11 febbraio 2014

Cronache marziane di Ray Bradbury [Recensione]

Cronache marziane
di Ray Bradbury

2009 
Oscar Mondadori 
“Avevano una casa a colonne di cristallo sul pianeta Marte ai margini di un mare vuoto, e ogni mattina si poteva vedere la signora K mangiare i frutti d'oro che crescevano sulle pareti di cristallo. [...] Quella mattina la signora K stava tra le colonne, porgendo l'orecchio alla calura del deserto sabbioso la quale, disciolta come cera giallastra, sembrava trascorrete sull'orizzonte lontano. Qualcosa stava per accadere.”
Il tipo marziano per tutti è grigio, ha un gran testone e il corpo esile, oppure è verde, ha occhietti simpatici e le antenne a trombetta; viaggia nello spazio su di un'astronave tondeggiante per fare amicizia, oppure per conquista spietata.

E se, invece, questi alieni avessero la pelle color dell'ambra, gli occhi “gialli come monete, le voci molli e armoniose” e fossero colti, dediti alla musica, all'arte, alla letteratura [marziane]? E se fantasticassero sugli abitanti della Terra, senza sospettare che essa pullula davvero di creature che costruiscono razzi e che presto sapranno come raggiungere il loro pianeta? 

Con linguaggio semplice ma fortemente evocativo, Cronache marziane narra dalla colonizzazione di Marte, di quel che accadrebbe se davvero il pianeta rosso fosse abitato da creature dall'intelligenza e le abitudini simili alle nostre. Lasciando trapelare, e neppure troppo velatamente, riferimenti a una delle più massicce colonizzazioni da parte dell'uomo occidentale: quella delle Americhe.
Il primo racconto, ambientato nell'anno terrestre 1999, si svolge proprio sul pianeta lontano e ci descrive la vita attraverso gli occhi di una moglie marziana. Gli altri a seguire ci porteranno fino al 2026, in una escalation di stupore, conquista, invidie [tutte terrestri]. I visitatori dallo spazio per una volta siamo proprio noi. Gli anni 2000 sono volutamente molto simili agli anni Quaranta e Cinquanta [periodo in cui è stato scritto], con uomini dal carattere deciso, quasi dei cowboy, mogli casalinghe, ragazzi e ragazze coi calzini bianchi che sognano lo spazio e i cosmonauti distesi a gambe incrociate sul letto. E manovalanza “negra” che scalpita per salire sui razzi [quasi delle diligenze] alla stregua dei bianchi e costruirsi così un'esistenza migliore.

Quelle regioni lontane tuttavia sono aspre e solo a tratti ospitali; questi extraterrestri, inoltre, hanno forme bizzarre, alle volte umanoidi, altre volte nebbiose o luminescenti: - con chi hanno davvero a che fare questi novelli coloni?
Ciascun racconto pone di fronte a più di un quesito: cosa spinge una persona a lasciare la propria casa; quale spirito muove non tanto la scoperta, quanto la colonizzazione? Fino a chiedersi il motivo per il quale Dio avrebbe voluto replicare su di un altro pianeta quel che agli occhi del fedele Cristiano è già perfetto, ossia l'essere umano.
Quando allora mi domanda se io credo nello spirito delle cose che sono state usate, io le rispondo che sì, ci credo. Sono tutte qui le cose che sono state usate. [... ] E noi non potremo mai usarle senza patire una sensazione di disagio. […] Per quanto profondamente noi si possa toccare Marte, non riusciremo mai a toccarlo veramente. E allora ci infurieremo contro di lui, e vuol sapere che cosa faremo, comandante? Lo strazieremo, gli strapperemo la pelle, lo cambieremo per adattarlo alle nostre esigenze.
Ray Bradbury cela dietro al romanzo di fantascienza un ritratto dei propri compatrioti, a tratti critico, a tratti affettuoso ma sempre senza puntare il dito.

Una cronaca d'altri tempi, ma non troppo.

Alessandra

Nessun commento:

Posta un commento