29 dicembre 2013

L'abbraccio perfetto di Kempes Astolfi [recensione]

L'abbraccio perfetto
di Kempes Astolfi

Casa Editrice: Prospettiva Editrice
228 pagine
ISBN: 978-88-7418-855-0
uscito a dicembre 2013

J è il classico genio chiuso in se stesso, numeri, pensieri e poche parole. Sa esprimersi solamente con la matematica e il mondo dei software. Quando la madre muore, il cordone ombelicale che li lega si spezza e lui finalmente si libera da quell'immobilità che lo costringe sia a non essere che a non agire. Ogni cosa dentro di lui cambia ancora di più, dopo aver incontrato per caso una ragazza in un bar e averci passato la serata insieme. L'attimo esatto in cui la invita in camera e si addormentano l'uno nelle braccia dell'altro con una naturalezza mai provata prima. E allora mi chiedo, può bastare un gesto a cambiare una vita intera? A scoprire una grande verità? A capire quello che conta veramente? A quanto pare sì... almeno per il protagonista.
Ripristino la fiducia, la voglia di credere in qualcosa di grande. Riparo la poesia che la gente dimentica di avere nel cuore. Aggiusto sentimenti come la vergogna, l’odio, lo stupore, l’orgoglio. Io fisso nella mente emozioni indelebili. Rimedio a confusione, crisi. Prima riparo tutto questo e poi regalo qualcosa che, chi mi incontra, non potrà dimenticare mai. In sostanza, regalo Speranza.
Regalare emozioni uniche e momentanee però, a un certo punto si ripercuote sulla sua stessa persona... Si ritrova con un blog dedicato a lui: l'uomo misterioso, che regala "l'abbraccio perfetto" per poi dileguarsi nel nulla, senza lasciare traccia. I media del mondo intero ne parlano. Le donne che hanno avuto la fortuna di incontrarlo lo cercano e fanno di tutto per scoprire chi è, cosa fa, perché. Una in particolare, l'arrivista Amanda Lisetti, giornalista alle prime armi, che oltre a lui, rincorre il successo sfrenato. Fino a quando le due cose si confondono e si fondono per arrivare a non sapere più nemmeno lei cosa vuole realmente, se l'amore o la carriera.

Una trama intrigante. Un uomo che fa del motto "il bene genera bene" la sua filosofia di vita ma che gli torna addosso come un boomerang che lo centra in pieno rendendolo - all'apparenza - impotente. Il problema è che non siamo abituati ai gesti disinteressati, fatti col semplice scopo di regalare scorci di felicità inaspettati, e quando li scopriamo, poi non vogliamo più rinunciarci. Ed è vero che noi, di questo tipo di persone non ce ne vogliamo liberare, anche se il sentimento che proviamo è univoco.

L'aspetto che più fa riflettere è il credere che dietro a un'azione, ci sia sempre un'intenzione. Spesso è così... J stupisce per il suo disinteresse. Una storia dolce-amara sotto tanti punti di vista. Soprattutto per ciò che scatena se inizi a ragionare sui vari aspetti che ti legano agli altri, le relazioni sociali, quelle più circoscritte, quelle con gli sconosciuti e il significato ancora più profondo dell'amare e dell'essere amati.
A volte a risolvere il male che ci portiamo dentro, basta un solo abbraccio, l'abbraccio perfetto.

Francesca

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