31 gennaio 2014

L'uomo in fuga di Stephen King [recensione]

L'UOMO IN FUGA
di
Stephen King

Editore: Sperlink & Kupfer
Collana: Pickwick
Traduzione: Delio Zinoni
Pagine: 240
ISBN: 9788868361198
Prezzo: € 9,90


L'uomo in fuga è un romanzo distopico, pubblicato nel 1982 con lo pseudonimo di Richard Bachman: ambientato in un futuro che, per attinenza con la situazione vissuta oggi, spaventa e fa riflettere non poco.
Una parte consistente della popolazione americana affronta la povertà, il ritorno di malattie che si pensavano sconfitte, l'incapacità di far fronte a bisogni primari, l'inquinamento atmosferico e un governo in grado di tenere sotto scacco le persone con la tri-vu. Che cosa trasmette la televisione con maggior frequenza? Tutta una serie di giochi più o meno violenti che, se portati in fondo, permettono di vincere soldi. 
Ben Richards ha perso il lavoro alla General Atomics, azienda responsabile della contaminazione dell'aria, ed è disperato per l'influenza della figlia e l'incapacità di acquistare le più semplici medicine per curarla. Decide così di partecipare alle selezioni per i giochi della tri-vu: viene scelto per il più difficile fra tutti, quello che non ha mai registrato un vincitore, L'uomo in fuga. Il concorrente, con a disposizione un bel gruzzolo di denaro, deve fuggire dalla polizia, dai cacciatori o da chiunque lo riconosca per trenta giorni. Ogni ora di sopravvivenza permette di guadagnare 100 dollari; la resistenza per l'intera durata del tempo, un miliardo.

Il romanzo si costituisce di 101 capitoli, i quali dettano un vero e proprio conto ala rovescia. La civiltà descritta è divisa in due gruppi: da una parte, coloro che non riescono a vivere in maniera dignitosa; dall'altra, i benestanti, con piena fiducia nel governo e disinteressati e terrorizzati dalla gente che non possiede niente. Il protagonista, nel corso del gioco, incontra persone che affrontano la sua stessa situazione di disperazione ogni giorno e altre che cominciano ad avere una qualche consapevolezza della realtà del mondo.
Ben Richards è un uomo psicologicamente demoralizzato, ma con ancora dentro di sé la forza per reagire e sovvertire le sorti che hanno condannato la famiglia a un'esistenza miserabile. Grande attenzione è dedicata all'ambientazione stessa, immaginata fino in fondo da Stephen King e che la rende vivida nella nostra mente, man mano che la lettura prosegue.
Molto controversi e a volte poco apprezzati i finali dei romanzi di King: questo mi è piaciuto molto e l'ho trovato una degna conclusione per un libro davvero avvincente e doloroso.

Veronica

30 gennaio 2014

L'inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender [Frasi]

L'inconfondibile tristezza della torta al limone
di Aimee Bender

Le lacrime costituiscono una minaccia solo quando si trovano in gruppo.
Joseph qualche volta mi veniva a cercare, allo stesso modo in cui il deserto fa sbocciare un fiore di tanto in tanto. Ci si abitua tanto alle sfumature del beige e del marrone e poi un papavero giallo come il sole salta fuori dalla pala di un fico d'india. Quanto mi piacevano quei momenti-fiore, come quando m'indicava la luna e Giove, ma erano rari, e non c'era mai da aspettarseli.
E papà, che cos'é? [...] 
E io? Domandai, speranzosa, per l'ultima volta.
Tu? Piccolina, tu sei... [...] 
Tu sei il vetro restituito dal mare, disse. 
Di quel bel verde. Piaci a tutti, e tutti ti vogliono portare a casa.
Il cibo consta di tutte quelle sostanze che sottoposte all'azione dello stomaco possono venire assimilate o trasformate in vita dalla digestione, e possono quindi rimediare alle perdite che il corpo umano subisce con il vivere. [Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto] 
Fondamentale, nel nostro bacio, per me, era stata la sua caratteristica di unicità, che mi ero chiarita già nel momento in cui stava accadendo: baciare George era un po' come rotolarsi nel caramello dopo aver passato anni a sopravvivere a base di spaghetti di riso.

27 gennaio 2014

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese [recensione]

THE WOLF OF WALL STREET

REGIA: Martin Scorsese
SCENEGGIATURA: Terence Winter
GENERE: Biografico
DURATA: 179 minuti
INTERPRETI: Leonardo Di Caprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Jean Dujardin, Kyle Chandler, Joanna Lumley.
USCITA NELLE SALE ITALIANE: giovedì 23 gennaio 2014

Jordan Belfort ha un sogno nel cassetto: diventare un broker miliardario. Viene iniziato al mestiere da Mark Hanna (Matthew McConaughey) che impartisce le due regole fondamentali per essere grande: masturbarsi due volte al giorno e strafarsi di coca. Il protagonista, inizialmente riluttante, si fa presto convincere e il 19 ottobre del 1897 varca le porte di Wall Street sicuro di sé. Il giorno è dei più sbagliati: il "lunedì nero" del crollo dei mercati, come non accadeva dal 1929. 
Spinto dalla moglie, trova lavoro presso una modesta società che vende azioni quotate pochissimo e che fruttano il cinquanta per cento di commissioni. Questa fortunata esperienza, lo porta ad aprire una società tutta sua, con l'aiuto di uno stravagante vicino di casa, Donnie Azoff (Jonah Hill): la Stratton Oakmont. Insieme, reclutano un gruppetto poco raccomandabile, dedito soprattutto allo spaccio di droga. Jordan insegna loro a truffare le persone e a guadagnare un sacco di soldi in tempi brevi.
Il successo dell'azienda non passa inosservato: l'agente dell'FBI Patrick Denham (Kyle Chandler) comincia a indagare proprio su Belfort.

Aspettative altissime per un film pregevole e sensazionale sotto molti punti di vista. Leonardo Di Caprio si cala perfettamente nei panni del personaggio e interpreta ogni situazione con vera disinvoltura. La mimica facciale è strabiliante: Jordan Belfort subisce due metamorfosi significative nel film e queste sono ben esternate. La parte che ho amato di più è stata la paralisi cerebrale che il protagonista deve affrontare dopo aver assunto un quantitativo eccessivo di pasticche scadute: quanto ho riso a vedere Di Caprio trascinarsi per terra fino alla macchina per fermare il suo socio, ignaro dei telefoni di casa sotto controllo.


La spalla, Jonah Hill è perfetta nei panni dello schizzoide drogato, in grado di far andare a rotoli qualsiasi situazione se non controllato.
E quanta droga scorre sin dall'inizio, di ogni genere... Gli effetti? Diventare grandiosi sul lavoro e sempre pronti a partecipare a orgie, tra un cliente e l'altro.
Il film è spinto, parecchio. Volgare: i 506 Fuck in tre ore di pellicola sono ormai cosa risapunta. L'irriverenza, la schiettezza, il sesso, la droga, le parolacce fanno del film un capolavoro indiscusso, che ricorda ancora una volta quanto sia incredibile come attore Leonardo Di Caprio.

Il messaggio del film? Non è sicuramente truffare è sbagliato, guarda queste povere persone che credono in te e investono i risparmi che hanno perché tu glielo chiedi. 
Il MESSAGGIO è: Jordan Belfort aveva un sogno nel cassetto, diventare miliardario a ogni costo. Ci è riuscito da solo, in perfetto stile self made man. E tante persone avrebbero voluto essere lui, diventare un vincente. Nonostante truffare sia illegale, perché non sentire cosa quest'uomo può insegnare, partecipando a un suo seminario?


Correte a vederlo e non siate troppo infastiditi dall'esplicitezza del film, perché è in assoluto il suo pregio: possiamo capire fino in fondo lo stile di vita di un uomo come Jordan Belfort.
Speriamo che sia la volta buona dell'Oscar a Leonardo Di Caprio, perché qui dimostra, ancora una volta, quanto si meriti il premio.

Veronica

"The Wolf of Wall Street" di Martin Scorsese [Film vs Libro]

Il 23 gennaio è uscito al cinema "The Wolf of  Wall Street" di Martin Scorsese che vede come protagonista Leonardo Di Caprio ed è tratto da una storia vera: La biografia di Jordan Belfort, in Italia è edito da Rizzoli
588 pagine - ISBN: 17020015 - 20 euro - pubblicato nel 2008
Pump & dump”: è così, pompando artificialmente il valore delle azioni per poi rivenderle a peso d’oro a compratori incauti, che Jordan Belfort ha fatto i suoi primi - e ultimi - miliardi. Per decisione dei giudici, il 50% di tutti i guadagni presenti e futuri di Belfort - compresi quelli che gli deriveranno dai diritti di questo libro - andrà alle vittime delle truffe da lui perpetrate. Bastano un materassino e un uomo al di sotto del metro e venti, possibilmente consenziente, per organizzare un torneo di “lancio del nano”, sport favorito dall’autore negli anni d’oro della Stratton Oakmont. Negli anni ‘90 Jordan Belfort ha guadagnato più soldi di quanti riuscisse a spenderne nelle sue leggendarie notti piene di coca, eccessi e puttane di lusso; più di quanti avesse mai osato sognarne ai tempi in cui vendeva carne e pesce nel Queens. Perché a Wall Street, cuore tachicardico della finanza mondiale, niente è impossibile, se sei giovane e affamato abbastanza. E nessuno ha più fame di Belfort, arruolato come semplice telefonista dalla società di brokeraggio LF Rothschild e subito contagiato dalla selvaggia ambizione dei giovani broker che “puzzano di successo lontano un miglio”. Geniale e spericolato, Belfort impara in un lampo l’ambigua arte di spostare mucchi di soldi e felicità, e giunge, nel giro di pochi anni, a fondare la sua società, la potentissima Stratton Oakmont, la “Disneyland dei broker”, dove il denaro si moltiplica senza controllo. Ma non bastano otto Ferrari, la villa più grande degli Hamptons, una moglie trofeo, l’elicottero personale pilotato in stato di ebbrezza, per farti padrone del mondo o, se è per questo, della tua vita. Dipendente da ventidue sostanze diverse, dalle orge, e dal vizio implacabile della grandezza, Belfort si prepara a una caduta più spettacolare persino della sua formidabile ascesa. Cattivo, sincero, irriverente, Il lupo di Wall Street è la travolgente storia vera del più grandioso e spudorato sogno americano degli ultimi decenni, simbolo di un sistema che esalta e corrompe.
CURIOSITà :
  • Questo è il quinto film di Leonardo Di Caprio insieme al regista Martin Scorsese, non ancora premio Oscar. Riuscirà questa volta a portarselo a casa? Le probabilità di vittoria sono alte [così dicono].  Lo sapremo il 2 di marzo. Personalmente ho trovato la sua interpretazione di una genialità disarmante dando sfoggio per l'ennesima volta della sua bravura. Ha saputo calarsi nei panni di una personaggio alquanto sopra le righe: Il racconto di un aspirante broker degli anni 90, che fa di tutto per diventare ricco, anche con metodi poco ortodossi. Ossessionato dal sesso, dalla droga e dal denaro. Convincente sotto ogni punto di vista, tanto da arrivare alla fine e non renderti conto dell'infinita durata del film: Quasi 3 ore.
  • Di Caprio è stato, oltre che il protagonista del film, anche il finanziatore principale. Senza il suo aiuto, non sarebbe stato girato.
  • Questa rappresentazione viene definita da Panorama.it "la fiera degli eccessi e una vera orgia cinematografica, di toni, luci, interpretazioni" e "L'avidità secondo Scorsese non sembra solo bella, ma addirittura meravigliosa. Che la frecciata del regista risieda proprio in questo? Per quanto sia facile dire che i soldi non fanno la felicità, in fondo siamo tutti ammaliati dalla ricchezza? Significativa è infatti la scena conclusiva, in cui una platea di persone comuni rimane concentrata e a bocca aperta di fronte alle tecniche di vendita insegnate da DiCaprio/Belfort, riciclatosi speaker motivazionale."
  • Jordan Belfort ha scontato oltre 22 mesi di pena per aver truffato i risparmiatori americani di svariati milioni di dollari. Infatti è stato condannato dalla giustizia a versare il 50% dei suoi guadagni in un fondo di compensazione per rimborsare le sue vittime. La Random House, cioè la casa editrice che ha pubblicato la sua storia gli ha sborsato un anticipo di un milione di dollari, aumentati poi grazie alla cessione dei diritti per questo film.
  • FILM VS LIBRO: Alcuni articoli testimoniano che Scorsese sia stato abbastanza coerente con la trama della storia. Altri invece criticano l'aver messo in luce solo alcuni aspetti di Wall Street e non quello che riguarda la parte delle persone che hanno perso i soldi investendo in borsa.

A breve su questo spazio la recensione 

Francesca

24 gennaio 2014

Le Belve di Don Winslow [recensione]

LE BELVE
di
DON WINSLOW


Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Alfredo Colitto
Pagine: 451
ISBN: 9788806216139
Prezzo: € 14,00


Vi ricordate il romanzo I Re del Mondo? Una sorta di prequel de Le Belve, che racconta essenzialmente la storia dei genitori di Ben, Chon e O, qui protagonisti.
I primi due, oltre a condividere la stessa ragazza, Ophelia, hanno creato un giro d'affari imponente della marijuana: coltivano e vendono il miglior prodotto degli Stati Uniti. Purtroppo, il loro business non passa inosservato, attirando l'attenzione dei narcotrafficanti messicani, i quali impongono di lavorare alle condizioni dettate dal loro capo, Elena la Reina. 
Ben e Chon non sono molto d'accordo con la nuova politica aziendale; il loro disappunto porterà a immediate ripercussioni: il rapimento di O.

Adoro lo stile di Winslow: secco, volgare, esagerato, irriverente. L'incipit, già da solo, è tutto un programma (vedi foto) e apre le porte a un linguaggio spinto, esplicito e, come si può ben vedere, ricco di parolacce. 
Il ritmo si mantiene alto per tutta la durata della storia, rendendo il romanzo estremamente avvincente. Gli eventi si susseguono uno dietro l'altro e in duecentonovanta capitoli tutto fluisce senza sosta. L'autore sceglie di: utilizzare una punteggiatura personale; a tratti, far parlare i personaggi come in una vera e propria sceneggiatura; dare continuità all'intero flusso narrativo, che sembra ingannevolmente spezzato dalla canonica suddivisione in capitoli; inserire in una sola pagina una frase asciutta e immediata, per rendere un particolare momento della vicenda.

La libertà, l'autonomia, il vivere la vita senza sottostare a regole: questa è l'esistenza a cui appartengono i protagonisti. Tutto non scorre liscio come vorrebbero e la vena cinica di Don Winslow li colpisce: "Le brutte cose accadono sempre, è solo questione di tempo".
Adoro questo autore: riesce a essere sempre avvincente, grazie non solo ai contenuti, ma anche alle scelte stilistiche.
Un grande maestro del noir, che ha dimostrato di essere capace di districarsi dettagliatamente nel genere con il romanzo che ho preferito in assoluto, Il potere del cane
Un consiglio: leggete Don Winslow!

Veronica

22 gennaio 2014

Il richiamo del Cuculo di Robert Galbraith [recensione]

Il richiamo del Cuculo
di Robert Galbraith

Salani editore
pag.464
ISBN-13 9788867156788
Uscito il 4 novembre 2013

Il richiamo del Cuculo è ambientato in una Londra più piovosa-caotica-affascinante che mai, alle prese con la morte di Lula Landry, la modella caduta misteriosamente dal balcone del maestoso condominio in cui abita. La polizia dopo aver aperto un'indagine, la chiude con l'insindacabile verdetto di suicidio. Tre mesi dopo, il fratello della vittima si presenta nello studio dell'investigatore privato Cormoran Strike, reduce di guerra, con una gamba sola, appena scaricato dalla storica fidanzata, pieno di debiti, al punto da dormire nel suo ufficio e infine figlio clandestino di una rockstar e una groupie morta per overdose, a cui affida il compito di scoprire la verità. Quest'aurea di negatività - voluta - però è solo mera apparenza, perché è il classico personaggio sottovalutato che entra di diritto in  quella serialità - ribadita anche in precedenza - che fa scattare la molla giusta per innamorarsene e volerlo ritrovare con tutta la sua sagacia, intelligenza, malinconia, intraprendenza tra le pagine. Ad aiutarlo c'è la sua nuova segretaria, la sveglia e professionale Robin, che dopo il primo disastroso incontro, si rivela il suo valido aiuto per la risoluzione del caso.

Ma chi è Lula? Perché è stata uccisa? Qual è il movente? Chi è stato?  Difficile ricostruire i fatti quando la stampa ne ha già parlato fino all'esasperazione, tanto da risultare impossibile estraniarsi da tale coinvolgimento mediatico e giudicare con obiettività. La modella del momento, dalla pelle color ebano e il corpo più perfetto che si potesse desiderare, perseguitata in maniera esasperante dai paparazzi e con un fidanzato stile Jonny Deep da giovane. Di lei si sa già tutto. Ti rimangono impresse le testimonianze delle varie amicizie, presunte e reali, e ciò porta a riflettere su quanto ognuno di noi, abbia una percezione del prossimo a prescindere dal bene o dal male che fa, dalla confidenza intima o generica che vi lega e infine dal tipo di rapporto che intrattenete. Bene, posso affermare con certezza che più qualcuno attesta di avere un ruolo nella tua vita, più vieni lasciato in balia di te stesso. Un po' come Lula... vittima del successo, della voglia di scoprire le sue origini, di persone che dipendevano più dalla luminosità che emanava che dalla persona che era, ovvero un'ex tossica, incline alla depressione.

Difficile parlare di questo giallo così accattivante senza svelare troppo la trama.  Un ennesimo esperimento riuscito alla perfezione, al di fuori dei confini della saga che l'ha fatta conoscere al mondo intero. "Il richiamo del cuculo" ha colpito nel segno. Soprattutto per quella narrazione non violenta, misurata, distribuita col contagocce fra la miriade di personaggi che popolano i romanzi della Rowling, che ti fa ritrovare il suo inconfondibile stile, quello che ti manca ogni volta che chiudi un suo libro.

Il finale è talmente geniale, che quando l'ho appoggiato sul comodino per andare a dormire, continuavo a ripetermi: - Non ci posso credere, assurdo... E in questo caso no, l'assassino non sono riuscita a capirlo fino all'ultimo.

Assolutamente consigliato

Francesca

19 gennaio 2014

Cosa fa di un thriller, un buon thriller? #riflessioni

Il thriller [dall'inglese to thrill, rabbrividire] è un genere che utilizza la suspense, la tensione e l'eccitazione come elementi principali della trama. Deriva dal giallo ed è molto diffuso sia in letteratura, che nel cinema o nella televisione. Ha svariati sottogeneri. Tramite meccanismi di anticipazione dà vita a un alto livello di aspettativa e al contempo di incertezza, sorpresa, ansia e/o terrore. Vengono ampiamente utilizzati i falsi indizi, i colpi di scena e i complotti. La trama è, di solito, portata avanti dal cattivo che crea ostacoli da superare per il protagonista. L'obiettivo è, in generale, quello di mantenere alta l'attenzione del fruitore tramite l'espediente della tensione. Il protagonista si trova contro un ostacolo o un mistero. Qualsiasi sia il sottogenere, mette in risalto il pericolo che egli si trova di fronte. Questa tensione viene costruita nel corso di tutta l'opera e può condurre ad un climax altamente stressante.  Wikipedia
In questo periodo, non so per quale malsano motivo, ho rispolverato la mia passione per il genere thriller. Mi ci sono avvicinata, dopo aver letto, quando ero bambina "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie: Un giallo talmente appassionante che poi mi ha portato ad avere una piccola ossessione per la suddetta scrittrice. A un certo punto, ho smesso di comprarli perché li trovavo un po' ripetitivi... Però ho ricevuto quell'input necessario per spaziare anche su altri autori. La stessa cosa non vale per i film, che non guardo. Per un semplice motivo, disprezzo qualsiasi forma di violenza e vederla trasposta in immagini, mi rende ancora più cosciente della sua brutalità. Il ragionamento - mi rendo conto - può risultare discutibile.
Ciò che mi attrae è l'aspetto psicologico che s'innesca nella mente di chi deve risolvere un caso di omicidio, accaduto in circostanze sospette, per poi arrivare alla risoluzione e smascherare il colpevole, in quanto - in ogni storia che si rispetti - c'è sempre un colpevole. Per non parlare dell'incontrollabile istinto di impersonificazione, dove tu stesso diventi l'investigatore di turno, che ragiona sui vari indizi e ha il compito supremo di ripristinare l'ordine per il bene della comunità immaginaria, che in quel momento non è mai stata così viva.

Inoltre, i thriller, rispetto ad altri, hanno una capacità di coinvolgimento maggiore. Al punto che, se chiedi a qualcuno qual è il suo personaggio letterario preferito, il più delle volte ti dirà nomi come - Lisbeth Salander, Robert Langdon, Guido Guerrieri, Miss Murple, Sherlock Holmes... Soprattutto perché sono vittime di una serialità che fa affezionare il lettore, e porta a considerarlo un amico che esiste, in carne ed ossa.

Il ragionamento che però voglio esplicitarvi è un altro. Spesso, mi sono ritrovata a capire, non dico da subito, ma a metà, chi fosse l'assassino. Ho indovinato il colpevole quasi sempre. Questo, di conseguenza, mi ha automaticamente spinto a riflettere sulla qualità del romanzo stesso, nonostante mi fosse piaciuto molto.

Quindi: - Cosa fa di un thriller, un buon thriller? Se scopro o intuisco, e porto la mia tesi fino alla fine, vedendoci giusto, lo scrittore ha per caso peccato in qualcosa? O è la capacità di attenzione ai particolari ad essere un pregio? Quali sono quindi i suoi punti deboli o di forza? 

Francesca

15 gennaio 2014

Storia di uomini invisibili di Giacomo Festi [recensione]

STORIA DI UOMINI INVISIBILI
di 
Giacomo Festi


Editore: Nativi Digitali Edizioni
Prezzo: € 2,99

Tommaso Bernini è un ragazzo di trent'anni, con una professione appagante e una fidanzata molto bella. All'improvviso, non riesce più a controllarsi e impazzisce: il padre lo porta così all'istituto Sant'Ezechiele, in cura dal dottor Vicenzi. In questa nuova dimensione, comincia a riflettere su se stesso e la società che lo circonda, con tutti i suoi elementi. Senza più sicurezze e punti di riferimento, si ritrova a essere letteralmente come si sente dentro, invisibile. Ciò gli permette di fuggire indisturbato dal centro di igiene mentale. Incontra Franco, un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, l'unico in grado di vederlo. Nella palazzina dove abita il nuovo amico di Tommaso si dipanano le vicende di alcuni personaggi, che diventano a tutti gli effetti i protagonisti principali della storia. Soprattutto il rapporto fra Andrea e Giulia diventa centrale: quest'ultima, costretta a subire le vessazioni e l'aggressività del marito, cerca rifugio tra le braccia di Giovanni, vicino di casa senza uno scopo e assuefatto dalla droga.

Quante volte, la nostra vita ci ha condotto in situazioni difficili, in cui solo il disagio e la sensazione effettiva di essere nulla dominavano? Persone che ti guardano senza capirti e ti osservano come se non esistessi. Siamo un puntino piccolissimo nell'universo e a volte nemmeno quello. Il presente e il futuro sono così difficili da affrontare che vorremmo reagire, capovolgere la nostra condizione, ma siamo intrappolati in una situazione di immobilità tale da non farcela.
Tommaso appare come un uomo realizzato, ma in realtà qualcosa porta il suo mondo a sgretolarsi. Cosa non è dato sapere e un approfondimento in merito sarebbe stato interessante, così come l'affrontare il rapporto con i genitori, soprattutto la madre, relegata a un ruolo marginale. Con il padre si assiste solo a un dialogo iniziale, a tratti stereotipato, che resta un po' sottotono rispetto al resto del libro, sicuramente più incisivo. Proprio la parte successiva, dal momento in cui Tommaso scappa dall'ospedale, è la migliore del testo, grazie alla buona descrizione dei personaggi, che risultano credibili e in grado di far immedesimare nelle singole situazioni. 
L'autore usa efficacemente l'invisibilità del protagonista come metafora e pretesto per allargare la prospettiva su una condizione largamente condivisa. Il racconto scorre, merito della buona scrittura del giovane Giacomo Festi. Poco apprezzabile l'epilogo, un po' troppo in stile "Mucciniano", che mostra cosa è successo a tutti i personaggi principali, decidendo per qualche risvolto poco credibile e troppo esagerato.
Nel complesso Storia di uomini invisibili, con l'attenzione riservata a temi esistenziali delicati, fa ben sperare per la realizzazione di altri scritti futuri.

Veronica

10 gennaio 2014

Cosa vuoi fare da grande di Ivan Baio e Angelo O. Meloni [Recensione]

Cosa vuoi fare da grande
di Ivan Baio e Angelo O. Meloni

Del Vecchio Editore 
Collana italiana 
ISBN: 978-88-6110-088-6 
Pagine: 184 
euro 12 

Ve l'hanno mai posta - da bambini - la fatidica domanda: Cosa vuoi fare da grande? A me - penso anche a voi - svariate volte. Strano ma vero, quando sei piccolo, hai:
- molta più consapevolezza del domani, per quanto surreale e disincantato sia
- le idee piuttosto chiare e le espliciti in modo temerario sfidando la stessa titubanza degli adulti.
Un giorno decidi che sarai un'astronauta, o un pompiere, o il presidente della Repubblica. L'importante è che siano eroi e che salvino il mondo dalla povertà, dalle ingiustizie e dalla cattiveria. Una volta cresciuto difficilmente diventi quello che avevi scelto di essere e il domani è più nebuloso e incerto di come ti aspettavi. A 30 anni - a volte - capita ancora che sei lì a domandartelo.

Questo non vale se fai parte della scuola prescelta per testare il futurometro! Ma cos'è? è la più grande innovazione mai vista prima, ideata dell'ingegnere turco Volkan Kursat Bayraktar: Un congegno supertecnologico, in grado sia di analizzare le persone che di prevedere la strada che prenderanno nella vita, con annesse le possibilità di fallimento e successo. Quindi adesso immaginate l'Attilio Regolo - la prima scuola italiana selezionata - in gran fermento, dove mamme e bambini hanno creato festoni da appendere nella palestra completamente messa a nuovo per l'occasione... Escluso, ovviamente, quello di Guido Pennisi e Gianni Serra, relegato nella parte più nascosta della stanza. Cosa che succede quando ti ritrovi di fronte al classico bulletto o al timido che balbetta appena viene interpellato; entrambi figli di nessuno, o meglio orfani e perciò indifendibili. La festa comunque, alla fine si rivela un disastro... per colpa della competitività assurda e sfrenata dei genitori, che trasformano l'evento in una rincorsa spietata alle occasioni perse.

Da un lato i bambini con la loro ingenuità e il non preoccuparsi di quello che il futuro gli riserverà, dall'altro gli adulti e le frustrazioni che gli sputano addosso come il simbolo del riscatto che non hanno ricevuto.
Una parodia alquanto grottesca, ironica ma intrisa di una verità disarmante: La certezza che a volte si devono accettare i propri fallimenti, lottare perché questi fallimenti diventino successi, non farlo pesare a nessuno, soprattutto se quel nessuno è più avanti di te, o ancora inesperto... e infine che ciò non ti porti a essere un carnefice e di conseguenza a rendere gli altri delle vittime.
Amico, non serve a un cazzo scalare le montagne… devi pensare di arrivare al rifugio per mangiarti un panino, questo devi pensare. Le cime lasciale agli illusi. A noi interessano le bibite fresche, il pane e salame.
Francesca

8 gennaio 2014

Il buio oltre la siepe di Harper Lee [recensione]

IL BUIO OLTRE LA SIEPE
di
Harper Lee


Editore: Feltrinelli
Traduzione: Amalia D'Agostino Schanzer
Pagine: 290
ISBN: 9788807881558
Prezzo: € 8,00


Anni Trenta, Maycomb (Alabama). In una piccola cittadina del profondo sud vivono Jem e Scout insieme al padre, Atticus Finch, avvocato: a lui l'incarico di difendere un giovane ragazzo nero, accusato di aver violentato la figlia di Bob Ewell, un contadino bianco dall'animo spregevole.
Dagli occhi della piccola protagonista sono narrate le vicende che ruotano intorno al processo contro Tom Robinson. La sua innocenza la porta ad affrontare la realtà nuda e cruda, scontrandosi sin da subito con parole quali pregiudizio e democrazia.
"Se c'è posto al mondo dove l'uomo dovrebbe essere sicuro di trovare giustizia è il tribunale, di qualunque colore dell'arcobaleno sia la sua pelle, ma la gente è capace di portarsi dietro i propri rancori persino sul banco di una giuria. Quando sarai grande vedrai tutti i giorni uomini bianchi che ingannano i neri; ma voglio dirti una cosa, e non dimenticarla mai: se un bianco fa una cosa simile a un nero, chiunque egli sia, per quanto sia ricco o appartenga alla migliore famiglia, quel bianco è un disgraziato".
L'uguaglianza non esiste: Jem e Scout assistono alla più palese delle dimostrazioni proprio durante la causa che coinvolge Atticus. Il padre riesce con astuzia a dimostrare l'infondatezza delle prove a carico dell'imputato. Questo non basta. La sentenza è stabilita in partenza. L'ingiustizia si rivela sempre con più violenza davanti ai giovani protagonisti, che non comprendono il divenire "naturale" delle cose, come invece riescono a fare persone a loro vicine. Il mondo così funziona negli anni Trenta a Maycomb:
"Fino a questo momento nella tua vita non c'è stato nulla che abbia interferito con il tuo raziocinio. I dodici uomini della giuria di Tom sono uomini che ragionano normalmente nella vita, ma hai visto con i tuoi occhi che al processo si è frapposto tra loro e la ragione una specie di schermo, e lo stesso hai visto quella notte davanti alla prigione; quando quella notte se ne sono andati non se ne sono andati  da uomini ragionevoli ma soltanto perché c'eravamo noi. C'è qualcosa nel nostro mondo che fa perdere la testa alla gente: non riescono a essere giusti neanche quando lo vogliono. E nei nostri tribunali, quando contro la parola di un bianco c'è soltanto quella di un nero, è sempre il bianco che vince. Sarà brutto, ma la vita è fatta così".
Dal punto di vista di Scout e suo fratello, l'autrice Harper Lee racconta un momento difficile della storia, in cui il razzismo è padrone indiscusso. A fare da corollario, i concittadini con le loro idee a proposito dell'uguaglianza sociale: da ognuno di loro i protagonisti impareranno aspetti positivi e negativi, cominciando a fare i conti con quella che è l'opinione dell'altro, non sempre condivisibile e accettabile. 
Un romanzo che spinge a riflettere per le tematiche importanti affrontate e coinvolge grazie a dialoghi schietti e pungenti, soprattutto del personaggio femminile principale, e alla capacità della scrittrice di narrare le esperienze plurime che toccano ogni abitante di Maycomb.
Un classico, allo stesso tempo, delicato e forte, esattamente come l'animo della piccola Scout: un libro che non si dimentica.

Veronica

7 gennaio 2014

Ebookizzati: Recensioni brevi e molto poco impegnative...

Quando compri un e-reader ti si apre davanti agli occhi un mondo fantastico... Inizi a spulciare i siti alla ricerca di offerte e proposte gratuite, che ti portano a iscriverti a ogni newsletter possibile, che invece di cancellare, [non le consideri più spam] apri. Il mio entusiasmo mi ha spinto a comprare un po' di tutto. E non esiste cosa più sbagliata del farsi trascinare da quest'onda anomala. Ho sul kobo, svariati file che aspettano e fra quelli già presi, fino ad ora, me ne sono piaciuti un po' meno della metà. Comunque gli ebook si dividono in due categorie precise:
- i romanzi [quelli pubblicati anche su carta] 
- i racconti brevi, composti da poche pagine e in formato digitale [mobi, epub, pdf]. Ci sono case editrici che hanno creato delle collane apposite. Per esempio la Feltrinelli Zoom. Ma perchè ci convinciamo a comprarli? In sostanza ci fidiamo di quel nome stampato là sopra e pensiamo che a prescindere ci piacerà. Ci troviamo però, di fronte a testi davvero molto brevi, a volte privi di logica e vuoti [di senso] a meno che tu - lettore - non ami questo genere. Tra l'altro, dopo svariate riflessioni, sono arrivata alla conclusione che probabilmente sono stati progettati per contesti e soggetti specifici, come i pendolari o per i dispositivi mobili come gli smartphone. Gli ultimi 3 che ho avuto il "piacere" di aprire sono questi:
Il covo di Teresa
di Diego De Silva

Teresa, un pomeriggio qualunque, incontra sull'ascensore, Marco, il figlio dell'inquilina del piano di sopra... qualche minuto dopo se lo ritrova con forza in casa sua. Lì diventa ostaggio e vittima del giovane che chissà cosa ha combinato e cosa centra con quei servizi che stanno trasmettendo in tv su quei delinquenti che hanno ucciso qualcuno, per poi - infine - diventare sua alleata nella fuga verso la libertà. Dopo aver letto le vicende dell'Avvocato Malinconico, con i suoi svariati voli pindarici e aneddoti che mirano a tutto, meno che alla sintesi, hai tra le mani qualcosa di diverso anche per quanto riguarda lo stile narrativo. Un De Silva decisamente inedito. Non so se mi piace nelle suddette vesti. Sicuramente, se fossi partita da questo, come primo "libro", credo che non gli avrei dato altre possibilità.
Elettra
di Amélie Nothomb

Ebook nato dall'incontro tra Glamour, la Voland edizioni e bookrepublic. Ha un inizio affascinante. La protagonista Elettra è quella che causa la morte del suo istruttore di guida, dopo averla invitata a vedere un concerto di una diva rock dal nome impronunciabile. Da quel momento la cantante diventa la sua ossessione e la segue in ogni sua esibizione a giro per il mondo. Prende - addirittura - una stanza in affitto davanti casa sua per spiarla. Fino a quando... gli eventi assumono una piega alquanto grottesca. 
Una Amélie Nothomb entusiasmante e carismatica rispetto ad altre sue storie. Scrittrice particolare e che non sempre riesci ad apprezzare. Ho letto queste - appena - 20 pagine divorandole. Sono arrivata alla fine amareggiata. Soprattutto per quel punto interrogativo che mi ha lasciato sul volto. Avrei voluto più dettagli, più risoluzioni concrete. E invece sono rimasta talmente di sasso... che avrei scagliato il kobo sul soffitto per vederlo rompersi in migliaia di pezzi.
Scatola nera 
di Jennifer Egan

"Scatola nera" viene definita una "spy story all'epoca di twitter". Ma, escludendo la brevità della struttura narrativa, non ho capito realmente il paragone con esso. È il quinto romanzo della Egan, pubblicato nel 2012 e concepito per il digitale. Ho letto in alcuni articoli che l'autrice ha lavorato più di un anno all'editing della storia. Tra l'altro il modo in cui è nato e lo studio che c'è stato dietro per realizzarlo... lo rende accattivante. Come mai una narrazione così frammentata non sono riuscita né a comprenderla né ad apprezzarla? Prometto di ri-leggerla in futuro, magari con uno stato d'animo diverso. 

Francesca

5 gennaio 2014

Zia Mame di Patrick Dennis [recensione]

Zia Mame
di Patrick Dennis

Adelphi
380 pagine
isbn: 9788845923999
€ 19,50
uscito nel 2009

Il piccolo Patrick, già orfano di madre, rimane completamente da solo alla morte [quasi annunciata] del padre. Non gli restano che la sua vecchia tata e un mucchio di quattrini, lasciati in gestione a un ufficio legale di fiducia. Non ha più nessuno. Tranne una zia molto stravagante conosciuta solo in foto [agghindata come una danzatrice spagnola con tanto di mantella e rosa dietro l'orecchio], la cui compagnia suo padre "non avrebbe augurato neanche a un cane". Come da disposizioni testamentarie, essendo l'unica parente rimastagli, "Paddy" [e poi per tutti "Pat"] viene affidato proprio a lei. L'incontro è da incubo: Mame è stra ricca ed eccentrica, vive più di notte che di giorno in un appartamento che appare come un ibrido tra un boudoir e un negozio di arredamento, circondata dagli artisti e intellettuali più in voga nella New York degli anni Venti. Sarà lei a curarsi della sua educazione e lo farà, a dispetto del testamento, secondo quello in cui crede. 

Col pretesto di un confronto tra un personaggio intervistato su una rivista capitatagli tra le mani e la dolce donnina che lo ha cresciuto, l'autore dipinge a pennellate vivaci questa figura che diventa a tratti mitica. È un romanzo pieno di ironia, che trabocca dell'esuberanza di lei, Mame, protagonista indiscussa di ogni pagina pur essendo tutto raccontato dal punto di vista di Pat, che cerca inutilmente di conciliare i bollori giovanili, le velleità intellettuali e la vita borghese che i suoi studi gli impongono con la libertà sfrenata [ma mai volgare] dell'ingombrante parente; affronteranno insieme la Grande Depressione del 1929 e gli strampalati lavori trovati da Mame [sempre licenziata, ma con che classe], le sue contrastate relazioni amorose e le folli ambizioni, camminando sempre insieme come amici, madre e figlio, mentore e pupillo.
Se ripenso alla farfallina sberluccicante e un po' pazza che era nel 1929, immagino che la prospettiva di tirare su l'alieno decenne che fissava sbigottito la munificenza orientale dell'appartamento di Beekman Place incutesse a zia Mame lo stesso sgomento che si leggeva nei miei occhi. Ma certo non era tipo da darsi facilmente per vinta. In qualche recesso della sua personalità allignava la suffragetta da prima linea, che batte i locali malfamati alla ricerca di casi umani da recuperare. E benché le sue idee sulla pedagogia – come del resto su qualsiasi altra cosa – non risultassero propriamente ortodosse , va detto che il suo singolarissimo sistema educativo, in un modo o nell'altro, aveva una certa efficacia.
Zia Mame è un personaggio che non si dimentica. Non le si addicono le mezze misure: o la si ama o la si odia e, in verità, è molto più facile amarla che odiarla.

Alessandra

3 gennaio 2014

Il mondo come io lo vedo di Albert Einstein [Recensione]

Il mondo come io lo vedo 
[titolo originale: “The world as I see it] 
di Albert Einstein 

ISBN 978-88-541-3500-0 2012 
2° ed. 
Pagine 128 
Newton Compton Editori

Tutti conoscono Einstein! Le sue celebri foto sono state stampate su migliaia di gadgets, ovunque tazze e t-shirt con la capigliatura elettrica, ce lo ricordano gli abitanti dell’appartamento più nerd di Pasadena, la teoria della relatività è una non-sapienza popolare. I suoi studi hanno rivoluzionato la fisica e lo hanno reso l’icona, il genio, ruolo che non avrebbe voluto, deprecando questa eventualità ancora in vita.

La verità è che non lo conosciamo affatto. Albert Einstein non è l’idolo ma l’uomo, per giunta pienamente dei suoi tempi, parte delle più tradizionaliste istituzioni scientifiche e accademiche, dalle quali prese le distanze in seguito agli atti raziali, per poi partire alla volta degli Stati Uniti. È pacifista, crede nella collettività ma stimola all’individualismo, vive dentro il sistema e allo stesso tempo ha la forza di criticarlo, libero uomo di scienza ed ebreo tradizionalista. Mistiche le sue riflessioni sul sentimento religioso cosmico.

Devo esser passata davanti molte volte a questo volumetto, ben riposto nella libreria di casa tra altri classici, un po’ impolverato, prima di mettere lo sguardo del tutto casualmente su quel titolo. Il mondo come io lo vedo. Quale significato dentro a queste parole? Per quanto possa sembrare scontato vedere ciò che ci circonda, giusto perché accade, perché dopotutto è lì e anche noi lo siamo, non implica affatto averne una visione. Avere questa capacità è cosa invidiabile ed è quanto di più generoso si possa auspicare per se stessi e chi ci circonda, perché è questo che fa la differenza tra chi vive di inerzia e chi consapevolmente. Tra chi guarda il proprio naso, e chi riesce a vedere oltre ad esso.

Il flusso del testo è pulito, chiaro e privo di virtuosismi stilistici o vezzi letterari, è armonico nella scelta delle parole, preciso e puntuale nell’esprimere i pensieri, collegati magistralmente. Sfogliando le pagine, si ha la stessa sensazione di quando con la mano si spanna il vetro della finestra, e si inizia a vedere qualcosa, sempre più chiaramente. Sono note, appunti, lettere che non hanno altra pretesa se non quella di riflettere o rispondere sulle tematiche esistenziali dell’uomo, così come sulle questioni contingenti. Il senso della vita, il pacifismo, la religione e la scienza, l’antinazionalismo, la necessaria visione individualista, la crisi, la produzione industriale e il valore del lavoro. E poi, gli eventi politici europei, la dittatura e la nascita dello stato sionista, il rapporto tra ebrei e arabi, argomenti per i quali spende parole che possono esser state scritte per il nostro presente.

Le pagine di questo libro mostrano un’apertura che pochi possono dire di aver avuto, la sua visione del mondo è qualcosa che va oltre il tempo e che parla agli uomini di ogni giorno. Sarebbe stata una grande perdita non aver appoggiato lo sguardo su questo libro.

Elisa

2 gennaio 2014

Il mondo come io lo vedo di Albert Einstein [Frasi]

Il mondo come io lo vedo
[titolo originale: “The world as I see it]
di Albert Einstein
 
L’uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili priva di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita. […] Ognuno di noi è qui per un breve soggiorno; non sa per quale scopo, sebbene talvolta pensi di percepirlo. Ma dal punto di vista della vita quotidiana, senza approfondire ulteriormente, noi esistiamo per i nostri consimili […]
Vado per la mia strada e non ho mai fatto parte con tutto il cuore del mio paese, della mia città, dei miei amici e neppure della mia famiglia più prossima; rispetto a tutti questi legami non ho mai perso un ostinato senso del distacco, del bisogno di solitudine […] senza dubbio una persona del genere perde di qualcosa in genialità e spensieratezza; d’altro canto è ampiamente indipendente nelle sue opinioni, abitudini e giudizi rispetto agli altri ed evita la tentazione di fondare il proprio equilibrio su basi così incerte.
La cosa veramente valida nello spettacolo della vita umana mi pare non lo Stato, ma l’individuo, creativo e sensibile, la personalità; solo lui crea ciò che è nobile e sublime, mentre il branco come tale resta sciocco nella mente e nei sentimenti.
La cosa più lontana dalla nostra esperienza è ciò che è misterioso. È l’emozione fondamentale accanto alla culla della vera arte e della vera scienza. […] Fu l’esperienza del mistero – seppure mista alla paura – che generò la religione. […] questo sapere e questa emozione costituiscono la vera attitudine religiosa; in questo senso, e solo in questo, sono un uomo profondamente religioso.
Che ogni uomo possa giudicare secondo il suo metro, secondo quello che ha letto, non secondo quello che gli altri dicono.
Il valore di un essere umano è determinato, in prima istanza, dalla misura e dal senso in cui ha raggiunto la liberazione del sé.
Tutto quello che la razza umana ha fatto e pensato è volto a soddisfare i bisogni e placare il dolore. Lo si deve sempre ricordare se si vogliono capire i movimenti spirituali e il loro sviluppo.
Il comportamento etico di un uomo dovrebbe in realtà basarsi sulla solidarietà, l’educazione e i legami sociali; non è necessario nessun fondamento religioso. L’uomo si troverebbe in una ben triste situazione se dovesse venir trattenuto dalla paura di una punizione o dalla speranza di una ricompensa dopo la morte.
Vedere con i propri occhi, sentire e giudicare senza soccombere al potere suggestivo della moda del giorno. Essere in grado di esprimere quello che si è visto e provato in una frase vivace o anche in una parola detta con astuzia – non è magnifico? (Un critico) Non è un soggetto adatto per delle congratulazioni?
A breve su questo spazio... La recensione!