18 aprile 2014

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza di Luis Sepùlveda [recensione]

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza
di Luis Sepùlveda

Tradotto da Ilide Carmignani

Guanda Editore
112 pagine
10 euro
Uscito il 14 novembre 2013
Le lumache sapevano di essere lente e silenziose, molto lente e molto silenziose, e sapevano anche che quella lentezza e quel silenzio le rendevano vulnerabili, molto più vulnerabili di altri animali capaci di muoversi rapidamente e di lanciare grida d'allarme. Per evitare che la lentezza e il silenzio le impaurissero preferivano non parlarne, e accettavano di essere come erano con lenta e silenziosa rassegnazione.
I protagonisti sono un popolo di lumache che vive nel paese del Dente di Leone sotto la frondosa della pianta di calicanto. Amano la loro esistenza tranquilla, silenziosa, lontano da pericoli di ogni genere e di una lentezza talmente snervante (all'occhio umano) da risultare fastidiosa. Ah! Inoltre non hanno un nome. Quando si chiamano usano il più comune "lumaca". Solo una si ribella a questa situazione: Vuole avere un nome come tutti gli esseri umani, ma soprattutto vuole scoprire il segreto della lentezza. Decide quindi di andarsene - anche senza l'incoraggiamento delle sue compagne più anziane - alla scoperta del mondo. Nel suo cammino, incontrerà tanti animali che le insegneranno cose sconosciute ma soprattutto il valore del suo essere.

Una favola dei tempi moderni che può essere letta ai più piccoli ma volendo anche dagli adulti. Quelli che hanno smarrito il loro "io bambino" e hanno voglia di ritrovarlo incantandosi attraverso la semplicità delle parole di Sepùlveda perché le fiabe sono per chiunque, a prescindere dall'età che ci sentiamo addosso.

"Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" offre inoltre molti spunti interessanti:

- La necessità di riappropriarsi del proprio orologio vitale, quello che ci sfugge inconsapevolmente dalle mani impedendoci di assaporare la bellezza dei gesti semplici. Oggi la società la demonizza tanto da inserire nel girone dei perdenti chi non è capace di sostenere certi ritmi perché quando rimani indietro sei inconcludente, non produci adeguatamente, vai emarginato e se non ambisci abbastanza al successo sei un debole e la tua debolezza non ti porta a niente. Allora vai, laureati, sposati, fai figli, guadagna, comprati casa, creati un hobby e raccogli più risultati possibili. FALLO! E se non lo fai la Pena è l'esclusione dalla cerchia di chi è stato più veloce di te nel fare quello che doveva fare. Ecco questo è uno dei mali del mondo. Il non riuscire a stare "al passo" e soprattutto che ci sia qualcuno che decida lo scandire il ritmo della tua camminata esistenziale. Non a caso, spesso, il tempo diventa sempre qualcosa di perso e il tempo non lo recuperiamo ma lo rimpiangiamo, malediciamo, sminuiamo più delle persone e delle cose stesse, come se nella nostra testa ci fosse solo una malsana convinzione di averne abbastanza per vivere. Ma "per vivere bisogna vivere", no?

La lumaca è qualcosa a cui non vorremmo assomigliare mai. Se LEI non fosse stata così però, non avrebbe conosciuto la tartaruga, che l'avrebbe portata fino al limite del prato sopra al suo guscio e non le avrebbe fatto vedere quello che succedeva al di là del ciglio della strada e infine non sarebbe riuscita a tornare indietro a informare le sue compagne.

E se invece avessimo solo bisogno di prenderci con più "calma" per non farci bruciare dall'ansia e per non perdersi quei particolari che abbiamo intorno come le emozioni che provano gli altri quando sono con noi, le ragioni delle nostre sconfitte, i motivi delle nostre scelte o degli altri? Avete mai notato che quando ci fermiamo e il mondo continua a correre riusciamo a notare ciò che prima ci era sfuggito mentre anche noi eravamo impegnati a farlo insieme agli altri?

Ribelle - la lumaca - è un'eroina da cui dovremmo prendere esempio tutte quelle volte che siamo sopraffatti dallo stress e sentiamo l'esigenza di rallentare.

Francesca

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