19 gennaio 2014

Cosa fa di un thriller, un buon thriller? #riflessioni

Il thriller [dall'inglese to thrill, rabbrividire] è un genere che utilizza la suspense, la tensione e l'eccitazione come elementi principali della trama. Deriva dal giallo ed è molto diffuso sia in letteratura, che nel cinema o nella televisione. Ha svariati sottogeneri. Tramite meccanismi di anticipazione dà vita a un alto livello di aspettativa e al contempo di incertezza, sorpresa, ansia e/o terrore. Vengono ampiamente utilizzati i falsi indizi, i colpi di scena e i complotti. La trama è, di solito, portata avanti dal cattivo che crea ostacoli da superare per il protagonista. L'obiettivo è, in generale, quello di mantenere alta l'attenzione del fruitore tramite l'espediente della tensione. Il protagonista si trova contro un ostacolo o un mistero. Qualsiasi sia il sottogenere, mette in risalto il pericolo che egli si trova di fronte. Questa tensione viene costruita nel corso di tutta l'opera e può condurre ad un climax altamente stressante.  Wikipedia
In questo periodo, non so per quale malsano motivo, ho rispolverato la mia passione per il genere thriller. Mi ci sono avvicinata, dopo aver letto, quando ero bambina "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie: Un giallo talmente appassionante che poi mi ha portato ad avere una piccola ossessione per la suddetta scrittrice. A un certo punto, ho smesso di comprarli perché li trovavo un po' ripetitivi... Però ho ricevuto quell'input necessario per spaziare anche su altri autori. La stessa cosa non vale per i film, che non guardo. Per un semplice motivo, disprezzo qualsiasi forma di violenza e vederla trasposta in immagini, mi rende ancora più cosciente della sua brutalità. Il ragionamento - mi rendo conto - può risultare discutibile.
Ciò che mi attrae è l'aspetto psicologico che s'innesca nella mente di chi deve risolvere un caso di omicidio, accaduto in circostanze sospette, per poi arrivare alla risoluzione e smascherare il colpevole, in quanto - in ogni storia che si rispetti - c'è sempre un colpevole. Per non parlare dell'incontrollabile istinto di impersonificazione, dove tu stesso diventi l'investigatore di turno, che ragiona sui vari indizi e ha il compito supremo di ripristinare l'ordine per il bene della comunità immaginaria, che in quel momento non è mai stata così viva.

Inoltre, i thriller, rispetto ad altri, hanno una capacità di coinvolgimento maggiore. Al punto che, se chiedi a qualcuno qual è il suo personaggio letterario preferito, il più delle volte ti dirà nomi come - Lisbeth Salander, Robert Langdon, Guido Guerrieri, Miss Murple, Sherlock Holmes... Soprattutto perché sono vittime di una serialità che fa affezionare il lettore, e porta a considerarlo un amico che esiste, in carne ed ossa.

Il ragionamento che però voglio esplicitarvi è un altro. Spesso, mi sono ritrovata a capire, non dico da subito, ma a metà, chi fosse l'assassino. Ho indovinato il colpevole quasi sempre. Questo, di conseguenza, mi ha automaticamente spinto a riflettere sulla qualità del romanzo stesso, nonostante mi fosse piaciuto molto.

Quindi: - Cosa fa di un thriller, un buon thriller? Se scopro o intuisco, e porto la mia tesi fino alla fine, vedendoci giusto, lo scrittore ha per caso peccato in qualcosa? O è la capacità di attenzione ai particolari ad essere un pregio? Quali sono quindi i suoi punti deboli o di forza? 

Francesca

6 commenti:

  1. Penso sia il mio genere preferito, insieme al noir dove, dall'inizio, sai già chi è il colpevole e la storia si dipana nella lotta tra bene e male.

    Se dopo aver letto si ha già capito significa che, forse, lo scrittore non è stato abbastanza bravo ma ci sono anche le eccezioni; sono quei libri che raccontano qualcosa a prenscindere, nello stile, nelle parole, anche se il colpevole viene detto chiaramente già da subito.

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    1. Infatti... nonostante tutto, ci sono delle storie che a prescindere, sono delle ottime storie. E quindi io mi chiedo, il capire quasi subito, chi è l'assassino è un atto dovuto o una carenza che lo scrittore non è riuscita a colmare. Ti faccio un esempio: In fondo alla palude di Landon. Storia meravigliosa... una delle migliori... assassino scoperto da me dopo poche pagine e confermato alla fine

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  2. Ti rispondo anche qui così riesco a esprimermi un po' meglio che con 140 caratteri ;-)

    Dunque secondo me un buon thriller deve avere innanzi tutto tanta suspense e tensione, a differenza di un giallo per il quale ne basta anche solo un po'. Per quanto riguarda invece il discorso "scoprire l'assassino presto", come ti dicevo dipende tutto dalle intenzioni dell'autore. Molti vogliono rendere protagonisti i lettori, farli giocare, diciamo così. E quindi lasciano indizi non troppo nascosti lungo il romanzo. Io, che adoro il genere thriller/giallo sia in letteratura che al cinema o nelle serie tv, amo molto "giocare" al detective. Mi piace riconoscere le tracce nascoste, psicanalizzo i protagonisti e difficilmente sbaglio colpevole. E questo mi piace, mi galvanizza.
    Diverso è quando capisci il colpevole perché è palese che sia lui. In quel caso l'autore è pessimo, perché un buon giallo si regge quasi tutto sull'intreccio e se a pagina 5 hai già svelato tutto è meglio se ti dai all'ippica ;-)
    Poi ci sono gli autori più criptici, come Agatha Christie, nei cui romanzi capire l'assassino è pressoché impossibile. Il bello è che si arriva alla fine senza parole e vorresti rileggere tutto per capire se hai trascurato qualche dettaglio o ti è sfuggito qualcosa (almeno per me è così). Anche questo genere mi piace molto, a patto che alla fine un minimo di logica ci sia, deve comunque essere "credibile" altrimenti si cade nel ridicolo.
    Ad esempio secondo le 20 regole del giallo di Van Dine un romanzo poliziesco in cui l'assassino non è intuibile è una sorta di truffa ai danni del lettore. Un po' drastico forse :-)

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    1. Io la penso esattamente come te... C'è che sto impazzendo, perché mi mancano 20 pagine per finire il richiamo del cuculo e ancora non ho capito chi è l'assassino e so che ne rimarrò sorpresa, ma al tempo stesso sconvolta. E ringrazio di cuore questa scrittrice perché è stata talmente brava da non farmelo capire :P

      Van Dine è decisamente drastico... troppo ;P

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  3. Faccio mia le parole di Donato Carrisi "non conta chi, ma perché". Ed è verissimo. A me non interessa se l'assassino sia intuibile o meno, ma è il movente che m'intriga, le cause che l'hanno portato a essere quello che è. Poi se l'autore sa anche stupirmi sull'identità del colpevole, be' tanto meglio!

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    1. Già questa è una spiegazione che accetto... e l'accetto perché ha un suo senso. Le dinamiche che ruotano intorno a questo tipo di storie sono assolutamente geniali e intrigano molto anche me. Mi faceva solo piacere e m'incuriosiva sapere cosa ne pensavate su una questione su cui rifletto da anni :P

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