28 marzo 2014

La miscela segreta di casa olivares di Giuseppina Torregrossa [recensione]

La miscela segreta di casa Olivares
di Giuseppina Torregrossa

Mondadori editore
336 pagine
18 euro
ISBN 9788804624998
uscito il 4 marzo 2013

Una città, Palermo. Un quartiere, i quattro mandamenti. Una famiglia, la Olivares. L'unico protagonista indiscusso, il profumo del caffè che si spande libero nell'aria, inebriando le strade con la sua ammaliante fragranza... 

Roberto da anni ormai si alza ogni mattina presto per andare alla sua putia di Via discesa dei giudici a preparare la miscela più densa e gustosa che ci sia. Non da solo, ma grazie a un "valido aiutante", Orlando, dal carattere bonario e un animo generoso. Chi è Orlando? Una portentosa macchina il cui obiettivo è tostare chicchi che dai sacchi entrano nella sua grossa e accogliente pancia. Questa è la gioia del capofamiglia, dei suoi 5 figli e di Viola, la moglie. Una caffeomante che legge i fondi del caffè appena bevuto, alla gente. Il suo ruolo però va oltre: La Principessa [così viene chiamata] infonde fiducia, coraggio, speranza a chi ne ha bisogno. Il quartiere chiama, lei risponde, aiuta, consola. Al contrario di Genziana, la figlia dalla pelle ambrata, spirito libero, selvaggia, follemente innamorata di Medoro. All'improvviso però scoppia la guerra che rompe la quiete, logora l'animo, porta fame, miseria, bombe, morte... e l'aroma sparisce dai vicoli, si fa amaro, scadente, relegato in un cantuccio a cui nessuno pensa più. Dopo i bombardamenti che hanno devastato la città e gli americani arrivati a salvarli, la ragazza si trova catapultata in un'altra realtà. Mentre cerca di salvarsi dalla sofferenza che si porta dentro, le tornano in mente le parole della madre "La tua fortuna saranno le femmine, la tua sicurezza il caffè", e solo allora trova la forza di riprendere in mano la situazione, riportare a luce nuova la putia, scovare la ricetta segreta e... forse innamorarsi, se non di Medoro, almeno di se stessa.

Una storia popolata da svariati personaggi, che invece di apparire ingombranti, allietano queste pagine impregnate dall'inconfondibile polvere marrone... quella che hai voglia di mettere dentro alla moka di casa tua, accendere il fuoco e bere mentre leggi. Un racconto che ti riporta indietro nel tempo, dove dolore e felicità sono sullo stesso piano e in questo caso solo una donna è capace di riprendere quei cocci caduti in terra e riattaccarli insieme con un po' di colla, perché se anche le cose non tornano come prima, basta che tornino... No?

Giuseppina Torregrossa dipinge con le parole un ritratto femminile - a cui anche io ambisco - che né si piega né si arrende, anche se si è fatta male... Tanto da infonderti la fiducia nel domani, la speranza verso il prossimo, il coraggio di affidarti a un destino incerto, circondato inoltre dalle atmosfere ovattate di una terra come la Sicilia che appare quasi mitologica, immersa nella sua tradizionale bellezza, ferita nel profondo, capace di rinascere dalle sue stesse ceneri e in sottofondo come sempre, quell'odore persistente e riconoscibile che rende ogni gesto da impossibile a possibile.

Assolutamente consigliato

Francesca

25 marzo 2014

La miscela segreta di casa Olivares di Giuseppina Torregrossa [frasi]

La miscela segreta di casa Olivares
di Giuseppina Torregrossa
Pensa allo zucchero e al caffè. Sono due polveri, ma una é bianca e l'altra nera. L'una non ha odore, l'altra profuma. Sono diversi, ma insieme acquistano forza, e si mescolano solo se uno dei due cambia stato.
Mia madre si avvicinò a lui e gli accarezzò il viso: stammi bene a sentire gli sussurrò. Mimosa é morta, ma finché io sarò qui staremo tutti insieme, perché é il respiro delle donne che tiene vive le famiglie. Quando non avrò più fiato, allora sì che ti toccherà smettere di respirare. Ma per adesso il permesso di morire non te lo do.
Strana storia è quella della femminilità, talento posseduto da ogni donna fin dalla nascita, ma che si rivela solo grazie allo sguardo di un uomo.
Del resto gli affetti si nutrono di piatti caldi, gli amori crescono a forza di minestre profumate e si rafforzano tra le gocce di vino, le storie si scrivono con il ragù e s'intrecciano con gli aloni di grasso, i dialoghi nascono tra le pentole fumanti e tavole apparecchiate.
Le cose sono come le vediamo noi.
Facciamo quello che possiamo, non quello che vogliamo, e nemmeno quello che dobbiamo. 
A breve su questo spazio, la recensione! 

23 marzo 2014

LUI è tornato di Timur Vermes [recensione]

LUI è TORNATO
di Timur Vermes

Tradotto da Francesca Gabelli
Bompiani editore
448 pagine
18,50 euro
ISBN: 45272813
uscito del 2013

Cosa accadrebbe se un giorno imprecisato del 2011 Adolf Hitler tornasse fra noi? Questa volta, saremmo capaci di non farci sopraffare dal suo delirio di onnipotenza da conquista del mondo? E se iniziasse nuovamente a parlare di nazionalsocialismo, superiorità della razza, guerre lampo, come reagiremmo? 

In tal caso, o meglio oggi, la prenderemmo a ridere... Timur Vermes si diverte a riproiettare il Fuhrer in una veste nuova: una sorta di caricatura grottesca di se stesso. Una mattina si sveglia vivo e vegeto in un campo incolto di Berlino, con la divisa addosso che tra l'altro emana un fastidioso tanfo di benzina, senza Eva accanto e l'aria più stralunata che mai... La gente, quando lo vede, pensa che sia un comico, o un personaggio famoso e infatti il suo destino è proprio quello di finire in televisione, diventando addirittura una star con un programma tutto suo. E proprio qui ci rendiamo conto che LUI ha ancora il coraggio di ammaliare se non le folle, almeno il suo staff e il pubblico che lo guarda da casa con i suoi vaneggiamenti politici, critiche sulla società odierna, riflessioni sui rapporti umani che portano con sé il paragone con l'epoca in cui lui era il leader incontrastato del suo partito, la televisione in bianco e nero, il computer ancora non esisteva, ne tanto meno internet, o l'unione europea, l'euro, la finanza, gli immigrati e... aspetto più eclatante, adesso alla guida della sua Germania c'è una donna che porta il nome di Angela Merkel.

Ma è davvero così difficile separare Hitler da ciò che rappresenta - ancora - per noi, a prescindere dall'immagine che vogliamo dargli? In particolar modo se è uno scrittore tedesco ad assumersi questo compito. Alla resa dei conti, come facciamo a condannare un personaggio che seppur fittizio, ingenuamente sprovveduto, a tratti simpatico è capace sia di avere un cuore che di tenere a cuore il proprio paese e la gente? Può essere giustificabile da ogni gesto insensato e fuori luogo passato? Se leggi i libri di storia, i fatti narrano qualcosa di diverso: orrore, morte, cattiveria, violenza, persecuzione, sterminio di massa... e quindi la tua mente non è capace a scindere le due immagini. Il confine è molto sottile, da un lato c'è il mostro, dall'altro uno che viene spacciato per mostro ma non lo è. Forse è normale domandarsi se tale romanzo rasenta o no il cattivo gusto spaccando totalmente quelle linee di demarcazione che nessuno ha mai avuto il coraggio di superare. E invece non ci riesci, in quanto non solo non si ha la pretesa d'insegnare niente a nessuno, ma capisci anche che il popolo tedesco vive ogni sacrosanto giorno - e consapevolmente - con la propria croce addosso: un fardello che non va via. Com'è che si dice sempre? Che bisogna affrontare i problemi di petto, risolverli, non dimenticarsene, in particolar modo nei momenti di difficoltà... possono tornare utili.

Un libro dalle mille sfaccettature e dalle sensazioni ambigue. Ti diverte con i suoi discorsi dispotici e sprovveduti, come il dittatore che appare improvvisamente piccolo nella sua grandezza quando non sa rispondere al cellulare, tanto da trovarlo a tratti buffo, a tratti tenero. La riflessione che suscita è comunque da non sottovalutare, ovvero:

- Cosa succederebbe se nel 2014 un personaggio con un tale carisma tornasse nuovamente alla ribalta della scena politica? Continueremmo a essere il solito gregge di pecorelle smarrite che ha bisogno di un leader incontrastato che - nel bene e nel male - diventi la nostra guida ed è la risposta alle nostre frustrazioni? Esiste un modo per non ricommettere gli stessi errori?

Vi lascio con questi interrogativi e ovviamente vi consiglio di leggerlo!

Francesca

20 marzo 2014

Lui è tornato di Timur Vermes [frasi]


La cosa che mi infastidisce di più delle persone mattiniere é il loro terribile buon umore. Si comportano come se fossero svegli già da tre ore e avessero già sbaragliato la Francia. Per di più, nonostante la ributtante abitudine di alzarsi all'alba, la stragrande maggioranza di questi individui raramente ha compiuto grandi imprese.
E poco dopo constatai che qualsiasi cosa scrivessi, finivo sempre allo stesso indirizzo protogermanico, chiamato Wikipedia; era chiaro che quel nome derivava dalla combinazione di "enciclopedia" e di "vichinghi", una stirpe germanica ben nota per il suo spirito esploratore. 
 Di fronte a un simile progetto mi commossi fino alle lacrime.
Non esiti. Vada fino in fondo. I cuori delle donne sono come le battaglie. Non si vincono esitando. Bisogna riunire tutte le forze e impiegarle con risolutezza.
Non smetterò mai di dire che bisogna guardarsi da gente di questo tipo: accade al massimo una volta ogni cento o duecento anni che nasca un genio universale capace di farsi carico - oltre che delle consuete attività di governo - anche dell'intero comando supremo al fronte orientale, perché altrimenti sarebbe tutto perduto... Di solito, tuttavia, le persone universalmente indispensabili si rivelano - nei casi più fortunati - superflue e inutili. Molto spesso, infatti, causano danni molto gravi.
É un'abitudine generalizzata negare la realtà: ciò che non può essere non è possibile.
Una situazione non é mai senza via d'uscita, quando si desidera fanaticamente la vittoria.
Ma si sa quale considerazione meritino i nostri giornali. Il sordo scrive quello che gli riferisce il cieco, lo scemo di turno corregge e i colleghi delle altre testate copiano. Alla fine ogni storia è sempre la solita minestra allungata con un brodo di bugie e data in pasto al popolo ignaro.
A breve su questo spazio... la recensione! 

18 marzo 2014

Una vita a colori di Mara Boselli [recensione]

UNA VITA A COLORI
di 
Mara Boselli


Editore: Nativi digitali edizioni
ISBN: 9788898754076
Prezzo e-book: € 2,99


Con il nickname di Alicetta32, Alice si avventura nel mondo degli incontri in chat, più per gioco che per fiducia nelle potenzialità delle avventure in rete. Dopo le conversazioni di routine, è contattata da un tipo piuttosto interessante, con il quale scopre di avere molto in comune. Color_ Painted è un giornalista che scrive articoli per un mensile: non scappa quando la protagonista rivela di avere una figlia di tre anni e si incuriosisce del suo lavoro di insegnante. 
Tra i due il feeling è palpabile sin dalle prime battute e le parole scivolano veloci, occupando notti intere. Una settimana è sufficiente perché entrambi arrivino a sentire la mancanza e la voglia l'uno dell'altra. I passaggi della loro storia sono repentini: si scambiano la mail, una foto, il numero di cellulare, per poi arrivare a baciarsi e a spingersi fino a un rapporto sessuale. Il tutto rigorosamente attraverso lo schermo di un computer. 
I protagonisti si innamorano e decidono di esplorare gli orizzonti di questo incontro avvenuto per caso con un po' di timore e, allo stesso tempo, impotenti nei confronti di un'attrazione sempre più forte.

Mara Boselli affronta il tema delle relazioni in rete, raccontando la favola di due persone che si conoscono e si piacciono a tal punto da volersi incontrare. Sono semplicemente un uomo e una donna che si sentono soli e non hanno il tempo e la fiducia di dedicarsi a tutte le difficoltà di un appuntamento nella vita vera. 
Inquadrata nel dettaglio Alice, di cui si comprendono meglio le motivazioni, le emozioni e gli sviluppi. Fabio è una figura in bilico, di cui si sa poco e quindi si vive l'ansia della protagonista femminile che, a un certo punto, si pone le domande giuste: se lui è entrato in chat per distrarsi, perché non mi ha chiesto subito di fare sesso? La questione la tira fuori in una loro conversazione ed è infatti l'inizio di scambi più spinti. 
Dopo qualche sera, l'appuntamento fisso alle 23 viene annullato dal ragazzo per un impegno improvviso e lei, in maniera a dir poco patetica, scrive una mail che avrebbe fatto scappare qualsiasi individuo sano di mente. Ma invece no: il "principe azzurro" si sente ancora di più attratto dal carattere di Alice, fino a pensare di dedicarle una canzone di Tiziano Ferro.

Non ho colto originalità nella situazione immaginata dall'autrice, ma solo luoghi comuni e artificiosità nei dialoghi. Subito l'incontro si trasforma in una storia seria: l'interessamento di Fabio per la figlia Chiara, già dalla chiacchierata inaugurale, non l'ho trovato veritiero, così come il puntualizzare il possibile risvolto familiare prima dell'incontro faccia a faccia. Fastidiosi gli stessi approcci sessuali: nel descrivere le emozioni e le azioni si opta per una scelta lessicale a volte troppo ricercata, che non conferisce autenticità ai momenti, quasi a sentirsi dentro un manuale pronto per l'uso. 
Senza voler "spoilerare" troppo della trama, ancor più assurda l'accoglienza della famiglia nei confronti di un perfetto estraneo, soprattutto nella circostanza di vulnerabilità della protagonista (a voi la scoperta di un finale "inaspettato").
Un libro che si legge velocemente, ma altrettanto velocemente si dimentica.

Veronica

16 marzo 2014

Her (Lei) di Spike Jonze [recensione film]

HER 
di
Spike Jonze

REGIA: Spike Jonze
SCENEGGIATURA: Spike Jonze
GENERE: Drammatico, Sentimentale
DURATA: 126 minuti
INTERPRETI: Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde
USCITA NELLE SALE ITALIANE: giovedì 13 marzo 2014

"Innamorarsi è una pazzia... è come se fosse una forma di follia socialmente accettabile".

In un futuro poco lontano, dominato dalla tecnologia, compagna di ogni momento, conosciamo Theodore Twombly, vicino al divorzio, ma restio ad abbandonare la vita che aveva per rifarsene un'altra. Durante il giorno, legge le richieste inviate da altri per poi ripensarle sotto forma di lettera d'amore: un lavoro che svolge con grande trasporto e immedesimazione. La sera, passa il tempo quasi sempre solo, di tanto in tanto affidandosi alla compagnia di qualcuno in chat.
Attirato da una pubblicità, decide di acquistare un sistema operativo dotato di un'intelligenza quasi "umana", suscettibile di evoluzioni in tempi brevi: sceglie di impostarlo con una con voce femminile, Samantha. 
Tra i due si instaura un rapporto altamente complesso che si evolverà in amore, un amore visto da due diversi punti di vista.


Samantha vuole imparare tutto, conoscere qualsiasi cosa e ha il desiderio di avere un corpo. I cambiamenti repentini la spiazzano e le sensazioni nuove che prova successivamente, da un lato stimolano, ma dall'altro sono frustranti. Cerca di far sentire "il suo ragazzo" impegnato in una storia normale, come anche lei desidera, ma la vita, con l'infinita gamma di emozioni umane, la costringono a mettere tutto in discussione.
"È come se stessi leggendo un libro, un libro che amo con tutta me stessa. Ma lo leggo lentamente ora. Le parole sono distanti tra loro, gli spazi tra le parole sono quasi infiniti. Riesco ancora a sentire te e le parole della nostra storia. Ma è in questo spazio infinito delle parole che sto trovando me stessa. È un posto che non appartiene al mondo fisico, dove ci sono cose che neanche sapevo esistessero".
Il protagonista maschile è interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix, che domina la scena nei lunghi passaggi di ascolto, con primi piani che suscitano una vera e propria empatia con la figura di Theodore. La relazione con Samantha lo porterà ad analizzare la sua vita, i suoi incontri del passato, finendo per capire tante cose di se stesso, compresi gli errori. La nuova piega che ha preso il presente si ripercuote positivamente sul suo stesso lavoro, che gli darà maggiori soddisfazioni:
"Nessuno è uguale a un attimo fa e non dovremmo cercare di esserlo, è troppo doloroso".
L'ambiente immaginato nel film è dominato da individui isolati dal contesto che li circonda e totalmente presi da contatti virtuali. Lo stesso Theodore non riesce a ritornare a una dimensione reale e fisica dopo il coinvolgimento profondo instauratosi con il suo sistema operativo. L'unica persona con cui si confida è la sua ex-compagna di college: Amy si lega a sua volta a un sistema operativo femmina, dopo la separazione dal marito, con il quale nasce un rapporto amicale sincero.


L'intera pellicola è pervasa da malinconia, dettata da innumerevoli temi affrontati, ma soprattutto dai mutamenti inevitabili che toccano ognuno di noi. Il pensare di restare sempre allo stesso modo o di fermare le trasformazioni di chi ci sta intorno non è possibile, anche se il desiderio è spesso forte. 
Her è un film che indugia molto sulle parole e sugli sguardi: si assiste alla naturalezza con la quale si innamorano un uomo e un computer e alla fotografia di una realtà neanche così lontana, fino a comprendere - personalmente con un po' di paura e ansia - quale futuro ci attende.

TRAILER

Veronica

14 marzo 2014

Mondadori compra Anobii! #riflessioni sul social reading più obsoleto che ci sia

L'11 marzo, la Mondadori ha spiazzato l'intero popolo internauta con una notizia bomba e l'ha fatto nel modo più social possibile, cioè con un tweet:
Anobii è di origine giapponese, in Italia esiste dal 2007, conta all'incirca 300 mila iscritti e 40 milioni di libri registrati. Cos'è? Per chi non lo sapesse è una sorta di libreria virtuale che permette di creare una "lista" delle tue letture, di valutarle, recensirle, iscriversi ai gruppi su determinati argomenti, mandarsi messaggi, consultare "i profili" degli altri con lo scopo di scambiarsi dei pareri. Quali sono i primi passi che saranno attuati?
La nostra strategia di sviluppo nell’area libri si concretizza con un’operazione che ben ne rappresenta le caratteristiche: i lettori al centro. Una piattaforma che ci permetta di ascoltare le persone è fondamentale per la crescita del digitale nei libri e per la costruzione della casa editrice del futuro. Sono già previsti investimenti per una nuova fase in cui, in breve tempo, Anobii raggiungerà i più elevati standard tecnologici e sarà dotato delle risorse necessarie per lo sviluppo di nuove funzionalità al servizio degli utenti. I lettori, la loro passione per la lettura, il loro desiderio di condividere esperienze e suggerimenti resteranno al centro della piattaforma.
Così c'è scritto nel comunicato stampa redatto dall'amministratore delegato Ernesto Mauri. La paura e lo scetticismo più grandi vengono fuori dagli stessi iscritti che, in base ai discorsi fatti in questi giorni, sono più diffidenti che esaltati e contenti. Volete sapere cosa ne penso? Devo essere sincera? Non poteva uscire notizia più meravigliosa di questa! Per quanto la Mondadori possa essere criticata, e a volte - anche io - abbia messo in discussione la qualità di alcune storie [ma questo succede quando le pubblicazioni annuali sono tantissime e quindi non tutte possono piacere] la ritengo una delle case editrici più presenti - interattivamente parlando - nel panorama italiano e in quanto tale, al social reading più obsoleto che ci sia, tra l'altro anche l'unico presente e di una certa rilevanza, non può che portargli una ventata di aria fresca. E siccome al peggio non c'è mai fine, questo vale anche per il meglio.

LA MIA ESPERIENZA: Sono iscritta ad anobii praticamente dall'inizio. Ammetto che, nonostante sia una lettrice forte, se così si può dire, ci entro raramente. Perché? La trovo una community con delle potenzialità inespresse e lo è dalla sua comparsa nel web. Tutta questa condivisione, partecipazione, dialogo non lo vedo. A volte mi dimentico persino - e per settimane - che esiste. Poi mi ricordo che devo inserire le ultime recensioni e quando ci entro trovo due-tre commenti, 5 inviti per gruppi, un messaggio privato e 7/8 persone che mi hanno aggiunto come vicino... però il momento sembra sempre quello sbagliato: è lento, non funziona, devo fare il login svariate volte, non ho tempo da perdere allora chiudo rimandando gli aggiornamenti. In realtà quello che voglio è un'esperienza a 360 gradi, la stessa che attuo quando aggiorno la pagina Fb del mio blog, senza che sia Facebook, che di Facebook ne ho abbastanza... Confronto, Consigli, Condivisione. Chiamiamole le 3 C. Molte blogger mi parlano di partecipazione a gare/sfide di lettura, catene, scambi. Sì va bene, ma dove? stiamo parlando tutte di anobii? dello stesso sito?

COSA MI PIACE E NON CAMBIEREI MAI: - Le stelline di valutazione; Vedere quante volte è stato visitato il mio profilo, o sono stata utile o i commenti lasciati dagli altri in relazione a ciò che scrivo; la dashboard che mi segnala quanti libri sono presenti sul mio scaffale; la compatibilità con gli utenti e le librerie che non seguo ma potrei potenzialmente seguire; il fatto che se clikki su un determinato libro puoi vedere il numero delle persone che l'hanno letto comprese le loro recensioni [alcune sono davvero belle].

COSA NON MI PIACE E CAMBIEREI SUBITO: la distinzione tra amico e vicino [Non l'ho mai capita. Nella mia ottica sono entrambi sullo stesso piano, sarebbe più comprensibile un semplice "tizio ti segue", no?]; quella cosa insulsa in fondo a sinistra dove gli utenti possono lasciarti dei commenti come se fossero dei post-it, ma non puoi rispondergli nel tuo profilo, devi andare nel loro... a questo punto meglio i messaggi privati; la grafica non è personalizzabile; l'aspetto più importante però, è che manca un'interazione reale.

In ogni caso, non aspettiamoci cambiamenti immediati. La casa editrice ha informato che si prenderà un po' di tempo per rifletterci sopra.

E voi, siete iscritti ad anobii? cosa vi aspettate? 


Francesca

9 marzo 2014

Crash di J.G. Ballard [recensione]

CRASH
di
J.G. Ballard


Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Traduttore: Gianni Pilone Colombo
Pagine: 208
ISBN: 9788807818059
Prezzo cartaceo: € 8,00


Ballard è reduce da un incidente automobilistico con una coppia sposata, nel quale perde la vita l'uomo. L'evento modifica la sua percezione circa le possibilità dell'esistenza: tutto ciò che offre il mondo è sezionato nel dettaglio, in chiave volutamente pornografica, fino a spingersi nel far diventare reale le più torbide fantasie. Inizia una relazione sessuale con la vedova, fatta di incontri in auto, lo stesso modello di auto del protagonista, riacquistato dopo lo scontro.
La conoscenza di Vaughan alimenta una spirale senza fine di perversioni dettate da scontri automobilistici, da segni che questi lasciano sui corpi, i quali diventano dei veri e propri simboli di erotismo: 
"Visualizzai le ferite di attrici cinematografiche e personaggi televisivi, i cui corpi sarebbero fioriti di dozzine di orifizi ausiliari, di punti di congiunzione sessuale con i rispettivi pubblici prodotti dalla deviante tecnologia dell'automobile".
L'immaginazione ossessiva tocca personaggi famosi, documentati in fotografie: Ballard e Vaughan si inseriscono in situazioni estreme rappresentate dalla propria mente, che causano mutamenti della pelle, del volto, delle ossa, fino alla morte. Il luogo di ogni singolo pensiero è la macchina, con tutto il carico di tecnologia annessa. 
La ricerca e la preparazione allo schianto perfetto è un vero e proprio tentativo dell'uomo di non sentirsi più una entità passiva, una suppellettile della città e della società consumistica: il desiderio profondo si condensa in tragitti in macchina, lungo le strade, con l'intento di farsi notare, spingersi sempre più, fino a raggiungere il piacere estremo.
Lo stesso autore del romanzo ci fornisce una chiave di lettura illuminante, in cui analizza i cambiamenti della contemporaneità, con tutte le possibilità di sperimentazione che la tecnologia odierna concede:
"Abbiamo un moltiplicarsi di alternative attorno a noi: viviamo in un mondo quasi infantile, nel quale può trovare istantanea soddisfazione ogni domanda, ogni possibilità, si tratti di stili di vita, di viaggi, o di ruoli e identità sessuali".
Le descrizioni dettagliate dell'anatomia della nostra persona dopo un forte impatto catapultano il lettore dentro ossessioni disgustose, spinte, disturbanti e irrazionali, che difficilmente si comprendono se non attraverso una opportuna contestualizzazione. La cosa che più spaventa leggendo queste pagine è proprio l'intersecarsi di realtà e immaginazione. Esiste ancora qualcosa di precluso all'essere umano? 
"In passato abbiamo sempre dato per scontato che il mondo esterno rappresentasse la realtà, per quanto confusa o incerta, e che il mondo interno della mente, con il suo contenuto di sogni, speranze, aspirazioni, rappresentasse il regno della fantasia e dell'immaginazione. Ora, anche questi ruoli mi sembrano essersi capovolti".
Crash vuole diffondere un allarme nel 1973 - ancora attuale e in grado di allacciarsi al nostro secolo - utilizzando la figura dello scrittore, non più onnisciente, ma scienziato che osserva e riporta per iscritto semplicemente quello che vede, e il genere fantascientifico, come il più adatto per accogliere "i più importanti eventi della nostra vita e della nostra coscienza".
L'incidente automobilistico è "orrendo connubio fra sesso e tecnologia": metafora che analizza la società vittima di una decadenza morale che ha aperto la strada a ogni perversione della nostra mente. 

Veronica

7 marzo 2014

Le nostre luci di Ben Brooks [recensione]


Le nostre luci
di Ben Brooks

Tradotto da Anna Mioni

ISBN edizioni
208 pagine
15 euro 
ISBN 9788876382611 
uscito il 29 settembre 2011

Tutti abbiamo avuto 17 anni... No? Pochi ricordano quell'età con nostalgia, ma la maggior parte di noi tira un sospiro di sollievo per esserne uscito indenne e senza danni irreversibili, ovvero con la testa sopra le spalle, senza rimpianti, cazz... di cui pentirsi, la fedina penale pulita. Oddio, detto così può apparire come "Da giovine avresti potuto essere una persona orribile". Quello che ricordo io, è la grande energia che avevo dentro, ogni cosa sembrava possibile, compresa la conquista del mondo e la scuola era un posto dove i professori ti ripetevano continuamente "guardate, oggi ci siamo noi a proteggervi, ma domani non ci saremo più - assumetevi le vostre responsabilità", con il pensiero che avevamo tempo a sufficienza per rimandare gli impegni, o meglio la cosiddetta roba da adulti. Anche se mi piaceva studiare [quasi sempre], preferivo di più le feste, la compagnia, le uscite con le amiche, il dire ai miei "stanotte rimango a dormire da... [l'importante è che non fossero di sesso maschile]", o vado a ballare qui, a vedere l'alba a..., non so quando torno, non mi chiamate ininterrottamente che so badare a me stessa, ah inoltre attacco subito a lavorare, dormirò quando ho tempo, ciao! Però tuttora mi chiedo, cos'è la trasgressione vera e propria, quando forse nella trasgressione vera e propria non ci sono mai cascata? Più per un innato senso del dovere che si è sviluppato ancor prima che fosse concesso.

La trasgressione si chiama Jasper, che vive nelle luci della periferia brittannica, da grande vuole fare lo scrittore, beve litri di tè, pensa intensamente al sesso, lo pratica anche virtualmente, ha poca voglia di studiare, si spara qualsiasi droga tagliabile, sniffabile, fumabile, va a party improponibili col solo scopo di sballarsi, crede che il compagno di sua madre sia un assassino che va fermato subito e si chiede a quale generazione appartenga. Disarmante la facilità col quale si affronta la vita da "giovini". Tutto è possibile. Tenaya la tua migliore amica si taglia i polsi per una delusione d'amore? Che problema c'è? Chiamami, ci facciamo un birrino e ne parliamo! Quella tipa che frequentava la scuola con noi si è ammazzata per un video porno che il suo ex ha messo in giro? Amen. Ho messo incinta quella che stravede per me? Non sono io il padre. Anzi per sicurezza, le invio una mail minatoria e poi la scarico come se niente fosse. Con l'innocenza di chi ancora non ha fatto niente, ma può fare molto, soprattutto per i suoi amici, sballati e disadattati come lui. Una grande squadra che sconfiggerà la guerra a ogni costo insomma.

Un romanzo onesto, ironico, ridicolo, geniale, scorretto, squilibrato, diretto all'ennesima potenza, va dritto al punto, non ama i voli pindarici... Potrei andare avanti all'infinito a trovare gli aggettivi adatti, ma credo di aver reso il senso. Disobbediente fino all'ultimo e che si compiace di esserlo, quindi se siete dei perbenisti senza speranza, e tremate continuamente per la vita dei vostri figli, statene lontani... non è roba per voi!

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO

Francesca

6 marzo 2014

Le nostre luci di Ben Brooks [Frasi]


Le nostre luci
di Ben Brooks

Tradotto da Anna Mioni

ISBN edizioni
208 pagine
15 euro
ISBN 9788876382611
uscito il 29 settembre 2011
Credo che quando la gente si uccide, non lo faccia solo per sfuggire a un'incontenibile tensione emotiva. La gente lascia crescere la propria curiosità sulla morte finché non diventa molto più grande della propria incontenibile tensione emotiva. Probabilmente prima di morire vive una certa esaltazione. Come prima di scartare i regali di Natale, o prima di fare sesso con qualcuno di nuovo.
Dato che il Tempo esiste da molto tempo, spesso si annoia. Al fine di scacciare brevemente la sua noia, ogni tanto il Tempo si diverte a costruire catene di fatti altamente improbabili. Se questi fatti sono romantici li chiamiamo Destino e se sono negativi li chiamiamo Sfortunate Coincidenze.
- Io leggo la Torah. Leggo la Bibbia. Leggo il Corano. Stammi bene a sentire, non leggerli mai, chiaro?
- Ok.
- Sono solo quello che resta della parola di Dio dopo mille anni di telefono senza fili. Un telefono senza fili completamente allucinato. Hai mai giocato al telefono senza fili a scuola, Jaz?
- Certo, varie volte.
- La maestra comincia sempre con una frase normale, no? Poi ci sono dei bambini che la sentono benissimo dal bambino prima di loro, ma pensano che sarebbe divertente cambiarla, cazzo. 

4 marzo 2014

Più corro veloce, più sono piccola di Kjersti A. Skomsvold [recensione]

Più corro veloce, più sono piccola
di Kjersti A. Skomsvold

tradotto da Bruno Berni

Atmosphere libri
collana: biblioteca dell’acqua 
pp.128 
€ 14,00 
uscito il 29 gennaio 2014
Leggo della banana. C'è scritto che anche se il banano sembra un albero, in realtà è una gigantesca pianta erbacea che ha fiori senza organi della riproduzione e frutti senza semi. Perciò le banane non sono sottoposte a nessuna forma di riproduzione e non hanno alcun ruolo nella riproduzione delle piante, e quando il banano ha fatto i frutti muore. Questo insensato circolo ha fatto sì che Buddha amava il banano, che simboleggiava l'inutilità di ogni attività terrena. Io mi identifico col banano, perché non solo sono curva, ho anche un fiore senza organi della riproduzione e frutti senza semi e perciò secondo Buddha sono inutile.
"Più corro veloce, più sono piccola" è l'opera prima della scrittrice esordiente Skomsvold, pluripremiato e tradotto in più di 20 lingue ed è un romanzo breve che narra in prima persona la vita dell'anziana e ormai vedova Mathea Martinsen.

La sensazione che hai, quando inizi questo libro e lo porti avanti è sempre la stessa, ma solo alla fine diventa una certezza. Intendo quel vago senso di solitudine che si insinua dentro fino a tormentarti e renderti inquieta. Non riesci a immaginare la vita - compresa quella degli altri - in funzione della solitudine, perché farlo è un po' come morire, o se vogliamo essere meno drastici, perdersi il senso stesso per il quale ci hanno messo qui, in questo posto così strano e a volte difficile da digerire. Se c'è uno sport in cui siamo davvero degli ottimi atleti è il negare l'evidenza... A prescindere dalla condizione e dalle scuse che ci diamo tutte le volte che ce lo fanno notare.

Per Mathea invece è una scelta, lei se ne frega delle relazioni sociali, lavora a maglia e fa scaldaorecchie al suo amato marito passando il tempo nell'attesa che torni dal lavoro. Come se quello che fa, la sua persona e le sue passioni fossero più importanti. Tutto poi inevitabilmente cambia. Un conto è quando rimani sola anche se non lo sei, un altro e quando lo sei rimasta davvero, senza nient'altro che la tua ombra. E allora quando ti svegli da questo intorpidimento durato anni cosa fai? Provi a reagire ogni giorno con dei piccoli gesti: - importi di uscire, rispondere al solito uomo, quello che trovi sempre sotto casa, invece di scappare; andare al supermercato e comprare grandi quantità di marmellata anche se non hai il coraggio di chiedere al commesso di aprirti il vasetto perché sei troppo vecchia e non ne hai la forza; decidere, giusto per fantasticare un po', di partecipare alle riunioni di condominio preparando cose gustose ai vicini che alla fine non mangerà nessuno.

Come fai però ad abbattere i muri che ti sei costruita nel tempo? Nella nostra mente tutto è possibile, ma passare all'azione è un'altra storia. Non sai proprio come riscattarti dagli anni perduti. E gli anni perduti non tornano indietro. Avete mai fatto caso a come la nostra mente trova sempre delle giustificazioni confortevoli agli sbagli? Grazie a ciò potresti bastarti fino alla fine. Ed è disarmante la fiducia che nutriamo nei nostri confronti anche quando non lo crediamo possibile. Mathea è talmente fiduciosa da fare tenerezza e volerla avvolgere fra le tue braccia e dirle che anche se lui non c'è più, ci sei tu a proteggerla. Ma se un giorno morisse, gli altri verrebbero a cercarla? se ne renderebbero conto? sfonderebbero la porta per vedere come sta se non risponde al campanello? Paure che la mente tira fuori quando il silenzio diventa assordante e che svaniscono quando ti perdi in certi ricordi.

Un libro spiazzante, malinconico, ironico nella sua - tanta - amarezza.

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO

Francesca

2 marzo 2014

Soglia critica di Alessandro Prandini [recensione]

SOGLIA CRITICA
di
Alessandro Prandini

Editore: Terra marique
Pagine: 272
ISBN: 9788897712138
Prezzo cartaceo: € 15,00
Prezzo e-book: € 8,99

Il commissario Scozia e la collega Sara Fiorentino sono chiamati a indagare su una serie di omicidi, il cui modus operandi è pressoché identico. La prima vittima è Teresa Greco, giornalista presso la redazione bolognese di La Repubblica: il corpo viene ritrovato nel suo appartamento, nudo, con in testa una busta di plastica. La scena del delitto non è casuale: una scala e una copia del romanzo Bel Ami di Guy de Maupassant sul pavimento della stanza sono i particolari che richiedono attenzione. La seconda donna uccisa è Chiara Leoni e la mano dell'omicida sembra proprio la stessa. Le indagini suggeriscono un collegamento tra le donne, così come fra altri membri di un gruppo costituitosi negli anni dell'università, con uno scopo che si delinea con chiarezza solo successivamente. Gli appartenenti a questa misteriosa società segreta entrano nel mirino di un killer misterioso, che, con agire sicuro, mette a segno il suo piano.
Contemporaneamente alle ricerche ufficiali della polizia, un giornalista, Andrea Secchi, cerca informazioni su tutte le persone coinvolte per scrivere un articolo di svolta, in grado di far decollare la sua carriera.

La ritualità, il simbolismo e l'arricchimento culturale nelle plurime citazioni sono solo alcuni dei significati che emergono dal lavoro di Alessandro Prandini. Riflessione e attenzione per i personaggi nei momenti più importanti della narrazione contribuiscono a creare la giusta suspense: quali sono le motivazioni dell'assassino? Da che cosa è realmente mosso il gruppo "Bel Ami"? I membri in quali rapporti erano? Ne hanno ancora al momento presente?
Non sempre è facile scrivere un poliziesco originale e in grado di seguire uno schema predefinito, senza perdere l'obiettivo centrale. Alessandro Prandini ci riesce molto bene, non tralasciando nessun aspetto: i protagonisti, così come i personaggi più o meno secondari che subentrano nel corso della vicenda, sono esplorati con dovizia. I dialoghi e la sintassi, costituita da frasi brevi che vanno a formare capitoli altrettanto concentrati, aggiungono un tassello narrativo e alimentano il coinvolgimento di lettura. Le scene degli omicidi non cadono mai nel banale o nel voyeurismo a ogni costo: ciò che risulta essenziale è mostrato con descrizioni accurate.

Questo è il secondo volume che vede protagonista il commissario in questione (per saperne di più: http://www.commissarioscozia.it/p/index), che umanamente è lontano dallo stereotipo degli ultimi tempi che vede l'uomo di legge come bello e affascinante in ogni situazione. Di Giorgio Scozia si apprezzano la normalità, le debolezze, i fallimenti e l'impegno nel suo lavoro. Si segue il suo operato nella professione e il suo incedere goffo nella vita privata. 
Un giallo di una penna italiana che merita la lettura, sia per forma che per contenuto, i quali creano un connubio decisamente meritevole.

Veronica

1 marzo 2014

Parte seconda: Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe di Bruno Bettelheim [recensione]

Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe 
di Bruno Bettelheim 

Tradotto da Anna D'Andrea 
 Universale economica Feltrinelli editore [saggi] 
 312 pagine 
 8,50 euro 
 uscito nel 2000

Dentro la fiaba da “Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim 

A proposito di Cenerentola, Bruno Bettelheim nel suo “Il mondo incantato”, ci svela che la versione universalmente riconosciuta ha origini anche prettamente italiane. Giambattista Basile tra il 1634 e il 1636 raccolse molte fiabe in voga nella sua epoca e tra queste vi troviamo “La gatta cenerentola”: in essa, la ragazza odia profondamente la nuova moglie del padre e dunque, in combutta con la propria istitutrice uccide la matrigna. Quando, in seguito, l'istitutrice viene presa come nuova moglie, Cenerentola è spinta a stare in mezzo alla cenere: la donna ha paura di lei e di quel che è capace di fare. Da qui in poi la storia è piuttosto simile a quella tedesca, ma Bettelheim sottolinea il profondo cambiamento apportato dai fratelli Grimm che, in un certo modo, insistono sulla sfortuna di Cenerentola quando è chiaro che ella stessa è l'artefice della propria condizione. Tuttavia sembra che questa sia una tra le più antiche storie mai narrate. 

L'attenzione verso il piede, la cui origine è da ricercarsi nella tradizione orientale e nella fattispecie cinese dove si attribuisce una forte carica sessuale al piede femminile, è un connotato che si è perso nelle versioni occidentali. Così come la reiterazione di certi elementi per tre volte [animali magici, prove da superare, desideri da esprimere come in Il pescatore e il genio]: un numero che tradizionalmente ha un profondo simbolismo sia pagano sia cristiano, simboleggiando al tempo stesso sia la Trinità sia il sesso [anche nella Bibbia il peccato si perpetra attraverso Adamo, Eva e il serpente]. I colori e gli elementi che descrivono Biancaneve sono tre - bianco, rosso, nero - e il sangue che versa la regina sulla neve quando spera d'avere una figlia è un'espulsione di sangue [mestruazioni], necessaria per il concepimento. Sono tutti argomenti scomodi che vengono affrontati attraverso simboli, con lo scopo di far familiarizzare il bambino e non esserne spaventato quando li dovrà fronteggiare. Per non parlare di complessi di Edipo più o meno latenti, che seppure spaventevoli e contro natura - se lasciati a se stessi - le fiabe insegnano a domare: quasi tutte infatti parlano del conflitto tra figli e genitori e delle paure inconsce del bambino di non essere amato [l'eroe o l'eroina viene abbandonato/a all'inizio della fiaba o messo in condizioni di incertezza]. Il lieto fine è ancor più gratificante con queste premesse. 

Leggendo il saggio si scoprono dettagli, anche di noi stessi, ai quali non si era mai pensato. In Hansel e Gretel la strega [come tutte le figure femminili] rappresenta la madre: il fatto che essi ne divorino la casa e che essa stessa voglia divorarli si riferisce all'attaccamento fisico tra le madri e i figli, che può degenerare in ossessione [e i bambini che cucinano la strega nel forno fa riferimento al desiderio atroce del bambino di avere la meglio sul genitore malvagio]. In Cappuccetto Rosso viene mostrata invece l'ambiguità dell'uomo che può presentarsi come un lupo o come un amico - il cacciatore - e s'insegna che per difendersi dalla sua bramosia - anche sessuale - è necessario affrontarla, col rischio di esserne inghiottiti. La differenza è che nelle fiabe [che sono adatte indiscriminatamente a maschi e femmine] la risoluzione positiva allenta la pressione e l'ansia, tranquillizzandolo per la propria futura buona riuscita. “C'è un diffuso rifiuto a permettere al bambino di sapere che gran parte degli inconvenienti della vita sono dovuti alla nostra stessa natura” analizza Bettelheim “ma i bambini sanno che loro stessi non sono buoni [come invece vogliamo che credano] e spesso, anche quando lo sono, preferirebbero non esserlo. Ciò contraddice quanto viene loro detto dai genitori e quindi rende il bambino un mostro ai suoi stessi occhi”.

Le versioni edulcorate che il cinema ha prodotto negli anni hanno svilito e impoverito questo tipo di letteratura formativa, con l'idea sempre più diffusa che per proteggere un bambino dalle brutture del mondo sia necessario nascondergliele, quando imparare ad affrontarle e a non averne paura è quel che fanno le fiabe. L'elemento puramente fantastico e irreale è da qualche tempo stato sostituito da personaggi e contesti al contrario realistici, registra lo psicologo, con la convinzione che storie che rappresentino la realtà aiutino di più il bambino ad affrontarla; ma, ci spiega poi, è molto più efficace elaborare la paura attraverso un simbolo irreale [una strega, il drago, la matrigna] anche se appare impressionante e sanguinolento poiché la sua mente registra comunque la lezione e si sente rinfrancato quando chiude il libro, perché sa bene che i draghi, così come le streghe, non esistono.

Alessandra