15 maggio 2014

LA CRUSCA E L'ITALIANO, INCONTRO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2014

LA CRUSCA E L'ITALIANO: TRA VOCABOLARIO, FILOLOGIA E PROSPETTIVE ATTUALI


Partecipanti: Gian Luigi Beccaria, Vittorio Coletti, Claudio Marazzini, Carla Marello, Paolo Ortoleva, Francesco Sabatini.

Lunedì pomeriggio, prima di ripartire verso Firenze, sono riuscita ad assistere a un incontro a cui tenevo molto. Alcune fra le più importanti personalità, che ruotano attorno agli studi principali sulla lingua italiana, hanno illustrato una serie di ultime pubblicazioni dell'Accademia della Crusca. Gian Luigi Beccaria ha moderato la discussione.

Una lingua e il suo vocabolario
Francesco Sabatini introduce alla nascita della prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, uscita a Venezia nel 1612 e caratterizzata da una visione più aperta rispetto al canone di riferimento di Pietro Bembo, che propone il fiorentino trecentesco con Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa, tralasciando Dante, in quanto utilizza una lingua troppo varia e termini addirittura triviali: "Un bel campo di grano misto a erbacce, eccessiva abbondanza di fogliame".
Gli accademici della Crusca si interrogano nella scelta della persona alla quale dedicare il Vocabolario e il favorito è un collega, Concino Concini, per via di alcune vicende personali: innamoratosi della confidente di Maria de' Medici, Eleonora Galigai, la segue in Francia, dove guida la formazione del cardinale Richelieu, fondatore de L'Academie Française nel 1635. 
Con questo primo testo presentato dal Professor Sabatini è messo in luce il ruolo ponte dell'Accademia della Crusca tra l'età di Dante e l'Unità d'Italia.

L'italiano lingua popolare di Sandro Bianconi
La comunicazione scritta e parlata dei "senza lettere" nella Svizzera italiana tra Cinquecento e Novecento: sottotitolo al testo, presentato da Claudio Marazzini. L'autore analizza i tratti principali dell'italiano popolare, lingua di riferimento per comunicare e farsi capire: un'antologia interna costituisce un corpora di riferimento per lo studioso della lingua. 
Come evidenziato in questo intervento, l'Accademia si proietta sul fronte internazionale, analizzando tutti i problemi di natura linguistica che interessano noi parlanti.

La lingua degli angeli di Harro Stammerjohann
Carla Marello descrive la fortuna degli italianismi fuori dal nostro paese, nonché i giudizi degli altri sulla nostra lingua. Il volume imposta una riflessione ampia relativa a dove nascono certi stereotipi, come il fatto che l'italiano non sia una lingua per ragionare.
Curiosità: i francesi detestano il nostro ordine dei costituenti di frasi, perché troppo libero, e le vocali finali; per molti l'italiano è un latino corrotto, mentre altri ne apprezzano le virtù legate alla vicinanza col latino.

Peppino Ortoleva ha incentrato il suo tempo sull'universo della comunicazione: tante le pluralità di fonti dell'italiano, come il suo stesso utilizzo in tecnologia. Da tempo ci si interroga su una forma di scrittura "nuova" legata ai cellulari e lo stesso Ortoleva ha aggiunto: "Diffusa la convinzione che i giovani non sappiamo scrivere, ma, se fosse vero, non ci sarebbe così tanta produttività nelle tecnologie più utilizzate".
La Crusca non giudica, ma analizza e custodisce un patrimonio importante: l'autorevolezza che la contraddistingue è data dalla stessa popolazione crescente che attinge dalla lingua italiana.

Lo specchio della vera penitenza edizione critica di Ginetta Auzzas
Vittorio Coletti ha menzionato il manuale, inserito nel filone della trattatistica medievale sul sacramento della penitenza, contenente le traduzioni di alcune prediche del domenicano Jacopo Passavanti. Un'opera di riferimento storiografica, che permette di ricostruire la mentalità dell'epoca: per la prima volta è stata realizzata l'edizione critica.

Nel corso dell'incontro, Gian Luigi Beccaria ha rivelato la possibilità di poter visitare uno stand dell'Accademia della Crusca nell'edizione 2015 del Salone del Libro di Torino
Una bella notizia e una concreta possibilità di conoscere ancora meglio le pubblicazioni: non ci resta che attendere il prossimo anno.

Veronica

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