15 aprile 2014

Macerie di Claudio Piras Moreno [recensione]

MACERIE
di
CLAUDIO PIRAS MORENO


Editore: VandA ePublishing
Pagine: 174
ISBN: 9788898475148


Pietro Mura è un giornalista di un piccolo quotidiano locale: vive a Occiduo, ma è legato ad Antro, completamente sepolto da una frana. La devastazione di questo paese sgretola un pezzo di vita dell'uomo, incapace di ricordare il suo passato.
Dopo sette giorni, Pietro scova tra le macerie un uomo, che più volte gli è apparso in sogno: decide di portarlo a casa con sé per accudirlo, sicuro di aver trovato la chiave in grado di disvelare tracce di un'esistenza che sembra perduta.
Bernardina, la moglie del giornalista, è spaventata da questa presenza e teme di non essere in grado di aiutare lo sconosciuto a rimettersi dalle brutte ferite. Il racconto del sogno del marito la convince ad accettare questa pericolosa situazione:
«Nel sogno sono bambino e mi trovo nel mio paese durante l'alluvione. Sto fuggendo, e una massa di fango e detriti mi raggiunge; proprio quando sta per investirmi, appare un uomo e mi salva. Poi la scena cambia e mi ritrovo ad Antro a scavare tra le macerie, assieme ai sopravvissuti e ai soccorritori. Sia io che gli altri stiamo cercando qualcosa, anche se non ho idea di cosa, fino a quando non trovo lui. Proprio come l'ho trovato oggi. Una ruspa sposta una parete di granito, poi sparisce, io mi avvicino e c'è lui... Nel sogno lui apriva gli occhi e mi diceva soltanto: "Portami a casa".»
Con il tempo, il dissepolto Antoni comincia a riprendersi e a parlare. Sembra, addirittura, bisbigliare con gli spiriti dei morti, coloro che hanno abitato Antro e adesso non ci sono più. Le storie narrate si fondono insieme e toccano alcuni dei luoghi del paese, contribuendo a mostrare, a chi è rimasto in vita, le memorie di un passato lontano.

La struttura narrativa di Macerie si divide essenzialmente tra: la voce narrante di Antoni che ricostruisce un paese distrutto attraverso le storie di singoli personaggi; la descrizione, da parte di un narratore esterno, del paesaggio, di cui se ne evidenzia morte e resurrezione. L'opera dell'autore è di indubbio pregio, non solo per la delicatezza con cui costruisce la storia di una catastrofe ambientale - tema sì attuale -, ma anche per la volontà di considerare la responsabilità dell'uomo nelle reazioni della natura.
La stessa forma narrativa è curata in ogni passaggio, dalla ricchezza lessicale, alle scelte sintattiche, fino all'uso di figure retoriche come l'anadiplosi, che in alcuni punti sottolineano la formazione poetica dello scrittore:
"Sogno. Sogno che è un trasporto di pensieri. Pensieri che sono spighe di grano agitate dal vento. Vento che è fatto di rimorsi e il cui frusciare sulle spighe è un rimuginare sommesso".
Un romanzo profondo ed evocativo, che è riuscito a trasportarmi, soprattutto per il modo in cui è scritto. Claudio Piras Moreno è un autore scoperto con piacere e in grado di trasmettere un'infinità di sensazioni, grazie all'ottima padronanza del linguaggio. Gli spunti di riflessione sono tanti e la stessa Nota Dell'Autore colpisce nel segno, con l'analisi su quello che aspetta il destino dell'uomo:
"Viviamo già nelle macerie del mondo che ci  siamo creati, o forse tali perché esso è nato nel difetto. O forse perché abbiamo dato troppe cose per scontate e poi ci hanno tradito. [...] Questo è in fondo il destino dell'uomo, di essere masochista e andare incontro con fermezza alla propria sofferenza. Non ci si ferma mai a riflettere, perché non si vuole: è il dolore la vera attrazione. Lo si nasconde con una maschera fatta di verità, di convinzioni, di presunti obiettivi, ma il vero e unico obiettivo è sempre quello, fare e farsi del male". 
 Veronica

1 commento:

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