27 aprile 2014

Bussole in cerca di sorrisi perduti di Albert Espinosa [recensione]

Bussole in cerca di sorrisi perduti
di Albert Espinosa

Salani editore
208 pagine
13,50 euro
ISBN 9788867152797
uscito il 3 ottobre 2013

Il protagonista di questa storia si ritrova - dopo aver promesso alla madre in punto di morte che si sarebbe occupato di suo padre se in difficoltà - a dover mantenere fede alle sue parole: un ex regista, vittima sia di un tumore che del morbo di Alzheimer. Nonostante la rabbia che cova dentro da sempre nei suoi confronti non ha scelta. È possibile riallacciare i rapporti con chi ti ha impedito di vivere l'ultimo giorno di vita con tua madre per una cosa così stupida come due anelli persi? Assecondare le pazzie di qualcuno che in passato è stato così tanto preso dal suo lavoro da non ricordarti nemmeno la sua ultima carezza? Riconciliarti e fare pace con i conti in sospeso? Soprattutto quando oltre a ciò, hai perso - da poco - una moglie in uno stupido incidente stradale e stai vestendo i panni del vedovo, confuso, distrutto dal dolore, solo e con un'eredità composta di due bambine gemelle, ancora troppo piccole per spiegare loro le tante verità che si ritroveranno a fronteggiare e l'impotenza di quel buco nero che ti si è formato nella pancia inghiottendoti all'improvviso.

Questo a differenza del precedente è un libro amaro, triste, pieno di dolore, tanto che a distanza di giorni ancora non riesci a digerirlo. La predominanza del dialogo interiore accentua ancora di più quella costante di morte che aleggia nell'aria e la consapevolezza di quanto si è soli al mondo quando chi c'è, non c'è più... Credo che la parte più difficile sia il dover fare i conti con la gente intorno che ha quella malsana esigenza di pronunciarti stupide e inutili frasi di circostanza che tu stesso - in un contesto ribaltato - diresti a qualcun altro: con il dolore degli altri siamo tutti dei buon samaritani. Spesso dei samaritani fuori luogo, ma ce ne accorgiamo sempre troppo tardi e qualcuno non se ne accorge nemmeno. Forse perché in una condizione del genere, invece, hai solamente il bisogno ripristinare quell'equilibrio che avevi acquistato con fatica trovando la donna della tua vita, accettando te stesso, dimenticando il passato e come ti è stato dato, ti è stato tolto in un soffio. La cosa strana - che forse dovrebbe farci riflettere più di ogni altra - è che spesso per chiarirsi si aspetta un'eternità, ma sono sufficienti pochi secondi, una malattia e le parole giuste per ritrovare un padre, abbandonare quel rancore che non ti ha permesso di andare oltre alle apparenze e volergli bene.

O forse basta ricevere in regalo una bussola che non punta verso nord ma verso di te, che non sorridi mai e che invece dovresti sorridere più spesso. Perché la tua bellezza e la forza di agire, perdonare, amare risiedono proprio lì nel tuo sorriso.

Francesca

23 aprile 2014

Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll [recensione]

JIM ENTRA NEL CAMPO DI BASKET
di
JIM CARROLL

Editore: Minimum Fax
Collana: Mini
Traduzione: Tiziana Lo Porto
Pagine: 216
ISBN: 9788875214652
Prezzo: € 10,00
"La gente tratta sempre i tossici come i rifiuti marci della società. Non è così, amici. Il vero tossico andrebbe elogiato per aver mandato affanculo tutte le stronzate assurde della città, perché continua a prendersi tutti i rischi, le rotture di coglioni e le fregature, pronto ad affrontare la galera. Che si sappia ci sono diversi tipi di tossici. [...] Poi ci siamo noi ragazzi di strada che iniziamo a far cazzate giovanissimi, tipo a tredici anni, e siamo convinti di riuscire a controllarci e non prendere l'abitudine. Ma capita raramente. E io ne sono la prova. Dopo due o tre anni di controllo sono finito all'ultimo stadio: sempre a rota, e senza nient'altro da fare che passare le giornate a cercare droga. Ma va bene anche così. Niente Riviera e niente mammine ricche da cui correre. T'accorgi d'esserci dentro fino al collo quando ti svegli la mattina e ti dici e lo sai e l'accetti: «Oggi o rimedio la dose o mi faccio arrestare, e vaffanculo»".
Tra i 13 e 15 anni l'autore stesso, Jim Carroll, raccoglie in un diario alcuni episodi e pensieri della propria vita.
Cosa ci si aspetta di scoprire di interessante nella quotidianità di un giovane, poco più che bambino? Sicuramente non questo, non un'esistenza segnata da droga, alcool, sesso e marchette per ottenere sempre droga.
Jim è un'anima persa, con un amore sconfinato per la poesia e la scrittura, ma purtroppo invischiato con una terribile dipendenza, che comincia a radicarsi fin dentro se stesso. In dei momenti, cerca di lottare, scegliendo la disintossicazione. Poco resiste e ricascarvi è un attimo.
Si dimostra davvero promettente come giocatore di basket, ma di nuovo la dipendenza da eroina lo allontana anche da questa possibilità. Trascorre notte e giorno a caccia di una dose e così poco frequenta le lezioni, sia nella scuola cattolica, che nella successiva scuola privata.
Non ha una guida, né una famiglia in grado di gestirlo: sembra già aver consumato tutto, incapace di ribellarsi a un destino che, miseramente, lo ha condannato. 

Concentriamoci un attimo su un particolare: le memorie qui riportate riguardano un pre-adolescente di soli 13 anni, assorbito da un primo pensiero al mattino, un pensiero che lo accompagna per il resto del tempo. La dose. Di cosa? Di tutto: da sniffare colla, a bucarsi di eroina - con siringhe sporche, senza timori per la propria salute - fino a LSD e sciroppo per la tosse. 
Se Jim non ha soldi e non riesce a rubare abbastanza contanti nel parco, cosa fa? Si prostituisce.

Ebbene sì, questo è ciò che il libro offre: il ritratto di un'anima persa, forse ribelle o semplicemente vittima e prigioniera di una dipendenza che credeva di controllare.
Un grande testo, che scuote e non lascia indifferenti. Le scelte linguistiche sono forti e caratterizzanti: largo uso del turpiloquio, per dare credibilità a scritti giovanili; ricche di particolari le descrizioni dei momenti in cui Jim e gli amici si fanno; la stessa punteggiatura dà enfasi alla lotta del protagonista contro ogni sorta di stupefacente. Grande attenzione è riservata alle personalità che connotano gli ambienti di passaggio del giovane protagonista: pervertiti, tossici, attivisti, spacciatori, donne. Ogni tassello di questo racconto è un pugno allo stomaco.

Curiosità: dal libro è stato tratto il film The Basketball Diaries (Ritorno dal nulla) con Leonardo Di Caprio nel 1995.


Veronica

21 aprile 2014

Bussole in cerca di sorrisi perduti di Albert Espinosa [Frasi]

FRASI:
Avete presente quando non si sa più distinguere il giorno dalla notte? Quando t'infili nel letto e ti sembra impossibile che sia davvero passato un altro giorno? È così che mi sentivo io, una notte dopo l'altra, un giorno dopo l'altro. Sentivo che quello non era vivere, ma stare a guardare il tempo che correva attorno ai miei bioritmi. E correva così in fretta che mi sembrava di essere a un passo dalla morte.
Quando la gente ha paura si comporta in modo strano. Mi dovete promettere che non permetterete mai alla paura di impedirvi di agire in modo normale...
Vi giuro che la certezza di potersi affidare a un'altra persona, sapere che non ti mentirà mai, che ti dirà sempre la verità quando glielo chiederai, é una cosa che non ha prezzo. 
 Ti fa sentire forte, invincibile... 
Perché la verità muove universi interi... 
La verità ti rende felice... 
Credo che la verità sia l'unica cosa che conta davvero...
Ci sono occasioni nella vita nelle quali ti ritrovi ad aver esaurito le combinazioni di parole utilizzabili con un altro essere umano. E non perché tu non abbia più niente da dire, ma perché hai già detto tutto.
Perché quando torni la tua forza é la somma di molte altre.
A breve la recensione!

18 aprile 2014

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza di Luis Sepùlveda [recensione]

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza
di Luis Sepùlveda

Tradotto da Ilide Carmignani

Guanda Editore
112 pagine
10 euro
Uscito il 14 novembre 2013
Le lumache sapevano di essere lente e silenziose, molto lente e molto silenziose, e sapevano anche che quella lentezza e quel silenzio le rendevano vulnerabili, molto più vulnerabili di altri animali capaci di muoversi rapidamente e di lanciare grida d'allarme. Per evitare che la lentezza e il silenzio le impaurissero preferivano non parlarne, e accettavano di essere come erano con lenta e silenziosa rassegnazione.
I protagonisti sono un popolo di lumache che vive nel paese del Dente di Leone sotto la frondosa della pianta di calicanto. Amano la loro esistenza tranquilla, silenziosa, lontano da pericoli di ogni genere e di una lentezza talmente snervante (all'occhio umano) da risultare fastidiosa. Ah! Inoltre non hanno un nome. Quando si chiamano usano il più comune "lumaca". Solo una si ribella a questa situazione: Vuole avere un nome come tutti gli esseri umani, ma soprattutto vuole scoprire il segreto della lentezza. Decide quindi di andarsene - anche senza l'incoraggiamento delle sue compagne più anziane - alla scoperta del mondo. Nel suo cammino, incontrerà tanti animali che le insegneranno cose sconosciute ma soprattutto il valore del suo essere.

Una favola dei tempi moderni che può essere letta ai più piccoli ma volendo anche dagli adulti. Quelli che hanno smarrito il loro "io bambino" e hanno voglia di ritrovarlo incantandosi attraverso la semplicità delle parole di Sepùlveda perché le fiabe sono per chiunque, a prescindere dall'età che ci sentiamo addosso.

"Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" offre inoltre molti spunti interessanti:

- La necessità di riappropriarsi del proprio orologio vitale, quello che ci sfugge inconsapevolmente dalle mani impedendoci di assaporare la bellezza dei gesti semplici. Oggi la società la demonizza tanto da inserire nel girone dei perdenti chi non è capace di sostenere certi ritmi perché quando rimani indietro sei inconcludente, non produci adeguatamente, vai emarginato e se non ambisci abbastanza al successo sei un debole e la tua debolezza non ti porta a niente. Allora vai, laureati, sposati, fai figli, guadagna, comprati casa, creati un hobby e raccogli più risultati possibili. FALLO! E se non lo fai la Pena è l'esclusione dalla cerchia di chi è stato più veloce di te nel fare quello che doveva fare. Ecco questo è uno dei mali del mondo. Il non riuscire a stare "al passo" e soprattutto che ci sia qualcuno che decida lo scandire il ritmo della tua camminata esistenziale. Non a caso, spesso, il tempo diventa sempre qualcosa di perso e il tempo non lo recuperiamo ma lo rimpiangiamo, malediciamo, sminuiamo più delle persone e delle cose stesse, come se nella nostra testa ci fosse solo una malsana convinzione di averne abbastanza per vivere. Ma "per vivere bisogna vivere", no?

La lumaca è qualcosa a cui non vorremmo assomigliare mai. Se LEI non fosse stata così però, non avrebbe conosciuto la tartaruga, che l'avrebbe portata fino al limite del prato sopra al suo guscio e non le avrebbe fatto vedere quello che succedeva al di là del ciglio della strada e infine non sarebbe riuscita a tornare indietro a informare le sue compagne.

E se invece avessimo solo bisogno di prenderci con più "calma" per non farci bruciare dall'ansia e per non perdersi quei particolari che abbiamo intorno come le emozioni che provano gli altri quando sono con noi, le ragioni delle nostre sconfitte, i motivi delle nostre scelte o degli altri? Avete mai notato che quando ci fermiamo e il mondo continua a correre riusciamo a notare ciò che prima ci era sfuggito mentre anche noi eravamo impegnati a farlo insieme agli altri?

Ribelle - la lumaca - è un'eroina da cui dovremmo prendere esempio tutte quelle volte che siamo sopraffatti dallo stress e sentiamo l'esigenza di rallentare.

Francesca

16 aprile 2014

IL SUGGERITORE di Donato Carrisi [Frasi]

IL SUGGERITORE 
di Donato Carrisi

Frasi:
Il male a volte c'inganna assumendo la forma più semplice delle cose.
[...] tornare indietro si può, si deve. C'è sempre un momento in cui, a forza di procedere e di guardare solo avanti, si percepisce qualcosa - un richiamo - e ci si volta un poco per vedere se laggiù ogni cosa é rimasta uguale, o se invece è cambiato qualcosa in chi ci siamo lasciati alle spalle, e in noi. Arriva quel momento, per tutti.
L'occhio umano produce ben tre tipi di lacrime. Le basali, che umidificano e nutrono continuamente il bulbo oculare. Le riflesse, che vengono prodotte quando un elemento estraneo penetra nell'occhio. E le lacrime emotive, che si associano al dolore. Queste ultime hanno una composizione chimica diversa: contengono percentuali molto elevate di manganese e di un ormone, la prolattina. Nel mondo dei fenomeni naturali ogni singola cosa può essere ridotta a una formula, ma spiegare perché le lacrime di dolore siano fisiologicamente diverse dalle altre é praticamente impossibile.
Non so se esista un Dio. L'ho sempre desiderato, però. So con certezza che esiste il male. Perché il male può essere dimostrato. Il bene mai. Il male lascia tracce di sé, al suo passaggio. [...] Il bene lo si può solo testimoniare.
Perché ogni dolore ha la sua prosa, e va rispettata.
[...] Quando mi calo nel buio per tirare fuori qualcuno, é sempre necessario trovare un motivo, una ragione forte che mi riporti alla luce. É una specie di cavo di sicurezza per tornare indietro. Perché, se c'é una cosa che ho imparato, é che il buio ci chiama, ci seduce con la sua vertigine. Ed è difficile resistere alla tentazione... quando torno fuori insieme alle persone che ho salvato, mi accorgo che non siamo soli. C'é sempre qualcosa che ci viene appresso da quel buco nero, rimanendoci attaccata alle scarpe. Ed é difficile sbarazzarsene. [...] si voltò a guardarla negli occhi. Perché me lo stai raccontando? Perché é dal buio che vengo. Ed è al buio che ogni tanto devo ritornare.
A breve su questo spazio... la Recensione!

15 aprile 2014

Macerie di Claudio Piras Moreno [recensione]

MACERIE
di
CLAUDIO PIRAS MORENO


Editore: VandA ePublishing
Pagine: 174
ISBN: 9788898475148


Pietro Mura è un giornalista di un piccolo quotidiano locale: vive a Occiduo, ma è legato ad Antro, completamente sepolto da una frana. La devastazione di questo paese sgretola un pezzo di vita dell'uomo, incapace di ricordare il suo passato.
Dopo sette giorni, Pietro scova tra le macerie un uomo, che più volte gli è apparso in sogno: decide di portarlo a casa con sé per accudirlo, sicuro di aver trovato la chiave in grado di disvelare tracce di un'esistenza che sembra perduta.
Bernardina, la moglie del giornalista, è spaventata da questa presenza e teme di non essere in grado di aiutare lo sconosciuto a rimettersi dalle brutte ferite. Il racconto del sogno del marito la convince ad accettare questa pericolosa situazione:
«Nel sogno sono bambino e mi trovo nel mio paese durante l'alluvione. Sto fuggendo, e una massa di fango e detriti mi raggiunge; proprio quando sta per investirmi, appare un uomo e mi salva. Poi la scena cambia e mi ritrovo ad Antro a scavare tra le macerie, assieme ai sopravvissuti e ai soccorritori. Sia io che gli altri stiamo cercando qualcosa, anche se non ho idea di cosa, fino a quando non trovo lui. Proprio come l'ho trovato oggi. Una ruspa sposta una parete di granito, poi sparisce, io mi avvicino e c'è lui... Nel sogno lui apriva gli occhi e mi diceva soltanto: "Portami a casa".»
Con il tempo, il dissepolto Antoni comincia a riprendersi e a parlare. Sembra, addirittura, bisbigliare con gli spiriti dei morti, coloro che hanno abitato Antro e adesso non ci sono più. Le storie narrate si fondono insieme e toccano alcuni dei luoghi del paese, contribuendo a mostrare, a chi è rimasto in vita, le memorie di un passato lontano.

La struttura narrativa di Macerie si divide essenzialmente tra: la voce narrante di Antoni che ricostruisce un paese distrutto attraverso le storie di singoli personaggi; la descrizione, da parte di un narratore esterno, del paesaggio, di cui se ne evidenzia morte e resurrezione. L'opera dell'autore è di indubbio pregio, non solo per la delicatezza con cui costruisce la storia di una catastrofe ambientale - tema sì attuale -, ma anche per la volontà di considerare la responsabilità dell'uomo nelle reazioni della natura.
La stessa forma narrativa è curata in ogni passaggio, dalla ricchezza lessicale, alle scelte sintattiche, fino all'uso di figure retoriche come l'anadiplosi, che in alcuni punti sottolineano la formazione poetica dello scrittore:
"Sogno. Sogno che è un trasporto di pensieri. Pensieri che sono spighe di grano agitate dal vento. Vento che è fatto di rimorsi e il cui frusciare sulle spighe è un rimuginare sommesso".
Un romanzo profondo ed evocativo, che è riuscito a trasportarmi, soprattutto per il modo in cui è scritto. Claudio Piras Moreno è un autore scoperto con piacere e in grado di trasmettere un'infinità di sensazioni, grazie all'ottima padronanza del linguaggio. Gli spunti di riflessione sono tanti e la stessa Nota Dell'Autore colpisce nel segno, con l'analisi su quello che aspetta il destino dell'uomo:
"Viviamo già nelle macerie del mondo che ci  siamo creati, o forse tali perché esso è nato nel difetto. O forse perché abbiamo dato troppe cose per scontate e poi ci hanno tradito. [...] Questo è in fondo il destino dell'uomo, di essere masochista e andare incontro con fermezza alla propria sofferenza. Non ci si ferma mai a riflettere, perché non si vuole: è il dolore la vera attrazione. Lo si nasconde con una maschera fatta di verità, di convinzioni, di presunti obiettivi, ma il vero e unico obiettivo è sempre quello, fare e farsi del male". 
 Veronica

7 aprile 2014

La casa nel bosco di Gianrico e Francesco Carofiglio [recensione]

La casa nel bosco
di Gianrico e Francesco Carofiglio

Rizzoli editore
192 pagine
14 euro
ISBN: 17074773
uscito il 19 marzo 2014

Gianrico Carofiglio torna dopo pochi mesi dall'uscita de "il bordo vertiginoso delle cose" con un nuovo libro. Questa volta non è solo, ma in compagnia del fratello Francesco. Un esperimento a 4 mani, se così possiamo definirlo. Di cosa parla?

Di una vecchia casa nel bosco, che funge da casa vacanze e poi viene abbandonata tra l'oblio caotico e frenetico degli anni che passano. La decisione di venderla fa rincontrare i due. Inizia così un viaggio carico di ricordi, infanzia, giovinezza, sensazioni, cibi e ricette. Tutti annotati in un quaderno e scritti a penna. Entrambi imparano nuovamente a conoscersi rompendo quegli stereotipi che la mente forma quando ci si allontana da qualcuno, indipendentemente dal legame che ci lega a esso. Non è un'autobiografia vera e propria... Nonostante i capitoli si alternino tra una voce narrante e l'altra, i protagonisti "si passano la palla" ripercorrendo a turno, in un botta e risposta incessante, aneddoti, che credevano di aver relegato nella parte più segreta della mente. A volte però basta un viaggio in una macchina scassata, due letti vicini, una notte insieme, il tempo di ascoltarsi, un dolce preparato per la madre a farli apparire più simili di quel che vogliono credere. Succede quando si è uniti da un denominatore comune: l'Intimità. E l'intimità non svanisce mai.

Più che un romanzo, un racconto breve dotato di quella intensità e semplicità così diretta come solo due persone nate e cresciute insieme possono avere. Vi siete mai chiesti cosa rende i rapporti diversi l'uno dall'altro? Ci sono fratelli non fratelli, amici fratelli, o conoscenti che trattiamo come fratelli. Avete mai notato che quando litighiamo con qualcuno, la prima arma di difesa che sferriamo è la solita frase fatta: - Ma io e te, abbiamo mai mangiato insieme? Sono consapevole che potrebbe rivelarsi un'affermazione stupida, anche se in realtà - riflettendoci meglio - non lo è. Sottolinea e demarca quei confini che o abbiamo superato o abbiamo provato a superare senza riuscirci. Per quale motivo? O abbiamo condiviso troppo con loro, o non abbiamo condiviso niente, o hanno provato a farci condividere qualcosa. L'atto stesso di condividere qualcosa con qualcuno non è tanto un mettersi a nudo quanto l'avere il coraggio di rivelarsi con i propri limiti. Sono quest'ultimi che passiamo una vita intera a celare agli altri, o meglio a chi con noi ha avuto poco o niente da spartire. Davanti a un bicchiere di vino o un piatto di spaghetti alla fine siamo tutti uguali, soprattutto se abbiamo fame. Il cibo in un modo o nell'altro unisce le persone grazie a quella serie d'istinti di sopravvivenza che ci mette tutti improvvisamente sullo stesso piano.

La casa nel bosco” è un’analisi emotiva priva di pretese e lo apprezzi solo se riesci a calarti nei panni dei due protagonisti... e ti diverti a ripercorrere la tua storia, quando aspettavi con ansia - lo sentivi dal profumo che arrivava dalla cucina - il piatto forte di tua nonna, con tutto l'insieme di usanze, credenze e aromi che da bambina rimangono dentro al tuo naso e quando cresci li sai distinguere fra la miriade di odori esistenti, rievocando quella nostalgia che sapeva e profumava di felicità.
 
Un occhio di riguardo per le ricette che trovate in fondo! Sono assolutamente da provare!

Francesca

4 aprile 2014

Le Notti di Salem di Stephen King [recensione]

LE NOTTI DI SALEM 
di 
Stephen King


Editore: Bompiani
Collana: I grandi tascabili
Traduzione: Carlo Brera
Pagine: 446
ISBN: 9788845202291


Jesusalem's Lot è una cittadina tranquilla del Maine; Ben Mears, scrittore di successo, vi ritorna dopo molti anni, perché deciso ad ambientare il suo prossimo romanzo proprio nella città dov'è cresciuto. Fulcro dei suoi incubi infantili, Casa Marsten, teatro di un omicidio/suicidio e dove l'uomo ricorda di aver visto il cadavere dell'assassino impiccatosi, riaprire gli occhi di fronte a lui.
Il ritorno a Salem's Lot coincide con l'arrivo di due strani individui, acquisitori della vecchia magione, e una serie di omicidi particolarmente efferati.
Il protagonista incontra una ragazza, Susan Norton, di cui s'innamora, e il professor Matt Burke, con i quali comincerà a fare chiarezza sulla trasformazione del paese e la sparizione misteriosa dei suoi abitanti. Sarà difficile imbattersi con una realtà che sembra possibile solo nei libri di tradizione popolare o nelle leggende più antiche: ognuno dovrà affrontare le proprie paure e combattere con una situazione di pericolo diffuso, pena la stessa sopravvivenza di tutti.

Le Notti di Salem è il secondo romanzo pubblicato da Stephen King: l'autore racconta una storia di vampiri come solo lui potrebbe fare e sceglie, nel 1975, un tema che oggi è diventato così di moda, da risultare nauseante. 
La città, con i suoi personaggi, contribuisce a rendere gli eventi ancora più coinvolgenti: le diverse "comparse", dalle più alle meno importanti, sono parte integrante del libro e di ciascuno viene definita la personalità e l'evoluzione, prima e dopo essere entrati in contatto con il Male.
I bambini sono centrali, come in molti scritti dell'autore. Vittime innocenti degli stessi adulti, si ritrovano a dover affrontare le proprie paure da soli:
"Prima di addormentarsi si trovò a riflettere, e non per la prima volta, sulla stramberia degli adulti. Pigliavano lassativi, bevevano liquori e trangugiavano sonniferi per liberarsi delle loro paure e dormire tranquilli, e le loro paure erano così domestiche... il lavoro, lo stipendio, il vestitino nuovo al bambino perché non debba sfigurare a scuola, l'amore del coniuge, la fedeltà dell'amico. Roba da ridere se paragonata al terrore del bambino quando, spenta la luce, i mostri vengono a rintanarsi ai piedi del suo letto, appena fuori dal suo campo visivo... simili terrori, oltretutto, non si possono confidare a nessuno, se non forse a qualche coetaneo, la stessa battaglia disperata dev'essere combattuta una notte dopo l'altra, e l'unica cura è l'atrofizzazione finale d'ogni facoltà fantastica che sopravviene o forse coincide con l'età adulta".
Qual è il vero elemento spaventoso? Come per il libro IT (1990), sicuramente il paese e i suoi abitanti, di cui ci vengono svelati i segreti e i peccati. Terribili le descrizioni di una madre, che picchia il figlio di pochi mesi, che piange per la fame e al quale dà il biberon con il latte gelido di frigo. La morte del bimbo sembra quasi lasciata nel mistero, con il dubbio circa il vero colpevole di questo delitto sconvolgente.
Per sconfiggere il nemico, un gruppo di persone unisce le proprie forze e insieme cerca di uscire vittorioso da una battaglia, di cui molti saranno costretti a pagare le spese. 

Veronica