4 marzo 2014

Più corro veloce, più sono piccola di Kjersti A. Skomsvold [recensione]

Più corro veloce, più sono piccola
di Kjersti A. Skomsvold

tradotto da Bruno Berni

Atmosphere libri
collana: biblioteca dell’acqua 
pp.128 
€ 14,00 
uscito il 29 gennaio 2014
Leggo della banana. C'è scritto che anche se il banano sembra un albero, in realtà è una gigantesca pianta erbacea che ha fiori senza organi della riproduzione e frutti senza semi. Perciò le banane non sono sottoposte a nessuna forma di riproduzione e non hanno alcun ruolo nella riproduzione delle piante, e quando il banano ha fatto i frutti muore. Questo insensato circolo ha fatto sì che Buddha amava il banano, che simboleggiava l'inutilità di ogni attività terrena. Io mi identifico col banano, perché non solo sono curva, ho anche un fiore senza organi della riproduzione e frutti senza semi e perciò secondo Buddha sono inutile.
"Più corro veloce, più sono piccola" è l'opera prima della scrittrice esordiente Skomsvold, pluripremiato e tradotto in più di 20 lingue ed è un romanzo breve che narra in prima persona la vita dell'anziana e ormai vedova Mathea Martinsen.

La sensazione che hai, quando inizi questo libro e lo porti avanti è sempre la stessa, ma solo alla fine diventa una certezza. Intendo quel vago senso di solitudine che si insinua dentro fino a tormentarti e renderti inquieta. Non riesci a immaginare la vita - compresa quella degli altri - in funzione della solitudine, perché farlo è un po' come morire, o se vogliamo essere meno drastici, perdersi il senso stesso per il quale ci hanno messo qui, in questo posto così strano e a volte difficile da digerire. Se c'è uno sport in cui siamo davvero degli ottimi atleti è il negare l'evidenza... A prescindere dalla condizione e dalle scuse che ci diamo tutte le volte che ce lo fanno notare.

Per Mathea invece è una scelta, lei se ne frega delle relazioni sociali, lavora a maglia e fa scaldaorecchie al suo amato marito passando il tempo nell'attesa che torni dal lavoro. Come se quello che fa, la sua persona e le sue passioni fossero più importanti. Tutto poi inevitabilmente cambia. Un conto è quando rimani sola anche se non lo sei, un altro e quando lo sei rimasta davvero, senza nient'altro che la tua ombra. E allora quando ti svegli da questo intorpidimento durato anni cosa fai? Provi a reagire ogni giorno con dei piccoli gesti: - importi di uscire, rispondere al solito uomo, quello che trovi sempre sotto casa, invece di scappare; andare al supermercato e comprare grandi quantità di marmellata anche se non hai il coraggio di chiedere al commesso di aprirti il vasetto perché sei troppo vecchia e non ne hai la forza; decidere, giusto per fantasticare un po', di partecipare alle riunioni di condominio preparando cose gustose ai vicini che alla fine non mangerà nessuno.

Come fai però ad abbattere i muri che ti sei costruita nel tempo? Nella nostra mente tutto è possibile, ma passare all'azione è un'altra storia. Non sai proprio come riscattarti dagli anni perduti. E gli anni perduti non tornano indietro. Avete mai fatto caso a come la nostra mente trova sempre delle giustificazioni confortevoli agli sbagli? Grazie a ciò potresti bastarti fino alla fine. Ed è disarmante la fiducia che nutriamo nei nostri confronti anche quando non lo crediamo possibile. Mathea è talmente fiduciosa da fare tenerezza e volerla avvolgere fra le tue braccia e dirle che anche se lui non c'è più, ci sei tu a proteggerla. Ma se un giorno morisse, gli altri verrebbero a cercarla? se ne renderebbero conto? sfonderebbero la porta per vedere come sta se non risponde al campanello? Paure che la mente tira fuori quando il silenzio diventa assordante e che svaniscono quando ti perdi in certi ricordi.

Un libro spiazzante, malinconico, ironico nella sua - tanta - amarezza.

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO

Francesca

Nessun commento:

Posta un commento