29 maggio 2014

In stato di ebbrezza di James Franco [recensione]

IN STATO DI EBBREZZA
di
JAMES FRANCO

Editore: Minimum fax
Collana: Sotterranei
Traduzione: Tiziana Lo Porto
Pagine: 192
ISBN: 9788875214135
Prezzo: € 14,00


Una raccolta di racconti che ha come protagonisti adolescenti, provenienti da famiglie benestanti, in agiatezza economica e privi di reali punti di riferimento.
In prima persona si presentano nell'opera prima del noto, ai più come attore, James Franco.
La solitudine imperversa nell'esistenza di tutti, i quali cercano rifugio in droga, sesso, amicizie poco profonde. Ogni gesto, azione e pensiero sembrano essere privi di quello slancio in grado di far provare un'emozione. I giovani personaggi proseguono nelle loro vite senza un vero obiettivo, in attesa di qualcosa che possa stravolgere la quotidianità.
"È assurdo come accadono cose nuove che ti fanno dubitare che ci sia qualcosa di bello nella vita".
Questa frase racchiude il significato dell'intera opera e nel racconto, Halloween, è Ryan a concretizzare questa sensazione, prima di investire con l'auto una bibliotecaria della zona. Non rivelerà mai a nessuno l'omicidio compiuto. In Potrei uccidere qualcuno, in primo piano il desiderio di uccidere il bullo della scuola, sempre pronto a denigrare e torturare il prossimo. Poco prima di arrivare a ottenere la pistola, Teddy, appassionato di Sally Field e poco incline alla violenza, riflette:
"Mentre ero fermo lì ad aspettare la mia pistola, ho cominciato a vedere Brent in modo diverso. Per un secondo, m'è sembrato fosse solo uno come gli altri. Brent era orrendo, e aveva bisogni umani, e probabilmente aveva avuto un mucchio di delusioni nella vita. Evidentemente, essere così vicino alla pistola, averla quasi in mano, mi faceva vedere le cose in modo diverso".
Due le principali figure femminili: in Chinatown, Pam, per farsi accettare nella nuova città e per "amore" del suo ragazzo, si concede a chiunque e partecipa a orgie di ogni sorta, senza mai batter ciglio alle richieste più bizzarre; in April, si rivela il rapporto fra la diciassettenne e il suo allenatore Terry, dal quale si sente apprezzata nello sport e come persona per le sue qualità.

Con una sintassi breve e incisiva, coadiuvata dalla fluida traduzione di Tiziana Lo Porto, James Franco analizza una parte della vita difficile per tutti, ambientandola nella città dove lui stesso è cresciuto: i rapporti con se stessi e con l'altro sono al centro di questa speciale raccolta di racconti, che, come un flusso di pensieri incessante, ti entra dentro con forza, fino a farti immedesimare con i giovani protagonisti e le loro situazioni di disagio, quel disagio nel non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo.

Veronica

27 maggio 2014

Romanzo di una storia nata male di Carlo Alfieri [recensione]

Romanzo di una storia nata male
di Carlo Alfieri

edizioni deste 
Isbn: 9788898726103 
ebook 
uscito nel 2014

Seguo Carlo Alfieri sin dall'inizio di questa sua avventura di scrittore, partita - ahimè - tardi, ovvero durante la pensione... e l'unico dubbio che ti viene in mente, dopo averlo scoperto è come abbia potuto lasciar sopita tale dote per così tanto - troppo - tempo. La sua capacità di tenere un lettore incollato alle pagine, fino all'ultimo senza annoiarti, è una dote rara. Infatti "Romanzo di una storia nata male" l'ho finito in poche ore.
Una nascita emblematicamente miserabile è illuminata e trasformata "in oro" da un colpo di fortuna mediatico e da un gesto di eroica generosità. Così John W.Lockwood nasce malissimo, ma cresce assai bene. Scuole internazionali, buona società, vita cosmopolita, come si addice a chi si ritrova per padre un ambasciatore americano. Il brillante John cavalca un successo dopo l'altro: la sua prateria è il mondo dell'alta finanza, con i suoi giochi, fin troppo famigerati ai giorni nostri; lo scenario della sua azione è (quasi) l’intero pianeta, principati arabi compresi. E anche l'amore veleggia. Fin troppo. Finché la sua storia diventa una fiaba al rovescio, in cui la principessa bacia il principe e lo trasforma in ranocchio. E non si fa per dire. Nel suo DNA ci sono la vittoria, non la sconfitta, e una dannata inclinazione a perseguire ciò che è giusto. Lockwood cade e risorge. Combatte e non si arrende. E nel suo percorso di rigenerazione, non solo riformula i valori guida della sua vita, ma va anche e molto al di là di se stesso: lui, nato misero, saprà calarsi nel profondo delle miserie umane e mostrare come la via per rialzarsi esista anche nel buio più cupo, se la si sa scegliere e magari indicare agli altri. Lui, precipitato dalle stelle di sfolgoranti business finanziari e petroliferi alle stalle di uno scandalo di cui diventa l’impotente pedina, dimostrerà che si possono coniugare genio per gli affari, etica e sentimento. 
Scordatevi pesanti e ridondanti definizioni sul mondo della finanza... Non è una replica di "The Wolf of Wall Street". Non avrete davanti agli occhi un uomo cinico, spietato, arrivista, macina soldi alle spalle dei contribuenti o ignari risparmiatori e soprattutto circondato da donne da portarsi a letto. Tale mondo centra fino a un certo punto. Lo fa di lavoro. Il finanziere intendo. Il protagonista dopo aver avuto la sfortuna di essere abbandonato in un insulso e anonimo bagno, viene adottato da una famiglia agiata che gli permette di studiare, viaggiare e diventare qualcuno. Se poi aggiungi che suo padre è un console giramondo... la sua piccola esistenza - è quasi - perfetta. Dico quasi perché come "le storie nate male" succedono cose che deviano - momentaneamente, solo per qualche pagina - il lieto fine che ti aspetti. Ciò che cattura sin dall'inizio è l'aspetto umano del personaggio: Un uomo capace di rialzarsi dopo una rovinosa caduta, o meglio una Vendetta data da una ripicca d'amore capace di distruggere ogni parvenza di certezza e dignità umana. Che la dignità umana oggi è sacrosanta e quando la perdi non la ritrovi mica più così facilmente. E che succede dopo? Cioè come fai a ripartire quando ti trovi nella situazione di dover ricostruire dalle fondamenta? Cerchi di ricordarti chi eri, chi sei e cosa vorrai essere. Mr Lockwood ha ben in chiaro questo e fa de "il bene genera bene" una filosofia di vita a prescindere dalle situazioni - quelle che smarriscono - e dai tuoi nemici, per risalire dal baratro in cui l'hanno buttato.

Non si ha la pretesa d'insegnarti niente. Ed è proprio la mancanza di pretesa che fa ripartire all'improvviso - quando tutto sembra perduto - il motore della speranza, quella che tu lettore come il protagonista ti sei ritrovato a perdere, a dover fronteggiare - chissà come - quella marea di imprevisti, deviazioni di percorso e ad usare le tue sconfitte come un motivo per andare avanti cercando di non commettere più gli stessi errori. Soprattutto rende consapevole del fatto che grazie alla tua volontà hai il potere di rendere felici o infelici le persone intorno che ti amano o ti odiano... ma tu - e solo tu - sei in grado, grazie a chissà quale volontà nascosta dentro, di riportare ogni cosa al giusto ordine.

Ve lo straconsiglio. Inoltre hai la possibilità di leggerlo gratis in formato ebook.

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Francesca

23 maggio 2014

A volte ritorno di John Niven [Frasi]

A volte ritorno
di John Niven

Frasi:
Dio piazza i gomiti sul tavolo, stringe le mani e si china verso i santi riuniti: - che cazzo sta succedendo sulla terra?
Quand'é che le cose hanno cominciato ad andare a puttane? Colpa di Mosè, forse. Quel falsario. Uno dei primi a cedere al protagonismo. Quando era arrivato in cima al Sinai e aveva messo gli occhi su quell'unica tavola perfettamente cesellata - le parole《FATE I BRAVI》incise nell'elegante corsivo inglese di Dio - aveva dato fuori di matto. Tutto quel can can e lui doveva, cosa?, scendere e dire: ehi ragazzi, fate i bravi! Be', non c'é altro. In bocca al lupo per tutto? Col cazzo.
Per la maggior parte delle persone la miseria della loro esperienza diventa reale solo quando li metti di fronte a qualcosa di veramente grande. Per il resto del tempo, pensano che tutto sia buono.
Gesù Cristo si era illuso che quaggiù fosse tutto più semplice: formi una band che spacca, vendi una marea di dischi e poi usi quel palco per dire alla gente che stanno mandando tutto a puttane. Sì un po' come ha fatto Bono. Però più figo. Facile, come no, pensa ora.
Come diceva sempre papà: se te ne stai in ufficio tutto il tempo rimbambisci. Devi uscire con regolarità, schiarirti il cervello o magari incasinartelo un po', e lasciare fluire le idee.

20 maggio 2014

Ristorante al termine dell'universo di Douglas Adams [recensione]

GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI
[il ciclo completo]
di 
DOUGLAS ADAMS:
RISTORANTE AL TERMINE DELL'UNIVERSO
Libro II

Editore: Mondadori
Collana: Oscar Bestsellers
Traduzione: Laura Serra
Pagine: 127-258
ISBN: 9788804624264
Prezzo: € 15,00

Il secondo capitolo della serie Guida galattica per gli autostoppisti riprende esattamente da dove terminato il primo, con l'abbandono di Magrathea da parte dell'intero gruppo. Arthur desidera ardentemente un tè, quello vero, che sempre allietava le sue giornate sulla Terra: per la rabbia, finisce con l'intasare il computer della Cuore d'Oro con la sua articolata richiesta di sentire il sapore delle foglie secche bollite in acqua.
Sotto il pressante attacco dei Vogon, Zaphod tenta di rimediare a una situazione critica, evocando dal mondo dei morti il bisnonno, Zaphod Quarto. Quest'ultimo fornisce il proprio supporto e ricorda al nipote la missione da compiere:
"Zaphod tu quand'eri Presidente della Galassia, sapevi benissimo, come del resto lo sapeva Yooden Vranx prima di te, che il Presidente è un nulla, uno zero. Da qualche parte nell'ombra si nasconde invece un altro uomo, o essere, dotato di immenso potere. Tu devi trovare quell'uomo, quell'essere, il tizio che controlla questa Galassia e forse anche altre, forse l'intero Universo".
Zaphod accetta l'incarico e si ritrova, insieme al paranoico e depresso Marvin, sul pianeta della zona Orsa Minore Beta, dove, per una magagna temporale, è sempre sabato pomeriggio. Proprio qui, si erge il palazzo che ospita la casa editrice che ha pubblicato Guida galattica per gli autostoppisti:
"La Guida galattica per gli autostoppisti è un volume indispensabile a tutti coloro che sono ansiosi di capire la vita in questo Universo infinitamente complesso e caotico. Se infatti non può prendere di essere utile e aggiornata in tutte le materie, per lo meno afferma inequivocabilmente che, quando è inesatta, lo è in maniera definitiva. E ciò è assai rassicurante. Nei casi di grossa discrepanza è dunque sempre la realtà che sbaglia".
In questa sede dovrebbe incontrare Zarniwoop, ma tutta una serie di contrattempi posticipa il tanto agognato incontro.
Zaphod ritrova nella tasca della sua giacca il modellino della Cuore d'Oro, che riacquista le dimensioni reali e trasporta tutti i personaggi al ristorante al Termine dell'Universo, dov'è possibile assistere alla fine dell'intero cosmo, il cosiddetto Big Bang alla rovescia.
Una saga che mantiene alti i ritmi, con la giusta dose di follia, nonché di riflessività legata al contorno psicologico e sociologico dell'intera razza umana.
Perdersi in quest'assenza di rigore logico è proprio ciò che caratterizza questo capolavoro british, in grado di far sorridere continuamente, grazie a situazioni e dialoghi pazzeschi, e stuzzicare la curiosità del lettore, conquistato dalla genialità e dal coraggio di osare dell'autore.

Veronica

18 maggio 2014

Il giovane Holden di J.D. Salinger ritradotto e letto al Salone del libro di Torino

Il giovane Holden 
di J.D. Salinger 

2014 Super ET 
pp. 264 
€ 12,00 
ISBN 9788806218188 

Traduzione di Matteo Colombo 

In una nuova traduzione, il libro che ha sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento.
«E poi non mi metto certo a farvi la mia stupida autobiografia o non so cosa. Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto Natale, prima di ritrovarmi cosí a pezzi che poi sono dovuto venire qui a stare un po' tranquillo. Ovvero quel che ho raccontato a D. B., che però è mio fratello, non so se mi spiego. Lui sta a Hollywood, quindi non lontanissimo da questo schifo di posto, e infatti viene a trovarmi praticamente ogni weekend. Dice che mi riaccompagna in macchina quando il mese prossimo torno a casa, forse. Si è appena comprato una Jaguar. Uno di quei gioiellini inglesi che fanno anche i trecento all'ora. L'ha pagata una sberla tipo quattromila dollari. È sfondato di soldi, adesso. Prima no. Prima, quando stava a casa, era solo uno scrittore normale». [einaudi.it]
Uno degli ultimi incontri a cui abbiamo partecipato io e Veronica - prima di salutare definitivamente il Salone Internazionale del Libro di Torino - è stato quello sulla maratona di lettura del capolavoro di J.D. Salinger di alcuni scrittori come Giuseppe Culicchia, Diego De Silva, Fabio Geda, Paolo Giordano, Paola Mastrocola, Michela Murgia... che dopo una breve prefazione del traduttore stesso, Matteo Colombo, si sono prestati a turno a leggerne i brani.
Per quale motivo? Perché "Il giovane Holden" è stato ritradotto, svecchiato, portato a luce nuova? L'obiettivo non era quello di svilire il lavoro della traduttrice precedente, ma di superare un linguaggio in alcune parti ormai obsoleto, dove la piscologia del personaggio viene affidata al lettore e si ha un ritorno di termini coloriti che erano stati tolti, come per esempio l'imprecazione "cazzo" che nella versione originale si sussegue con una certa insistenza. Cosa vi ritroverete davanti agli occhi? Secondo Matteo una storia più fedele, con un personaggio più vulnerabile e simile a noi...

Forse è arrivato il momento adatto per leggerlo o rileggerlo, darsi comunque una possibilità... Che ne dite?

16 maggio 2014

SalTo14: Incontri con gli scrittori!

Se dovessimo fare un paragone fra l'edizione passata del Salone Internazionale del libro con quello di quest'anno... Be, quest'anno c'è stato molto più movimento o forse più disorganizzazione. Ciò lo ha reso decisamente caotico. O forse è stata solo colpa delle mie scarpe da ginnastica poco comode? Ma non mi va di polemizzare proprio adesso, lo farò più in là [preparatevi psicologicamente]. I dati comunque hanno attestato un'affluenza maggiore. Comunque dicevo, non sono riuscita ad ascoltare tutto quello che avrei voluto ascoltare. Ancora devo capire se presenziare alle presentazioni letterarie mi piace... Ogni pretesto è buono per parlare di libri e non so voi, ma mi ci butto dentro sempre volentieri. Trovo affascinante dare un volto alle parole lette. O più semplicemente togliermi la curiosità di scoprire se lo scrittore è tanto carismatico come il romanzo che ha pubblicato e mi ha tenuto sveglia la notte. 

Il primo incontro al quale ho partecipato è stato quello con Giuseppina Torregrossa al caffè letterario:
La scrittrice ha da poco pubblicato "La miscela segreta di casa olivares" che ho letto, recensito [per leggere la recensione clicca sul titolo del libro] e adorato: - Una città, Palermo. Un quartiere, i quattro mandamenti. Una famiglia, la Olivares. L'unico protagonista indiscusso, il profumo del caffè che si spande libero nell'aria, inebriando le strade con la sua ammaliante fragranza... Genziana fa tesoro delle parole della madre "La tua fortuna saranno le femmine, la tua sicurezza il caffè" per ricostruire quello che i bombardamenti hanno distrutto in guerra [la seconda guerra mondiale], compreso se stessa. Il problema più grande è stato lo spazio aperto in cui si è svolto. Il rumore della gente all'esterno era talmente forte che neanche il microfono è servito a capirci qualcosa. Un vero peccato... perché la scrittrice ha dato vita a una storia davvero affascinante e avrei voluto saperne di più.
Il secondo incontro è stato quello con Francesco Piccolo, Michele Serra e Claudio Bisio all'Auditorium. Ero l'unica a cui interessava il primo? È stato divertente esserci... Nell'immaginario comune si pensa sempre che fra gli scrittori ci sia una rivalità che va al di là di una semplice obiettività fra loro... Probabilmente lo è, probabilmente no. Invece non solo Piccolo ha letto il libro di Serra, ma ne ha fatto anche un'analisi sbalorditiva e lucida. Poi la presenza di Bisio che ha interpretato pezzi di brani di entrambi - con annesse battute di circostanza - è stato un bel momento. Ciò dimostra che la letteratura non - sempre - è noiosa!

E infine... l'ultimo quello con Silvia Avallone che insieme a Oscar Farinetti ha parlato di "Marina Bellezza":
Sono rimasta talmente abbagliata e estasiata dalla sua bellezza, da quella delle sue parole che non ho preso appunti... Del libro ve ne ho parlato due giorni fa. Di lei ve ne parlo adesso. Abbiamo la stessa età: 30 anni. E arrivare al fatidico giorno dei 30 anni è stato strano... soprattutto perché viviamo in un periodo storico e politico anomalo, dove "noi giovani" [in passato a questa età eri già qualcuno] facciamo fatica a trovare uno spazio tutto nostro, lo stesso vale per il lavoro, la possibilità di costruirci una famiglia senza la preoccupazione di arrivare a fine mese, etc etc etc... E dove lo troviamo allora il coraggio e la forza per difendere il nostro paese e fare quello che desideriamo? Il lavoro ti dice chi sei e qual è il tuo posto nel mondo. E concordo con il "In questo momento non dovete andarvene da qui, ma restare" un po' come il protagonista del libro Andrea Caucino che la sua terra, con le sue montagne e il nulla intorno la ama. Al contrario dell'irrequieta Marina che la scrittrice non denigra, anzi difende con tutte le sue forze perché c'è un po' di lei in ognuno di noi. E poi alcuni aneddoti interessanti, dove ha spiegato che la molla per la scrittura è la rabbia; la possibilità per uscire da questa situazione d'impotenza dove la disillusione è padrona del nostro stato d'animo. L'importante è esserci e spaccare alla grande. Una bella chiacchierata insomma e come tutte le belle chiacchierate sarebbe dovuta durare in eterno. Se ve ne capita l'occasione, vi consiglio di andarla a vedere, ne rimarrete sicuramente colpiti.

Francesca

15 maggio 2014

LA CRUSCA E L'ITALIANO, INCONTRO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2014

LA CRUSCA E L'ITALIANO: TRA VOCABOLARIO, FILOLOGIA E PROSPETTIVE ATTUALI


Partecipanti: Gian Luigi Beccaria, Vittorio Coletti, Claudio Marazzini, Carla Marello, Paolo Ortoleva, Francesco Sabatini.

Lunedì pomeriggio, prima di ripartire verso Firenze, sono riuscita ad assistere a un incontro a cui tenevo molto. Alcune fra le più importanti personalità, che ruotano attorno agli studi principali sulla lingua italiana, hanno illustrato una serie di ultime pubblicazioni dell'Accademia della Crusca. Gian Luigi Beccaria ha moderato la discussione.

Una lingua e il suo vocabolario
Francesco Sabatini introduce alla nascita della prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, uscita a Venezia nel 1612 e caratterizzata da una visione più aperta rispetto al canone di riferimento di Pietro Bembo, che propone il fiorentino trecentesco con Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa, tralasciando Dante, in quanto utilizza una lingua troppo varia e termini addirittura triviali: "Un bel campo di grano misto a erbacce, eccessiva abbondanza di fogliame".
Gli accademici della Crusca si interrogano nella scelta della persona alla quale dedicare il Vocabolario e il favorito è un collega, Concino Concini, per via di alcune vicende personali: innamoratosi della confidente di Maria de' Medici, Eleonora Galigai, la segue in Francia, dove guida la formazione del cardinale Richelieu, fondatore de L'Academie Française nel 1635. 
Con questo primo testo presentato dal Professor Sabatini è messo in luce il ruolo ponte dell'Accademia della Crusca tra l'età di Dante e l'Unità d'Italia.

L'italiano lingua popolare di Sandro Bianconi
La comunicazione scritta e parlata dei "senza lettere" nella Svizzera italiana tra Cinquecento e Novecento: sottotitolo al testo, presentato da Claudio Marazzini. L'autore analizza i tratti principali dell'italiano popolare, lingua di riferimento per comunicare e farsi capire: un'antologia interna costituisce un corpora di riferimento per lo studioso della lingua. 
Come evidenziato in questo intervento, l'Accademia si proietta sul fronte internazionale, analizzando tutti i problemi di natura linguistica che interessano noi parlanti.

La lingua degli angeli di Harro Stammerjohann
Carla Marello descrive la fortuna degli italianismi fuori dal nostro paese, nonché i giudizi degli altri sulla nostra lingua. Il volume imposta una riflessione ampia relativa a dove nascono certi stereotipi, come il fatto che l'italiano non sia una lingua per ragionare.
Curiosità: i francesi detestano il nostro ordine dei costituenti di frasi, perché troppo libero, e le vocali finali; per molti l'italiano è un latino corrotto, mentre altri ne apprezzano le virtù legate alla vicinanza col latino.

Peppino Ortoleva ha incentrato il suo tempo sull'universo della comunicazione: tante le pluralità di fonti dell'italiano, come il suo stesso utilizzo in tecnologia. Da tempo ci si interroga su una forma di scrittura "nuova" legata ai cellulari e lo stesso Ortoleva ha aggiunto: "Diffusa la convinzione che i giovani non sappiamo scrivere, ma, se fosse vero, non ci sarebbe così tanta produttività nelle tecnologie più utilizzate".
La Crusca non giudica, ma analizza e custodisce un patrimonio importante: l'autorevolezza che la contraddistingue è data dalla stessa popolazione crescente che attinge dalla lingua italiana.

Lo specchio della vera penitenza edizione critica di Ginetta Auzzas
Vittorio Coletti ha menzionato il manuale, inserito nel filone della trattatistica medievale sul sacramento della penitenza, contenente le traduzioni di alcune prediche del domenicano Jacopo Passavanti. Un'opera di riferimento storiografica, che permette di ricostruire la mentalità dell'epoca: per la prima volta è stata realizzata l'edizione critica.

Nel corso dell'incontro, Gian Luigi Beccaria ha rivelato la possibilità di poter visitare uno stand dell'Accademia della Crusca nell'edizione 2015 del Salone del Libro di Torino
Una bella notizia e una concreta possibilità di conoscere ancora meglio le pubblicazioni: non ci resta che attendere il prossimo anno.

Veronica

14 maggio 2014

Simone Cristicchi presenta al Salone Internazionale del Libro di Torino "Magazzino 18" edito da Mondadori

Iniziamo col parlare un po' dei pochi eventi a cui sono riuscita a partecipare a questo Salone Internazionale del libro di Torino... Quello che mi ha colpito più di tutti è l'incontro con Simone Cristicchi che ho avuto modo di apprezzare anni fa con "Centro d'igiene mentale. Un Cantastorie tra i matti" uscito nel 2007. Una storia impegnativa, di testimonianza, documentazione che vi consiglio assolutamente di leggere... Simone sveste i panni di cantante per fare lo "scrittore". L'ho virgolettato per un semplice motivo: Non vi ritroverete di fronte a un romanzo inventato, ma non per questo va considerato inferiore. I fatti si basano su cose realmente accadute.  "Magazzino 18" pur affrontando un argomento diverso, continua con questo filone di documentazione e ricerca. Un libro nato in concomitanza con lo spettacolo teatrale che sta portando a giro per l'Italia e fino ad ora ha avuto più di 50 repliche. Un mosaico ancora incompleto, che riguarda la nostra storia dove più di 40 mila compaesani chiamati "i rimasti" hanno deciso di continuare a vivere nei confini nonostante tutto. L'obiettivo è colmare il vuoto della rappresentazione teatrale che dura un'ora e mezzo con arricchimenti storici che solo la carta stampata permette.
Il pretesto sono proprio "gli oggetti abbandonati, testimoni di vite quotidiane, semplici come quelle di tutti, ma più difficili perché degli esuli - abbandonati nel Porto vecchio di Trieste -. Il riferimento alle foibe è rispetto a quello degli eccidi avvenuti nei confronti della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, durante la seconda guerra mondiale e nel dopoguerra. Il nome deriva dagli inghiottitoi carsici dove venivano gettati i corpi delle vittime, chiamai appunto “foibe”. I massacri avvenivano all'interno della secolare disputa tra italiani e popoli slavi per il possesso delle terre dell'Adriatico orientale. Le lotte intestine fra i diversi popoli di quell'area colpirono centinaia di persone e tutt'oggi vengono ricordati come una pagina nera della storia italiana". [excite.it]
Questi vecchi oggetti abbandonati, sedie marchiate a fuoco, sono una perdita della nostra identità ma che comunque ci raccontano delle persone che l'hanno posseduti. L'aspetto che più mi ha colpito è quando lo storico che presentava il libro insieme al cantante ha detto che la letteratura serve a capire meglio la storia contemporanea perché dà un'immediatezza superiore ed è capace di cogliere le sfumature rispetto ai manuali di storia dove c'insegnano che esistono solo buoni o cattivi.

E se come me, avete intenzione di approfondire l'argomento ve lo consiglio!

Montagne di sedie aggrovigliate come ragni di legno. Legioni di armadi desolatamente vuoti. Letti di sogni infranti. E poi lettere, fotografie, pagelle, diari, reti da pesca, pianoforti muti, martelli ammucchiati su scaffalature imbarcate dall'umidità. Questi e innumerevoli altri oggetti d'uso quotidiano riposano nel Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. Oltre sessant'anni fa tutte queste masserizie furono consegnate al Servizio Esodo dai legittimi proprietari, gli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia, un attimo prima di trasformarsi in esuli: circa trecentocinquantamila persone costrette a evacuare le loro case e abbandonare un'intera regione in seguito al Trattato di pace del 10 febbraio 1947, che consegnò alla Jugoslavia di Tito quel pezzo d'Italia da sempre conteso che abbraccia il mare da Capodistria a Pola. Di questa immensa tragedia quasi nessuno sa nulla. Delle foibe, delle esecuzioni sommarie che non risparmiarono donne, bambini e sacerdoti, della vita nei campi profughi e del dolore profondissimo per lo sradicamento e la cancellazione della propria identità pochissimi hanno trovato il coraggio di parlare nei decenni che seguirono. Eppure è storia recente, a portata di mano e soprattutto abbondantemente documentata: basta aprire le porte del Magazzino 18. Porte che Simone Cristicchi ha spalancato. Togliendo la polvere dagli oggetti, il «cantattore» romano ha ritrovato le storie più commoventi e significative e le ha «rimesse a nuovo» per poi raccoglierle qui. In questo libro di forte valore civile, Cristicchi ha il doppio merito di coinvolgerci in un vortice di emozioni e di «riattaccare» ai libri di storia queste pagine colpevolmente strappate o omesse. Pagine che invece vanno lette e tenute a mente perché contengono la storia di chi fu italiano due volte, come scrisse Indro Montanelli, «la prima per nascita, la seconda per scelta».

13 maggio 2014

Marina Bellezza di Silvia Avallone [recensione]

Marina Bellezza
di Silvia Avallone

Rizzoli editore
528 pagine
ISBN 9788817872362
uscito nel 2013

Tutti aspirano in qualche modo a essere cittadini del mondo, soprattutto in una società globalizzata come questa... Cosa succede quando invece sei confinato ai margini? Ci avete mai fatto caso che quando si vuole offendere si mira sempre alla provenienza? "Sei un provincialotto da quattro soldi"... e io che in provincia ci sono nata, cresciuta e ancora ci abito, a volte ho quella fastidiosa sensazione di essere stata rinchiusa in una gabbia e qualcuno abbia buttato via la chiave. La nota negativa è che tale affermazione è un pensiero costante, che non riesci a scrollarti di dosso, come se stessi perdendo il lato migliore della vita, perché la vita quella vissuta fino in fondo sta sempre al di fuori dei tuoi confini e sogni, sogni, sogni di fuggire verso destinazioni sconosciute. Come se l'atto stesso ti portasse al successo e il successo potesse essere quantificato nei km che percorri, nelle distanze che ci sono tra te e il resto. Tra l'altro esistono due tipi di provinciali: - Quelli che il posto in cui stanno è il loro marchio di riconoscenza e sanno che da lì non se ne andranno mai, quindi sposano una compaesana e fanno il possibile per valorizzare-difendere-proteggere il proprio territorio come se fosse l'unico esistente. Quelli che il posto in cui stanno lo odiano, disprezzano la gente che si accontenta di poco, con le loro scelte impopolari agli occhi degli altri e alla prima occasione l'abbandonano senza rimpianti.

Un po' come Marina Bellezza che la sua terra, con le sue montagne intorno e il nulla nel mezzo la ama ma da grande vuole fare la cantante e ha una sola città in testa: Milano e tutto quello che c'è dentro, x factor compreso. E Andrea Caucino, figlio dell'ex sindaco, bibliotecario a tempo determinato e con un solo pensiero fisso: - rinnegare lo stile agiato dei suoi, diventare un margaro - proprio come lo era il nonno -, comprare delle mucche, vivere in cascina producendo latte e formaggio e vagando nei prati con i suoi animali assecondando il ritmo naturale e sacrosanto delle stagioni.

Come possono due persone così diverse scegliersi, innamorarsi e fare tutto per la prima volta come se fosse unica ed eterna? Forse sono l'uno la via d'uscita alla solitudine che si portano dentro dell'altro. La soluzione al male che l'esistenza ti sbatte addosso con una distruzione tale da stenderti a terra rendendoti impotente e sempre più pieno di cicatrici addosso. Non cicatrici qualunque, ma di quelle che lasciano i segni e non perdonano niente e nessuno. Tutto è violenza mentale, emotiva, indelebile. Marina la odi nonostante il suo passato, una madre alcolizzata e un padre che va a giro con macchinoni noleggiati per darsi un tono e accompagnato da donne giovani quanto lei... Non l'accetti per la sua fottuta arroganza, determinazione, voglia di vincere a ogni costo. La sua vulnerabilità però è anche un po' la tua, questo lo capisci. Alla fine quando si cresce, ognuno è padrone di se stesso, delle proprie azioni, delle parole che dice. Inoltre l'amore come l'odio non ha limiti... come quello che Andrea prova per Marina che oltre ai suoi sogni, le sue montagne, i suoi orizzonti ha solo lei. L'aspetta, la desidera e la vuole più di ogni altra persona intorno. Tanto che ai suoi addii non si abitua mai. I suoi lineamenti s'induriscono. Il suo corpo si fa arido. La sua barba cresce. I suoi occhi diventano trasparenti. Gli anni passano. Le assenze pesano. Le rinunce si allargano. L'anima si svuota. La speranza rimane lì immobile. Quanto è possibile resistere e fare i conti con il proprio opposto, quando il proprio opposto è l'unico che ci dà la forza per andare avanti?

Un libro che racchiude troppi stati d'animo dentro, e alcuni li lasci lì in mezzo, altri no. Potremmo parlarne all'infinito e sarebbe bello farlo. Ma più racconti e più le parole perdono senso. E la bellezza sta tutta qui... in queste pagine marchiate a fuoco nella tua mente. Probabilmente è un bene, come è un bene ricordarsi sempre da dove si proviene, dove si vuole andare, dove è giusto rimanere.

Francesca

6 maggio 2014

Marina Bellezza di Silvia Avallone [frasi]

Marina Bellezza
di Silvia Avallone

Frasi:
Le parole pronunciate, pensò Andrea, non erano mai come quelle che restano in silenzio, allo stato di pura intenzione, nella propria testa. Erano come se, una volta reali, condivise con gli altri, franassero travolgendo tutto il loro significato, trasformandosi nel loro contrario, impoverendo il loro vasto mondo interiore.
I sentimenti non conoscono evoluzioni. Non assomigliano alle rocce calcaree corrose e plasmate dalle intemperie, né ai tessuti vivi dei corpi che si sviluppano fino a una certa soglia e poi cominciano a invecchiare. Non hanno gradazioni, né misure. Siamo noi che abbiamo bisogno di raccontarli, e cerchiamo di comprimerli dentro una storia. Ma i sentimenti non hanno storia. Andrea lo sapeva.
Si sono susseguite epoche, nella Storia, in cui il fine era conoscere il mondo, esplorarlo, sentirne la vastità, il mistero. Questa invece, nel secondo decennio del ventunesimo secolo, era l'epoca in cui il fine non era più perdersi nel mondo, ma esserlo, sostituirlo, riassumerlo tutto dentro di sé.
Andrea le si sedette accanto. Le scostò i capelli dal viso con tutta la delicatezza di cui era capace. Lei non si muoveva. Erano soli al mondo, lo erano sempre stati. E questo non era un mondo qualsiasi, ma una frontiera ripida e desertica, in cui non esistevano certezze, in cui il futuro era inimmaginabile.
[...] perché l'imperfezione della vita é il cuore della vita stessa, e scava, e lavora implacabile dall'interno, si frappone tra noi e la nostra volontà, divora come il torrente.
Le parentesi a volte sono gli unici momenti della vita in cui è concesso apprezzare il mondo che ti circonda.

4 maggio 2014

Il suggeritore di Donato Carrisi [recensione]

Il suggeritore
di Donato Carrisi

Longanesi editore
468 pagine
18,60 euro
uscito il 15 gennaio 2009

È molto difficile raccontare una storia simile dandole la giustizia che merita. Di Donato Carrisi ne ho sentito parlare tantissimo ma ho aperto questo libro - uscito nel 2009 - solo adesso, cioè dopo aver visto l'intervista a "Che tempo che fa" e aver divorato le puntate della sua trasmissione "Il sesto senso". Sì Fazio smuove le masse, ma non ho mai comprato qualcosa per merito suo. Il thriller è un filone che adoro da sempre, ne ho letti così tanti che sono arrivata a un punto dove mi sembrava di aver davanti agli occhi dei prodotti in serie, ridondanti - nonostante si sa che certi meccanismi sono tipici di alcuni generi - ma conditi in salse diverse. Il segreto è non affidarsi mai ai tormentoni sfornati soprattutto se sono reclamati come "il caso editoriale dell'anno", e poi sapete cosa? I gusti sono troppo personali per essere interpretati in maniera oggettiva. Non sai mai spiegare i motivi per il quale un autore quando ti piace, compri tutti i suoi lavori e difficilmente ti annoia, anche se nel tempo diventa ripetitivo.

I meccanismi che si celano dietro a "Il Suggeritore" sono ben più raffinati e complicati di ogni altro. Il male non si palesa con una violenza evidente, ma psicologica, che ti si annida così in profondità nella mente da infonderti brividi di paura inaspettati... Tanto che quando vai a dormire la coperta te la porti fino alla testa cercando di isolare i pensieri malsani dal resto, anche se nel buio quello scuro, si nascondono le perversioni più malsane insite in ognuno di noi, quelle che non crediamo di avere se non quando sogniamo.

Alcune bambine spariscono nel nulla. Fino a quando vengono ritrovate cinque braccia più una sotterrate in un posto che è il nulla... proprio come il numero delle vittime che la squadra speciale guidata da Goran Gavila sta cercando. La sesta ha un'identità a loro sconosciuta. A questo punto viene assoldata - come supporto alle indagini - anche l'agente speciale Mila Vasquez investigatrice, esperta di persone scomparse. Chi è questo pazzo criminale che si "diverte" a disseminare tali indizi? Cosa vuole dire loro? Qual è il suo obiettivo? Albert - così viene soprannominato il serial killer seriale - si manifesta piano piano con dei segnali ben studiati, che a primo impatto danno l'impressione di voler depistare dall'obiettivo principale, cioè lui. Una sfida a chi è il più astuto di tutti, come se il carnefice volesse far capire che è sempre un passo avanti, li spiasse, seguisse, sapesse ogni loro mossa e gli suggerisse come muoversi... E quando hai il fiato sul collo, la corsa contro il tempo è vitale e sacrosanta. I personaggi sono quindi sullo stesso piano: Nessuno viene risparmiato. Persino quelli che con questo fatto non centrano niente, ma hanno comunque qualcosa da nascondere, di molto brutto e di quella cattiveria che non credi possibile mai.

Vi è una suspence continua e incessante dall'inizio alla fine al punto da non voler perdere nemmeno per un secondo la concentrazione. E no, l'assassino non lo scopri se non nelle ultime pagine... ma questo non conta più quando tocchi con mano che la pazzia nella sua forma più perversa, crudele, orribile esiste, come esiste chi ha il coraggio di tenerti in pugno, entrando dentro alle tue debolezze, controllando la tua mente e manovrandoti come una pedina che aspetta solo di essere fatta fuori come gli altri e come se potessimo essere manipolabili soprattutto in ciò che ci rende più fragili e vulnerabili.

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO

Francesca

3 maggio 2014

Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams, Libro I [recensione]

GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI
[il ciclo completo]
di
DOUGLAS ADAMS
Libro I

Editore: Mondadori
Collana: Oscar Bestsellers
Traduzione: Laura Serra
Pagine: 1-125
ISBN: 9788804624264
Prezzo: € 15,00

Arthur Dent cerca di impedire la demolizione della sua casa: ben presto una nuova superstrada sarà costruita. Poco importa, perché la Terra sta per essere distrutta. Un suo vecchio amico, Ford Prefect, in realtà alieno che si finge terrestre da quindici anni e proveniente dalla stella Betelgeuse, decide di salvarlo. Sull'astronave Cuore D'Oro incontrano un alieno a due teste, Zaphod Beeblebrox, la sua compagna terrestre Trillian e un robot depresso, Marvin.
Sopraggiunti sul pianeta Magrathea si separano. Arthur s'imbatte con il progettista della Terra, il quale racconta del giro di fabbricazione dei pianeti e di essere stato commissionato per dar vita alla Terra da due topi, Frankie e Benjy. Questi ultimi hanno come obiettivo lo scoprire La Domanda alla Risposta Fondamentale alla Vita, all'Universo, a Tutto, fornita dal secondo computer più potente, Pensiero Profondo.
Il protagonista umano scopre, in questo inizio di avventura, una sorta di ebook moderno, Guida Galattica per gli autostoppisti, guida ricca di informazioni, più o meno utili, per coloro che intendono viaggiare tra le galassie. La copertina recita un messaggio "rassicurante" Non fatevi prendere dal panico:
"La Guida galattica per gli autostoppisti è un libro un po' discontinuo, essendo stato curato da varie e diverse persone. Perciò numerosi brani ci sono solo perché al'epoca in cui furono redatti apparvero interessanti ai loro curatori".
Questo è il primo volume della saga, racchiuso nel testo unico dell'edizione Mondadori, dove s'intrecciano le vicissitudini esilaranti dei protagonisti principali.
Lo stile di Douglas Adams è a tratti un non-sense, in grado di suscitare una genuina ilarità, permettendo di distaccarsi dalla consueta razionalità.
Un'opera fanta-umoristica che indaga sul senso dell'esistenza, quesito assillante per l'essere umano, il quale si scopre però essere solo la terza specie più arguta della ormai compianta Terra, dopo i Topi e i Delfini.
Al centro della storia, la ricerca, con ogni mezzo, prima di una risposta e poi di una domanda universale. E la domanda fondamentale è racchiusa nella canzone di Bob Dylan: How many roads must a man walk down
Un libro geniale che si apprezza per questo suo senso dell'umorismo intriso di sana pazzia; un flusso di pensieri assai pungente, che  caratterizza ogni singolo personaggio, catapulta il lettore in un universo sconosciuto e affascinante, per un'esperienza di lettura divertente e mai prevedibile:
"È importante e risaputo che le cose non sempre sono ciò che appaiono. Per esempio, sul pianeta Terra gli uomini hanno sempre ritenuto di essere più intelligenti dei delfini. Sostenevano infatti che mentre loro avevano inventato un sacco di cose, come la ruota, New York, le guerre eccetera, i delfini non avevano fatto altro che sguazzare nell'acqua divertendosi. Al contrario, i delfini sapevano da tempo dell'imminente distruzione della Terra e avevano tentato più volte di avvertire l'umanità dell'incombente pericolo; ma i loro messaggi erano stati fraintesi e interpretati come divertenti tentativi di dare calci a palle da football o di fischiare per avere bocconcini prelibati. Così alla fine i delfini rinunciarono e se ne andarono dalla Terra coi propri mezzi, poco prima che arrivassero i vogon. L'ultimissimo messaggio lanciato dai delfini fu interpretato come un tentativo estremamente raffinato di fare un doppio salto mortale all'indietro dentro un cerchio, fischiettando nel contempo La bandiera a stelle e strisce; in realtà il messaggio diceva: "Addio e grazie per tutto il pesce".

Veronica