16 febbraio 2014

Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza di Dacia Maraini [recensione]

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Chiara di Assisi.
Elogio della disobbedienza
di Dacia Maraini

Rizzoli editore
256 pagine
ISBN: 17067218
17,50 euro
uscito nel 2013

Cara scrittrice, mi chiamo Chiara. Inizia così la fitta corrispondenza [non sarà mai chiarito se vera o fittizia] tra Dacia Maraini e la sua giovane lettrice, un'adolescente in lotta col proprio corpo che la pone quasi con violenza dinnanzi al suo problema: non sa chi è. Questa Chiara, però, conosce il metodo per trovare la risposta: indagare sulla sua famosissima omonima, seguace di Francesco di Assisi e divenuta presto santa, la cui storia le riempie la testa di un piacevole tormento. Ed è proprio alla scrittrice che affida questo compito insistendo con dolce caparbietà e testardaggine, facendo germinare nel suo cuore il seme della curiosità nei confronti di questa umile badessa, per poi scomparire nel nulla.

La scrittrice dunque si ritrova da sola a dover scavare nei miracoli [lei, atea] compiuti da una giovane nobildonna, in procinto di prendere marito che, alla stregua di fratello Francesco, ha abbandonato tutto ciò che possedeva per predicare al mondo la parola di Cristo. Cosa che non potrà fare perché donna: anzi, verrà mandata in convento dallo stesso Francesco, che lei adora, per formare le future sorelle. Per far questo Chiara rinuncerà a tutto, lottando anche lei col proprio corpo che considerava una proprietà non sua ma di Dio. Cercherà con ogni mezzo, anche doloroso, di distaccarsene. Farà voto di silenzio e si priverà di cose che a un occhio moderno paiono tra le più essenziali, alla ricerca della vita così come la madre di Cristo doveva averla vissuta.

I resoconti, le cronache del Medioevo, dipingono non solo la santità di sorella Chiara ma anche tutto ciò che le stava intorno: la società patriarcale, le ingiustizie e le punizioni date alle donne in quanto tali, un'istruzione simile a un lavaggio del cervello; insieme alle malattie, ai soprusi, alla povertà, alla fame. Maraini si interroga sui motivi che hanno mosso una ragazza così giovane [appena diciottenne] a seguire un personaggio già molto controverso nella sua epoca: fuggiva forse da un destino scritto da altri che non desiderava? Doveva sembrarle la scelta migliore rinchiudersi a pane e acqua [a volte nemmeno quelli] in un convento freddo, a pregare di notte e di giorno, dormire all'addiaccio sulla paglia o a terra, senza neppure delle scarpe?
Forse sì, poiché, nonostante le gravi limitazioni della vita monastica, era l'unica scelta che poteva compiere in totale libertà e autonomia. Seguendo Francesco e rinunciando anche a se stessa forse Chiara ha voluto affermare la propria libertà.

Un romanzo a metà strada tra un saggio storico e sociale, che solo a tratti parla strettamente di religione; il che forse aiuta a comprendere più a fondo una figura importante del Cristianesimo, soprattutto dal punto di vista umano. La storia di una donna che ha tenacemente, fortemente “voluto”.
Fino a che punto può arrivare il rifiuto della proprietà? E cosa si intende per proprietà? Le scarpe sono una proprietà necessaria? Il letto? Oppure ciascuna poteva sdraiarsi sul pagliericcio che preferiva nello spazio che preferiva? E un bicchiere, un libro? E se tutto era di tutti e si negava ogni possesso, anche il più piccolo, che ne era del corpo? Delle mani, delle braccia, dei pensieri, dei sogni, delle emozioni?
Alessandra 

2 commenti:

  1. L'ho trovato in libreria e me lo sono segnata come prossimo libro da leggere. Mi ha sempre affascinato la storia di Chiara, come quella di Francesco...due ribelli pieni di santità!

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    1. Non potevi trovare parole migliori: Due ribelli pieni di santità. :P e noi aspettiamo il tuo parere

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