7 febbraio 2014

Pleased to meet you di Massimo Cotto [recensione]

PLEASED TO MEET YOU
di 
Massimo Cotto

Editore: Vololibero edizioni
Pagine: 190
ISBN: 9788897637158
Prezzo: € 18,00


Tutte le mattine, nel tragitto che mi separa dall'ufficio, ascolto Buongiorno Doctor Feelgood, il programma che va in onda su Virgin Radio (peccato che lunedì sarà sostituito). 
Durante la trasmissione della settimana scorsa hanno presentato l'ultimo libro di Massimo Cotto, un uomo che, con la sua voce, ti racconta i retroscena delle star del rock. Questi episodi li ha trasformati in un libro, Pleased to meet you: pagine in cui scorrono i suoi ricordi dettati da incontri con personalità non solo della musica, ma anche del cinema e della letteratura. Vere e proprie chicche che permettono anche a noi di avvicinarci ai nostri idoli. Per me, Chris Martin in prima posizione:
"Pensa al dramma di chi desidera fortemente una cosa e incontra fin dall'inizio mille ostacoli, magari già in famiglia. Certo, la voglia di superarli e di dimostrare a tutti che si sono sbagliati potrebbe anche aiutarlo, essergli da sprone. Ma avrà la vita rovinata fino al successo e forse anche dopo. Perché il successo è una bella donna che non rimane giovane in eterno. E soprattutto ti tradisce molte volte. Se sei fortunato, te ne rendi conto e puoi agire di conseguenza. Facendo qualcosa per tenerla a te, rimettendola in riga o rimettendo in riga te; se sei più disattento o troppo pieno di te, andrà a letto con tutti e lo verrai a sapere troppo tardi, quando ti avrà già lasciato".
L'incontro con l'artista modifica l'immagine iniziale che ne abbiamo: dentro di noi lo percepiamo come il personaggio che continua a interpretare, ma qualcosa cambia. Massimo Cotto lo dice chiaramente:
"Ti puoi sforzare quanto vuoi di rimanere obiettivo e oggettivo e di non confondere la persona con il personaggio, hai un bel ripeterti che quello che devi giudicare è il prodotto e non il produttore e che Pablo Picasso e Charlie Chaplin erano padri e mariti terribili ma rimangono sempre Pablo Picasso e Charlie Chaplin. Sai che è così, ma sai anche che conoscere l'artista ti condizionerà, magari inconsciamente".
Diverse interviste rivelano una sincerità profonda e mettono in luce le debolezze dell'animo umano. Alcuni cercano di rimanere ancorati all'apparenza che il proprio ruolo impone, mentre altri sono semplicemente se stessi e si staccano dal personaggio:
"Bere mi rendeva felice, il pensiero di smettere mi angosciava. Sembrava che la bottiglia fosse la cosa più attraente del mondo. Sì, anche più di una donna. Senza una donna potevo stare, almeno per qualche giorno, ma senza la bottiglia no. Il problema di chi beve è che non vuole ammettere di essere un alcolizzato. Quando te ne rendi conto, cioè quando lo ammetti, sei già molto avanti. Un altro problema dell'alcolismo è che muoiono di più per la bottiglia che per l'ago, ma bere è socialmente accettabile, almeno entro certi limiti, mentre farsi non lo è per niente. [...] Questo rende più complicato smettere, perché hai l'alibi sempre pronto: tutti bevono, in fondo. È una questione di quantità" (Eric Clapton).
Pleased to meet you non è solo il resoconto di una vita ricca di incontri sorprendenti, eccitanti; siamo di fronte a parole che spronano a inseguire i nostri sogni per realizzarli, come altri prima di noi. Non si nasce artisti, la strada da percorrere è tortuosa, difficile e molto spesso priva del supporto primario più importante, quello della famiglia.
Un libro che contiene tutti noi e lancia a ciascuno un messaggio diverso, che ti entra dentro, per essere per sempre custodito. Questa la citazione che ho scelto, o forse mi ha scelto, e deciso di prendere con me, perché mi ha suscitato un'infinità di emozioni: 
"L'artista abita altre latitudini, ma al tempo stesso è capace di interpretare e descrivere il mondo normale, facendosi non portavoce ma guida, capofila. Un pittore, uno scrittore, un cantante, trasforma in arte i sentimenti comuni. Arthur Miller, nella prefazione a Morte di un commesso viaggiatore, nel 1952, scriveva che il compito dell'artista è far sentire meno sola la gente. Un'opera d'arte si può dire davvero riuscita quando agisce su due livelli: quando fa credere a una persona che l'autore si rivolge solo a lei, ma al tempo stesso che quel sentimento è universale, che è sufficiente guardarsi intorno per notare che altre persone condividono le medesime cose. Oggi viviamo in un mondo che ti fa sentire solo, umiliato, alienato, isolato. L'artista può e deve convincerti che altre persone si sentono come te e che l'arte, nel nostro caso la musica, può essere il tramite e, al tempo stesso, la fuga. [...]" (Radiohead).

L'autore trasmette passione ed è quello che arriva al lettore e che ricerca quando si immerge nel mondo di Pleased to meet you. Questo libro mi ci voleva proprio!

Veronica

Nessun commento:

Posta un commento