14 febbraio 2014

In fuga di Alice Munro [recensione]

In fuga
di Alice Munro

Traduzione di Susanna Basso

Super ET , pp. 316 , 12 euro 
ISBN 9788806180737 
uscito il 24 gennaio 2006

Ti rendi conto dell'esistenza di certi autori in due casi in particolare: - Quando muoiono [e parlare di esistenza in un contesto del genere può apparire di cattivo gusto, me ne rendo conto] o quando vincono un premio letterario prestigioso. Ho scoperto Alice Munro quando ha ricevuto il Nobel per la letteratura nel 2013. Mi ha colpito per un semplice motivo, perché è una donna, e a quanto pare una donna con un carisma fuori dal comune. Oltre a essere una delle più importanti scrittrici canadesi della letteratura contemporanea, si è contraddistinta per le sue raccolte di racconti. Iniziare un suo libro, mi ha fatto scontrare con una verità sorprendente, cioè che a prescindere da quello che leggi, che sia un romanzo, dei racconti, un thriller, o qualsiasi altro genere, al centro di tutto c'è chi lo scrive e allora tali generi - quelli che tu credi di amare o odiare - alla fine scompaiono e resta solo la storia. È questa la sensazione che provi, e sul momento spiazza, perché ha il potere di coinvolgerti in qualcosa che neanche tu credevi ti piacesse.

La storia che più mi ha colpito è quella di Juliet a cui l'autrice dedica ben 3 degli 8 racconti. Juliet è una brillante studentessa di greco e latino a cui è stato appena assegnato un incarico, nonostante la sua giovane età. Ha sempre avuto una vita tranquilla: il padre è insegnante di scuola media e la madre è una persona strana, che si cuce i vestiti da sola, ma affascinante. Durante un viaggio per andare a trovare Eric, conosciuto casualmente in treno, riflette sul suo passato e si rende conto che c'è un modo diverso di sopravvivere rispetto a quello che già sa. Stravolge i suoi progetti innamorandosi e decidendo di restare con l'uomo che in una notte qualunque gli ha svelato i nomi delle stelle indicandogliele col dito. Nasce Penelope e per l'occasione torna nel suo paese d'origine a far vedere la bambina ai nonni... Lì acquisisce la consapevolezza che stare in quel posto, in quel momento è come ritrovarsi di fronte a uno straniero che incontri casualmente sui tuoi passi. Chi è non ti riguarda. Negli anni seguenti, abbandona gli studi classici, si dedica alla conduzione di un programma televisivo... Ogni cosa va come deve andare, ma la figlia - una volta cresciuta - scappa da lei, da ciò che la madre le ha insegnato, dal suo anticonformismo. Una ruota che gira, dove ti ritrovi continuamente al punto di partenza aggrappata a delle speranze che appaiono come condanne.

Sei in fuga? Da chi o da che cosa? Perché? Quali sono i motivi? A cosa ti serve? Mi hanno sempre fatto un po' ridere i discorsi "Vado via da te, da questa situazione, dai tuoi discorsi" con l'obiettivo di stare meglio. Ma meglio non si sta, soprattutto quando il motivo della nostra fuga, si ripresenta sotto forma di altre persone, stati d'animo e situazioni diverse e al tempo stesso simili. Si è alla ricerca continua dell'equilibrio perfetto e ci abbattiamo perché non riusciamo a trovarlo... in sostanza, il più delle volte, i carnefici non sono gli altri. Dovremmo cercare di capirlo. Ci sono dei meccanismi che la stessa mente umana non riesce a superare. Per questo i rapporti finiscono, ci stanchiamo degli altri, o non siamo capaci di restare soprattutto se non ci si sopporta più. L'avete mai notata la facilità con il quale si arriva a non sopportarsi?

Un'affascinante Alice Munro che ti porta a riflettere fino allo stremo su tutto questo, tanto che - attraverso i suoi personaggi, personaggi comuni, come noi - non puoi fare a meno di ritrovarti là dentro alle pagine e stare male e fuggire, per poi tornare, e fuggire di nuovo. E insomma io ve lo consiglio, per me è stata una bella scoperta, magari lo è anche per voi.

Francesca

1 commento:

  1. Alla fine si è sempre in fuga da se stessi, c'è poco da fare.

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