27 aprile 2014

Bussole in cerca di sorrisi perduti di Albert Espinosa [recensione]

Bussole in cerca di sorrisi perduti
di Albert Espinosa

Salani editore
208 pagine
13,50 euro
ISBN 9788867152797
uscito il 3 ottobre 2013

Il protagonista di questa storia si ritrova - dopo aver promesso alla madre in punto di morte che si sarebbe occupato di suo padre se in difficoltà - a dover mantenere fede alle sue parole: un ex regista, vittima sia di un tumore che del morbo di Alzheimer. Nonostante la rabbia che cova dentro da sempre nei suoi confronti non ha scelta. È possibile riallacciare i rapporti con chi ti ha impedito di vivere l'ultimo giorno di vita con tua madre per una cosa così stupida come due anelli persi? Assecondare le pazzie di qualcuno che in passato è stato così tanto preso dal suo lavoro da non ricordarti nemmeno la sua ultima carezza? Riconciliarti e fare pace con i conti in sospeso? Soprattutto quando oltre a ciò, hai perso - da poco - una moglie in uno stupido incidente stradale e stai vestendo i panni del vedovo, confuso, distrutto dal dolore, solo e con un'eredità composta di due bambine gemelle, ancora troppo piccole per spiegare loro le tante verità che si ritroveranno a fronteggiare e l'impotenza di quel buco nero che ti si è formato nella pancia inghiottendoti all'improvviso.

Questo a differenza del precedente è un libro amaro, triste, pieno di dolore, tanto che a distanza di giorni ancora non riesci a digerirlo. La predominanza del dialogo interiore accentua ancora di più quella costante di morte che aleggia nell'aria e la consapevolezza di quanto si è soli al mondo quando chi c'è, non c'è più... Credo che la parte più difficile sia il dover fare i conti con la gente intorno che ha quella malsana esigenza di pronunciarti stupide e inutili frasi di circostanza che tu stesso - in un contesto ribaltato - diresti a qualcun altro: con il dolore degli altri siamo tutti dei buon samaritani. Spesso dei samaritani fuori luogo, ma ce ne accorgiamo sempre troppo tardi e qualcuno non se ne accorge nemmeno. Forse perché in una condizione del genere, invece, hai solamente il bisogno ripristinare quell'equilibrio che avevi acquistato con fatica trovando la donna della tua vita, accettando te stesso, dimenticando il passato e come ti è stato dato, ti è stato tolto in un soffio. La cosa strana - che forse dovrebbe farci riflettere più di ogni altra - è che spesso per chiarirsi si aspetta un'eternità, ma sono sufficienti pochi secondi, una malattia e le parole giuste per ritrovare un padre, abbandonare quel rancore che non ti ha permesso di andare oltre alle apparenze e volergli bene.

O forse basta ricevere in regalo una bussola che non punta verso nord ma verso di te, che non sorridi mai e che invece dovresti sorridere più spesso. Perché la tua bellezza e la forza di agire, perdonare, amare risiedono proprio lì nel tuo sorriso.

Francesca

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