28 febbraio 2014

Parte prima: Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe di Bruno Bettelheim [recensione]

Il mondo incantato.
Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe
di Bruno Bettelheim

Tradotto da Anna D'Andrea

Universale economica Feltrinelli editore [saggi]
312 pagine
8,50 euro
uscito nel 2000

Sono stata attratta qualche tempo fa da un libro non proprio di facile lettura, benché il titolo lasciasse immaginare tutt'altro. "Il mondo incantato" è un saggio non solo sulle fiabe più diffuse, ma sul perché la letteratura fiabesca - pur con certi compromessi - è senza dubbio formativa. Il mondo delle fate, degli orchi, delle fiabe in generale [da distinguere dalle favole, la cui morale è palesata alla fine del racconto attraverso frasi o ritornelli che a oggi sono divenuti persino modi di dire] è un mondo che mi ha sempre attratto moltissimo. Un amore infantile che non accenna a spegnersi neppure adesso e del quale ho un ricordo dolcissimo. Bruno Bettelheim mi ha chiarito perché io ne sia rimasta così colpita e perché ne abbia una memoria quasi soprannaturale. 

Il saggio è diviso in due parti: una in cui si fa una panoramica psicologica della fiaba e dei meccanismi di comprensione da parte del bambino [ovviamente totalmente diversi da quelli adulti]; un'altra in cui, alla luce di quel che è stato espresso in precedenza, si entra nel merito delle fiabe più famose ritrovandone le radici lontane e le molte varietà [anche prettamente italiane]. Per scoprire che le storie di Biancaneve, Cenerentola, La bella addormentata non sono esattamente così come Walt Disney le ha presentate al cinema [e come ormai sono presentate anche nei nuovi libri per l'infanzia]: originariamente Biancaneve è una trovatella che la matrigna arriva a odiare perché gelosa dell'affetto del marito. E non solo la mela è l'oggetto col quale la regina cattiva tenta di ucciderla, ma anche una cintura, che con un espediente le stringe troppo stretta fino a farla svenire, e un pettine avvelenato. Mentre Cenerentola con ogni probabilità non indossa alcuna scarpetta di cristallo ma raffinate babbucce di pelliccia e che le sorellastre, al momento di provarsi l'indumento, pur di poterci entrare si mutilano l'alluce e il tallone: il principe non se ne accorgerà finché alcuni uccellini non gli sussurreranno il malfatto. Ci sono fiabe che hanno origini di gran lunga più antiche di quelle occidentali, per esempio versioni di Cenerentola cinesi ed egiziane. 

I più grandi studiosi di fiabe furono i fratelli Grimm, germanisti e attenti filologi, che tuttavia non avrebbero potuto scavare con completezza in quel mondo senza l'italiano Giambattista Basile, che a metà del 1600 ne raccolse alcune delle più ricorrenti sulla nostra penisola, le cui caratteristiche sono indelebilmente entrate a far parte delle versioni dei Grimm. L'autore fa notare particolarmente il rischio che la manomissione di una fiaba comporta, soprattutto se arbitraria e non dettata dalla naturale evoluzione nelle varie epoche; e spinge il tasto dell'insegnamento che porta con sé: associando ai personaggi figure care o di cui il lettore - bambino - ha paura, impara a esorcizzare le proprie ansie. Ammonisce, poi, dalla lettura delle fiabe con occhio adulto perché ci sembrerebbe nient'altro che una sciocchezza piena di draghi e streghe priva di fondamento. 

La loro efficacia sta nel fatto che si “sono fatte da sole”, dapprima narrate oralmente, poi per iscritto ma sempre e solo per il piacere dei piccini. E quando una storia non soddisfaceva il narratore la modificava fino a che non si raggiungeva un compromesso apprezzabile. Esse fanno bene ai bambini perché sono fatte dai bambini stessi. Ma quando è un adulto a interferire imponendo le proprie visioni questo annacqua l'efficienza del racconto. Bettelheim ricorda che da piccoli si devono affrontare le cose per la prima volta in assoluto, per le quali le spiegazioni razionali degli adulti non hanno senso perché basate su informazioni che un egli ancora non possiede. Tuttavia è facile capire perché un adulto resti agghiacciato davanti alla brutalità di alcune di queste: nella versione italiana della Bella addormentata il principe capita per caso nel castello della principessa e, rapito dalla sua bellezza, giace con lei e se ne va; senza mai svegliarsi ella partorisce due bambini che, cercando di succhiarle il latte, mettono in bocca il dito col quale la madre si è punta ed estraggono la scheggia incantata. La bella si sveglia e si ritrova a crescere i figli del principe. Ovviamente poi lui tornerà da lei, minacciata dalla legittima - ma tiranna - moglie: la malvagia sarà uccisa ed essi vivranno felici e contenti.

TO BE CONTINUED...

Alessandra

3 commenti:

  1. Bel maiale di principe...

    :) Aspetto la seconda parte, allora!

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    1. ahahahahahahahah :)

      La pubblico domani, promesso! stay tuned

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  2. Mooolto interessante. Lo leggerò sicuramente, non è facile trovare punti di vista così fuori dal coro.

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