14 maggio 2014

Simone Cristicchi presenta al Salone Internazionale del Libro di Torino "Magazzino 18" edito da Mondadori

Iniziamo col parlare un po' dei pochi eventi a cui sono riuscita a partecipare a questo Salone Internazionale del libro di Torino... Quello che mi ha colpito più di tutti è l'incontro con Simone Cristicchi che ho avuto modo di apprezzare anni fa con "Centro d'igiene mentale. Un Cantastorie tra i matti" uscito nel 2007. Una storia impegnativa, di testimonianza, documentazione che vi consiglio assolutamente di leggere... Simone sveste i panni di cantante per fare lo "scrittore". L'ho virgolettato per un semplice motivo: Non vi ritroverete di fronte a un romanzo inventato, ma non per questo va considerato inferiore. I fatti si basano su cose realmente accadute.  "Magazzino 18" pur affrontando un argomento diverso, continua con questo filone di documentazione e ricerca. Un libro nato in concomitanza con lo spettacolo teatrale che sta portando a giro per l'Italia e fino ad ora ha avuto più di 50 repliche. Un mosaico ancora incompleto, che riguarda la nostra storia dove più di 40 mila compaesani chiamati "i rimasti" hanno deciso di continuare a vivere nei confini nonostante tutto. L'obiettivo è colmare il vuoto della rappresentazione teatrale che dura un'ora e mezzo con arricchimenti storici che solo la carta stampata permette.
Il pretesto sono proprio "gli oggetti abbandonati, testimoni di vite quotidiane, semplici come quelle di tutti, ma più difficili perché degli esuli - abbandonati nel Porto vecchio di Trieste -. Il riferimento alle foibe è rispetto a quello degli eccidi avvenuti nei confronti della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, durante la seconda guerra mondiale e nel dopoguerra. Il nome deriva dagli inghiottitoi carsici dove venivano gettati i corpi delle vittime, chiamai appunto “foibe”. I massacri avvenivano all'interno della secolare disputa tra italiani e popoli slavi per il possesso delle terre dell'Adriatico orientale. Le lotte intestine fra i diversi popoli di quell'area colpirono centinaia di persone e tutt'oggi vengono ricordati come una pagina nera della storia italiana". [excite.it]
Questi vecchi oggetti abbandonati, sedie marchiate a fuoco, sono una perdita della nostra identità ma che comunque ci raccontano delle persone che l'hanno posseduti. L'aspetto che più mi ha colpito è quando lo storico che presentava il libro insieme al cantante ha detto che la letteratura serve a capire meglio la storia contemporanea perché dà un'immediatezza superiore ed è capace di cogliere le sfumature rispetto ai manuali di storia dove c'insegnano che esistono solo buoni o cattivi.

E se come me, avete intenzione di approfondire l'argomento ve lo consiglio!

Montagne di sedie aggrovigliate come ragni di legno. Legioni di armadi desolatamente vuoti. Letti di sogni infranti. E poi lettere, fotografie, pagelle, diari, reti da pesca, pianoforti muti, martelli ammucchiati su scaffalature imbarcate dall'umidità. Questi e innumerevoli altri oggetti d'uso quotidiano riposano nel Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. Oltre sessant'anni fa tutte queste masserizie furono consegnate al Servizio Esodo dai legittimi proprietari, gli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia, un attimo prima di trasformarsi in esuli: circa trecentocinquantamila persone costrette a evacuare le loro case e abbandonare un'intera regione in seguito al Trattato di pace del 10 febbraio 1947, che consegnò alla Jugoslavia di Tito quel pezzo d'Italia da sempre conteso che abbraccia il mare da Capodistria a Pola. Di questa immensa tragedia quasi nessuno sa nulla. Delle foibe, delle esecuzioni sommarie che non risparmiarono donne, bambini e sacerdoti, della vita nei campi profughi e del dolore profondissimo per lo sradicamento e la cancellazione della propria identità pochissimi hanno trovato il coraggio di parlare nei decenni che seguirono. Eppure è storia recente, a portata di mano e soprattutto abbondantemente documentata: basta aprire le porte del Magazzino 18. Porte che Simone Cristicchi ha spalancato. Togliendo la polvere dagli oggetti, il «cantattore» romano ha ritrovato le storie più commoventi e significative e le ha «rimesse a nuovo» per poi raccoglierle qui. In questo libro di forte valore civile, Cristicchi ha il doppio merito di coinvolgerci in un vortice di emozioni e di «riattaccare» ai libri di storia queste pagine colpevolmente strappate o omesse. Pagine che invece vanno lette e tenute a mente perché contengono la storia di chi fu italiano due volte, come scrisse Indro Montanelli, «la prima per nascita, la seconda per scelta».

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