

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  5. Anch'io ho adorato questo libro e mi ritrovo molto nella tua recensione, complimenti!

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